Sessione 45
pozze di putridume e qualche gracidìo
L'atmosfera è cupa come anche l'umore
e l'orecchio teso a qualunque rumore
Si segue una via che vedon solo pochi occhi
cancellata dal tempo che scandisce i rintocchi
La strada ci porta così tra antiche pietre
perimetri di case che son sagome tetre
si intuisce appena che li una volta c'era vita
da qual calamità dev'esser stata colpita?
Un belato interrompe questi nostri pensieri
è un recinto di capre tra questi sentieri
Composto di lance con teschi sbiancati
un monito chiaro per tutti gli sbandati
Una casa vicina il tempo sembra aver sfidato
qualche muro si innalza ancora nel ciel velato
non facciamo in tempo però a dare un'occhiata
che il drago di Rahern fa la sua cazzata
nel predare un ovino da quel funesto recinto
tocca un teschio di qualche magia intinto
dalla terra umida sorgono cadaveri marci
si uniscono insieme, voglion mangiarci
si innalza la creatura fatta di resti umani
è enorme, tremenda, lascia miasmi infami
il polmone s'offende a tale fetenzia
il corpo si fiacca a quest'orrenda follia
Una massa di cadaveri si abbatte sul bardo
lo schiaccia, lo atterra, in modo codardo
Aurora fa appello alla sua fede sacra
e lo scaccia col potere che la consacra
l'espediente libera il musico atterrato
che si rialza invero alquanto adirato
mulina la lama che ha il potere del sole
e affetta il colosso più delle parole
Ma quando ormai si tira sospir di sollievo
un altro rumore, lo sguardo sollevo:
La strega Lysaga ci ha dunque trovato
è seduta sul teschio del drago cercato
Non sembra contenta, e neppure ospitale
ho capito, già temo, che finirà male.
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