Racconti dal Gatto Lercio
Capitolo 1 – Missione a Greyrock
Vi ho mai
raccontato di quella volta che arrivò quello strano mago incappucciato?
Era un giorno
come un altro alla Locanda del Gatto Lercio, la mia Locanda: una cappa di fumo formato dalle
varie erbe fumate dagli avventori, dai fumi dei cibi e da tutte le possibili
esalazioni umane e non, formava una coltre nebbiosa che veniva trattenuta dal
basso soffitto, e persino i suoni e le luci ne apparivano condizionati.
In un angolo
semibuio del salone principale, immerso in questa coltre d’aria viziata, un
variopinto e rumoroso gruppo d’avventurieri stava scolando numerosi boccali di
birra.
Per un attimo
la nebbia si agitò, quando la porta della Locanda si aprì per qualche istante,
e uno straniero incappucciato mi si avvicinò al bancone, ma non ordinò nulla,
neanche un sidro, e si limitò a chiedermi se conoscevo avventurieri o mercenari
disposti ad un lavoretto.
L’uomo
cercava gente che facesse poche domande, e agisse senza troppi pensieri, e li
trovò proprio in quel gruppo nell’angolo:
Aran
Reveliss..un arcanista dal dubbio gusto nel vestire, e il suo servitore Bogro,
un mezzorco enorme vestito solo di brache di cuoio e pelliccia. Katrina, una
guerriera taciturna coperta da una spessa corazza metallica, e Dhorna, una nana
piuttosto inconsueta, dalla voce squillante, che si portava dietro diversi
strumenti.
Il richiamo
delle monete d’oro rese la trattativa piuttosto rapida, dopodichè l’uomo se ne
andò senza neppure un saluto.
La mattina
dopo, di buonora, li vidi partire. Un servitore del mago li prelevò con un
carro insieme al loro equipaggiamento, per portarli fino all’imbocco di un
vecchio sentiero in disuso che saliva verso il Monte Hotenow.
La loro
missione era raggiungere la vecchia roccaforte abbandonata di Greyrock e
recuperare una antica spada, ammesso che si trovasse ancora la. Il mago aveva
dato loro anche una pergamena con un disegno dell’arma.
Greyrock era
una piccola roccaforte abbarbicata tra montagne rocciose, ancora in buone condizioni
ma abbandonata da tempo dopo che alcune forti alluvioni e l’eruzione del Monte
Hotenow avevano modificato il terreno circostante e cancellato parte della
strada che vi conduceva. Secondo le ultime dicerie, era diventata il rifugio di
un gruppo di banditi, ma questo non sembrava preoccupare la scalcinata
compagnia di eroi.
Lungo il
tragitto, un nuovo componente si unì al gruppo: Breena Leeviola Bimpmottin
Copperpoter Nimbleton. Nome che ovviamente poteva usare solo tra quelli della
sua razza, gli gnomi, ma che tra le persone normali diventava solo Breena.
La gnoma era
una druida curiosa di esplorare quelle zone, che ancora conosceva poco, inoltre
voleva anche constatare come la natura si stesse riprendendo dalle ferite della
zona.
Dopo quasi
una giornata di viaggio il gruppo si accampò. Avevano raggiunto un bivio: il
sentiero principale, inutilizzato da tempo e ormai ben poco visibile continuava
a nord, e un sentiero laterale andava verso est. Questo secondo sentiero era
stato anch’esso reclamato dalla natura e dalle erbacce, ma pareva leggermente
più battuto e recente di quello principale.
Fu così che
nonostante le istruzioni ricevute fossero di proseguire sulla strada principale
fin dopo i resti di una locanda bruciata, gli eroi deviarono a ovest, sotto una
pioggia fredda e battente che rendeva tutto il panorama piatto, e superate
varie insidie tra cui dei famelici ghoul presso un fiume, arrivarono a scoprire
la funzione di quella pista: conduceva ad un improvvisato insediamento di
boscaioli, laddove la pianura erbosa lasciava spazio ad una vasta foresta.
Il villaggio
non mostrava molti segni di vita e alcune delle capanne di legno erano
crollate. Era chiaro che l’attività dei boscaioli qui si era conclusa da tempo.
Quello che non era chiaro (non ancora almeno) era il motivo che li aveva fatti
abbandonare la zona.
Fu durante la
notte che “il motivo” si manifestò in tutta la sua possente stazza, in tutto il
suo fetore e in tutta la sua immensitudine, nelle fattezze di Urgo, un gigante
delle colline che usava la piazza centrale del villaggio per allestire i suoi
falò e arrostire le sue prede.
Fu il rumore
dei suoi passi nella notte a destare il gruppo accampato in una delle capanne.
Urgo sbucò con un grosso cervo infilzato in un palo, prese alcune assi di legno
da una capanna crollata e alimentò il fuoco.
Lo so cosa vi
aspettate, ma non vi racconterò di combattimenti epici o scontri all’ultimo
sangue, e neppure di ingloriose fughe nella notte, o sagaci piani per
immobilizzarlo o ucciderlo… no, niente di tutto questo. Quello che accadde fu
che la povera Dhorna venne spedita fuori dal rifugio per trattare e imbonire il
colosso.
Non saprei se
fu Tymora a salvarli o solo la brama di alcolici del Gigante, ma alla fine non
solo salvarono la pelle, ma addirittura lo convinsero ad accompagnarli alla
Fortezza. Urgo ne conosceva l’ubicazione, e dietro promessa di ogni liquore
ancora nascosto in quelle cantine scortò i 5 disgraziati verso le montagne.
Bastarono
poche leghe per capire che non era affatto semplice tenere il passo di Urgo,
anche perché la stolta creatura sembrava procedere in una linea il più
possibile retta verso l’obiettivo, senza sfruttare sentieri o zone più agevoli,
e in questo vagare per le terre selvagge causò lo scontro con una pericolosa
Manticora, che Bogro finì per inseguire fin nel nido e uccidere, e dei
fastidiosi Mephit del vapore emersi dalle zampillanti e nebbiose acque sotto un
ponte in rovina.
Gli
imprevisti non mancavano in questo viaggio, e arrivati in vista della Fortezza,
gli avventurieri si resero conto che qualcosa non andava: le creature
verdognole che pattugliavano il ponte d’accesso e le mura non erano certo
banditi, bensì una tribù di orchi. Evidentemente la roccaforte aveva cambiato
di nuovo padrone.
Nel gruppo
tanto abbondava l’ottimismo quanto difettava la strategia. Fino a quel momento
infatti non si erano posti il problema di come trovare e recuperare la spada, e
si nascoserò così lontano dagli sguardi delle pattuglie orchesche per stabilire
come agire.
Con Urgo al
seguito potevano forse sperare di agire con un attacco diretto? Quanti orchi
c’erano li dentro? Un ingresso furtivo di notte scalando le mura poteva
funzionare? Ma un momento…gli orchi non vedono anche di notte?
Questa
spremuta di pensieri alla fine partorì l’idea di andare prima in avanscoperta
attorno alle mura, per valutare tutti i migliori punti d’ingresso. Le due
designate furono Dhorna, resasi invisibile con uno dei suoi incantesimi, e
Breena mutata in animale e furono proprio loro due a scoprire sotto il torrione
di sud-ovest un passaggio mezzo ostruito che conduceva probabilmente sotto (e
dentro) la Roccaforte.
Convinsero
così il gigante ad un attacco frontale per attirare l’attenzione degli orchi,
mentre Bogro liberava il passaggio mezzo ostruito e tutti insieme penetrarono
nelle segrete del castello.
Inconsapevoli
di quel che stava accadendo di sopra, agirono in fretta esplorando i
sotterranei fino a trovare, grazie ad alcuni passaggi segreti, le cripte dove
insieme alle spoglie di un cavaliere giaceva anche la spada.
Peccato solo
che Bogro, che aveva anche trovato le vecchie cantine, si era perso per
spostare i numerosi barili da portare a Urgo e ne aveva tracannato uno intero,
diventando così più un pericolo o una palla al piede che una risorsa, proprio
quando c’era bisogno di lui. La cripta era infatti difesa e una volta tolta la
spada dalle mani dei resti rinsecchiti del cavaliere, nefaste ombre non-morte
attaccarono il gruppo.
Valorosamente
o no (questo solo chi era in quella tomba può saperlo) gli eroi scamparono
anche a questa e riemersero dalle gallerie sotterranee tenendosi lontani dalla
furia degli orchi.
Del Gigante
non v’era traccia.
Riorganizzate
le idee e leccate le ferite, la Compagnia si incamminò verso casa, questa volta
cercando di tenersi sulla vecchia strada di Greyrock.
L’inverno era
alle porte e la neve prese a cadere durante il viaggio. Dopo qualche ora un
manto bianco iniziava a coprire ogni cosa e a rendere visibili le loro
impronte. Si accamparono poi lontani dalla strada, in posizione sopraelevata
per tenerla d’occhio, e fecero fuori una pattuglia di orchi esploratori.
Il secondo
giorno una vecchia conoscenza blocco loro la strada a colpi di macigni
scagliati con terribile forza. Non si capiva se in Urgo fossero superiori le
numerose ferite o la furente rabbia.
Ma se anche
questa volta vi aspettate racconti raccapriccianti di gnome spiaccicate,
schizzi di budella e imperiose mazzate, resterete nuovamente delusi. Non si sa
come, ma l’arguta favella e la diplomazia ebbero il sopravvento e il colosso
venne placato.
Superato
questo tremendo e vendicativo inconveniente, giunsero alla locanda bruciata.
Forse era
suggestione, forse realtà, ma li l’aria era ancora più fredda e intrisa di
tristezza, dolore e malvagità, e pur non brillando per saggezza la Compagnia
decise (nonostante l’imbrunire) di proseguire per qualche ora e riposarsi
lontani da quel luogo, ricordando i moniti del tizio che li aveva accompagnati
all’inizio del sentiero “non fermatevi di
notte in quel posto..si dicono brutte cose..”
Durante i
turni di guardia a Dhorna parve di sentire sinistre voci che li invitavano a
tornare la, ma a parte l’inquietudine e la paura non accadde altro, e
finalmente dopo un altro giorno di viaggio tornarono sulla Strada Alta, verso
Neverwinter
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