venerdì 15 febbraio 2019

Spade, Maghi e Pestilenze. Capitolo 1 – Missione a Greyrock



Racconti dal Gatto Lercio

Capitolo 1 – Missione a Greyrock

Vi ho mai raccontato di quella volta che arrivò quello strano mago incappucciato?
Era un giorno come un altro alla Locanda del Gatto Lercio, la mia Locanda: una cappa di fumo formato dalle varie erbe fumate dagli avventori, dai fumi dei cibi e da tutte le possibili esalazioni umane e non, formava una coltre nebbiosa che veniva trattenuta dal basso soffitto, e persino i suoni e le luci ne apparivano condizionati.
In un angolo semibuio del salone principale, immerso in questa coltre d’aria viziata, un variopinto e rumoroso gruppo d’avventurieri stava scolando numerosi boccali di birra.
Per un attimo la nebbia si agitò, quando la porta della Locanda si aprì per qualche istante, e uno straniero incappucciato mi si avvicinò al bancone, ma non ordinò nulla, neanche un sidro, e si limitò a chiedermi se conoscevo avventurieri o mercenari disposti ad un lavoretto.
L’uomo cercava gente che facesse poche domande, e agisse senza troppi pensieri, e li trovò proprio in quel gruppo nell’angolo:
Aran Reveliss..un arcanista dal dubbio gusto nel vestire, e il suo servitore Bogro, un mezzorco enorme vestito solo di brache di cuoio e pelliccia. Katrina, una guerriera taciturna coperta da una spessa corazza metallica, e Dhorna, una nana piuttosto inconsueta, dalla voce squillante, che si portava dietro diversi strumenti.
Il richiamo delle monete d’oro rese la trattativa piuttosto rapida, dopodichè l’uomo se ne andò senza neppure un saluto.
La mattina dopo, di buonora, li vidi partire. Un servitore del mago li prelevò con un carro insieme al loro equipaggiamento, per portarli fino all’imbocco di un vecchio sentiero in disuso che saliva verso il Monte Hotenow.
La loro missione era raggiungere la vecchia roccaforte abbandonata di Greyrock e recuperare una antica spada, ammesso che si trovasse ancora la. Il mago aveva dato loro anche una pergamena con un disegno dell’arma.
Greyrock era una piccola roccaforte abbarbicata tra montagne rocciose, ancora in buone condizioni ma abbandonata da tempo dopo che alcune forti alluvioni e l’eruzione del Monte Hotenow avevano modificato il terreno circostante e cancellato parte della strada che vi conduceva. Secondo le ultime dicerie, era diventata il rifugio di un gruppo di banditi, ma questo non sembrava preoccupare la scalcinata compagnia di eroi.
Lungo il tragitto, un nuovo componente si unì al gruppo: Breena Leeviola Bimpmottin Copperpoter Nimbleton. Nome che ovviamente poteva usare solo tra quelli della sua razza, gli gnomi, ma che tra le persone normali diventava solo Breena.
La gnoma era una druida curiosa di esplorare quelle zone, che ancora conosceva poco, inoltre voleva anche constatare come la natura si stesse riprendendo dalle ferite della zona.
Dopo quasi una giornata di viaggio il gruppo si accampò. Avevano raggiunto un bivio: il sentiero principale, inutilizzato da tempo e ormai ben poco visibile continuava a nord, e un sentiero laterale andava verso est. Questo secondo sentiero era stato anch’esso reclamato dalla natura e dalle erbacce, ma pareva leggermente più battuto e recente di quello principale.
Fu così che nonostante le istruzioni ricevute fossero di proseguire sulla strada principale fin dopo i resti di una locanda bruciata, gli eroi deviarono a ovest, sotto una pioggia fredda e battente che rendeva tutto il panorama piatto, e superate varie insidie tra cui dei famelici ghoul presso un fiume, arrivarono a scoprire la funzione di quella pista: conduceva ad un improvvisato insediamento di boscaioli, laddove la pianura erbosa lasciava spazio ad una vasta foresta.
Il villaggio non mostrava molti segni di vita e alcune delle capanne di legno erano crollate. Era chiaro che l’attività dei boscaioli qui si era conclusa da tempo. Quello che non era chiaro (non ancora almeno) era il motivo che li aveva fatti abbandonare la zona.
Fu durante la notte che “il motivo” si manifestò in tutta la sua possente stazza, in tutto il suo fetore e in tutta la sua immensitudine, nelle fattezze di Urgo, un gigante delle colline che usava la piazza centrale del villaggio per allestire i suoi falò e arrostire le sue prede.
Fu il rumore dei suoi passi nella notte a destare il gruppo accampato in una delle capanne. Urgo sbucò con un grosso cervo infilzato in un palo, prese alcune assi di legno da una capanna crollata e alimentò il fuoco.
Lo so cosa vi aspettate, ma non vi racconterò di combattimenti epici o scontri all’ultimo sangue, e neppure di ingloriose fughe nella notte, o sagaci piani per immobilizzarlo o ucciderlo… no, niente di tutto questo. Quello che accadde fu che la povera Dhorna venne spedita fuori dal rifugio per trattare e imbonire il colosso.
Non saprei se fu Tymora a salvarli o solo la brama di alcolici del Gigante, ma alla fine non solo salvarono la pelle, ma addirittura lo convinsero ad accompagnarli alla Fortezza. Urgo ne conosceva l’ubicazione, e dietro promessa di ogni liquore ancora nascosto in quelle cantine scortò i 5 disgraziati verso le montagne.
Bastarono poche leghe per capire che non era affatto semplice tenere il passo di Urgo, anche perché la stolta creatura sembrava procedere in una linea il più possibile retta verso l’obiettivo, senza sfruttare sentieri o zone più agevoli, e in questo vagare per le terre selvagge causò lo scontro con una pericolosa Manticora, che Bogro finì per inseguire fin nel nido e uccidere, e dei fastidiosi Mephit del vapore emersi dalle zampillanti e nebbiose acque sotto un ponte in rovina.
Gli imprevisti non mancavano in questo viaggio, e arrivati in vista della Fortezza, gli avventurieri si resero conto che qualcosa non andava: le creature verdognole che pattugliavano il ponte d’accesso e le mura non erano certo banditi, bensì una tribù di orchi. Evidentemente la roccaforte aveva cambiato di nuovo padrone.
Nel gruppo tanto abbondava l’ottimismo quanto difettava la strategia. Fino a quel momento infatti non si erano posti il problema di come trovare e recuperare la spada, e si nascoserò così lontano dagli sguardi delle pattuglie orchesche per stabilire come agire.
Con Urgo al seguito potevano forse sperare di agire con un attacco diretto? Quanti orchi c’erano li dentro? Un ingresso furtivo di notte scalando le mura poteva funzionare? Ma un momento…gli orchi non vedono anche di notte?
Questa spremuta di pensieri alla fine partorì l’idea di andare prima in avanscoperta attorno alle mura, per valutare tutti i migliori punti d’ingresso. Le due designate furono Dhorna, resasi invisibile con uno dei suoi incantesimi, e Breena mutata in animale e furono proprio loro due a scoprire sotto il torrione di sud-ovest un passaggio mezzo ostruito che conduceva probabilmente sotto (e dentro) la Roccaforte.
Convinsero così il gigante ad un attacco frontale per attirare l’attenzione degli orchi, mentre Bogro liberava il passaggio mezzo ostruito e tutti insieme penetrarono nelle segrete del castello.
Inconsapevoli di quel che stava accadendo di sopra, agirono in fretta esplorando i sotterranei fino a trovare, grazie ad alcuni passaggi segreti, le cripte dove insieme alle spoglie di un cavaliere giaceva anche la spada.
Peccato solo che Bogro, che aveva anche trovato le vecchie cantine, si era perso per spostare i numerosi barili da portare a Urgo e ne aveva tracannato uno intero, diventando così più un pericolo o una palla al piede che una risorsa, proprio quando c’era bisogno di lui. La cripta era infatti difesa e una volta tolta la spada dalle mani dei resti rinsecchiti del cavaliere, nefaste ombre non-morte attaccarono il gruppo.
Valorosamente o no (questo solo chi era in quella tomba può saperlo) gli eroi scamparono anche a questa e riemersero dalle gallerie sotterranee tenendosi lontani dalla furia degli orchi.
Del Gigante non v’era traccia.
Riorganizzate le idee e leccate le ferite, la Compagnia si incamminò verso casa, questa volta cercando di tenersi sulla vecchia strada di Greyrock.
L’inverno era alle porte e la neve prese a cadere durante il viaggio. Dopo qualche ora un manto bianco iniziava a coprire ogni cosa e a rendere visibili le loro impronte. Si accamparono poi lontani dalla strada, in posizione sopraelevata per tenerla d’occhio, e fecero fuori una pattuglia di orchi esploratori.
Il secondo giorno una vecchia conoscenza blocco loro la strada a colpi di macigni scagliati con terribile forza. Non si capiva se in Urgo fossero superiori le numerose ferite o la furente rabbia.
Ma se anche questa volta vi aspettate racconti raccapriccianti di gnome spiaccicate, schizzi di budella e imperiose mazzate, resterete nuovamente delusi. Non si sa come, ma l’arguta favella e la diplomazia ebbero il sopravvento e il colosso venne placato.
Superato questo tremendo e vendicativo inconveniente, giunsero alla locanda bruciata.
Forse era suggestione, forse realtà, ma li l’aria era ancora più fredda e intrisa di tristezza, dolore e malvagità, e pur non brillando per saggezza la Compagnia decise (nonostante l’imbrunire) di proseguire per qualche ora e riposarsi lontani da quel luogo, ricordando i moniti del tizio che li aveva accompagnati all’inizio del sentiero “non fermatevi di notte in quel posto..si dicono brutte cose..
Durante i turni di guardia a Dhorna parve di sentire sinistre voci che li invitavano a tornare la, ma a parte l’inquietudine e la paura non accadde altro, e finalmente dopo un altro giorno di viaggio tornarono sulla Strada Alta, verso Neverwinter

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