venerdì 7 luglio 2023

RETURN OF THE STORM MAIDEN (14)

CAPITOLO 14 - LA STREGA DEI GHIACCI

"La mancanza di paura, secondo me, è il vanto dello sciocco. Gli unici uomini senza paura sono morti, o forse moriranno presto. La paura ti insegna cautela e rispetto per il tuo nemico. La paura può farti uscire vivo, e questo è il meglio che chiunque possa sperare da qualsiasi combattimento. Ogni uomo che vale qualcosa prova paura. È l'uso che ne fai che conta.." (Rasimer Grikon, topo mannaro)

Il mese di Uktar era alle porte, e il bosco restituiva questa verità moltiplicata per il fatto di essere a Ruathym, dove l'inverno non scherzava.
Mentre procedevano tra il fogliame residuo, che stava perdendo i bei colori autunnali, seguirono un corso d'acqua a ritroso, per arrivare alla fonte visto che sicuramente era più in alto, verso le montagne che dovevano svalicare.
Proprio li vicino trovarono alcune tracce, stivali, una persona solitaria.
Le tracce seguivano il percorso che avrebbero percorso anche loro, e di tanto in tanto ne scorgevano qualcuna ma diventava più difficile notarle visto che più si saliva di quota e più il suolo era duro e pietroso, mentre il bosco restava alle loro spalle, silente e testimone del loro cammino.
Giunti in prossimità di una collina dalla forma piuttosto pronunciata, sentirono delle urla agghiaccianti, simili al bramito di un cervo ma più acute e alte di frequenza.
Ishmael riuscì a percepire anche urla umane.
Poi li videro: tre creature alate, orrendi ibridi tra un cervo e un'acquila o piuttosto un avvoltoio, solcare l'aria da diverse direzioni mentre inseguivano un barbaro solitario.
Il giovane, forse troppo giovane, sembrava in difficoltà e subito i quattro risalirono il pendio per unirsi alla lotta.

Il ragazzo colpì una di quelle cose, ma la lama della sua ascia sembrava avere poco effetto su quelle bestie magiche, ma non si perse d'animo, anzi a dire il vero lo spaventarono di più gli alleati, con i loro sortilegi e con la creatura alata evocata da Richard.
I peryton, così erano chiamate quelle mostruosità, caddero sotto i colpi dei quattro avventurieri ma il giovane barbaro pareva contrariato per quell'aiuto inaspettato.
Per quanto cruenta infatti, quella ordalia era la sua prova per diventare un vero guerriero adulto ed esser ammesso nelle schiere dei berseker di Wedigar.
Per sua fortuna però fu anche il suo turno di rivendicare una preda, e dopo aver causato una frana che intrappolò l'ultimo Peryton, lo decapitò con un urlo liberatorio.

Nonostante lo scontro fosse finito, Baandulf, questo era il suo nome, restò guardingo e pronto a difendersi anche dai quattro sconosciuti, blaterava qualcosa a proposito del fatto che potessero esser figli o alleati di Grinnah, una fantomatica strega locale, ma le arti oratorie di Richard lo tranquillizzarono tanto che raccontò la sua storia e addirittura fu convinto a far loro da guida in cambio di una gloria ancora maggiore che quella derivante da una testa di Peryton: sarebbe tornato a Holgerstead reclamando l'eliminazione della misteriosa strega blu.

Il viaggio ripartì dunque ancora più difficoltoso e ripido, lungo passi montani e rocce che via via erano più innevate, fino a che, improvvisamente e in modo ben poco naturale, una tempesta di neve prese a infuriare sugli avventurieri costringendoli a trovare riparo tra le conifere dove scorsero le rovine di un piccolo villaggio.
Grati del riparo offerto dalle poche mura ancora intere, si fermarono in attesa che la furia della bufera si attenuasse, e Richard usò un utile incantesimo che creò un riparo in grado di isolarli completamente.
Secondo i racconti del giovane barbaro, quel posto era stato spopolato da Grinnah, la strega Blu, e gli strani cumuli ghiacciati che si vedevano qua e la, erano gli abitanti uccisi dal freddo.
Lyandria allora, incurante del tempo, abbandonò il riparo e prese a benedire quei resti ghiacciati, per dar pace alle anime, ma il vento portava con sè anche una vocina gracchiante e malevola, che improvvisamente esortava "i suoi schiavi" a manifestarsi e a trovare dove erano spariti gli intrusi. E non era suggestione, ma preoccupante realtà, il fatto che adesso figure spettrali emergevano da quei resti sbucando da ogni angolo del povero villaggio abbandonato.
La ragazza saggiamente arretrò subito tornando nel rifugio magico per avvertire i compagni della situazione, ma quelle entità spettrali l'avevano vista e seguita vicino all'ingresso. Ora vagavano, senza tregua, nei dintorni, cercando coloro che al momento non potevano trovare.
Si trovavano dunque bloccati li, al riparo dalla tempesta e dagli spiriti, ma in attesa di cosa?

Richard ruppe gli indugi e ordinò al suo leone alato di uscire come esca, facendosi inseguire. A quel punto, con la via libera, uscirono tutti affrontando la tempesta per seguire quello che sembrava un percorso dove il freddo e le raffiche di nevischio affilate picchiavano meno... una via verso la salvezza, o una trappola per attirarli in una direzione voluta?

Giunsero in una valletta riparata da rocce e alti abeti, la visibilità non era molta con quella bufera ma nei dintorni si vedevano gli strani cumuli di ghiaccio o neve formati da esseri umani o umanoidi forse vittime della strega.
E la strega parlò.
Parole che vagavano nel vento gelido della bufera, senza dare indicazioni di dove provenissero.
Parlò proferendo minacce che fecero tremare le gambe del giovane barbaro che era con loro.
Richard però cercò di contrattare un passaggio sicuro, senza arrivare allo scontro, ma la prima cosa che chiese Grinnah, la temibile strega del ghiaccio, fu il cuore pulsante del barbaro.
A suo dire la natura di quell'umano nascondeva un Hamfriggan, un mutaforma, e il suo cuore neppure gli dei sapevano cosa le sarebbe servito ma era una merce di scambio che i quattro non accettarono.
Richard offrì lo strano monile in cristallo verde trovato dagli orchi, e per quanto la strega fosse abbastanza incuriosita, non lo riteneva ancora abbastanza.
Cadaveri e spettri emersero nel frattempo dai cumuli, obbedendo alla volontà di colei che li aveva resi tali, e portandosi minacciosi tutto attorno alla zona, ma proprio poco dopo che si era trovato un accordo, il gruppo passò all'attacco.
Ne Lyandria, ne Gelrish avrebbero tollerato patti con una creatura che aveva privato quei morti della loro libertà, e i principi morali prevalsero sul buon senso nonostante la pericolosità della situazione.
Anche Baandulf, il giovane berserker, era perplesso dall'accordo visto che l'avevano convinto a seguirli promettendogli la testa della megera, e nonostante la paura per la magia accolse con un ghigno i segnali che l'accordo era già finito.
La strega era pronta a circondarli con un muro di ghiaccio circolare, freddo come la morte, che li avrebbe bloccati mentre i suoi spettri l'avrebbero invece attraversato assalendoli da tutte le direzioni, e a quel punto, avrebbe scatenato una tempesta di ghiaccio.
Tuttavia, tutto questo non avvenne.
Avvenne che Grinnah, nella sua presunzione, commise un solo errore.
Piccolo forse. Apparentemente ininfluente.
Ma fatale.
Perchè Grinnah aveva rivelato il suo nome.
E Richard, mentre i compagni affrontavano spettri e zombie che si stringevano su di loro, richiamò la trama in un incantesimo psichico letale.
Non aveva bisogno di vederla.
Non aveva bisogno di sapere dov'era.
Aveva il suo nome, e tanto bastava.
La sua lancia psichica penetrò nel cervello della megera facendola urlare di dolore e lasciandola diverso tempo inerte, e proprio quando si stava per riprendere, lui aveva di nuovo intessuto le stesse parole dello stesso incantesimo, che si abbatté su di lei con lo stesso effetto.. e così ancora una terza volta, e mentre Lyandria l'aveva individuata e si era fatta strada per affrontarla in corpo a corpo, venendo assalita da malevoli spiriti guardiani rimasti a proteggerla, vide infine Grinnah con gli occhi intrisi di sangue e rivoli di sangue anche dalle orecchie che si accasciava a terra.

Gli avventurieri fecero mozzare la testa a Baandulf, e poi razziarono ogni cosa utile nel covo di Grinnah, una capanna di tronchi ora finalmente del tutto visibile una volta interrotta la tempesta, trovando qualche oggetto magico interessante, qualche gemma e qualche suo intruglio.
Una volta ripulita la zona e dato pace alle vittime intrappolate della megera, il gruppo decise di riposare li.
Richard, con orrore del barbaro, interrogò la testa della malefica creatura per carpire qualche altra informazione sul cristallo di cui aveva parlato, ricavato dalle miniere di Berranzo, a Gundarlun, e del fatto che quello strano materiale fosse sospettato di esser addirittura un frammento di una qualche anticà entità che provocava follia.
Cosa era successo davvero in quella colonia mineraria calimshita? Quali erano stati gli ultimi giorni di attività? C'era un qualche legame col culto del Vortice?
Le beffarde e criptiche risposte di Grinnah erano incomplete, ma avrebbero indagato ancora... prima però, c'era ancora una montagna da valicare per scendere verso il Figlio di Yggdrasil e i misteri che lo circondavano...

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