CAPITOLO 15 - ALBERI, RADICI, VISIONI
"Non è la preghiera che salva l'uomo, ma la speranza in essa" (Verità del Saggio Jamal 20.6)
Le vette dei monti sono belle da guardare. Meno da raggiungere.
Il cammino per il Passo di Prakanhas era sempre più ripido e impervio, e nonostante il mutamento climatico creato da Grinnah si fosse dissolto con la sua morte, ora il freddo naturale li mordeva e li spingeva a muoversi rapidamente, e questo nonostante alcune grosse impronte li avessero messi in guardia.
Il cammino per il Passo di Prakanhas era sempre più ripido e impervio, e nonostante il mutamento climatico creato da Grinnah si fosse dissolto con la sua morte, ora il freddo naturale li mordeva e li spingeva a muoversi rapidamente, e questo nonostante alcune grosse impronte li avessero messi in guardia.
Giunsero al passo, stretto tra le grigie rocce delle montagne di Ruathym, quando due grossi troll dei ghiacci, dalla pelliccia quasi uguale alle rocce stesse, partirono alla carica pregustando un buon pranzo a base di carne umana.
Quei giganti erano più grandi dei normali troll, ed emanavano un freddo pungente che oltre a coprirne l'odore paralizzava i muscoli degli sprovveduti che finivano a portata dei loro artigli.
Richard tuttavia riuscì a placare la battaglia con un audace raggiro: disse loro che erano anche loro troll, trasformati dalla malefica strega dei ghiacci e condannati in quelle misere forme umane.
Quei mostri erano sicuramente forti, ma altrettanto poco svegli e soprattutto, per fortuna di Richard e dei compagni, conoscevano Grinnah, e dopo aver interrotto l'assalto, dubbiosi, credettero a tale strampalata bugia.
Quei giganti erano più grandi dei normali troll, ed emanavano un freddo pungente che oltre a coprirne l'odore paralizzava i muscoli degli sprovveduti che finivano a portata dei loro artigli.
Richard tuttavia riuscì a placare la battaglia con un audace raggiro: disse loro che erano anche loro troll, trasformati dalla malefica strega dei ghiacci e condannati in quelle misere forme umane.
Quei mostri erano sicuramente forti, ma altrettanto poco svegli e soprattutto, per fortuna di Richard e dei compagni, conoscevano Grinnah, e dopo aver interrotto l'assalto, dubbiosi, credettero a tale strampalata bugia.
I gruppo guadagnò così la discesa oltre il passo. Sotto di loro potevano ammirare la foresta, ancora avvolta nelle nebbie, e la, da qualche parte, c'era il Figlio di Yggdrasil.
Proseguendo verso valle scoprirono che non c'erano sentieri, o perlomeno, se mai ci fossero stati, erano ormai scomparsi e tornati preda della natura selvaggia. Procedevano dunque seguendo le radure e i tratti più agevoli, fino a seguire un piccolo torrentello.
La natura era stranamente tranquilla rispetto ai territori minacciosi attraversati prima, ma questo li rendeva ancora più inquieti.
Proprio mentre si parlava di fare una sosta e mangiare qualcosa, magari procacciando selvaggina, notarono un'alce che brucava lunghi licheni cadenti da un tronco caduto.
Qualcosa però allertò Ishmael. Nella neve attorno alla bestia non c'erano tracce. Come poteva esser giunta li? Era una trappola? Una illusione? Un'esca? O una prova?
Constatando che gli avventurieri non avrebbero ucciso l'animale, una guardiana del bosco rivelò la sua posizione, in cima ad un albero, e si presentò loro come Aedithas.
Era una mezzelfa, una ranger che sorvegliava la zona, e chiese loro i motivi della loro presenza.
Viste le risposte, acconsentì poi a portarli da Menedhan, l'Arcidruido locale, specificando però che non erano loro i protettori dell'Albero, ma che esso si proteggeva da solo.
Viste le risposte, acconsentì poi a portarli da Menedhan, l'Arcidruido locale, specificando però che non erano loro i protettori dell'Albero, ma che esso si proteggeva da solo.
Prima di accoglierli, Menedhan raccontò loro una storiella, per testare il modo di ragionare e vedere le cose degli intrusi, e forse la loro saggezza.
Fece loro anche qualche indovinello, forse più per diletto che per metterli ad ulteriore prova, e solo a quel punto acconsentì ad ospitarli e ad ascoltarli.
In una grotta poco profonda ardeva un bel fuoco, e il gruppo fu ospitato li a condividere cibo e racconti coi druidi e i loro seguaci.
Fece loro anche qualche indovinello, forse più per diletto che per metterli ad ulteriore prova, e solo a quel punto acconsentì ad ospitarli e ad ascoltarli.
In una grotta poco profonda ardeva un bel fuoco, e il gruppo fu ospitato li a condividere cibo e racconti coi druidi e i loro seguaci.
Scoprirono che era Ulf, lo sciamano ora al servizio di Vok Dorrg, a detenere le maggiori conoscenze sull'albero, ma l'Arcidruido diede comunque utili informazioni sulla natura di quell'entità, sulle rune iscritte sulla sua corteccia, e sui rituali per scriverle e attingere alle sue benedizioni.
Scoprirono ad esempio che solo l'adamantio era in grado di intaccare quella corteccia, e che era necessario il sangue della stessa stirpe che chiedeva la benedizione.
Gli ultimi a giungere all'albero per sfruttarne i suoi poteri, secondo i racconti di Menedhan, furono una drow, tale Liriel Baenre insieme ad un barbaro della lontana terra del Rashemen, divenuto un hamfriggan, che cercava il potere dell'albero per controllare le sue capacità.
Riguardo al resto, quella comunità era piuttosto isolata e non sapevano nulla del Vortice e degli altri eventi che stavano sconvolgendo il Mare delle Spade.
Gli mostrarono anche lo strano monile in cristallo verde trovato dagli orchi, per vedere se conosceva tale materiale, e secondo l'uomo era lo stesso strano cristallo estratto anni fa a Berranzo, la colonia mineraria del Calimshan su Gundarlun di cui avevano già sentito parlare.
Si diceva persino che fossero pezzi del corpo cristallizzato di una antica divinità di qualche altro mondo o peggio ancora, di uno degli infiniti strati dell'abisso, tanto che la pazzia e i misteriosi episodi che portarono all'abbandono della miniera furono imputati ad essa.
La mattina successiva, col permesso dei druidi, il gruppo si incamminò per raggiungere l'Albero. Aedithas li scortò per un buon tratto di strada, mettendoli sulla giusta direzione, ma poi non ce ne fu più bisogno, perchè al centro di una depressione tra le rocce, abbarbicato su un cumulo pietroso, lo videro.
Era immenso.
Era qualcosa che toglieva il fiato.
Talmente vecchio che la corteccia sembrava fatta di pietra, e si fondeva col paesaggio.
La base del tronco così segnata dal tempo che presentava scanalature e aperture, una delle quali una vera e propria grotta, e c'era una scaletta scavata nella roccia che saliva proprio verso quell'apertura, e attirò istintivamente gli avventurieri.
Mentre avanzavano, potevano avvertire la natura attorno a loro estremamente viva, come se giganteschi alberi fossero pronti a muoversi e a schiacciarli nel caso avessero manifestato intenzioni ostili.
Giunti dentro l'apertura, inquietanti cumuli di pietre, terra, muschio, pulsarono e si mossero fino ad assumere enormi forme vagamente umanoidi, come immobili e severi guardiani pronti ad agire.
Dentro la fenditura, le radici più fresche e giovani dell'albero, rivolte verso l'interno, sembravano abbeverarsi in una strana vasca circolare, una fontana da cui nasceva un'acqua limpidissima.
Le radici erano piene di rune e scritte incise da tempo immemore ad oggi.
Alcune erano ormai cancellate e riassorbite dal legno, forse eroi del passato non più tra noi, altre più recenti e sorprendenti, come quelle della drow e del rashemi di cui aveva raccontato il druido.
Giunti dentro l'apertura, inquietanti cumuli di pietre, terra, muschio, pulsarono e si mossero fino ad assumere enormi forme vagamente umanoidi, come immobili e severi guardiani pronti ad agire.
Dentro la fenditura, le radici più fresche e giovani dell'albero, rivolte verso l'interno, sembravano abbeverarsi in una strana vasca circolare, una fontana da cui nasceva un'acqua limpidissima.
Le radici erano piene di rune e scritte incise da tempo immemore ad oggi.
Alcune erano ormai cancellate e riassorbite dal legno, forse eroi del passato non più tra noi, altre più recenti e sorprendenti, come quelle della drow e del rashemi di cui aveva raccontato il druido.
Cercarono fino a trovare la runa protettiva e la benedizione richiesta dalla madre di Hergatha, la Storm Maiden, ma quello che scoprirono li disorientò: sembrava che quella benedizione avesse perso il suo potere.
Avevano dato per scontato che la temibile condottiera fosse tornata in vita grazie a quella benedizione, e alla protezione di Umberlee e Tempus, ma forse c'erano altre forze in gioco?
Nonostante i dubbi, per sicurezza decisero di rimuovere comunque l'incisione, in fondo non potevano aver fatto tutta quella strada per nulla, e grazie al martello in adamantio di Gelrish eliminarono la runa.
Gli elementali della terra erano più vicini e guardinghi, ma l'Albero, spettatore silenzioso, forse approvando, non reagì a quel gesto.
Prima di andare via Richard pensò che una entità così antica come il Figlio di Yggrasil doveva aver visto e vissuto tantissimi ricordi, e attraverso le sue radici cercò di attingere altre informazioni.
Riuscì a vedere figure che incidevano rune, nel passato, e una donna con una neonata, la piccola Hergatha, che chiedeva forza e protezione a Tempus per la figlia.
La storia dirà che chissà come, si intromise anche Umberlee...
Per Richard non era abbastanza.
Per Richard non era abbastanza.
Guardando la fonte ebbe un'idea: chiese a Ishmael una dose di quella inquietante droga trovata nel covo di Grinnah.
I Vapori Mordayn sono una esperienza che nessun uomo dovrebbe mai fare.
Sono in grado di generare visioni incredibili, bellissime e paradisiache, strane e assurde o anche terribili, proiettando la mente umana lontano da confini che mai andrebbero oltrepassati, lasciando spesso i suoi consumatori preda di gravi crisi di astintenza nel migliore dei casi, o preda di pazzie e fobie, quando non direttamente graziati dalla morte.
I Vapori Mordayn però furono in grado di abbattere quella barriera tra il fisico e lo spirituale, e quando Richard si immerse nella vasca, provando ad attingere a sensazioni e ricordi, nell'acqua avvertì le vibrazioni di una voce che non era voce, ma piuttosto un suono cupo, proveniente dagli abissi marini più profondi. Una voce non fatta di parole ma ugualmente capibile dalla sua mente o forse dal suo cuore.
Un richiamo oscuro a donare la propria anima e unirsi a qualcosa di più grande, qualcosa che sarebbe tornato potente e avrebbe regnato oltre la vita e la morte.
Era Ydaach'Nar. Ne era certo.
Sono in grado di generare visioni incredibili, bellissime e paradisiache, strane e assurde o anche terribili, proiettando la mente umana lontano da confini che mai andrebbero oltrepassati, lasciando spesso i suoi consumatori preda di gravi crisi di astintenza nel migliore dei casi, o preda di pazzie e fobie, quando non direttamente graziati dalla morte.
I Vapori Mordayn però furono in grado di abbattere quella barriera tra il fisico e lo spirituale, e quando Richard si immerse nella vasca, provando ad attingere a sensazioni e ricordi, nell'acqua avvertì le vibrazioni di una voce che non era voce, ma piuttosto un suono cupo, proveniente dagli abissi marini più profondi. Una voce non fatta di parole ma ugualmente capibile dalla sua mente o forse dal suo cuore.
Un richiamo oscuro a donare la propria anima e unirsi a qualcosa di più grande, qualcosa che sarebbe tornato potente e avrebbe regnato oltre la vita e la morte.
Era Ydaach'Nar. Ne era certo.
E in un vortice di luce verdognola lo attirava nel buio freddo e schiacciante del fondo marino.
Fu strappato dalla visione e forse anche dalla pazzia dai compagni e dalla magia curativa di Lyandria, che tuttavia non attenuava la voglia di una nuova dose di vapori.
Fu strappato dalla visione e forse anche dalla pazzia dai compagni e dalla magia curativa di Lyandria, che tuttavia non attenuava la voglia di una nuova dose di vapori.
Richard pareva scosso e sproloquiava di ciò che aveva visto, tanto che Lyandria temendo (erroneamente) una connessione con la fonte usò un'altra magia per distruggere la polla d'acqua.
Questa volta però, l'Albero e i suoi guardiani non la presero bene...
Minacciosamente gli elementali della terra si strinsero verso il gruppo, che prese a ritirarsi verso l'uscita, ma dall'esterno anche numerosi treant e alberi animati parevano convergere nella loro direzione per bloccarli.
Gli avventurieri si difendevano e combattevano cercando di allontanarsi, tranne Richard che aveva intuito che forse sanare la fonte e ripristinare l'acqua avrebbe portato ad una tregua.
Nel perseguire la sua idea arrivò ad attaccare Lyandria con incantesimi mentali.
La poveretta nel frattempo era già impegnata tra alberi ed elementali, che provavano ad afferrarla.
Palle di fuoco detonarono verso l'esterno, elemento che i lignei difensori dell'Albero parverso soffrire parecchio, avvampando e bruciando così da creare un varco per i fuggitivi.
Gli elementali non erano della stessa idea e ormai li avevano circondati, menando colpi potentissimi.
Gli avventurieri si difendevano e combattevano cercando di allontanarsi, tranne Richard che aveva intuito che forse sanare la fonte e ripristinare l'acqua avrebbe portato ad una tregua.
Nel perseguire la sua idea arrivò ad attaccare Lyandria con incantesimi mentali.
La poveretta nel frattempo era già impegnata tra alberi ed elementali, che provavano ad afferrarla.
Palle di fuoco detonarono verso l'esterno, elemento che i lignei difensori dell'Albero parverso soffrire parecchio, avvampando e bruciando così da creare un varco per i fuggitivi.
Gli elementali non erano della stessa idea e ormai li avevano circondati, menando colpi potentissimi.
Ad aggiungere caos al caos, il povero Baandulf che fu colpito talmente forte da venire lanciato contro alcune rocce. Un colpo che avrebbe steso chiunque, ma arrivare così vicino alla morte attivò qualcosa di sopito nel berseker, che si trasformò in un grosso orso infuriato, e il problema era che non distingueva amici o nemici, era solo pura rabbia.
Lyandria cadde, Gelrish era ferito gravemente e con Baandulf pericolosamente vicino, Ishmael non sapeva più chi difendere e da che lato arginare gli attacchi.
Fu allora, con Lyandria a terra morente, che l'Albero fermò i suoi difensori e intimò di curare la fonte, e li avrebbe lasciati andare vivi.
Il gruppo soccorse Lyandria riuscendo a guarirla magicamente prima che finisse nel Piano del Fato, e tramite la magia ripristinarono la fontana asciugata.
Richard cercò di entrare di nuovo in contatto con i ricordi dell'albero ma era troppo stremato, quindi sotto lo sguardo severo dei guardiani lasciarono il luogo.
Il Figlio di Yggdrasil intimò loro di non tornare mai più.
Lungo la via del ritorno, non regnava certo l'armonia. Richard si era fatto arrogante e troppo sicurò di se, bacchettando e minacciando tutti.
Non era più lui, era evidente che non tanto la droga, quanto la follia del suo viaggio sensoriale e del contatto con quell'entità lo aveva reso mezzo pazzo.
Furono trovati lungo i sentieri boscosi dal Menedhan in persona, piuttosto indispettito dal vederli così conciati male e dal rumore delle detonazioni avvertite fin li.
Gli spiegarono il malinteso accaduto rassicurandolo di aver posto rimedio, e lo seguirono al covo dei druidi per le cure e per un bel riposo.
Grazie a Menedhan e ad un incantesimo di ristorazione, venne curata anche la pazzia di Richard, che si scusò e anzi chiese al druido numerosi consigli sulla via della natura. L'uomo aveva capito che il profitto e il denaro non erano tutto e c'era ben di più, intangibile ma più gratificante per l'anima, in questo mondo.
Una volta fatto il punto della situazione, salutarono per ripartire per la costa, dove erano attesi dalla nave di Lyandria.
La prossima tappa sarebbe stata tornare a Gundarlun e a Gundbarg, per fare il punto della situazione con Re Olgrave, cercare la "veggente della pozza magica", e magari qualche indizio anche nelle miniere di Berranzo.
L'Arcidruido però offrì loro una via molto più breve per tornare a Gundarlun: sosteneva di poterli farli entrare in un albero, e farli sbucare in un altro albero a Gundarlun, come una sorta di teletrasporto.
Il più ritroso sembrava Baandulf, che avevano poco prima convinto a seguirli ancora con la scusa di imparare a tenere sotto controllo le sue trasformazioni prima di tornare a Holgerstead e rischiare di esser un pericolo.
Al barbaro, diffidente verso magie e portenti, un simile modo di viaggiare suonava assurdo, ma alla fine si convinse.
Menedhan salmodiò una preghiera per poi toccare con la punta del bastone un enorme faggio. La corteccia si increspò ellitticamente come se fosse una superficie d'acqua verticale, e con un cenno l'Arcidruido fece segno loro di entrare.
Un passo nel buio.
Un passo nell'ignoto.
Un passo verso un nuovo capitolo delle loro avventure...
L'Arcidruido però offrì loro una via molto più breve per tornare a Gundarlun: sosteneva di poterli farli entrare in un albero, e farli sbucare in un altro albero a Gundarlun, come una sorta di teletrasporto.
Il più ritroso sembrava Baandulf, che avevano poco prima convinto a seguirli ancora con la scusa di imparare a tenere sotto controllo le sue trasformazioni prima di tornare a Holgerstead e rischiare di esser un pericolo.
Al barbaro, diffidente verso magie e portenti, un simile modo di viaggiare suonava assurdo, ma alla fine si convinse.
Menedhan salmodiò una preghiera per poi toccare con la punta del bastone un enorme faggio. La corteccia si increspò ellitticamente come se fosse una superficie d'acqua verticale, e con un cenno l'Arcidruido fece segno loro di entrare.
Un passo nel buio.
Un passo nell'ignoto.
Un passo verso un nuovo capitolo delle loro avventure...
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