CAPITOLO 20 - ASCESA AL PICCOVERDE
"La vita - così com'è realmente - non è una battaglia tra il bene e il male, bensì tra il male e il peggio" (Nefius Gostafest, sacerdote di Beshaba)
Nevischiava a Whirrun, mentre uno sparuto gruppetto di cinque avventurieri scendeva dalla nave trasporto truppe di passaggio da Gundbarg.
Il gruppo fu accolto dal sostituto del borgomastro, tale Fridir Bolamson, che sostituiva lo Jarl locale impegnato in guerra.
Fridrir li equipaggiò con pellicce e tutto il necessario per il viaggio, mettendoli in guardia sui pericoli della montagna.
Secondo le sue stime avrebbero impiegato un giorno e mezzo, forse due, per raggiungere il Piccoverde.
Partirono subito, per sfruttare le ore di luce ancora disponibili.
Il gruppo fu accolto dal sostituto del borgomastro, tale Fridir Bolamson, che sostituiva lo Jarl locale impegnato in guerra.
Fridrir li equipaggiò con pellicce e tutto il necessario per il viaggio, mettendoli in guardia sui pericoli della montagna.
Secondo le sue stime avrebbero impiegato un giorno e mezzo, forse due, per raggiungere il Piccoverde.
Partirono subito, per sfruttare le ore di luce ancora disponibili.
Baandulf e Dehuin si alternavano a battere il sentiero, mentre Ishmael sempre coi sensi tesi cercava di captare tracce e pericoli.
La salita era ripida e faticosa, e nonostante fossero solo i primi giorni di Uktar da quelle parti faceva già freddo e la neve rendeva ancora più faticoso ogni passo.
Il sentiero si inoltrava tra costoni di roccia nuda, la vegetazione era piuttosto scarsa ma basse nubi di nevischio non rendevano agevole la visibilità.
Verso sera, il cielo era più sereno ma in compenso un vento tagliente, il "Respiro di Auril" come lo chiamavano da quelle parti, prese a soffiare senza tregua.
La traccia si biforcava, il freddo aumentava, e il sole stava per scomparire.
Il più infreddolito era Gelrish, ma per fortuna trovarono una grotta dove riparare per la notte.
L'anfratto era inquietante, non tanto per il fetore di bestia e carcasse, quanto appunto per i resti di animali e pure quello che sembrava un cacciatore locale.
Chiunque avesse usato quel posto come tana, comunque non c'era, e il posto era sicuro.
Accesero un fuoco e iniziarono i turni di guardia, tranne Dehuin che uscì all'esterno per poi sparire, fondendosi nella roccia.
Anche se penserete che il nano non potesse vedere nulla con quell'incantesimo, completamente immerso dentro la struttura della pietra, lui faceva affidamento alla sua arma portentosa: un'arma dell'avvertimento.
La traccia si biforcava, il freddo aumentava, e il sole stava per scomparire.
Il più infreddolito era Gelrish, ma per fortuna trovarono una grotta dove riparare per la notte.
L'anfratto era inquietante, non tanto per il fetore di bestia e carcasse, quanto appunto per i resti di animali e pure quello che sembrava un cacciatore locale.
Chiunque avesse usato quel posto come tana, comunque non c'era, e il posto era sicuro.
Accesero un fuoco e iniziarono i turni di guardia, tranne Dehuin che uscì all'esterno per poi sparire, fondendosi nella roccia.
Anche se penserete che il nano non potesse vedere nulla con quell'incantesimo, completamente immerso dentro la struttura della pietra, lui faceva affidamento alla sua arma portentosa: un'arma dell'avvertimento.
Un arma incantata per rilevare i pericoli e avvisare il possessore, in modo che mai sarebbe stato preso di sorpresa.
Nel cuore della notte, una bianca figura si avvicinò alla grotta, protetta dall'oscurità e dalla sua pelliccia che si mimetizzava con la neve, oltre che dall'ululare incessante del vento.
Deuhin, avvisato dall'arma, sbucò dalla roccia come una talpa e mise mano al suo corno da guerra, destando gli spaesati compagni nella grotta.
Si trovarono a fronteggiare un enorme yeti, capace di gelare il sangue al solo fissare la sue prede.
E spesso e volentieri le sue prede comprendevano carne umana.
Ferì il nano con una potente artigliata ma ben presto però fu lui a dover fronteggiare temibili avversari, ma prima di rendersi conto di esser ormai sconfitto, prima di poter anche pensare di fuggire, si accorse che il freddo abbraccio della morte era già arrivato, e i suoi occhi prima di spegnersi videro il terreno nevoso avvicinarsi a gran velocità, mentre si schiantava a terra.
E spesso e volentieri le sue prede comprendevano carne umana.
Ferì il nano con una potente artigliata ma ben presto però fu lui a dover fronteggiare temibili avversari, ma prima di rendersi conto di esser ormai sconfitto, prima di poter anche pensare di fuggire, si accorse che il freddo abbraccio della morte era già arrivato, e i suoi occhi prima di spegnersi videro il terreno nevoso avvicinarsi a gran velocità, mentre si schiantava a terra.
Ishmael saggiamente si fece poi aiutare a far rotolare il corpo a valle e a buttarlo in un torrente: troppo pericoloso continuare a riposare con una carcassa puzzolente vicino al rifugio. Chissà quali altri predatori erano pronti in agguato...
Di buon'ora, al mattino presto, il gruppo ripartì per l'ascesa.
Gelrish guardandosi attorno mentre si stiracchiava pronto a partire, notò qualcosa di strano verso valle, lungo il torrentello dove avevano gettato lo yeti.
Era come se qualcosa si muovesse sottoterra, seguito in superficie da una strana foschia, o una nebbia, come se la neve evaporasse per il calore.
Qualunque cosa fosse, per fortuna era diretto altrove, e pur prestando attenzione, il viaggio riprese verso nord, sul sentiero sempre più scosceso e innevato.
Dopo una breve sosta su una terrazza naturale da cui ammirarono il panorama fino alla costa, e la bellezza della natura selvaggia di Gundarlun, la strada si tuffò in una spaccatura della roccia, per prendere di nuovo a salire fino ad un massiccio roccioso quasi verticale.
Non c'erano altre strade che scalarlo, e l'operazione non fu per nulla agevole per chi era mezzo assiderato e con le mani quasi congelate.
Aiutandosi però tutti riuscirono a superare anche quell'ostacolo e giunsero quasi in cima al picco, dalla vetta piatta e frastagliata.
Pareva che un antico ghiacciaio, nel suo spostamento o nel suo ritirarsi, in altre epoche, avesse scavato quella dura pietra lasciando innumerevoli ferite frastagliate, ed era molto difficile spostarsi e individuare un sentiero tra quelle rocce affilate, ma si resero conto che c'era meno neve, e da un lato tirava un'aria più mite.
Grazie a Ishmael trovarono la via giusta che si affacciava su un paesaggio surreale: una piccola valle nascosta, una singola gola di natura verde e ancora non toccata dai rigori dell'inverno.
Al centro scorreva un placido corso d'acqua termale.
E più in alto lo videro: un passaggio esposto su un cornicione di roccia che portava ad una grotta.
La caverna della veggente Grizhilda?
Grazie a Ishmael trovarono la via giusta che si affacciava su un paesaggio surreale: una piccola valle nascosta, una singola gola di natura verde e ancora non toccata dai rigori dell'inverno.
Al centro scorreva un placido corso d'acqua termale.
E più in alto lo videro: un passaggio esposto su un cornicione di roccia che portava ad una grotta.
La caverna della veggente Grizhilda?
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