CAPITOLO 41 - ADDIO HERGATHA
“Il senso di colpa è un lusso riservato a chi respira ancora e non ha dolori insopportabili, freddo o fame che richiedano tutta la sua volubile attenzione. Finché il senso di colpa sarà il tuo solo grosso problema, ragazza... le cose non potranno andare così male." (Erliza Daressin)
Un tetro e rispettoso silenzio regnava sul ponte del Nasello Fantasma.
Le spoglie del nemico più temibile e odiato degli ultimi mesi erano al cospetto dell'equipaggio ma adesso suscitavano rispetto e tristezza.
Era stata pur sempre una grande condottiera, con un grande sogno, prima di impazzire.
E prima di tornare.
Era lei a manipolare Verania? Ma a sua volta da chi era manipolata? Un freddo fantasma usato come un manichino da una entità nascosta...che triste destino.
Le spoglie del nemico più temibile e odiato degli ultimi mesi erano al cospetto dell'equipaggio ma adesso suscitavano rispetto e tristezza.
Era stata pur sempre una grande condottiera, con un grande sogno, prima di impazzire.
E prima di tornare.
Era lei a manipolare Verania? Ma a sua volta da chi era manipolata? Un freddo fantasma usato come un manichino da una entità nascosta...che triste destino.
Ognuno spese brevi parole innanzi a quei miseri resti, che ora non facevano certo più così paura.
Perfino Dujek sembrava commosso.
Lyandria e Gelrish benedirono e officiarono un rituale per cercare di purificare quelle ossa, poi furono adagiate in una scialuppa e fu dato tutto alle fiamme, lasciato alla deriva.
Hergatha, la Storm Maiden, La Due Volte Benedetta. Protetta da Umberlee e da Tempus, eccezionale condottiera, conquistatrice, leader, vera rarità in una società come quella nordica che escludeva le donne dai posti di comando, tornava al suo mare.
Un mare ironicamente per nulla tempestoso in quel momento.
Era davvero finita?
Sarebbe bastato quello a porre pace a quel fantasma? O sarebbe ancora tornata?
E se avesse avuto ragione quel dannato servitore di Ydaach'Nar? Se il vero filatterio era Lyandria stessa?
Proprio per questi dubbi Dujek guardava storto Lyandria, era pronto a ucciderla.
Non per odio, ma per dovere.
Cercava nei compagni dell'equipaggio un appoggio, ma fu deciso di attendere.
In assenza di altri avvistamenti avrebbero considerato la famosa Capitana definitivamente in pace..e se non in pace, almeno sconfitta o distrutta.
Sarebbe bastato quello a porre pace a quel fantasma? O sarebbe ancora tornata?
E se avesse avuto ragione quel dannato servitore di Ydaach'Nar? Se il vero filatterio era Lyandria stessa?
Proprio per questi dubbi Dujek guardava storto Lyandria, era pronto a ucciderla.
Non per odio, ma per dovere.
Cercava nei compagni dell'equipaggio un appoggio, ma fu deciso di attendere.
In assenza di altri avvistamenti avrebbero considerato la famosa Capitana definitivamente in pace..e se non in pace, almeno sconfitta o distrutta.
Finito quel compito, l'ingente bottino fu contato e diviso, e risollevò il morale dell'equipaggio, mentre Adelius procedeva nell'identificare tutti gli oggetti magici recuperati.
Sia Hergatha che i resti della sacerdotessa avevano fruttato diversi oggetti potenti e interessanti, tra cui anelli, un bastone magico, una curiosa barca pieghevole, la pregevole arma della Storm Maiden e il suo tricorno incantato in grado di conferire autorità e carisma e capacità di comando a chi lo indossava.
Tornarono a riunirsi nella cabina di Ploppa per decidere il da farsi: puntare sul nascondiglio di Verania per cercare Siberrin era la mossa più impellente, e il Nasello puntò la prua a nord-ovest, nel freddo mare del mese di nightal.
Tramite Adelius, durante la notte Lyandria riuscì a entrare nei sogni di Marla Tide, l'agente del Kraken. La giovane capitana era infatti anch'ella turbata dalla rivelazione sull'anima di Hergatha.
Spiegò a Marla i suoi dubbi e le chiese, in virtù dei suoi contatti privilegiati con la religione di Umberlee di chiedere un incontro con Verania, sfruttando la sacerdotessa che si portava sempre appresso.
Era pur sempre un tentativo che andava fatto.
Un'alba grigia e fredda illuminò il Nasello, che solcava le onde in modo deciso, sempre diretto a Nord-Ovest.
Sempre verso il covo di Verania.
Ignari di quel che accadeva altrove.
Ignari del futuro. Ma decisi a scriverlo.
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