CAPITOLO 42 - BUSSANO AL PORTONE
"I grandi sono tali solo perchè noi siamo in ginocchio.
Rialziamoci!" (Maran Ventopungente)
Lo stramaledetto respiro di Auril soffiava più forte che mai in quel Secondo giorno della Seconda decade del mese di Nightal, portando placche di ghiaccio provenienti dal nord.
Una volta tanto il cielo non era tempestoso, ma neppure limpido. Un sottilissimo velo bianco di foschia rendeva tutto omogeneo come in un sogno, quando giunsero in prossimità della minuscola isola pietrosa in cui si annidava il secondo covo di Verania.
Lungo il tragitto avevano guerreggiato con qualche sparuta nave nemica in fuga, ma qui, inaspettatamente, nessuna nave li aveva intercettati.
Lungo il tragitto avevano guerreggiato con qualche sparuta nave nemica in fuga, ma qui, inaspettatamente, nessuna nave li aveva intercettati.
Nessuna apparente protezione navale all'isola.
L'approdo nascosto si raggiungeva da una strettissima insenatura, protetta da austeri e robusti bastioni a picco sulle alte rocce, che sovrastavano un enorme portone a due ante che regolava l'accesso.
Il Nasello scelse di restare ad una buona distanza, studiando il da farsi.
Adelius poi con un incantesimo scivolò nel piano etereo, e indisturbato riuscì a penetrare nel covo e valutare le difese.
Nel suo giro, trovò anche l'ubicazione in cui era imprigionata la povera Siberrin, ma con rammarico non notò la presenza di Verania. Dov'era finita?
Una volta rientrato a bordo, cominciarono a discutere sul da farsi quando la sentinella sulla coffa individuò vele in arrivo da nord.
Due navi.
Dopo attimi di tensione, riconobbero una delle navi di Mintarn, e la grottesca Spina Avvelenata.
Le due navi si affiancarono e Maran insieme al suo amico Galdran Brokk salirono a bordo per capire la situazione.
Bisognava varcare quell'enorme cancello, ma c'era il pericolo di numerose baliste armate di dardi pesanti e incendiari. E c'era la possibilità di mettere in pericolo i prigionieri.
Discussero a lungo una infinità di strategie, dalle più dirette alle più strampalate, dalle più complesse alle più rapide, ma il tempo passava e uno spazientito Galdran abbandonò l'aria stantia della cabina borbottando qualcosa.
All'improvviso la prua del Nasello Fantasma si inclinò paurosamente in avanti scricchiolando.
Tutti quelli riuniti in cabina sbucarono fuori per vedere che la dove poco prima c'era Galdran, ora c'era un grosso Drago di Rame appollaiato e pronto a spiccare il volo liberando del suo peso l'antico legno della nave.
Quello che ancora non sapevano (tranne probabilmente Maran) era che non si trattava di un drago qualunque: era il famoso Galadaeros, la Fiamma del Tramonto.
L'enorme creatura parlò con una voce bassa, che sembrava il raschiare di enormi macine di pietra, dicendo loro di attirare l'attenzione con le navi mentre lui prendeva quota.
La piccola flotta improvvisata si mosse allora all'assedio dei bastioni.
Adelius evocò un muro di forza sulla prua del Nasello, proprio poco prima che si infrangessero nella barriera invisibile i primi proiettili delle baliste.
Poi dall'alto piomò il drago. Seminando panico e terrore sul bastione di destra, e sciogliendo nel suo soffio acido tutti i malcapitati su quelle mura.
Con un movimento a mezzaluna planò di nuovo sul Nasello, prese in groppa Gelrish e Lyandria per depositarli poi, seguiti da Adelius ancora nel piano etereo, sulla parte ora libera dei bastioni.
La piccola flotta improvvisata si mosse allora all'assedio dei bastioni.
Adelius evocò un muro di forza sulla prua del Nasello, proprio poco prima che si infrangessero nella barriera invisibile i primi proiettili delle baliste.
Poi dall'alto piomò il drago. Seminando panico e terrore sul bastione di destra, e sciogliendo nel suo soffio acido tutti i malcapitati su quelle mura.
Con un movimento a mezzaluna planò di nuovo sul Nasello, prese in groppa Gelrish e Lyandria per depositarli poi, seguiti da Adelius ancora nel piano etereo, sulla parte ora libera dei bastioni.
Ishmael a nuoto raggiunse furtivamente la base dei bastioni a sinistra del cancello, e l'intero gruppo di avventurieri cominciò l'assalto delle mura per raggiungere i verricelli che azionavano le colossali porte.
Ishmael evocò un banco di nebbia, mietendo vittime, mentre dall'altra parte Gelrish lasciato solo da Lyandria che aveva proseguito nella carica verso la zona di Ishmael, cercava di azionare il pesante argano ma veniva raggiunto da diversi difensori.
Uno dei difensori, dotato di capacità druidiche, invocò una tempesta di ghiaccio ma presto fu costretto a fuggire in forma di gufo
Il drago proseguì il volo liberando il resto della gola da tutti quelli che osavano affacciarsi sulle mura fortificate.
Gli assedianti dopo un duro scontro nel frattempo erano riusciti ad azionare il cancello, con gran sollievo del povero Murray che da sotto, col Nasello ormai a pochi metri da quei colossali portoni, temeva che si andassero a schiantare.
Quando il Nasello scivolò nelle acque dell'insenatura, dall'alto i nostri eroi saltarono sul sartiame o sulle velature per scendere poi sul ponte.
Galadaeros gli disse di proseguire. Avrebbe pensato lui e le due navi a finire il lavoro di pulizia, e avrebbero vigilato in caso di rinforzi o tentativi di richiudere l'ingresso.
La sottilissima lingua di mare arrivava ad un approdo a malapena sufficiente per due vascelli, da cui poi si apriva la volta di una ampia grotta bagnata dall'acqua.
Lunghi pontili di legno facevano da passarelle tra stanze e grotte che erano state riadattate coi resti di vecchie navi.
Anche gli uomini di Verania presenti li erano ormai pronti all'assedio e si avvicinarono ad attaccare gli avventurieri appena sbarcarono sul pontile.
Lyandria e Gelrish però si resero subito invisibili, e guidati da Adelius che era già stato li in avanscoperta, sgattaiolarono subito in cerca di Siberrin lasciando a Ishmael e a Baandulf il compito di attirare l'attenzione degli inferociti pirati nordici.
Sui pontili piovevano quadrelli e frecce sui due poveri guerrieri, che mietevano una vittima dopo l'altra per poi trincerarsi dietro una nuova coltre di nebbia.
Baandulf, avvinghiato ad un grosso veterano ruzzolò dentro una stanza facendo a pezzi sedie e tavoli per poi venire circondato da un altro difensore armato di ascia.
Quando Ishmael sentì le urla dentro quella stanza, capì che Baandulf doveva aver perso il controllo e liberato l'orso che era in lui.
Alcuni dei sopravvissuti a quegli attacchi brutali, fuggirono rubando la scialuppa con cui era arrivato il gruppo...
Lunghi pontili di legno facevano da passarelle tra stanze e grotte che erano state riadattate coi resti di vecchie navi.
Anche gli uomini di Verania presenti li erano ormai pronti all'assedio e si avvicinarono ad attaccare gli avventurieri appena sbarcarono sul pontile.
Lyandria e Gelrish però si resero subito invisibili, e guidati da Adelius che era già stato li in avanscoperta, sgattaiolarono subito in cerca di Siberrin lasciando a Ishmael e a Baandulf il compito di attirare l'attenzione degli inferociti pirati nordici.
Sui pontili piovevano quadrelli e frecce sui due poveri guerrieri, che mietevano una vittima dopo l'altra per poi trincerarsi dietro una nuova coltre di nebbia.
Baandulf, avvinghiato ad un grosso veterano ruzzolò dentro una stanza facendo a pezzi sedie e tavoli per poi venire circondato da un altro difensore armato di ascia.
Quando Ishmael sentì le urla dentro quella stanza, capì che Baandulf doveva aver perso il controllo e liberato l'orso che era in lui.
Alcuni dei sopravvissuti a quegli attacchi brutali, fuggirono rubando la scialuppa con cui era arrivato il gruppo...
Nel cuore di quel sistema di cunicoli nel frattempo i tre invisibili invasori erano arrivati in un ampio spiazzo pietroso dal soffitto altissimo e irregolare.
Lo strano warlock al servizio di Verania era la, su una sporgenza rocciosa dove era stato ricavato uno trono, e con un brivido Lyandria notò che lui poteva vederli!
Fu anche sorpresa dal vedere che tra chi era stato lasciato a guardia dei prigionieri ci fosse Hrolf, oltre ad uno sgradevole cinghiale mannaro suo scagnozzo.
Adelius però flagellò il warlock con potenti poteri psichici e lui fece appena in tempo a avvertire tutti i presenti della presenza degli invasori invisibili.
Una volta allertati, gli agguerriti combattenti presero a menare fendenti attorno a se alla cieca, e Hrolf riuscì persino a colpire Lyandria.
La ragazza, tornando visibile, con un balzo magico si teletrasportò dentro le sbarre dietro a cui era rinchiusa una sfinita Siberrin, beffando molti degli aggressori che non potevano entrare in quella cella.
La prigioniera era stata maltrattata e sedeva raggomitolata e priva di forze, assistendo impotente alla battaglia di fronte a lei.
Dalla cella Lyandria invocò i poteri di Nuban, invadendo buona parte della grotta con una coltre impenetrabile di oscurità abissale e aberrante che disorientò e fiaccò tutti quelli catturati all'interno.
Gelrish invocò Valkur e la tempesta del fulmine, flagellando con una potente scarica l'odiato schiavista Hrolf e chi gli stava vicino.
Il dragonide si fece strada poi verso l'odiato nemico, pronto ad una resa dei conti che i suoi compagni non potevano capire fino in fondo.
Urla, caos, sangue, magia, armi e delirio avevano invaso quello spazio senza vie di fuga in una lotta ormai primitiva.
Dall'altra parte della caverna, Lyandria riuscì a colpire il vecchio warlock da lontano e ad abbatterlo, anche se Adelius l'avrebbe voluto catturare vivo.
Altri morivano al centro della grotta incapaci di uscire da quel globo impenetrabile e alieno..
Sui pontili la situazione si stava facendo caldissima.
I difensori sciamavano verso Ishmael e l'orso, che attaccava chiunque si avvicinasse.
Il povero Baandulf ormai più che un orso sembrava un porcospino vista la mole di frecce e quadrelli conficcata nella spessa pelliccia finchè con un ultimo ruggito si sfida si accasciò sconfitto, tornando nelle sembianze del giovane hamfriggan svenuto.
Ishmael lo trascinò in una stanza laterale per sottrarlo ai nemici, poi si appostò dietro la porta ormai divelta per avventarsi sugli incursori.
Un cencioso prete di Umberlee provò a paralizzarlo, fallendo, ma riuscì a farlo con Baandulf che si era appena ripreso.
Il barbaro, attaccato da più lati ed inerme, cadde privo di sensi, con gravi ferite al collo e al petto.
Ishmael, che ormai mordeva senza pudore di mostrare il suo retaggio, era coperto di sangue e si ergeva come un demone della morte in mezzo ai cadaveri dopo aver abbattuto altri due uomini e il prete, e i pochi ancora in grado di correre cominciarono a scappare.
Il povero Baandulf ormai più che un orso sembrava un porcospino vista la mole di frecce e quadrelli conficcata nella spessa pelliccia finchè con un ultimo ruggito si sfida si accasciò sconfitto, tornando nelle sembianze del giovane hamfriggan svenuto.
Ishmael lo trascinò in una stanza laterale per sottrarlo ai nemici, poi si appostò dietro la porta ormai divelta per avventarsi sugli incursori.
Un cencioso prete di Umberlee provò a paralizzarlo, fallendo, ma riuscì a farlo con Baandulf che si era appena ripreso.
Il barbaro, attaccato da più lati ed inerme, cadde privo di sensi, con gravi ferite al collo e al petto.
Ishmael, che ormai mordeva senza pudore di mostrare il suo retaggio, era coperto di sangue e si ergeva come un demone della morte in mezzo ai cadaveri dopo aver abbattuto altri due uomini e il prete, e i pochi ancora in grado di correre cominciarono a scappare.
Nella grotta intanto erano pochi ancora in grado di lottare. Adelius aveva portato dalla loro parte, tramite ammaliamento, un mirmidone d'acqua evocato dai difensori che si avventò sul tozzo cinghiale mannaro ancora coriacemente in piedi.
Dall'altro lato, oscurato dall'incantesimo di Lyandria, andava in scena il duello tra Gelrish e lo schiavista Hrolf.
Nonostante fossero giunti altri pirati a dargli man forte, Gelrish riuscì infine ad abbatterlo con un possente colpo in testa della sua mazza ferrata magica, accresciuta dalla potenza tonante di Valkur.
Col volto ridotto ad una poltiglia, mentre si accasciava morendo, Hrolf riuscì a sogghignare avvisando il dragonide che poteva aver spezzato le catene fisiche, di ferro, ma non avrebbe mai spezzato altre catene, e che erano tutti prigionieri del destino...
Nonostante fossero giunti altri pirati a dargli man forte, Gelrish riuscì infine ad abbatterlo con un possente colpo in testa della sua mazza ferrata magica, accresciuta dalla potenza tonante di Valkur.
Col volto ridotto ad una poltiglia, mentre si accasciava morendo, Hrolf riuscì a sogghignare avvisando il dragonide che poteva aver spezzato le catene fisiche, di ferro, ma non avrebbe mai spezzato altre catene, e che erano tutti prigionieri del destino...
I pochi vivi si erano arresi e anche fuori evidentemente gli alleati avevano messo in sicurezza il resto dei bastioni e del cancello della baia.
Lyandria, accorsa verso i pontili per aiutare Ishmael, salvò Baandulf morente e anche Garrdo, il Primo Ufficiale di Siberrin.
Il covo era preso.
Siberrin era salva.
Ma Verania non era li.
Finirono il lavoro saccheggiando la base, recuperando diverse merci pregiate e qualche oggetto magico, poi si ritrovarono fuori con Maran e gli altri per fare il punto della situazione.
Interrogando il cadavere del braccio destro di Verania scoprirono che la donna si era recata a Ruathym, nella capitale. Probabilmente per riunire gli alleati ancora vivi e studiare nuove mosse...
Raggiungerla subito poteva essere sicuramente un passo importante, ma la ciurma del Nasello Fantasma aveva ancora molti altri conti in sospeso.
Quale sarebbe stata la loro prossima mossa?
Nessun commento:
Posta un commento