mercoledì 15 maggio 2024

RETURN OF THE STORM MAIDEN (51)

 CAPITOLO 51 - DISTRUZIONE E LUTTO

"Vincere non ti insegna nulla, vedi cosa è veramente un uomo quando perde" (Re Rault il Saggio)

Le lerce e strette viuzze di terra battuta terminavano in una piccola piazza cinta da antichi e malconci edifici e dal cortile di un orfanotrofio con le insegne di Ilmater.
Si trovavano in una città piuttosto grande, ma i bassifondi si assomigliano un po' tutti ed era difficile dire quale fosse. Guardando verso est, si vedeva una montagna svettare, priva di punta, come se una immane esplosione l'avesse aperta.
Un vulcano? Il monte Hotenow? Era dunque Neverwinter quella?

Ishmael, seguito da Adelius, era li.
Non era reale, erano in un sogno: il sogno di suo fratello Kragen.
Ed era forse lui quella figura scheletrica e incappucciata che dopo aver lasciato forse delle monete ad una accolita di Ilmater? E quanto somigliava a Mara quella giovane?
La ragazza cercò di scoprire l'identità del benefattore, ed era questo il sogno..o meglio, l'incubo di Kragen in quel momento. Non voleva esser riconosciuto da lei.
Ishmael ovviamente ignorava il perché, ma decise infine di intromettersi, per parlare finalmente col fratello.
Non c'era quel gran calore tra i due, ma Adelius poteva percepire comunque un forte legame.
Ishmael, per verificare le teorie di Lyandria, chiese informazioni sulle anime e sulla possibilità di salvare o ripristinare quella di Hergatha, il piccolo brandello rimasto in Lyandria.
Adelius scambiò anche pareri e domande sulla possibilità di inibire o annullare i poteri di Ydaach'Nar sui non-morti.

Sulla Spina Avvelenata però era quasi l'alba e l'equipaggio si stava svegliando. Il sogno terminò. E Marla era già sul ponte per prelevarli.
Dujek fu nominato vice-capitano in assenza di Lyandria e compagni, e la nave avrebbe atteso li.
Marla li incappucciò perché non vedessero la vera sede del covo che la sua organizzazione aveva ad Hammerstaad.
Li condusse fino ad uno spoglio scantinato dove era tracciato un rozzo cerchio del teletrasporto.

Varcata la soglia, in un attimo si ritrovarono nelle ormai familiari fogne di Gundbarg.
Risalirono dalla via già nota, sbucando vicino al porto.
La cosa strana era che dalla superficie non giungevano rumori: se si erano aspettati un assedio o battaglie ancora in corso, beh, Li accolse il silenzio.
Il silenzio nella sua forma più pura: il suono dell'assenza, della distruzione, del vuoto...il suono della morte.
Quella parte di Gundbarg era in rovina, quasi irriconoscibile rispetto a come la ricordavano.
Poi notarono qualcosa di ancora più inquietante: pochissimi corpi. pochissimi cadaveri.
E segni che qualcuno o qualcosa aveva trascinato i caduti in acqua.
Un macabro e pericoloso dono a Ydaach'Nar, che continuava a recuperare potere.

Adelius pizzicò un ladruncolo halfling che si era riempito di provviste, ma era difficile dargli torto in quello sfacelo.
Il mezzuomo raccontò sommariamente gli ultimi eventi, e con sollievo scoprirono che quanti avevano potuto si erano rifugiati nella fortezza.
Raggiunsero la Fortezza senza incontrare altre anime vive, e dopo qualche ritrosia Olfrand, il figlio minore di Re Olgrave, li riconobbe e fu abbassato il ponte levatoio per farli entrare.
Ainolf Occhioverde sembrava sollevato nel rivederli e li portò al cospetto dell'attuale reggente in assenza del Re: suo figlio Otegard.
Su quel ragazzo gravavano responsabilità che non era pronto e forse neanche intenzionato a prendersi. Lui amava l'arte, la musica, l'avventura e le donne.
L'assedio aveva steso su di lui un velo di cupezza e preoccupazione che neanche la vista degli amici avventurieri sciolse.
Insieme a lui, nella Sala delle Udienze, il consigliere Grundaf e un ferito e malconcio Bethod lo Zoppo.
Lo sciamano Occhioverde raccontò più nel dettaglio cosa era accaduto: un esercito di affogati, dopo aver marciato sul fondale era emerso verso sera seminando il panico.

Superata la sorpresa e le difficoltà iniziali ad organizzarsi con le poche truppe rimaste che non erano in mare con Re Olgrave, i coraggiosi northlander avevano reagito respingendo gli assalti fino a quando giunsero altri morti, e anche orribili progenie abissali, insieme a Cultisti del Vortice con un loro terribile canto.
A quel punto la decisione più saggia era stata arretrare cedendo terreno e barricarsi nella fortezza.
Occhioverde, in forma di falco, aveva tenuto d'occhio la situazione e nel buio della notte e della tempesta aveva infine scorto una enorme massa emergere dal mare, e spazzare via le macilente navi dei cultisti e buona parte dei morti che presero a sciamargli attorno.
Difficile dire cosa fosse successo, non riuscendo a vedere quasi nulla, ma quella cosa aveva interrotto l'assedio.

Vista la situazione, stavano predisponendo squadre di miliziani per riaprire la Fortezza e uscire a battere quartiere per quartiere eliminando pericoli residui e riprendere pieno possesso di Gundbarg.
Per i nostri eroi però c'era un compito più pressante.
Otegard raccontò che durante l'assedio, quella testarda di sua sorella Victarine aveva abbandonato la Fortezza insieme ad alcuni soldati e a Shid'anian per andare a soccorrere chi era rimasto attardato al Porto Vecchio.
Mirava a condurli lungo alcuni passaggi fognari per evitare il caos in superficie.
E non era ancora tornata.
Il cuore di Gelrish si fermò.
Shid'anian in pericolo.
Come nella visione indotta da Ydaach'Nar.

I quattro partirono subito per i vecchi moli cercando una traccia o qualunque elemento aiutasse nella ricerca.
Buona parte dei vecchi edifici in legno era stata sconquassata da qualche onda anomala, e lo stesso per i moli e i residui pescherecci.
Addentrandosi nella zona di ricerca, capirono che non erano soli: orribili corpi gonfi di nordici affogati, pirati o marinai, emersero dai detriti insieme ad un umano orrendamente mutato da tratti abissali.
Quegli putridi avversari assaggiarono presto la rabbia di Gelrish e compagni e furono eliminati senza troppi danni.
Vicino ad una bottega di reti da pesca, ecco finalmente una rampa in discesa a ridosso di una massicciata di pietra, e una griglia arrugginita e divelta dove numerose tracce indicavano che parecchia gente era entrata li sotto... uno degli ingressi del rudimentale sistema fognario cittadino.

Scesi nei tunnel, individuarono facilmente i segni del passaggio lasciato da un gruppo numeroso di fuggitivi, e avanzarono cautamente tra i vari condotti principali, in quella melma fredda e quasi ghiacciata.
In una sala più ampia, che collettava vari canali, trovarono numerosi non-morti distrutti e carbonizzati, disposti quasi in cerchio.
Al centro stavano i resti di chi si era sacrificato per attirarli e farli saltare. Nel ghigno di sfida di quel corpo bruciato, si vedeva un dente mancante... un indizio che gelò il gruppo: era Victarine.
La coraggiosa, insolente, ribelle figlia di Re Olgrave si era sacrificata dando fuoco ad alcuni barili di olio di pesce e pece stoccati li sotto.
Dalle tracce ere evidente che il gruppo aveva proseguito la fuga, e nonostante il gesto di Victarine, altri inseguitori avevano proseguito la caccia.

Giunti in una zona dove l'acqua era più alta, i quattro avventurieri furono assaliti da altri mostri emersi all'improvviso.
Non era esattamente il terreno più favorevole per uno scontro, ma anche questa volta se la cavarono, animati dalla rabbia per la morte dell'amica.
Proseguirono lungo altre gallerie e in uno slargo circolare i segni di un altro sacrificio: numerosi pezzi di non-morti e progenie abissali ancora mezzi congelati, in una deflagrazione di ghiaccio che si era estesa in tutta la zona.
Qualcuno dotato di grandi poteri magici li aveva attirati su di se per far fuggire i popolani. 
Poteva esser stata solo Shid'anian.
Di lei però non c'era traccia e Gelrish si sentì morire.

Svoltando oltre alcune gallerie mezze intasate di detriti, trovarono delle scale che risalivano. Le tracce suggerivano che numerose persone si erano accalcate per risalirle.
Sbucati nuovamente in superficie, si trovarono di fronte ad una piccola caserma della milizia.
L'aria era intrisa di legno bruciato e c'erano diversi piccoli incendi qua e la, compresa un'ala della caserma.
All'ingresso del cortile erano ammassati tavoli, carretti e altri detriti di legno a formare una barricata, e in giro si vedeva solamente qualche zombie residuo che vagava senza meta e che fu subito abbattuto.
Entrarono cautamente nel cortile, e dal corpo di guardia principale giunse un ammonimento a fermarsi.
Una volta chiarito che non fossero altri mostri, ma i loro salvatori, i rifugiati sbucarono dalla porta barricata.
C'erano alcune guardie, e qualche soldato della fortezza, ma per il resto erano un gruppo sporco e spaventato di vecchi pescatori, donne, bambini e altri abitanti di quella zona del porto.
Tra di loro non c'era Victarine, ma questo già lo sapevano.
Ma non c'era neppure Shid'anian, e dissero tristemente che dopo esser rimasta indietro per fermare gli inseguitori, non era più risalita per raggiungerli.
Qualcosa in Gelrish si spezzò per sempre.
Da uno stanzino laterale vicino alle stalle sbucò improvvisamente anche Virga, l'attendente del Re, anche lei giunta a cercare di aiutare Victarine.
Gelrish avrebbe voluto tornare nelle fogne a cercare ovunque, ma quel gruppo vulnerabile doveva esser portato in salvo.
Insieme a Virga li guidarono alla fortezza, dove incontrarono nuovamente Otegard per dargli le pessime notizie.

Quel lutto diede nuova forza al ragazzo, e insieme a Occhioverde cominciarono a studiare un piano per porre fine a quella follia.
Gli avventurieri rivelarono di aver scoperto il luogo dove forse giacevano le spoglie fisiche del Demone, una zona di mare molto profonda, ma il vero problema era che ogni piano era rischioso e ogni perdita giocava a favore di quel bastardo.
C'erano varie proposte, tutte rischiose, e alla fine Otegard ispirandosi ai suoi trucchi da taverna tirò fuori forse il piano migliore: attirare lo sguardo e sperabilmente anche le forze di Ydaach'Nar con una succulenta preda, mentre la ciurma di Lyandria si sarebbe immersa per distruggerlo.
La "preda" era costituita dall'unione delle flotte delle varie isole, che avrebbe veleggiato verso le Ossa di Balena e l'arcipelago di Korinn con la scusa di distruggere tutti i cultisti rimasti.
In quel modo si speravaa che gli avventurieri avrebbero trovato Ydaach'Nar sguarnito, senza nugoli di affogati a difenderlo.
Per quanto semplice, non era affatto male come piano.
Otegard accennò anche a delle monache-guerriere di Istishia che erano giunti in città a cercarli, e forse potevano aiutarli.
Ogni alleato era una risorsa. Anche chi fino a poco tempo fa era stato nemico.
Andava radunata ogni forza possibile.
E chissà se nel frattempo Verania era riuscita a vendicarsi uccidendo l'altro Uditore.

Prima di mettere in atto la macchina organizzativa, il gruppo tornò ai moli a cercare il Nasello Spiaggiato e parlare con Ploppa.
Il tartarughesco "Ammiraglio" raccontò a Lyandria quel che aveva visto la notte precedente.
A salvare Gundbarg era stato un enorme Zaratan, che era emerso distruggendo le imbarcazioni di fortuna dei cultisti e spazzato via numerosi affogati.
Tutti gli altri assalitori della città conversero su di lui, ammassandosi come formiche sull'enorme figura cercando di straziarne piccole parti fino a che, in un enorme vortice ribollente e sfrigolante di energia magica, lo Zaratan sparì, come in un portale.
Era Il Grande Nuban. Lyandria ne era certa.
E anche Ploppa ora ci credeva.



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