lunedì 11 marzo 2019

Spade, Maghi e Pestilenze. Capitolo 5 – Il sagace enigma di Adajelmus




L’illustre, savio, venerabile, sapiente Adajelmus con aria teatrale estrasse le secche braccia dalle ampie maniche e prese a declamare il suo enigma, a quanto pare tratto da una sua storia vera:

Tempo fa giunsero da me 3 fratelli barbari. Il loro padre era morto e aveva disposto che l’eredità, consistente in 17 cavalli, andasse divisa secondo queste proporzioni: al Primogenito sarebbe andata la metà. Al Secondogenito 1/3 del totale, mentre al più piccolo, solo 1/9 dei cavalli.

Ovviamente i cavalli andavano ereditati vivi e non a pezzi.

Gli Uthgardt, gente saggia, fiera e di temperamento, spesso non brillava per apertura mentale e i tre fratelli si rifiutavano di accordarsi per una suddivisione di buon senso, magari arrotondando visto che la cifra non era perfettamente divisibile e non volevano riunciare a nulla di quanto dovuto…quindi giunsero da me affinchè gli trovassi una equa soluzione.

Dopo averci riflettuto, proposi una soluzione, e i tre fratelli se ne andarono contenti e soddisfatti con la loro giusta quota di cavalli, e io guadagnai la mia ricompensa.

Quale fu la mia brillante soluzione?

Il savio Adajelmus restò in attesa, con gli occhietti arzilli che passavano da uno all’altro.
Il primo a giungere ad una soluzione fu Bogro. Aveva solo 10 dita, e l’eredità era di 17 cavalli, quindi era impossibile da risolvere una cifra così elevata. Inoltre sarebbe bastato che il maggiore dei fratelli mazzuolasse per bene gli altri e si prendesse tutto.
La grazia di Tymora fece si che quelli restassero suoi pensieri e non la risposta del gruppo. 
Gli altri fissarono lo stregone, più intento di tutti a riflettere, e ad un certo punto fisso su un particolare all’ingresso.
Aran guardando Adobaldo, il ronzino del vecchio, ebbe una intuizione… e se avesse fatto parte della soluzione? Magari il venerabile Adajelmus si era preso un cavallo come pagamento, lasciandone 16, più facilmente divisibili…ma non tornavano comunque le frazioni… no, non era così.

Le menti friggevano, i pensieri fremevano, la soluzione "presa per il collo" di Bogro sempre sinistramente in agguato, i 5 compagni confabulavano tra loro, indecisi..finchè.. la soluzione! Ecco come aveva fatto!
Adobaldo in qualche modo c’entrava: Il savio venerabile illuminato aveva aggiunto il suo cavallo al totale dell’eredità, portandola a 18 elementi. A quel punto il primo fratello avrebbe preso 9 cavalli, il secondo 6 (1/3 di 18) e il minore 2 cavalli. Ogni frazione tornava… però 9+6+2 faceva 17…avanzava 1 cavallo, quello di Adajelmus, che se lo riprese insieme alla gratitudine e alla ricompensa degli Uthgardt.

Con aria compiaciuta e senza tradire stupore, il Sapiente Vecchio confermò la soluzione e rivelò loro la posizione del Tempio di Alanuk, disegnando una mappa nella cenere.

Il tempio, la cui facciata in ere remote sorgeva all’esterno, era sprofondato nel sottosuolo ed era accessibile solo da un complesso di caverne franose e pericolose.
Neanche il savio Adajelmus aveva idea delle condizioni esatte del tempio, ma supponeva che visti i numerosi cedimenti franosi, supponeva fosse ormai ben poco intero.
Questo al gruppo interessava relativamente, il loro scopo era farsi strada la sotto e cercare (se davvero era li) il Bastone delle Carestie.
Il Vecchio li accompagnò per un pezzo, mostrando l’ingresso della grotta. Effettivamente tale ingresso non sarebbe stato facile da trovare senza il suo aiuto, visto che dal sentiero che avevano percorso, non si vedeva, nascosta com’era  in alto da un costone roccioso e da una fitta vegetazione ormai cresciuta senza controllo.
Era tempo di sguainare le armi, e scendere nell’ignoto…

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