Maran rivelò la sua identità: era a capo di una cellula
Arpista, e aveva bisogno del loro aiuto. Dovevano al più presto controllare i
tre potenziali luoghi che potevano nascondere il Bastone.
Ai nostri prodi avventurieri sarebbe toccato quello
teoricamente meno pericoloso, ma non per questo meno insidioso: il tempio di
Alanur.
La missione prevedeva di raggiungere le pendici meridionali
della Spina Dorsale del Mondo, vicino a Raven Rock e rintracciare un vecchio
eremita che avrebbe potuto aiutarli a individuare le rovine del Tempio.
La prima parte del viaggio filò via veloce, unendosi ad una
carovana diretta a Luskan, impiegarono 4 giorni per giungere in vista delle
mura. La carovana non costò nulla grazie ad un accordo di protezione: i nostri avventurieri erano armati e
minacciosi e si offrirono come scorta in cambio del trasporto.
Da li in poi, deviarono ad est sulla strada verso Mirabar,
per abbandonarla circa a metà e proseguire a nord.
Erano stati avvisati che quello era territorio Uthgardt, ma
quello che non si aspettavano era di finire dentro una zona considerata sacra. Era
territorio della tribù dei Black Raven.
Putroppo le loro tracce nella neve, e le meravigliose
sentinelle in groppa a corvi giganti, li individuarono infrangere i sacri
confini e si trovarono presto circondati. A Bogro prudevano già le mani al
pensiero di una gigantesca battaglia ma per fortuna gli altri si resero conto
che sarebbe stato uno scontro impari.
Che fare? Fuggire..resistere..consegnarsi?
Momenti di tensione. Poi decisero...
A capo chino, vennero condotti dinnanzi al capo della tribù, nel villaggio dei barbari.
Momenti di tensione. Poi decisero...
A capo chino, vennero condotti dinnanzi al capo della tribù, nel villaggio dei barbari.
La faccia di Ostagar Tenfeather non prometteva nulla di
buono. Tra i vari clan degli Uthgartd, i Black Raven erano tra i più radicali e
tradizionalisti, e come tutti diffidenti e ostili alle magie arcane, agli
arcanisti e agli oggetti magici, e questo non faceva che aumentare il rischio
per quello sgangherato e sperduto gruppo di avventurieri.
L’ignoranza, per quanto sincera, del fatto di aver calpestato
una zona sacra, non pareva un’attenuante e probabilmente li avrebbe ora attesi
un giudizio piuttosto duro, forse da risolvere con una sfida rituale tra un
loro campione e un avventuriero. Ignoro come possa esser ritenuta giustizia una
questione risolta a mazzate, ma non è questo il momento di filosofia barbarica
del nord… Prima di tutto tra l’altro doveva pronunciarsi Ojin.
Ojin Voninsdottir era la sciamana suprema, e di fronte ai
perplessi prigionieri iniziò un rituale.
Tamburi, uniti a basse voci baritonali scandirono alcune
parole sconosciute invocando gli spiriti guida, e in quel ritmo la sciamana gettò
degli ossicini nel fuoco, osservando le fiamme. Poi le estinse con un bastoncino prese a “leggere” le ossa
nelle braci.
Sgomenta, chiamò a se Ostagar, e confabularono con aria
preoccupata.
Non so se sia la fortuna che davvero aiuta gli audaci (o gli
stolti?) o se leggere delle ossa sia davvero così funzionale, o forse gli
spiriti quel giorno erano fin troppo pacifici, ma così parlarono: i 5 eroi
dicevano la verità, ed erano in gioco forze malvage e un destino tremendo sul
mondo, quindi non solo andavano liberati ma aiutati.
A malincuore, Ostagar seguì gli ordini della sciamana e
assegnò anche due esploratori al gruppo, che li avrebbero scortati al rifugio
del Vecchio Eremita. E meno male, perché Bogro, stufo di troppe parole, stava
già per iniziare a prender per il collo qualcuno, mentre la petulante gnoma
Breena coi suoi commenti non faceva altro che infastidire i barbari.
La prima cosa che notarono, sotto le chiazze di neve, fu l’orto
recintato fuori dalla grotta, ovviamente incolto vista la stagione, forse ad
eccezione di qualche verza.
All’ingresso della grotta che fungeva da casa, subito a
destra c’era un’altra piccola cavità che ospitava il suo tozzo e robusto
cavallo da tiro.
Lui era la, davanti al fuoco. Il vecchio saggio eremita
Adajelmus.
Una figura barbuta a gambe incrociate stava meditando (in
vero stava dormendo, ma mai l’avrebbe ammesso). Ridestandosi, accolse gli eroi
con una voce raschiante e fastidiosa, felice che qualcosa cambiasse la sua
presumibilmente noiosa routine quotidiana.
Anche in questo caso il sistema immediato per farlo parlare,
secondo Bogro, era prenderlo per il collo, ma per fortuna dell’ottuso mezzorco
si procedette per altre vie.
Adajelmus ascoltò la loro storia e la loro richiesta ma
prima di aiutarli, era necessario che mettesse alla prova la loro saggezza e
scaltrezza. Ma perché, direte voi?
Bah!Vorrete mica negare ad un vecchio annoiato un po’ di
divertimento e di autocompiacimento?
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