CAPITOLO 2 - Deviazioni, deviati e processioni.
La strada de fanga secca proseguiva verso il Ponte della Masca, ma prima di arrivare a tale mirabilia dell'epoca Draconiana il gruppo incontrò uno bivio.
Un misero cartello di legno indicava la direzione della strada maestra verso lo ponte tramite un infantile disegno stilizzato, visto che una scritta sarebbe stata utile a pochi in quelle campagne intrise di ignoranza e analfabetismo.
La cosa preoccupante però furono le tracce: numerose impronte, ordinate e in fila, di parecchie persone. Il tutto condito qua e la da qualche macchiolina di sangue.
Un gruppo di banditi o sbandati non avrebbe lasciato tali segni così ordinati e allineati.
Si trattava di un gruppo militare o comunque addestrato, forse un'orda sanguinaria con ancora le armi grondanti sangue?
Nel dubbio, anche se la direzione da seguire e la stessa, le canaglie presero la via opposta: quella dalla quale le impronte provenivano.
Non c'era alcun cartello ma Pacioso sosteneva che verso nord dovesse trovarsi una Abbazia, e Gerundo attirato come falena presso lumen, già sognava di gozzovigliar a sbaffo li manicaretti genuini.
Ahimè per lui, trovarono l'Abbazia fortificata ben protetta da passaggio levatoio ben chiuso.
Lo Monastero di San Gagliaudo sorgeva infatti ben protetto, rifugio e ritrovo di devoti alli Santi più disparati e diversi
Piangendo commiserazione e usando biechi trucchi riuscirono a convincer l'anziano Frate Stobeo ad aprir lo varco, stipulando patto alquanto bizzarro.
Affittavano la felina grazia di Pacioso alli monaci per ciapare li rat nelle cantine, in cambio di ospitalità e desco.
Ma lo povero gatto lupesco, poco convinto di tal laboro, fu coinvolto anche in strambo esperimento da monaco di origini altomanne, tal Padre Schrodingo.
Di tutto questo erano ignari i compari, intenti a gozzovigliar tanto che lo Gerundo quasi trapassò all'inferno dallo tanto mangiar in uno scoppiar di budelli.
E mentre tale abbietto individuo defecava nel torrente, e Comare Inese si prostrava in preghiera nella Cappella innanzi al Chiostro, il Dottor Pio scendeva nelle anguste segrete per recuperar lo gattesco compagno chiuso nella cantina.
Raggiante, lo frate Schrodingo rivelò che Pacioso era stato rinchiuso nella cantina e la birra era avvelenata.
Era stato indotto in peccato di furteria e l'aveva bevuta?
Era morto?
Era vivo?
Finché cantina non fosse stata aperta, secondo lo Frate, Pacioso era in una prodigiosa condizione: era sia morto che vivo!
In realtà Pacioso, seppur di malavoglia, avea fatto ratto di ben otto ratti.
Raggiante, lo frate Schrodingo rivelò che Pacioso era stato rinchiuso nella cantina e la birra era avvelenata.
Era stato indotto in peccato di furteria e l'aveva bevuta?
Era morto?
Era vivo?
Finché cantina non fosse stata aperta, secondo lo Frate, Pacioso era in una prodigiosa condizione: era sia morto che vivo!
In realtà Pacioso, seppur di malavoglia, avea fatto ratto di ben otto ratti.
E invero persin assaggiato la birra, ben poca perché la trovò ben grama.
E questo, oltre la sua costituzione (o al fatto che avea sette vite?) lo salvò dal veleno
Pacioso era vivo.
Padre Schrodingo un po' deluso, e Fra Stobeo contento per la derattizzazione.
Nel chiostro, Comare Inese risanò Gerundo con preghiera alli Santi, e il gruppo riuscì a riprendere la strada maestra.
Ora avevano capito di aver equivocato le tracce: non marzial formazione mercenaria, ma processione di pii monaci partiti dall'Abbazia e diretti oltre il ponte come loro.
Nel chiostro, Comare Inese risanò Gerundo con preghiera alli Santi, e il gruppo riuscì a riprendere la strada maestra.
Ora avevano capito di aver equivocato le tracce: non marzial formazione mercenaria, ma processione di pii monaci partiti dall'Abbazia e diretti oltre il ponte come loro.
Dipartiron dallo monastero per tornar sulla retta via della missione affidata.
Senza più tema e timor di spiacevoli incontri procedetter veloci (per quanto consentito dal vecchissimo e cocciuto mulo Juanin).
Anche la processione, nel suo lento incedere, fece tappa presso cippo votivo, perdendo terreno, e fu raggiunta.
Si trattava dei famigerati Flagellanti di San Mazziato. Smunti monaci che flagellan la propria schiena e deretano salmodiando odi allo Santo, mondandosi da peccati e tentazioni con dolore e mortificazion della carne.
Uno spettacolo da lasciar perplessi.
Li monaci però vider gli avventurieri appresso e le lor armi (forse bramando qualche mazzata?) e lieti dell'incontro chieser loro di far da scorta all'inceder processionario in modo da protegger dalli mali e soprattutto dalli banditi et lestofanti eventuali lungo la via.
Non soldo e pecunia, ma santa benedizione era la loro unica merce di scambio.
Poco apprezzata invero.
Giunsero così allo Ponte della Masca, che permetteva di superare le bizzose acque del fiume Bromida poco dopo che vi affluiva lo torrente Schifia.
Nella bruma dello meriggio, secche figure umane si stagliavan dall'altro lato di quel loco nebbioso: la Ghenga del Guercio.
Il Guercio in carne et ossa andò incontro garantendo sicurezza di varcar il confine tra i feudi, in cambio di moneta.
Un pedaggio abusivo. Un abuso pedante.
Falsa cortesia mascarata in guisa di minaccia.
"Ecco...ecco li sordi, mo te pagamo.." Si avvicinò Comare Inese rovistando in bisaccia in atto di pagar pegno.
Non fu moneta che estrasse però.
Bensì insidioso e ruvido mattarello di legno, che appunto legnò, rapido e inaspettato sul cranio dello Guercio.
Gerundo, senza attender altro segnale, lo issa oltre il pietral parapetto e come fastidiosa zavorra lo va andar a gustar l'acqua fria dello Bromida.
Lo Guercio urla "non sapo nuotar!" e i suoi sgherri lesti tendon corda come si tende mano a moribondo.
Gli uomini del Duca-Conte accorron per aiutar ma invece gettan in acqua anche loro.
Questo è troppo per li sgherri restanti.
Nella bruma dello meriggio, secche figure umane si stagliavan dall'altro lato di quel loco nebbioso: la Ghenga del Guercio.
Il Guercio in carne et ossa andò incontro garantendo sicurezza di varcar il confine tra i feudi, in cambio di moneta.
Un pedaggio abusivo. Un abuso pedante.
Falsa cortesia mascarata in guisa di minaccia.
"Ecco...ecco li sordi, mo te pagamo.." Si avvicinò Comare Inese rovistando in bisaccia in atto di pagar pegno.
Non fu moneta che estrasse però.
Bensì insidioso e ruvido mattarello di legno, che appunto legnò, rapido e inaspettato sul cranio dello Guercio.
Gerundo, senza attender altro segnale, lo issa oltre il pietral parapetto e come fastidiosa zavorra lo va andar a gustar l'acqua fria dello Bromida.
Lo Guercio urla "non sapo nuotar!" e i suoi sgherri lesti tendon corda come si tende mano a moribondo.
Gli uomini del Duca-Conte accorron per aiutar ma invece gettan in acqua anche loro.
Questo è troppo per li sgherri restanti.
Come uso nel Regno di Taglia, si passa alle mani.
Imponente rissa deflagra sullo ponte, con la procession di monaci attoniti e quasi tentati di assaggiar mazzate pure loro.
Senza l'abile capo però, la ghenga del Guercio presto capitola tra manrovesci e sagaci mosse speciali e vien pur derubata.
Superato l'ostacolo, la scorta ai Flagellanti prosegue fin alle porte di Roccamafalda, dove Padre Crispino ringrazia e benedice le canaglie, che proseguon verso l'imminente Novi Lugubre.
I cuori aumentati di santità.
Le tasche aumentate di monete.
...Le taglie aumentate per rissa impropria e sospetto affogamento.
I cuori aumentati di santità.
Le tasche aumentate di monete.
...Le taglie aumentate per rissa impropria e sospetto affogamento.
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