mercoledì 16 ottobre 2024

CHI TROVA UN FALSARIO..TROVA UN TESORO (3)

CAPITOLO 3 - "Botte" a Novi Lugubre

Novi Lugubre, sinistra nomea e ampio feudo del Basso Falcamonte.

Molti degli abitanti preferiscono considerarsi persin della Quinotaria vista le poche leghe dallo confin.
Governata col pugno di ferro dal Conte Brenno di Malespine, tramite il Siniscalco nonché figlio Acuto di Malespine, e la sua emanazione a capo dei birri locali: Capitano Fosco de'Malanni.

Ma lo panorama ecclesiale non era da meno, con la presenza del Cardinal Scateno Santerzi Crudenzi III, noto per posizioni estreme nei confronti di razze non-umane, fandonia e arcanismi vari, nonchè amante di roghi per dilettar lo volgo.

Ed era li, di fronte a loro, quando arrivarono verso sera, avvolta da nubi basse pronte a divenir nebbia che piscia, con le sua mura, pronta a chiudersi su di loro con la sua inospitalità.

Mancava poco allo rintocco di campana che sanciva la chiusura dei cancelli e allo porton meridionale c'eran disordini tra contadini e pezzenti vari respinti dalle guardie.
Per evitar parassiti e malattie e promiscuità (che comunque non mancavan) si pagava 1 ramino per ogni animale che si voleva condurre dentro le mura, così da limitar lo numero.
E le guardie volean far pagar 1 ramino per lo mulo, ma anche per l'offeso Pacioso.
Sol dopo lunga supercazzola e discussion le zelanti guardie furon convinte che Pacioso era hominide, tanto che lo gatto lupesco fu spacciato persin per uno sfortunato infante colpito da raro malanno ipertricotico.

La sera giungeva insieme alla pioggerella fine ma disturbante come scoiattolo nei maroni, e si affrettaron a trovar loco atto a svernar la notte e riempir le panze.
Tal loco si manifestò loro qualche isolato dopo nelle fattezze di una imponente bettolaccia a due piani titolata "Taverna della Laida Baffona"
Lo puzzo e rumore umano accolsero i viandanti, insieme a Berto il Mai Asciutto, oste e titolare che deluse chi si aspettava una padrona baffuta, retaggio invece di precedenti proprietà.

Certi postriboli eran da sempre terreno fertile non sol per lo appetito delle canaglie, ma per trovar notizie e informazioni, ma il Berto non sbottonò confidenza sull'aver visto Ugo da Volturnia.
Certo è che lo terribile ritratto a carboncino non aiutava molto.
L'Oste però sussurrò di provar a cercare l'indomani al mercatino li vicino.

Mentre Gerundo era perso nel corteggiar l'attempata cameriera Fernanda, entraron tre buzzurri nerboruti dal pesante accento dell'Alazia, di Porto Patacca per amor di precisione.
Come a tornar ragazza, Inese si sentì a casa con quei grevi accenti e si ridestò dai propri pensieri di zitellaggine riconoscendo un dei tre: Baffo, detto il Califfo.

Li marcantoni allestiron per sprecar pecunia al noto gioco "Botte alla Botte", e Gerundo non si tirò indietro puntando da par suo monete equivalenti.
Scolaron diversi boccali di birra, come regolamento impone, e avrebber tirato tanti colpi dal manufatto quanti boccali avean bevuto.
Cominciò Panzamolla, gigantesco barbaro dell'entroterra alaziese, visibilmente piegato dall'alcool, poi Baffo e Gerundo, e infin lo terzo alaziese: Du Boccali


Manate e papagni si alternavan colpendo la robusta botte, rinforzata segretamente dall'Oste perché se alla fin non si derosciava, la posta andava tutta a lui.
Gerundo, basso più della botte, ma forte quasi come il Panzamolla, andò invece a menar di nocche con inusitata violenza spandendo monete e schegge di legno nella fumosa locanda.
Fortuna per tutti, i tre poco di buono, per quanto teste di prepuzio, eran sportivi e si unirono molestamente allo tavolo dei nostri a festeggiar e bere per la gara.

Lo Dottor Pio provò a buttar li qualche domanda per sondar lo terreno sull'Ugo e il contatto Bragallo, e forse proprio Panzamolla sapea qualcosa.
Se sono non fosse stato sbronzo.
Ma in fondo c'eran sempre li Santi. E a San Crispino si affidò la santa donna Inese per depurar lo bruto e far tornar lui favella.
Cosa avrebbe rivelato?


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