Benvenuti(?) a Bryn Shander
Bryn Shander era molto diversa da come se la ricordava
Brogmar, che conosceva abbastanza quei territori, e soprattutto meno
accogliente del previsto.
La cittadina stava attraversando una profonda crisi e
c’erano rivolte per via di tasse e gabelle troppo alte.
Vista la situazione cercarono Miros, l’uomo a cui dare la
triste notizia della sorte della propria famiglia, e scoprirono che era
ricercato per furto e forse legato ad un gruppo di ribelli.
Le indagini li portarono in zone malfamate e pericolose
finchè non restarono invischiati e nei guai, in un vicolo cieco con alcuni
ribelli che li incalzavano… e solo una porta chiusa a per rifugiarsi.
Per
fortuna riuscirono a convincere gli occupanti che non erano una minaccia e
proprio quando la situazione sembrava perduta, la porta si aprì e si
rifugiarono dentro.
Tre individui male in arnese, ma armati, convinti a fidarsi,
rivelarono di conoscere Miros e in maniera enigmatica invitarono i 5
avventurieri a seguirli nei sotterranei dell’edificio…
In quell’umido tugurio, mentre seguivano i ribelli, notarono
anche alcune celle, tutte vuote tranne una.
Un mezzelfo dalla veste sgargiante giaceva seduto a gambe
incrociate, e il suo sguardo si illuminò notando i nuovi arrivati.
"Che ha fatto questo disgraziato per marcire qui?" Tuonò la
profonda voce di Brogmar
"Aveva del denaro..e sembra ricco, potrebbe valere un
riscatto..comunque non è affar vostro" Rispose uno dei 3, invitandoli a
proseguire.
Ma il mezzelfo colse l’occasione e cercò in tutti i modi di
attirare l’attenzione..disse anche di conoscere Miros e che poteva aiutarli…
alla fine i ribelli proposero una modica somma per liberarlo e con abili
raggiri Salam, questo era il nome del damerino dalle orecchie a punta, riuscì
anche ad ottenere uno sconto..
Fu così che per una modesta somma il bardo fu liberato e si aggregò
al gruppo, tra il bofonchiare infastidito di Brogmar che invitava a proseguire
per chiudere la faccenda " cantava meglio mia nonna Gulda...ed era muta" borbottò tra se
Furono condotti in una sala sotterranea che fungeva da
ricovero per i ribelli feriti, e tra questi v’era Miros.
Fu informato dell’infausta novella ma non aveva ricompense
per loro, ma non secondo Brogmar.
Per il nano potevano esserci due ricompense:
per prima cosa, poteva indicargli la taverna migliore della città e, secondariamente, poteva fornire loro un salvacondotto che li avrebbe preservati
da altri guai con i ribelli.
La missione era compiuta, e non restava che riposarsi e
gozzovigliare in cerca della prossima avventura presso la locanda indicata da
Miros, ma mentre si inoltravano per le vie cittadine, un panico improvviso
prese a serpeggiare tra la folla.
Guardie correvano a destra e a manca, alcune
lasciavano persino le armi per fuggire, altre si precipitavano presso uno dei
Cancelli Cittadini, mentre il boato di alcuni macigni che si schiantava nelle
mura risuonava nell’aria.
Altri giganti!
L’attacco dei Giganti
Col naso all’insù, si aspettavano di vedere il terribile
castello volante dei giganti vomitare il suo letale carico di morte, ma questa
volta i lanci venivano non dal cielo, ma da fuori delle mura.
Accorsero presso i Cancelli e videro con sgomento che si
trattava di giganti del gelo.
Quella che sembrava la loro comandante, una gigantessa autoritaria, stava
parlamentando con un tizio che aveva l’aria di essere il capo della milizia, o
lo sceriffo.
I giganti volevano che gli fosse consegnato un uomo: tal
Artus Cimber…che possedeva un anello magico che a loro dire gli spettava di
diritto.
Il problema era che il povero Sceriffo pareva non avere idea
di chi diamine fosse questo Artus né dove trovarlo. I 5..anzi ora 6
avventurieri si intromisero e cercarono di aiutarlo, e Salam col suo abile
eloquio riuscì a strappare 4 giorni di tempo e di tregua, promettendo che
avrebbero trovato questo Artus e l’avrebbero consegnato insieme all’anello.
Il patto era siglato.
Senza perdere altro tempo studiarono una strategia: dove
trovare più rapidamente possibile indizi per trovare questa persona? La
soluzione più semplice era puntare sui ricettacoli di informazioni e
pettegolezzi più comuni e ovvi in ogni città, ovvero le Locande.
Si divisero in tre gruppi e batterono a tappeto ogni bettola
e ogni taverna entro le mura, in cerca di qualcuno che avesse anche una minima
traccia e conoscesse quel nome.
Parecchi locali però erano vuoti, per il panico e per l’evacuazione
che lo sceriffo stava organizzando prima che scadessero i 4 giorni, e in tutte
le altre Locande nessuno seppe esser d’aiuto.
Era necessario cambiare strategia…e
puntarono sui ribelli, anche loro potenziale fonte di informazione.
Ritrovarono il loro covo e scesero nei sotterranei ma anche
in questo caso, fu un buco nell’acqua.
Tuttavia Rolan notò un passaggio segreto, che conduceva in
una lunga galleria, alla fine della quale una scaletta risaliva su per un pozzo
vuoto.
Sbucando fuori notarono di trovarsi vicino ad un altro dei Cancelli
cittadini, ma dalla parte opposta a quello della trattativa coi giganti.
C’erano
anche strane tracce di ghiaccio, di origine magica, che conducevano fuori.
Incuriositi, presero a seguirle notando che puntavano ad un bosco poco fuori dalle mura…ma proprio in quel momento, in lontananza suonò un corno dal timbro profondo e potente.
Incuriositi, presero a seguirle notando che puntavano ad un bosco poco fuori dalle mura…ma proprio in quel momento, in lontananza suonò un corno dal timbro profondo e potente.
L’origine sembrava il Cancello dove erano in attesa i
giganti, e a quel suono rispose il sibilo di numerose rocce lanciate nuovamente
verso la città…rocce che, con sgomento, videro partire anche dal boschetto a
cui erano diretti.
Per i nove inferi! Dovevano esserci chissà quanti altri
giganti nascosti in attesa dell’attacco fuori dalle mura.
Con quella scomoda considerazione, i 6 eroi tornarono a
rifugiarsi lestamente dentro le mura per avvisare della situazione e per capire
cosa diavolo era successo, perché era suonato il corno e cosa aveva causato
quella che sembrava una rottura della tregua…
Giunsero all’altro Cancello appena in tempo per vedere
scoppiare la battaglia tra i giganti e i miliziani, che perlomeno in quel
periodo di tregua erano riusciti a riorganizzarsi un po’.
Con un urlo selvaggio e un’invocazione a Haela Brightaxe, la
dea nanica della guerra, Brogmar si lanciò a testa bassa verso il gigante più
vicino, infuriato per la rottura del patto, mentre i compagni si disponevano
tatticamente e in maniera più disciplinata di lui sul terreno, pronti ad usare
ogni loro risorsa per sopravvivere. Lucky e Rhogar presero a salmodiare i loro
incantesimi, mentre Rolan mutò sorprendentemente in un grosso e minaccioso
lupo.
Attorno a loro, la milizia disperatamente cercava di
difendersi in un misto di paura e rabbia, tutto intorno scoppiò il caos.
Mentre uno dei colossi cercava di accanirsi contro il Kenku,
e per raggiungerlo in uno stretto vicolo distrusse un palazzo, l’altro gigante
che li aveva ingaggiati fu colpito in ogni modo, da sortilegi, armi e quadrelli…
il martello di Brogmar, che zompettava agilmente tra le enormi gambe del
barbuto avversario, ad ogni furiosa
invocazione sembrava quasi illuminarsi per un attimo di radiosa magia divina
mentre colpiva gli stinchi e le ginocchia di quell’enorme avversario, quasi
come se Haela in persona rispondesse al nano.
Nonostante la sua furia e la sua agilità però, più volte la
titanica ascia del gigante lo sfiorò e lo colpì, rendendolo un grottescamente
coperto di sangue grondante da abbondanti ferite…solo la sua determinazione gli
impediva di cedere e rendersi conto dell’entità dei dolore subito e del rischio
mortale che stava correndo…poi tutto si annebbiò.
Urla, pietre che si sgretolavano, formule arcane nell’aria,
lo sfrigolare della magia, l’odore del sangue, della paura, le urla delle
guardie…tutto si mischiava in una orrenda cacofonia.
Si sentì trascinato via,
mentre un piacevole tepore di una magia curativa lo strappava all’incoscienza o
forse alla morte..si riprese appena in tempo per sottrarsi alla furia del
gigante e ritiarsi nelle retrovie per riprender fiato, vide il gigante
finalmente cadere e grandi urla di esultanza proruppero attorno… ogni nemico
che cadeva dava nuovo morale ai combattenti, dimostrando che per quanto grossi
non erano invincibili, e proprio quando sembrava che la Capitana dei giganti
avesse la meglio sullo stremato gruppo, i rinforzi intervennero, prendendola
alle spalle e riuscendo ad abbatterla..
Le sorti della battaglia erano ribaltate.
Bryn Shander forse
era salva.
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