CAPITOLO 32 - L'ARENA DI WESTPHAL
"Gli sciocchi si vantano di quello che faranno. Gli eroi lo fanno" (Capoguerra Korlon)
Era ormai passata la mezzanotte; viziati nobili e ricchi mercanti scendevano nel ventre della Locanda dell'Ultima Goccia per raggiungere gli spalti dell'arena, pregustando sangue, abilità combattiva, coraggio, adrenalina, voglia di vivere.
Tutto quello che a loro mancava.
Tutto quello che a loro mancava.
Nelle gabbie degli schiavi, Ishmael e Gelrish erano riusciti a inculcare un minimo di speranza e disciplina in quella mal combinata compagnia di prigionieri.
A dire il vero forse si erano pentiti del tentativo di salvataggio dei "poveri schiavi".
Si erano immaginati infatti povera gente o vecchi contadini rapiti da qualche villaggio nelle razzie di Hrolf, ma il bottino del pirata invece erano altri pirati. Feccia delle Nelanther. Le famigerate isole pirata a sud delle Moonshae.
Reietti sconfitti da Hrolf, pallide ombre di ciò che rimaneva di ciurme spezzate.
Ma pur sempre pirati e feccia.
Si sarebbero adoperati per salvarli se l'avessero saputo prima?
Era tardi per pensarci.
Reietti sconfitti da Hrolf, pallide ombre di ciò che rimaneva di ciurme spezzate.
Ma pur sempre pirati e feccia.
Si sarebbero adoperati per salvarli se l'avessero saputo prima?
Era tardi per pensarci.
Nell'arena, il maestro dell'Arena Caronius, un orrendo tiefling, aveva cominciato a scaldare il pubblico rivelando qualche dettaglio degli incontri che li aspettavano, anche se per lo più restavano sorprese.
Dehuin, invitato nella tribuna centrale con Erliza, Aimo e Sheerena, piazzò forti scommesse su Lyandria.
Poi ecco entrare i prigionieri.
Non era un vero incontro, ma un massacro per scaldare il pubblico.
Erano tutti disarmati, alcuni ancora feriti, e il loro scopo era morire male di fronte a chissà quale mostro o avversario terribile.
Il cancello sotto la tribuna si aprì, e tra gli effetti di fumo magico uscì una enorme creatura dalle braccia muscolose, armate di grandi scimitarre.
Petto dritto e robusto, aveva una strana andatura.
Non camminava.
Strisciava.
La parte inferiore era infatti quella di un colossale serpente, così come la testa.
Un abominio yuan-ti.
Dehuin, invitato nella tribuna centrale con Erliza, Aimo e Sheerena, piazzò forti scommesse su Lyandria.
Poi ecco entrare i prigionieri.
Non era un vero incontro, ma un massacro per scaldare il pubblico.
Erano tutti disarmati, alcuni ancora feriti, e il loro scopo era morire male di fronte a chissà quale mostro o avversario terribile.
Il cancello sotto la tribuna si aprì, e tra gli effetti di fumo magico uscì una enorme creatura dalle braccia muscolose, armate di grandi scimitarre.
Petto dritto e robusto, aveva una strana andatura.
Non camminava.
Strisciava.
La parte inferiore era infatti quella di un colossale serpente, così come la testa.
Un abominio yuan-ti.
I poveri schiavi, che fino a un attimo prima stavano cercando di seguire le strategie di Ishmael si sparpagliarono e alcuni fuggirono spaventati.
Gelrish attaccò dalla distanza con qualche incantesimo suscitando stupore e anche indignazione nella folla.
Ishmael si gettò sul mostro con tutte le sue forze, per trattenerlo e permettere anche agli altri, disarmati, di cercare di colpirlo in qualche modo.
Una pesante scimitarra lo ferì duramente ma lui affondò i denti tra le scaglie succhiando sangue e vita dalla creatura.
Aveva un sapore orribile. Peggio del piscio di coboldo.
Ma quando c'è la tua vita in ballo, non è il caso di fare gli schizzinosi.
Gli occhi dello yuan-ti si accesero di magia mentre cercava di ammaliare Ishmael e liberarsi di quell'inaspettato avversario.
Il pubblico era diviso: chi fischiava deluso per il mancato massacro e chi era estasiato per la sorpresa di un copione non ancora scritto.
Gli schiavi trovarono coraggio nel vedere la bestia in difficoltà, una delle scimitarre cadde a terra, e poco dopo lo yuan-ti si abbattè a terra con un tonfo, nella polvere intrisa di sangue dell'arena.
Anche se non era previsto, gli schiavi avevano vinto.
Erano liberi.
Un furente Caronius li condusse fuori dall'arena, ma Erliza con un gesto della mano li fermò, indicando Gelrish e Ishmael. Li voleva al suo cospetto.
I due avventurieri, tesi, giunsero al cospetto della temibile vampira e al suo sguardo che pareva capace di mettere a nudo ogni maschera e menzogna.
Si soffermò su Ishmael, annusando vicino al collo, captando la forza del sangue del vampiro Ulgar e dicendo che anche se il pubblico in quel suo caricare disarmato lo yuan-ti aveva visto coraggio ed eroismo, lei aveva visto altro.
Non era coraggio.
Era rabbia, rancore, insofferenza per la sua condizione e per la sua metà non-umana.
Sentimenti che lui sfogava sugli avversari, ma che a lei non erano sfuggiti.
Mentre Erliza si intratteneva con Dehuin e gli altri due superstiti dell'arena, i combattimenti si susseguivano.
Non si badava a spese per sorprendere il pubblico, sfoggiando creature letali ed esotiche, che probabilmente pochi avevano visto prima dal vivo.
Arrivò anche Hrolf, che rispetto all'alba aveva ritrovato lucidità e ora diceva di aver riconosciuto gli avventurieri, gli stessi superstiti della regata di Gran Raccolto, gli stessi giunti ad accusare Vok Dorrg di un atto di guerra.
Riuscirono a metterlo a tacere, anche se era chiaro che la governatrice non si stava bevendo tutte le loro scuse e bugie, ma era più indispettita da quei battibecchi e interessata a seguire l'Arena, che a dar credito alle proteste di Hrolf
Una coppia di gemelli drider ebbe a fatica la meglio su un tozzo gigante del fuoco, e finalmente fu il turno dell'ultimo combattimento.
Il campione di Erliza Daressin avrebbe affrontato una sorpresa di Caronius, il maestro dell'Arena.
Entrò Lyandria, sotto gli occhi curiosi del pubblico che scommetteva e che si era chiesto chi mai poteva sostituire Bort Gonnash.
Poi con fare teatralmente drammatico, Caronius evocò da un cerchio di fiamme una creatura immonda.
Un robusto diavolo delle catene. Kitioshuug il Maestro delle Catene.
Al segnale della governatrice, iniziò lo scontro.
Il diavolo facendo appello ai suoi poteri immondi animò alcune delle catene che adornavano il perimetro dell'arena, ma Lyandria lo tenne a distanza evocando un tentacolo d'acqua e usando il potere della Conchiglia di Istishia anche un elementale dell'acqua, ma una delle catene la colpì e si attorcigliò alla sua figura, trattenendola.
Kitioshuug, incurante degli attacchi dell'elementale, accorciò le distanze e prese a flagellare la ragazza trattenuta, mentre anche le altre catene si stringevano a lei.
Lyandria poco prima che un tremendo colpo la investisse in piena faccia, supplicò il Grande Nuban si frapporsi, e improvvisamente divenne un blocco di ghiaccio.
La catena raschiando via schizzi di ghiaccio deviò di lato, tra gli infernali improperi dell'avversario, che non appena il ghiaccio svanì si preparò a infierire nuovamente su Lyandria.
Le catene colpirono e si strinsero, ma il boato di stupore del pubblico sottolineò che lo avevano fatto a vuoto.
Lyandria non era più li, era ricomparsa ben fuori portata e usando le sue evocazioni come scudo, teneva il pericoloso immondo a distanza, bersagliandolo con letali raggi di energia.
Nonostante la sua resistenza infernale, in un ultimo deflagrare di energia radiosa, di Kitioshuug rimase solo cenere, e le catene animate caddero sferragliando nel silenzio attonito della folla.
Kitioshuug, incurante degli attacchi dell'elementale, accorciò le distanze e prese a flagellare la ragazza trattenuta, mentre anche le altre catene si stringevano a lei.
Lyandria poco prima che un tremendo colpo la investisse in piena faccia, supplicò il Grande Nuban si frapporsi, e improvvisamente divenne un blocco di ghiaccio.
La catena raschiando via schizzi di ghiaccio deviò di lato, tra gli infernali improperi dell'avversario, che non appena il ghiaccio svanì si preparò a infierire nuovamente su Lyandria.
Le catene colpirono e si strinsero, ma il boato di stupore del pubblico sottolineò che lo avevano fatto a vuoto.
Lyandria non era più li, era ricomparsa ben fuori portata e usando le sue evocazioni come scudo, teneva il pericoloso immondo a distanza, bersagliandolo con letali raggi di energia.
Nonostante la sua resistenza infernale, in un ultimo deflagrare di energia radiosa, di Kitioshuug rimase solo cenere, e le catene animate caddero sferragliando nel silenzio attonito della folla.
Lyandria aveva vinto.
Anche Dehuin aveva vinto. Una montagna di monete con le scommesse.
Uno scocciato Caronius condusse Lyandria nella tribuna, al cospetto di Erliza: era tempo di raccogliere quanto dovuto.
Nessun commento:
Posta un commento