venerdì 29 dicembre 2023

RETURN OF THE STORM MAIDEN (35)

CAPITOLO 35 - L'ISOLA AGUZZA

"La morte ci aspetta tutti. Ma lei prende prima i pigri" (Nefius Gostafest, sacerdote di Beshaba)

Un cielo che prometteva pioggia e temporale guardava il Nasello approdare il più vicino possibile ad un vecchio molo di fortuna.
Lo scalcinato equipaggio del Nasello si riversò lungo le piccole spiagge ghiaiose e le taglienti insenature rocciose come uno sciame di formiche, tutti alla ricerca dell'oro promesso da Ploppa.
In effetti in mezzo a quegli scogli giacevano cumuli di alghe marcescenti miste a detriti e pezzi di relitto, di botte, di vele, di reti, schegge di bauli o armi.

L'isola sembrò reagire a quella violazione, e colonne d'acqua salata si innalzarono fino a formare minacciosi Elementali d'Acqua che misero in fuga gli avidi marinai, difesi prontamente da Ishmael, Gelrish, Lyandria e Dehuin.

Messa in sicurezza la zona, i quattro si inerpicarono lungo gli aspri sentieri che salivano verso le vette di quell'isola inospitale, proprio mentre una fitta pioggia cominciava a flagellarli, e i bagliori dei lampi aumentavano.
Il resto dell'equipaggio proseguiva con la ricerca di tesori, mentre i più saggi o pigri preparavano il Nasello ad una fuga imminente visto lo scopo della missione.

Il sentiero serpeggiava a picco sulle scogliere, costeggiando il perimetro dell'isola, col mare sempre più lontano e più in basso, mentre si saliva di quota.
Di tanto in tanto si incontravano biforcazioni, ma l'importante era salire puntando alla Spada di Selce.
L'arma di Dehuin improvvisamente avvertì un pericolo, anche se non si vedeva ancora nulla.
Con una vibrazione nel terreno, due grossi Elementali della Terra emersero aggredendo i visitatori.
Non era facile muoversi in quel terreno scosceso, col mare tempestoso più in basso, mentre quelle creature parevano potersi fondere con terreno e riemergere da un'altra parte, o percuoterlo per creare frane o zone di terreno friabile che inghiottiva i nostri eroi.
Fu uno scontro duro, ma alla fine quelle creature elementali vennero distrutte.

Il gruppo restò a rifiatare e a leccarsi le ferite sotto quella pioggia battente, interrogandosi cosa avrebbero trovato più su, e come avrebbero dovuto cercare la strega, chi fosse e soprattutto come attirare la sua ira e la sua maledizione sul Nasello.
Ripartirono e presto affrontarono il tratto più insidioso del percorso, una stretta lingua di roccia a picco sul vuoto, in una parete friabile e quasi verticale.

Oltre alla pioggia, anche il vento ora sferzava quella parete, e avanzarono cauti fino a intravvedere una stretta lingua di terra compatta, un abbozzo di sentiero che sbucava su un altopiano completamente brullo.
Una gigantesca spada di selce coperta di rune si affacciava a picco sul mare, come conficcata da un essere colossale.
Era contro natura che una pietra simile non si frantumasse, e forse proprio quelle rune la rendevano possibile.
La zona era deserta e della misteriosa strega non c'era traccia.
Lyandria si ricordò il consiglio di Shid'anian: le leggende dicevano che quella era stata l'arma di un titano, e la potente strega dell'isola la venerava come una reliquia.
Distruggerla avrebbe certamente attirato la sua rabbia più selvaggia.
Senza attendere oltre, sfruttando il martello in adamantio Dehuin con due poderosi colpi ben assestati mandrò in frantumi l'antica reliquia.

Li per li non accadde nulla.
Qualcuno voleva attendere o cercare oltre, per trovare la strega.
Ishmael invece, imprecando sommessamente, li invitò a iniziare la fuga visto che comunque dovevano attirare la maledizione sulla nave, e non su di loro, o ancor peggio affrontare la strega lassù.

Percorsero a ritroso il vertiginoso sentiero dell'andata, ma a passo sostenuto, quando dall'alto della vetta una tonante voce prese a minacciarli.
Un lampo illuminò contro luce una sagoma in cima alle rocce.
Si sarebbero aspettati molte cose: una vecchia rinsecchita dall'aria sinistra, una donna deforme e bruttissima, una inquietante parodia femminile contorta e gobba...ma non quello che videro.
Si sbagliavano di grosso.
E "di grosso" non è un modo di dire.
Era una figura gigantesca, proporzionata, dalla chioma fluente che fluttuava al vento.
Gli occhi lucenti erano colmi d'ira e di energia elettrica.
Era una Gigantessa delle Tempeste.
Tebror Thundenir la Solitaria. Strega e Custode della Reliquia del Titano.
"oh cazzo..." borbottò Ishmael.
Lampi e fulmini si addensavano da quel versante dell'Isola, e mentre i quattro fuggivano, enormi macigni vennero scagliati giù da quella parete rocciosa.
Uno grosso masso colpì in pieno la cavalcatura di Lyandria, che riuscì a balzare giù in tempo, mentre la magica creatura scompariva nell'abisso sottostante piombando in mare, o su qualche scoglio, da una altezza immane.
Dehuin, preso di striscio, per schivare finì per scivolare oltre il sentiero, schiantandosi per fortuna su una sporgenza cinque metri più sotto.
Gelrish sfruttò una magia del vento per aiutarlo a balzare di nuovo su senza perdere tempo, visto che la Gigantessa era in arrivo

La fuga precipitosa continuò tra fulmini e scoppi di elettricità che stordivano e ferivano i fuggitivi, mentre evitavano altre frane.
Erano al limite della resistenza quando finalmente il terreno si fece più sicuro e pianeggiante, e continuarono a correre verso il Nasello.
Giunsero infine alle consunte e antiche cale scavate nella roccia che scendevano nell'insenatura dove era approdata la nave.
Dall'alto potevano vedere gli avidi pirati ancora intenti a cercare tesori e oggetti.
Urlarono a più non posso, cercando di sovrastare il temporale che pareva aver reagito all'umore della stesso di Tebror
Il resto della ciurma prese a convergere dunque verso il Nasello, ma altre creature elementali apparvero ad ingaggiare battaglia con loro.

Quanto ai fuggitivi invece, la Strega invocò e salmodiò qualcosa in una lingua sconosciuta, evocando due letali servitori invisibili che tagliarono la strada al gruppo.
Soltanto Ishmael, grazie ai suoi sensi, poteva avvedersi della loro presenza e solo a breve distanza.
Per tutti gli altri erano una minaccia completamente invisibile e per questo ancora più terrorizzante.
Cercando di parare o coprirsi con gli scudi, continuarono la fuga verso il Nasello, che nel frattempo stava cominciando le manovre per salpare.

Dehuin invocò antichi spiriti di nani-guerrieri che presero a fluttuare intorno a lui e a colpire quei cacciatori invisibili, incassando terribili colpi e proseguendo nella fuga disperata.
Lyandria aiutò i membri dell'equipaggio ancora impegnati a terra, dando loro modo di rinculare e ritirarsi sulla nave.
Un devastante fulmine colpì la fiancata del Nasello, diffondendosi tra chi era vicino e facendo terribili danni.
Il Nasello, in preda alla disperazione, gonfiò finalmente le vele e accelerò.
Restava solo Dehuin, attardato e gravemente ferito dai guerrieri invisibili.
Il nano, col fiatone, percorse alla massima velocità l'antico molo spiccando un salto disperato, venendo subito afferrato da Gelrish oltre il parapetto.
Erano distrutti dalla fatica e dalle ferite, mentre altri fulmini cadevano pericolosamente vicino.

L'alta figura della Gigantessa era lontana ora, ma la videro in piedi su uno scoglio che agitava le braccia, pronunciando una terribile maledizione.
Le nuvole nere si addensarono proprio sopra il vascello in fuga, per rilasciare una enorme scarica.
Non era un fulmine normale, era scuro, dai riflessi quasi violacei, qualcosa di sinistro e mortale che però finì sul pennone, come assorbito dalla Conchiglia di Ishtitia.
Mentre l'artefatto esplodeva in mille frammenti, simili a una nuvola nebulizzata di brillantini, il fulmine si propagò lungo tutto l'albero maestro, fino al cuore della nave e per tutta la nave stessa.
Per un lungo, lunghissimo istante furono tutti ciechi e sordi.
Poi, scossi e confusi, videro dietro di sé la sagoma dell'Isola allontanarsi, e la figura della Strega ormai invisibile nel muro di pioggia e alti schizzi di acqua salata.

Ploppa, perplesso, saggiò il legno della balaustra del timone con due colpetti di nocca.
La ciurma si passava le mani sulla faccia o sul petto, guardandosi attorno per capire cosa fosse successo.
A parte che erano messi male, sembrava tutto normale.
Tutto come prima.
Non erano fantasmi. Non erano spettri.
Qualcosa non aveva funzionato?

Ploppa si ritirò nel guscio meditandoci su.
Murray nel frattempo provava a piazzare una singolare morning star trovata tra gli oggetti sulla costa dell'isola.
Aveva tutta l'aria di esser un ottima arma magica, e provò a piazzarla a Gelrish che era il più bisognoso di qualche arma dignitosa.
Il dragonide però aveva le ragnatele nella scarsella, e finì col chieder prestiti e barattarla con l'intero tesoro trovato sull'Isola.
Ploppa scese nel ventre della nave, per vedere cosa ne era del Cuore Nero.
Qualcosa era accaduto.
Si accorse anche che il fastidioso e nefasto corvo famiglio Seaskull era comparso ora sulla sua spalla. Visibile solo a lui.
Lentamente sentiva crescere la connessione indissolubile col suo stesso vascello.
Forse poteva perfino farlo correre nel vento, diventando vento stesso.

La navigazione proseguiva verso Est, lasciandosi alle spalle i temibili gorghi e gli insulti della Strega.
Fu solo quando calò il crepuscolo che si rivelò il vero effetto sul Nasello Spiaggiato.
La nave fu avvolta da uno strano alone di luce verde-azzurrognola, diventando lentamente immateriale, mentre scivolava nel piano etereo.
La ciurma, esterrefatta e terrorizzata, si rese conto di essere diventata fantasma
"siamo mortiii!" berciava qualcuno.
L'autoritaria voce di Ploppa li rassicurò:
"tranquilli, solo fino al sorgere del sole... e non è la sola sorpresa che ho in serbo per voi.."
Poi chiosò "e vi rendete conto che abbiamo finalmente raggiunto il nostro obiettivo?"
"poter affrontare ad armi pari la Storm Maiden?" azzardò qualcuno
"ma no!..attraccare in qualunque porto gratis! ed evitare anche di affondare.."
Pochi osarono dissentire a cotanta saggezza.
"Signori, da oggi battezzo questo vascello Il Nasello Fantasma!"
Anche questa volta, c'era poco da dissentire.


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