sabato 23 dicembre 2023

RETURN OF THE STORM MAIDEN (34)

CAPITOLO 34 - TUFFO NELL'IGNOTO

"Devi avere paura per avere coraggio" (Capitan Frustaventi)

Mancavano pochi giorni alla fine di Uktar e alla Festa della Luna, che avrebbe sancito il passaggio all'ultimo mese dell'anno, quando un gruppetto di figure uscì dal primitivo sistema fognario di Gundbarg. Una scena resa ancora più surreale dal fatto che i quattro trascinavano dietro enormi ossa di gigante del fuoco.
Una volta depositato lo scomodo bagaglio in un deserto cantiere navale vicino alla Spina Avvelenata, i quattro percorsero i freddi vicoli cittadini per entrare a scaldarsi le ossa, questa volta le loro, alla Dragon Turtle Inn.
La, vicino al bancone, trovarono Jerome con l'istrionico Maran Ventopungente, che era tornato chissà come dalle Purple Rocks.
Il vecchio esperto di reliquie Jerome stava discutendo con una terza persona, a loro ancora sconosciuta. Un distinto uomo dai capelli ramati e dalla barbetta bianca, corta e curata.
Jerome li invitò a sedere con loro, e spiegò che nel frattempo aveva cercato di capire meglio come effettuare il rituale che avrebbe trasformato il Nasello Spiaggiato in nave fantasma o qualcosa di simile, visto che le visioni delle vecchia erano state vaghe e interpretabili.
Grazie al misterioso tizio chiamato Galdran, che a dire di Maran era "i rinforzi" che l'uomo aveva promesso, Jerome aveva stabilito una possibile procedura con cui combinare gli artefatti recuperati dagli avventurieri.
Gelrish era stranamente infastidito dalla presenza di Galdran, un fastidio atavico e quasi istintivo.
Ishmael, sempre il diffidente del gruppo, usò i suoi poteri e scoprì che l'alleato portato da Maran non era ciò che diceva. Puzzava di drago.
La serata continuò discutendo su come raggiungere l'Isola Aguzza, dimora di una potente strega, protetta da gorghi e vortici che tenevano lontana ogni nave, fino a che prevalse l'idiota intuizione di Baandulf: quei gorghi erano fatti apposta per far deviare le navi? Allora la chiave era proprio ignorarli e finirci dentro. Magari erano illusioni, o portali.

Un'alba grigia e fredda accolse i partenti per il pericoloso viaggio.
A salutare il gruppo arrivò anche Shid'anian, alla quale Gelrish confessò il "sacrificio" fatto con Meralia a Snowdown per avere informazioni. La giovane genasi non parve prenderla molto bene.
Partirono tutti sul Nasello, timonato da Ploppa O'Malley, mentre la Spina Avvelenata sarebbe rimasta in rada, per i lavori di corazzamento con le ossa di gigante, insieme ad un contingente di mercenari.

La rotta non puntò direttamente verso l'isola Aguzza, ma dritta a sud, verso Ruathym, per cercare di raggiungere Rethgaard, una colonia nanica dove Dehuin intendeva procurare un nuovo martello per Gelrish e magari anche qualche alleato.

Il tempestoso mare invernale li flagellò fin dal primo giorno, e le ore di luce in quella stagione stavano assottigliandosi: alla diciassettesima clessidra era già buio e ridussero la velocità.
Tra l'equipaggio la paura della notte serpeggiava più fredda e infida dei venti invernali.
Tutti temevano di avvistare la sinistra sagoma della Dark Storm, il terribile vascello fantasma della Storm Maiden, e ci si chiedeva perché mai stessero navigando verso Ruathym rischiando contatti ravvicinati col nemico.
Il secondo giorno di navigazione confermò quei timori: navi a sud-est.
Due galee da guerra nordiche intercettarono il Nasello Spiaggiato, che virò repentinamente iniziando una sagace fuga sfruttando ogni lembo di vento.
Con sfiancanti e faticose manovre riuscirono lentamente a distanziare gli inseguitori, che ad un certo punto desistettero tornando indietro.
Gli inconvenienti non erano finiti, perché un temporale rese il terzo giorno un vero inferno, stremando i membri dell'equipaggio per tenere salda la nave per quasi tutto il giorno, fiaccando fisico e morale.

Visto il rischio di incontrare altre navi di Ruathym, Ploppa convocò in cabina i suoi fedeli compagni per discutere sul da farsi, e venne deciso di abbandonare la rotta per Rethgaard ma puntare direttamente alla loro meta principale.

All'alba del quarto giorno, mentre deviavano verso l'isola Aguzza (o almeno la sua presunta posizione, visto che non era segnata in nessuna mappa) videro altre navi a protezione delle coste di Ruathym. Erano tozze e squadrate, e Dehuin riconobbe l'austero e pratico stile nanico.
Una delle due girò la prua verso di loro per avvicinarsi e mostrò un segnale che li invitava a fermarsi.
Ploppa fece issare il segnale di "epidemia a bordo" e subito allora quelli risposero col segnale di "allontanatevi e girate indietro".
Stimando la velocità di quelle navi naniche inferiore alla loro, l'equipaggio del Nasello virò defilandosi e evitando ogni contatto.

Una volta lasciata Ruathym alle loro spalle, navigarono verso Ovest, nell'oceano aperto, verso l'ignoto. Rotte che nessuno seguiva, forse neppure gli Elfi diretti nella remota e leggendaria Evermeet.
Le nubi si fecero basse e cupe, in lontananza si vedevano i bagliori di lampi nel cielo carico di rabbia ed elettricità.
Ploppa con un accorato discorso rivelò all'equipaggio la vera destinazione e la vera intenzione: puntare ad un gorgo.
Quello che più convinse l'attonito equipaggio alla fine fu la parola oro.
Oltre a tanto rum in quelle ultime ore di viaggio.

E poi la videro.

Dapprima solo una macchia scura nell'orizzonte anch'esso scuro e saturo di basse nubi minacciose.
Poi più nitida. Una massa rocciosa sorgeva dall'acqua, un'isola aspra e brulla, una cuspide altissima di pietra di origine lavica.
Davanti a loro però, l'acqua tempestosa mulinava in tutte le direzioni, formando enormi gorghi capaci di risucchiare anche vascelli colossali come bastoncini nello scolo di una fontana.
Con terrore, i marinai constatarono che non era uno scherzo: il Nasello non stava cambiando rotta, stava puntando dritto ad un enorme vortice, mentre il ponte era spazzato da raffiche di vento e pioggia affilata.
La nave si inclinò prendendo velocità, accelerando in un moto circolare.
Tutti si tenevano a qualcosa, disperati.
Cambiare direzione ora non era più possibile. Restava solo la fiducia. O la follia.

Il Nasello era sempre più inclinato, schiacciato in una forza centrifuga pazzesca.
Pareva che dovesse esser risucchiato negli insondabili abissi marini per sempre, quando invece la prua fu sparata in alto e il vascello emerse in un mare calmo, dietro la barriera tempestosa lasciata alle spalle.
Davanti a loro le coste scoscese e rocciose dell'Isola Aguzza, e una piccola baia di scogli aguzzi con un approdo.
Dunque quella folle teoria era vera: il vortice era non solo un deterrente ai visitatori, ma anche un vero e proprio portale... e ancora una volta ne erano usciti vivi.
Guardando alla montagna, vicino ad una delle vette, la silhouette di uno strano pinnacolo di pietra compariva in modo intermittente controluce ad ogni fulmine che illuminava il cielo.
Sembrava una spada, ma come era possibile?
Era troppo enorme. E di pietra.
La spada di selce di un titano di cui si favoleggiava?
Lo avrebbero scoperto solo mettendo i piedi a terra.

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