mercoledì 10 luglio 2024

PER UN PUGNO DI SANNISH (1)

Introduzione

Il racconto che segue è tratto da una campagna di 4-5 sessioni a tema criminale che risponde alla domanda: si possono fare avventure con party di soli PG malvagi? Of course.
E in un Per Pugno di Sannish troviamo quindi un gruppo di "Risolutori" al servizio della Gilda dei Ladri di Baldur's Gate immersi in una indagine dai toni pulp e dark ma anche con humor e badassery quanto basta per far emergere tutte le mie fonti di ispirazione, registiche da Tarantino a Guy Richie, e dal lato scrittura Joe Abercrombie (avete letto le sue due principali trilogie? no?!?!? e cosa aspettate, fatelo!) o Scott Lynch.
Ovviamente non mancherà linguaggio sboccato, droghe e situazioni scabrose.
Ma torniamo alla Locanda del Gatto Lercio per sentire questa storia direttamente dalle parole dell'Oste...

CAPITOLO 1 - I RISOLUTORI

E' tarda notte alla Locanda del Gatto Lercio, e i pochi avventori rimasti non sono certo stinchi di santo. La luce è sempre più fioca, e le candele che si sono spente ormai non vengono sostituite.
Tra i pochi ancora lucidi e in grado di formulare frasi intellegibili o non pisciarsi sui piedi tuttavia c'è ancora voglia di storie.
A certa gente però non vanno molto a genio le solite storie di eroi e imprese coraggiose, forse perché a quell'ora gli avventori sono di tutt'altra pasta.
Qualcuno incita l'oste a raccontare qualcosa di diverso...
"Basta con sti cazzo di paladini! Raccontaci una storia di maledetti bastardi gentiluomini! Una storia di sangue e merda!"
E non hanno parlato con un sordo, perché l'Oste, con un sorrisetto di chi la sa lunga, comincia a raccontare...
JAMROS
Jamros, avvolto nel suo lungo pastrano scuro stava facendo strane smorfie mentre proseguiva oltre la grata arrugginita e semidistrutta che conduceva a uno dei tanti ingressi del labirintico complesso fognario di Baldur's Gate.
Le smorfie non erano per il lezzo di escrementi, liquami e topo morto, ma stava semplicemente parlando e discutendo, forse perfino litigando, con se stesso.
Strano tipo quel Jamros, uno stregone mezzelfo, e uno stregone i cui poteri provenivano da qualcosa di remoto e folle. Poteri che influenzavano e sondavano le menti, e poteva penetrarle parlandoci telepaticamente.
Conosceva la sua meta, ma era comunque un po' indeciso sulla strada.
Non conosceva ancora il motivo della convocazione, anche se poteva immaginare che ci fosse qualche piccola cosa da mettere a posto...
Svoltato un angolo, in una galleria bassa e ad arco, si bloccò mettendo mano alla sua arma quando una bassa figura incappucciata incrociò la sua strada.
Uno spregevole goblin! Una eliminazione facile per uno come lui.
"Ehy! Jamros, vecchio maniaco.."
La vocetta stridula e nasale l'aveva chiamato per nome...un momento..non era forse...?

GALIN
Il piccolo goblin di nome Galin guardò con occhi vagamente strabici lo stregone chiedendo come mai fosse li anche lui.
Era stato convocato.
Anche lui?
Proseguirono insieme.
Galin sembrava più a suo agio dello spilungone allampanato in quel dedalo di scure gallerie.
Dopotutto i goblin solitamente erano visti come minacce da eliminare, banditucoli mezze tacche che infastidivano carovane fuori città e infestavano le terre selvagge.
I pochi in città erano visti ugualmente male e disprezzati, e li, in mezzo alla merda, erano ben pochi quelli che potevano disprezzarlo.
In realtà anche in superficie, perlomeno in certi quartieri, aveva imparato a farsi rispettare e a cavarsela con l'eloquio, l'astuzia, e uno charme insospettabile..era una sorta di menestrello che adorava monete e tesori.
I suoi sensi ben presto lo avvertirono che erano seguiti: qualcuno dal passo leggero si teneva nell'ombra, diversi passi dietro a loro.
Si appostarono dietro una rientranza e finalmente lo videro...

SYAORAN
Un uomo dai tratti esotici e la veste grigio-scura come le pietre su cui si edificava mezza città. Avanzava placido, non aveva armi visibili, ma in fondo non ne avrebbe avuto bisogno: lui era un monaco e gli bastavano le mani e il suo corpo piallato dalla dura disciplina.
Era un monaco dell'ombra, addestrato tempo addietro in un monastero della Luna Nera, addestrato dagli shariti.
Riconobbe i due davanti a se.
Sebbene non avessero mai lavorato insieme, sapevano uno dell'altro, e sapevano di fare lo stesso mestiere e di esser al soldo della stessa organizzazione: La Gilda.
Senza troppi convenevoli l'uomo, come suo solito molto silenzioso e riservato, si unì al gruppetto di lestofanti.
Il piccolo approdo clandestino doveva esser vicino, e li avrebbero trovato una barca per navigare un canale fognario più largo e arrivare al luogo dell'appuntamento.
Lungo un buio canale laterale in cui neppure la luce dei soprastanti tombini non riusciva a giungere, sentirono uno stonato fischiettio.
Chi era l'imbecille che fischiettava incautamente come niente fosse in un posto del genere?
Spuntò dall'ombra una bassa e tozza forma, più piccola perfino di Galin ma forse più robusta...

FILI
Anche detto Fili Fifolì Fu, era uno svirfneblin, ma se il termine vi fa attorcigliare la lingua potreste dire "gnomo delle profondità".
Quale inferno, schiavista o immenso pericolo l'avesse mai fatto fuggire dal Buio Profondo, suo ambiente naturale, restava un mistero, ma ormai si era abituato alla losca vita cittadina o sub-cittadina.
In fondo qualunque cosa era meglio dei drow, o di un orrore uncinato pronto a ghermirti nel buio.
Spesso faceva anche da guida per le profondità, ma era anche un contrabbandiere, un furfante, e ovviamente un altro "Risolutore" chiamato quel giorno.
Nonostante la sua vocetta nasale fosse ancora più fastidiosa di quella del goblin, la sua presenza fu utile per trovare più rapidamente la via per l'approdo, e tutti e quattro giunsero finalmente alla piccola base che ospitava anche un tempietto di Mask, che ovviamente non era il vero e principale tempio di Mask, il cui Priore restava una personalità misteriosa anche per loro, e per molti della Gilda.

Era molto strano che tutti e quattro fossero attesi assieme. Forse c'erano quattro missioni individuali da assegnare? Loro non lavoravano per uno dei tanti rami della Gilda, loro facevano un lavoro trasversale, che poteva interessare qualunque ramo ci fosse bisogno.
Loro erano Risolutori.
Risolvevano problemi.
E sanno solo gli Dei quanti problemi c'erano a Baldur's Gate, ma per fortuna loro si occupavano solo di quelli della Gilda
La sgradevole sospetto che dovessero lavorare insieme prese a serpeggiare tra loro mentre alcuni loschi figuri di guardia li identificarono e scortarono lungo alcune stanzette umide fino all'anticamera del Tempio.
Ed era li che li attendeva...

RICAMINO
Una giovane donna dalla lunga e spessa treccia castana, si sarebbe potuta definire bella.
Anzi, molto bella.
Non fosse per quello sguardo glaciale che prometteva morte rapida e quella bocca che non conosceva il sapore di un sorriso, a meno che non fosse amaro o sarcastico.
Il suo nomignolo derivava dalle storielle sulla sua incredibile maestria con lo stocco, con la cui punta si diceva fosse in grado di ricamare appunto qualunque cosa sulla pelle dei malcapitati avversari.
Era una dei temuti collaboratori di Keene Novedita, colei che si mormorava fosse a capo della Gilda, anche se in altri ambienti si pensava che fosse solo una figura di facciata, e che i veri fili fossero mossi da altri.
Ad ogni modo Ricamino restava una temuta e rispettata figura per quei quattro bastardi ora ricevuti nell'austero santuario dedicato al Dio dei Ladri.
Ne avevano combinate parecchie nella loro vita, ma mai avrebbero fatto incazzare la donna.
E mai avrebbero disubbidito, nonostante il credo di Mask non fosse esattamente un inno alla fedeltà, alla legge e all'onore.
Non restava che capire  cosa stava per chiedergli...



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