venerdì 19 luglio 2024

PER UN PUGNO DI SANNISH (4)

CAPITOLO 4 - UN FILO TIRA L'ALTRO

GROBEN
Una delle abilità di Fili era conoscere una miriade di ripari, stamberghe, buchi, depositi da usare come rifugi e basi.
Fu in uno di questi che condussero Groben. Con gran delusione però, non servì alcuna tortura o sevizia, astuzia o raggiro per cavargli le informazioni.
Lui ne sapeva ben poco, era uno spacciatore da quattro soldi, e non aveva neppure idea che il sannish che aveva venduto non era passato prima sotto l'amorevole approvazione della Gilda.
Sembrava più stupito di loro.
Ma sputò un nome: Gustav il Panzone.
Non si trattava di uno sconosciuto alle loro orecchie.
Gustav aveva una vineria in un mercatino sotto un porticato coperto, nel porto.
Quella ovviamente non era la sua unica attività, ma si occupava di procurare "ordini particolari".
Era un tramite.
Un modo ingegnoso per non mettere a contatto diretto domanda e offerta, garantendo sicurezza e anonimato.
Groben rivelò che per ordinare il sannish era necessario ordinare un vino particolare: "dodici casse di blu nobile".
Era chiaro che non era neppure lui il responsabile, ma era senza dubbio un filo da tirare per capirci qualcosa in quel garbuglio.
GUSTAV
La sera successiva, quattro figuri entrarono nel colonnato del mercato da direzioni opposte, apparentemente bighellonando ma in realtà avendo occhi per ogni possibile pericolo o spia in agguato.
Si diressero verso la vineria di Gustav il panzone, che stava sbaraccando e chiudendo.

Syaoran e Fili avevano già individuato due tizi che erano sicuramente i guardaspalle del mercante.
Jamros e Galin si avvicinarono e ordinarono le famose dodici casse del messaggio in codice, provocando una alzata di sopracciglio da parte di Gustav, che mutò in sospetto, e poi paura quando si rese conto che non volevano davvero ordinare, ma ficcare in naso.
Il suo sguardo saettò verso una delle colonne dove fino a poco prima era stato una delle sue guardie, ma erano entrambe state già messe fuori gioco.
Messo alle strette piagnucolò una infinta serie di scuse e giri di parole per non dire nulla di concreto ma alla fine capì che qualcosa doveva dire.
Rivelò alla fine un altro filo da tirare: un tale Al Kassar, che ogni tanto passava a consegnare le famose dodici casse, e si lamentò che lui era solo un tramite innocente, usato anche da loro della Gilda, e che non c'entrava nulla. 
E fu ascoltato.
La sua vita, con suo sollievo, proseguì.

Il giorno dopo erano di nuovo appostati nei dintorni, fino a che uno strano tizio dalla pelle olivastra, intabarrato in modo esotico, passò dalla vineria.
Gustav come convenuto fece cenno a Jamros che era lui. Era Al Kassar.
L'uomo si scusò con Gustav per il ritardo, dicendo che stava avendo qualche problema ma presto sarebbe riuscito a fornire quando chiesto, poi si allontanò.

AL KASSAR
Lo pedinarono fino ad una squallida locanda interrata in un sotterraneo: La Scrofa Interrata.
La sua particolare ubicazione faceva si che l'olezzo e i fumi al suo interno, in assenza di finestre se non qualche feritoia a livello della strada, restassero all'interno come una coltre di nebbia insopportabile.
Oltre alla puzza di alcool vomitato e umori umani, era chiaro che si fumasse parecchia erba del diavolo la sotto.

La locanda era ellittica, con tante piccole rientranze lungo tutta la circonferenza, che ospitavano tavolini piuttosto riparati gli uno dagli altri. L'unico spazio comune era un assembramento di tavoli di vari stili, fogge e dimensioni proprio innanzi al grande bancone.

Circospetti, individuarono Al Kassar, e origliarono.
Sembrava serio e preoccupato.
Si stava lamentando con un tizio di non riuscire a soddisfare il panzone perché il suo fornitore non si presentava li alla Scrofa da qualche giorno, e ipotizzava allora di cercare qualcun altro della Gilda a cui chiedere.
Della Gilda??
Qualcosa non tornava..si riforniva dalla Gilda?
Stavano per entrare in azione e capire meglio la situazione quando col suo interlocutore sputò finalmente il nome. Il filo definitivo da tirare: Dowen Tre Dita.

Ora iniziavano a capirci qualcosa... quel Dowen si stava spacciando per uno della Gilda ma loro sapevano che non era così.
Certo, nel suo passato si diceva che una volta fosse stato dei loro, ma da tempo non lo era più.
Era un mezzodrow che aveva servito come arciere in una compagnia mercenaria e si sa cosa fanno i nemici agli arcieri se li catturano: gli tolgono gli attrezzi del mestiere: le dita con cui si tende la corda.
Aveva lasciato la Gilda e anche Baldur's Gate, o così si pensava.
E invece ora provava a fotterli?
Un altro problema però sembrava profilarsi all'orizzonte: la preoccupazione di Al Kassar per l'irreperibilità di Dowen.
Sarebbe stato spiacevole se gli fosse accaduto qualcosa di male prima che loro potessero fargli qualcosa di ancora più male.
Era tempo di riferire a Ricamino.

Lasciarono quello schifo di locanda per un altro schifo: le fogne.
Il premio almeno fu la bella visione di Ricamino, che li fissava con aria arcigna in attesa che sputassero il rospo.
Non fu contenta di sentire il loro resoconto, e che c'era chi faceva passare i propri affari illegali sotto l'egida della  ma li pagò per la missione compiuta, dicendo che restassero in attesa di sviluppi.
A Dowen avrebbe pensato lei.


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