martedì 23 aprile 2019

Spade, Maghi e Pestilenze. Capitolo 9 – La Carezza di Talona


Il viaggio di ritorno filò liscio senza intoppi particolari. Fu un viaggio stranamente silenzioso, il morale del gruppo era cupo e foschi pensieri si addensavano nelle menti dei 5 compagni, uniti alla delusione per l’esito della missione.

Quando, dopo parecchi giorni, giunsero al covo sotto al mulino la situazione sembrava piuttosto animata.

Riconobbero Maran, insieme all’elfa Elebel, Jori, Eonas e Bendan insieme ad altre 4 figure che non avevano ancora conosciuto. Tutti discutevano attorno ad una mappa in maniera preoccupata, senza quasi accorgersi del loro ritorno.

Un rutto di Bogro interruppe la riunione, attirando finalmente l’attenzione su di loro.
Spiegarono di avere  una notizia buona e l’altra cattiva per Maran.

La buona era che le informazioni erano esatte, le ricerche si erano rivelate fondate e quel posto era stato davvero il nascondiglio del Bastone.
La cattiva non ci fu bisogno di dirla, vennero anticipati… qualcosa stava succedendo attorno a Neverwinter.

Durante i giorni d’assenza di Aran, Bogro e compagni, strane notizie di una malattia sconosciuta giungevano agli informatori degli Arpisti. I primi tentativi di cura erano falliti, e la cosa più inquietante era che anche le preghiere clericali finora tentate non avevano sortito effetti
Tutti i segnali lasciavano intendere che Jerontus era riuscito a liberare l’anima di Bairoth dalla spada ed evidentemente a trovargli un corpo, e l’antico sacerdote era ormai in possesso del potente Bastone: quella terribile doveva essere opera sua, e rischiava di diventare una epidemia.
I primi casi furono riportati da Riverhill, un piccolo villaggio fluviale vicino alle rovine di Thundertree.
La pelle delle vittime si arrossava, le vene pulsavano fino a creare emorragie, soprattutto agli occhi che diventavano rossi in maniera inquietante. La fatica diventava confusione, e la confusione diventava pazzia, facendo tornare le forze al malato che con rinnovata energia veniva pervaso da una follia aggressiva, insensata e incontrollabile…

Era stato chiamato “Morbo della Follia Rossa”, ma molto più poeticamente altri l’avevano ribattezzato “Carezza di Talona”
Voci di altri casi giunsero poi da un complesso di fattorie più vicino alla città. Ma anche da un insediamento di boscaioli più a monte, verso al foresta. E chissà che non fosse quello il primo caso, ma la distanza aveva fatto si che le voci giungessero dopo?
Ma perché erano stati colpiti quei bersagli, tutto sommato insignificanti e inadatti a scatenare una vera epidemia? Cosa legava quei luoghi? Era difficile trovare un nesso.

Il fiume. L’acqua.

La voce di Dhorna fece calare il silenzio. Parecchi sguardi si strinsero a fessura, riflettendo su quell’inaspettato suggerimento.

Per i nove inferi! Sembrava fin troppo semplice ma nella sua semplicità era evidente. Talmente evidente che neppure ci avevano ancora pensato: il fiume era l’unico legame tra quei luoghi… e questa non era una buona notizia…il fiume sfociava a Neverwinter.  Gli oltre 20.000 abitanti della sfortunata città erano ancora ignari del potenziale pericolo… se il veicolo di contaminazione era l’acqua dell’omonimo fiume, non appena quel pazzo di Bairoth sarebbe riuscito ad aumentare in maniera ancora più massiccia la contaminazione il disastro sarebbe stato totale.

Bisognava agire subito. 
Se la loro teoria era giusta, da qualche parte lungo il fiume si nascondeva il covo di quei bastardi, ma più si saliva verso la fonte e più c’erano diramazioni in quel corso d’acqua.
Si sarebbero divisi in gruppi. Mentre un altro gruppo ancora sarebbe partito alla ricerca di aiuto a Waterdeep, cercando di coinvolgere i chierici più potenti a disposizione.
Dhorna e compagni decisero che sarebbero partiti dalla zona dei boscaioli, ritenendo ininfluente indagare prima presso le fattorie e Riverhill.

Elebel estrasse da una piccola sacca di cuoio due pietre, levigate e combacianti tra loro. Le divise donandone una a Aran. Erano “pietre parlanti”, un piccolo oggetto magico che permetteva di inviare un breve messaggio mentale tra i due possessori.

Gli arpisti si raccomandarono con il gruppo, nel caso avessero trovato il covo per primi, di non ingaggiare battaglia con Bairoth, ma avvisarli e attendere studiando la situazione.  Quel redivivo sacerdote, unito ai poteri dell’artefatto di Talona, li avrebbe spazzati via con un singolo incantesimo…

Spade, Maghi e Pestilenze. Capitolo 8 – La Stanza Segreta


Non c’era verso di attraversare il portale. Solido muro di roccia e nessun passaggio segreto.
La chiave era in quei versi. Abbracciare la sua fede… i suoi doni…?
Forse un modo c’era.

Ripresero ad esplorare il complesso di stanze buie e silenziose con un nuovo obiettivo: trovare delle vesti cerimoniali dei sacerdoti di Talona ancora integre.
Trovarono un grande salone cerimoniale, con in fondo un altare.
Il pavimento della sala era decorato con grosse piastrelle di pregiati marmi di varie sfumature che disegnavano una zona quadrata, delimitata dalle colonne che sorreggevano i due archi portanti dell’ampio soffitto.
Katrina notò qualcosa che non andava: dei fori, difficilmente visibili nella pietra scura delle colonne, lasciavano presagire un qualche tipo di trappola.
Bogro, senza andar troppo per il sottile, provò a premere una delle piastre di marmo e l’intera sala fu irrorata da un gas venefico. Il tenace mezzorco comunque se la cavò e il gruppo cercò di escogitare un sistema di attraversare il salone. Fu Breena a riuscirci, visto il suo esiguo peso, ditribuendolo tra 2 piastre contemporaneamente, arrivò dall’altro lato ed esaminò l’altare e la zona attorno, ma non trovò nulla di interessante.
Proprio quando stavano per tornare indietro, la gnoma si ricordò di avere un asso nella manica: con un incantesimo rivelatore, evidenziò le trappole della stanza, scoprendo un percorso sicuro in quelle piastrelle, così che anche i suoi compagni poterono passare senza attivare il pericoloso gas.
Con il loro aiuto, venne scoperto un passaggio che era sfuggito all’esame della gnoma: un passaggio segreto sotto l’altare.
Putroppo per loro però, la stretta galleria si ricollegava al passaggio segreto già trovato in precedenza che portava alla stanza con il portale e l’iscrizione.

Ripartirono nella direzione opposta, dal lato di quelli che dovevano esser stati gli alloggi dei cultisti.
Non era facile spostarsi in quei corridoi, interrotti dall’enorme crepaccio che, come un’orrenda cicatrice, aveva spaccato diagonalmente il sotterraneo . A volte si trovavano di fronte la spaccatura, vedendo i corridoi proseguire davanti a loro ma sfalsati di parecchi metri d’altezza…
Esaminarono diverse stanze. Quasi tutto era in rovina da tempo e inutilizzabile, ma ai loro occhi attenti non sfuggì qualche piccolo oggetto magico o pergamena.
Tra i vari scrigni ancora interi, furono sopresi anche da un astuto predatore: un mimic.
La creatura mostruosa provò a divorare Bogro, ma fu subissata di mazzate e la sua stessa strategia si ritorse contro.


Le energie e gli incantesimi tuttavia cominciavano a scarseggiare, e i 5 compagni decisero di accamparsi e riposare in quella stanza, con un solo ingresso, che sembrava ora sicura.
La fioca luce magica azzurrognola del bastone di Aran illuminava tetramente i turni di guardia che ora dopo ora si avvicendavano.
Scricchiolii, lontani rimbombi, suggestioni di lamenti veri o presunti o forse correnti d’aria erano la sola compagnia di chi restava sveglio a vegliare sui compagni.
Fu durante il turno di Katrina che le ombre proiettate dalla luce parvero animarsi, allungarsi.
Troppo tardi si accorse che in quell’alternarsi di luce e ombra creata dalle nicchie nei muri o dalle macerie, qualcosa si stava realmente spostando… come fossero composte da sole 2 dimensioni, alcune ombre erano penetrate nella stanza senza aprire la porta, insinuandosi dalle fessure.
Pallidi ricordi di persone vere, cultisti che una volta avevano alloggiato nelle stanze vicine, ora animate solo dalla non-morte e dall’avversione alla vita, si allungarono per prosciugare la forza e la vitalità dei nostri eroi.

Un orrendo urlo di Aran risvegliò tutti, e anche Breena si salvò per un pelo dal tocco gelido di quelle creature. Fu il caos. Altre ombre nel frattempo sgusciarono nella stanza, mentre i 5 compagni combattevano disorientati e sorpresi. Le armi normali ferivano a fatica quelle entità maligne, e solo la furia e la volontà di sopravvivere ebbero la meglio alla fine… lasciando alcuni di loro veramente privi di forze.
Cessato l’allarme, ripresero a riposare per riprendere le forze duramente messe alla prova e non ci furono altri incidenti…
Si rimisero in cammino, con maggiore determinazione. Volevano sbrigarsi. suel luogo chiuso dava i brividi e soffocava, nessuno voleva starci ancora più del dovuto.
Nella stanza ancora ben conservata di quello che forse era stato un sacerdote di rango più importante, trovarono finalmente delle vesti ancora non divorate dal tempo o dai tarli, e Breena curiosando tra il ciarpame in un armadio per poco non venne soffocata da una sinistra mano animata.
Si, stando ai racconti della gnoma la mano era destra, ma molto sinistra. Ahahah. Ma andiamo avanti…

Trovate le vesti, tornarono alla stanza dell’enigma per verificare se la loro teoria era esatta: Katrina e Aran indossarono i vecchi paramenti Taloniti, poi furono avvelenati (veleno e malattia…i doni di Talona erano quelli?) da un incantesimo di Breena, e si avvicinarono al portale.

Quello che per altri era un muro, per loro divenne una porta dimensionale che li proiettò in una sala esagonale adiacente, simile a quella, senza alcun accesso tranne il portale magico usato.
Un piedistallo vuoto con un foro si ergeva al centro, mentre da un lato gli enormi resti di un golem di pietra giacevano sconfitti e divelti. Dalla parte opposta al golem, in mezzo ad alcune macerie, i resti recenti di un uomo. In alto, in quell’angolo delle macerie, una galleria scavata con chissà quale ausilio magico scendeva verticalmente nella stanza dal soffitto.
Tutti gli indizi erano abbastanza chiari: con amarezza constatarono che erano stati anticipati.
Qualcuno, in grado di percepire l’esatta posizione dell’artefatto, era penetrato da sopra evitando tutto il complesso di grotte e sotterranei, aveva sconfitto il possente guardiano (con una sola perdita) e li aveva beffati.
Quel foro era stato il supporto del Bastone. Aran lo sapeva... ne poteva avvertire ancora il potente residuo d'aura magica...
Per loro non c’era altro li. Non restava che tornare a Neverwinter a fare rapporto a Maran Ventopungente…

mercoledì 13 marzo 2019

Spade, Maghi e Pestilenze. Capitolo 7 – Dentro il Tempio…



Richiusero le pesanti porte alle spalle. 
L’ingresso era una stanza dalle pareti oblique, con due grossi braceri spenti da tempo immemore ai lati.
Due di loro erano ancora troppo stremati dal rischiato affogamento, era troppo rischioso proseguire in quelle condizioni, decisero così di accendere i braceri e accamparsi per riposare. 
Pensavano di tenere al di fuori di quelle porte i pericoli delle grotte, ma pericoli ben maggiori si celavano la dentro…Suddivisero i turni di guardia e iniziarono a riposare finchè… passi.
Passi pesanti, irregolari, strascicati quasi. Si avvicinavano..poi si allontanavano…e poi ancora.
Qualcosa vagava in maniera meccanica lungo quei corridoi? Dhorna e Breena andarono in avanscoperta.
Concentrate sull’origine del rumore, non notarono una grossa trappola alla prima intersezione. Una fossa si spalancò nel terreno e mentre la gnoma con un agile guizzo evitò il pericolo, Dhorna rischiò di cadere, restando appesa con una mano al bordo.
Urla concitate d’aiuto richiamarono i compagni in attesa presso l’improvvisato accampamento.
E richiamarono anche quella cosa.

Dal buio del corridoio emerse una figura che lo occupava interamente. 
In vita era stato un grosso Ogre, ma era difficile pensare che potesse esser ancora vivo viste le sue condizioni: ora era uno zombie.

Breena, rimasta vicino alla trappola finì quasi spappolata dal possento colpo di mazza ferrata del colosso, Bogro scattò, Katrina stava cercando disperatamente di tirare su Dhorna, prima che qualche mazzata le raggiungesse e le spedisse tutte e due in fondo alla trappola irta di lame e spuntoni.
Aran, ancora assonnato, prese a salmodiare qualcuno dei suoi sortilegi. Dhorna riuscì finalmente a issarsi su e Katrina scattò a dar man forte a Bogro, prendendo l’Ogre putrefatto su due fronti.
Gli zombie sono tenaci, anche quando sembrano abbattuti, c’è sempre qualche pezzo che si muove ancora, ma la furia dei due guerrieri e le fiamme magiche di Aran ebbero infine la meglio, anche se fu un umile colpo di fionda di Breena, proprio in mezzo agli occhi, a farlo cadere definitivamente al suolo.

Il gruppo rifiatò e riposò senza altri contrattempi, pur disturbato dal fetore di quel corpo. Bogro fece perfino colazione con pezzi di fungo viola arrostito. NON provateci a casa…non credo sia una buona idea.

Proseguirono in quel dedalo di corridoi con la strategia vincente che li aveva guidati nelle grotte: A CASO.
E il caso pareva dalla loro parte, superarono i resti di una polverosa biblioteca , fino a giungere ad una lunga faglia che come una cicatrice percorreva la struttura in diagolale. Tutto quello al di la, stanze, corridoi, era sprofondato più in basso nel terreno. Potevano vedere il pezzo finale della biblioteca almeno 6 metri più in basso, sotto la scoscesa frana, e il corridoio che proseguiva quasi intatto.
Più che un tempio vero e proprio, man mano che lo esploravano sembrava più esser stato un..monastero o un nascondiglio di qualche culto di Talona visto il numero di stanze e celle dalle varie funzioni.
Entrarono in una stanzetta, forse una zona in cui i sacerdoti si preparavano per qualcosa. Era tutto malconcio e consumato dal tempo. In un armadio nel muro di fronte a loro però trovarono una porta segreta. Conduceva in uno stretto corridoio che si biforcava. Proseguirono dritti verso una robusta porta decorata.
Era chiusa.
Dhorna non era una ladra ma se la cavò con gli strumenti da scasso e la serratura scattò.
La porta si apriva in una stanza quasi ottagonale, da un lato mezza crollata. Tre bassi scalini conducevano ad una porta nella parete nord, o meglio, un portale in pietra che doveva incorniciare una porta ma non c’era alcuna porta…solo muro, con uno sbiadita pittura violacea del simbolo di Talona.

Incuriositi, entrarono nella sala, ma come oltrepassarono quel confine una figura scura si materializzò attaccandoli senza esitazione.
La sua sola presenza era terrificante, il suo tocco terribile, il suo corpo mutevole e fumoso si squarciava subendo colpi per poi richiudersi… era frustrante non avere la sensazione di riuscire a ferirlo, resistente a gran parte degli attacchi, anche alle magie di Aran, attaccava inesorabile. Era un Wraith!
Per quanto resistente e pericoloso però, quel non-morto, non aveva fatto i conti con la tenacia dei cinque avventurieri, che riuscirono infine a distruggerlo facendolo scomparire in un ultimo grido ultraterreno.

Liberatisi da quell’inquietante guardiano, poterono proseguire a esaminare la stanza. Non c’erano passaggi segreti ne altri passaggi la dentro, ma una targa di pietra sopra il portale recitava alcune parole:

Solo Colui che

Abbraccia la sua fede

E Accoglie i suoi doni

Potrà passare

Un altro dannato enigma…

martedì 12 marzo 2019

Spade, Maghi e Pestilenze. Capitolo 6 – Alla ricerca del Tempio Sepolto



Il cunicolo d’ingresso alla grotta scendeva tortuoso mentre l’aria si faceva più umida, calda, con uno strano odore di muffa e decomposizione. Sfociava in una ampia cavità irregolare con tre diramazioni.


Guidato non si sa bene da quale istinto, il gruppo svoltò verso est, giungendo in una caverna ancora più ampia, dall’alta volta, disseminata di stalattiti e stalagmiti, e soprattutto da una folta popolazione di enormi e legnosi funghi del sottosuolo. 
 La luce non riusciva a illuminare l’interezza dell’ambiente ma si intuiva che dal lato opposto alla loro provenienza c’era una bifocazione. Dopo qualche iniziale titubanza, assicurandosi che l’aria non fosse impestata da qualche spora velenosa,  avanzarono in mezzo agli immobili funghi verso la galleria che procedeva a nord.

Anche se all’apparenza (dimensioni a parte) quei funghi sembravano tutti uguali, così non era. Subdolo e ingannatore, il fungo viola infatti si mimetizza tra funghi innocui, per attaccare a sorpresa…e in un attimo, mentre passavano vicino, 3 funghi viola si animarono, coi loro letali tentacoli in grado di causare putrefazione nei tessuti, per poi digerirli con calma… tentacoli fustigarono l’aria e persone, lame e incantesimi sibilarono in risposta.
Nonostante qualche ferita, nel giro di pochi minuti tutta la grotta era tornata al suo silenzio e i funghi viola giacevano a pezzi o bruciati. 

Il gruppo avanzò. Altro bivio. Altre decisioni. Fino ad un cunicolo che scendeva in basso, allagandosi. Anche il soffitto si inabissava, rendendo impossibile percorrerlo senza immergersi completamente.
Quanto era lungo? Dove sbucava? Prima di rischiare di affogare o di restare bloccati in un vicolo cieco, mandarono Breena in avanscoperta. La druida mutò in un coccodrillo e sparì nelle acque nere, per poi tornare con le risposte: la galleria non era troppo lunga, e poi riemergeva fuori dall’acqua..con una buona apnea potevano passare tutti.

Non andò così per Katrina, che impacciata dalla pesante armatura restò incastrata da uno degli spuntoni rocciosi. Alla cieca, nel panico, le mancò il respirò. Aria. Aveva bisogno d’aria. Bogro tentò di salvarla ma la sua mole non lo aiutava in quello stretto budello così irregolare, anche lui finì col bere. Dhorna fece appello a tutte le sue capacità bardiche, cercando di incoraggiare e rendere più determinato ancora il mezzorco. Dopo attimi di panico e apprensione, finalmente riemerse con Katrina quasi affogata.
Ripresero tutti fiato e proseguirono, anche se i due erano stremati e affaticati.

Giunsero in una lunga caverna che terminava nel vuoto. Sotto di essi, potevano vedere il pavimento di una grotta sottostante.
Si calarono e la vista li lasciò senza fiato: si trovavano in una enorme cavità sotterranea, forse creata da ripetuti cedimenti del terreno. 
Non ne vedevano i confini ma vedevano davanti a loro un profondo crepaccio, e dal lato opposto, finalmente, pietra lavorata. Blocchi squadrati e colonne che formavano la facciata del Tempio che stavano cercando. Una enorme porta a due ante, anch’essa in pietra decorata da bassorilievi, al centro della parete.
Di tutto quel labirinto di cunicoli e gallerie, pieno di chissà quali orrori e pericoli, non si sa come erano riusciti a percorrere la via più breve e relativamente sicura. Loro lo chiamano istinto e capacità, ma io che ne ho  visti tanti passare in questa locanda a vantarsi, la chiamerei fortuna dei principianti… ad ogni modo, non era mica finita: erano solo all’inizio.

Individuarono il punto in cui i due bordi del baratro erano più ravvicinati, poi Bogro saltò dall’altro lato, e passò una corda per far passare in sicurezza tutti gli altri… nel frattempo però, in lontananza una strana sagoma fluttuava nell’aria, con esaperante ma inesorabile lentezza verso di loro. Nel buio totale, anche coloro che avevano la scurovisione a quella distanza facevano fatica a capire esattamente cosa fosse, ma quel poco che si intuiva era inquietante: una sfera con alcune protuberanze sulla parte superiore…e quello al centro era forse una specie di occhio??

Pochi solo coloro che possono dire di aver visto veramente un Beholder (perché quelli che l’hanno visto sono morti, di solito) eppure nonostante questo la sua figura è conosciuta e temuta da ogni avventuriero…forse perché è presente su molti bestiari, trattati, arazzi, dipinti e anche canzoni di qualche menestrello…. È per questo che anche loro, che di sicuro mai ne avevano visto uno, cominciarono a tremare al pensiero di quella figura che avanzava verso di loro.
Qualunque persona dotata di un minimo di senno e di senso di auto-preservazione sarebbe scappata a gambe levate prima di entrare nel raggio d’azione dei suoi terribili incantesimi, ma sappiamo bene l’incoscienza che regnava in quella bizzarra scombiccherata compagnia e il buon senso stava ben lontano… alzarono gli archi e fischiarono le frecce…
Ne bastò una. Una soltanto. Quella palla esplose in un istante, come una bolla di sapone, rilasciando una enorme nube di mefitiche spore.
Grazie agli Dei non era un Beholder… ma una Spora Gassosa… un fungo parassitico che fluttua, esplodendo al primo contatto con una creatura …da lontano sono spesso scambiate per beholder dagli occhi meno attenti…E grazie agli Dei erano anche abbastanza lontani da evitare di inalare le spore. Non vi racconterò gli effetti che ne sarebbero conseguiti, non qui davanti al mio bancone… non vorrei vedervi vomitare nella mia Locanda…
Superato l’ennesimo pericolo, con tutta la forza che disponevano spinsero una delle grandi porte di pietra, ed entrarono finalmente nel Tempio… il bello cominciava ora…

lunedì 11 marzo 2019

Spade, Maghi e Pestilenze. Capitolo 5 – Il sagace enigma di Adajelmus




L’illustre, savio, venerabile, sapiente Adajelmus con aria teatrale estrasse le secche braccia dalle ampie maniche e prese a declamare il suo enigma, a quanto pare tratto da una sua storia vera:

Tempo fa giunsero da me 3 fratelli barbari. Il loro padre era morto e aveva disposto che l’eredità, consistente in 17 cavalli, andasse divisa secondo queste proporzioni: al Primogenito sarebbe andata la metà. Al Secondogenito 1/3 del totale, mentre al più piccolo, solo 1/9 dei cavalli.

Ovviamente i cavalli andavano ereditati vivi e non a pezzi.

Gli Uthgardt, gente saggia, fiera e di temperamento, spesso non brillava per apertura mentale e i tre fratelli si rifiutavano di accordarsi per una suddivisione di buon senso, magari arrotondando visto che la cifra non era perfettamente divisibile e non volevano riunciare a nulla di quanto dovuto…quindi giunsero da me affinchè gli trovassi una equa soluzione.

Dopo averci riflettuto, proposi una soluzione, e i tre fratelli se ne andarono contenti e soddisfatti con la loro giusta quota di cavalli, e io guadagnai la mia ricompensa.

Quale fu la mia brillante soluzione?

Il savio Adajelmus restò in attesa, con gli occhietti arzilli che passavano da uno all’altro.
Il primo a giungere ad una soluzione fu Bogro. Aveva solo 10 dita, e l’eredità era di 17 cavalli, quindi era impossibile da risolvere una cifra così elevata. Inoltre sarebbe bastato che il maggiore dei fratelli mazzuolasse per bene gli altri e si prendesse tutto.
La grazia di Tymora fece si che quelli restassero suoi pensieri e non la risposta del gruppo. 
Gli altri fissarono lo stregone, più intento di tutti a riflettere, e ad un certo punto fisso su un particolare all’ingresso.
Aran guardando Adobaldo, il ronzino del vecchio, ebbe una intuizione… e se avesse fatto parte della soluzione? Magari il venerabile Adajelmus si era preso un cavallo come pagamento, lasciandone 16, più facilmente divisibili…ma non tornavano comunque le frazioni… no, non era così.

Le menti friggevano, i pensieri fremevano, la soluzione "presa per il collo" di Bogro sempre sinistramente in agguato, i 5 compagni confabulavano tra loro, indecisi..finchè.. la soluzione! Ecco come aveva fatto!
Adobaldo in qualche modo c’entrava: Il savio venerabile illuminato aveva aggiunto il suo cavallo al totale dell’eredità, portandola a 18 elementi. A quel punto il primo fratello avrebbe preso 9 cavalli, il secondo 6 (1/3 di 18) e il minore 2 cavalli. Ogni frazione tornava… però 9+6+2 faceva 17…avanzava 1 cavallo, quello di Adajelmus, che se lo riprese insieme alla gratitudine e alla ricompensa degli Uthgardt.

Con aria compiaciuta e senza tradire stupore, il Sapiente Vecchio confermò la soluzione e rivelò loro la posizione del Tempio di Alanuk, disegnando una mappa nella cenere.

Il tempio, la cui facciata in ere remote sorgeva all’esterno, era sprofondato nel sottosuolo ed era accessibile solo da un complesso di caverne franose e pericolose.
Neanche il savio Adajelmus aveva idea delle condizioni esatte del tempio, ma supponeva che visti i numerosi cedimenti franosi, supponeva fosse ormai ben poco intero.
Questo al gruppo interessava relativamente, il loro scopo era farsi strada la sotto e cercare (se davvero era li) il Bastone delle Carestie.
Il Vecchio li accompagnò per un pezzo, mostrando l’ingresso della grotta. Effettivamente tale ingresso non sarebbe stato facile da trovare senza il suo aiuto, visto che dal sentiero che avevano percorso, non si vedeva, nascosta com’era  in alto da un costone roccioso e da una fitta vegetazione ormai cresciuta senza controllo.
Era tempo di sguainare le armi, e scendere nell’ignoto…