giovedì 21 novembre 2024

CHI TROVA UN FALSARIO..TROVA UN TESORO (10)

CAPITOLO 10 - 47 Morto che parla

Procedevan nell'insidioso Bosco Morendo, cercando la via verso l'altipiano roccioso dove era uso cacciar lo Bavalischio, come novelli fungaioli sprovveduti e poco avvezzi all'inceder nelle selve ma più a proprio agio tra viuzze e bettole.
Nonostante ciò, risaliron la china fino ad una zona sopraelevata del bosco, piena di forre e gole scevre di vegetazione, atte a smarrir la via o tender imboscate.
Comare Inese individuò più di una traccia rivelatrice del passaggio degli incauti cacciatori, poi invocò qualche Santo per protegger il Gerundo dai veleni, in prevision dell'infausto scontro.
Scopriron pezzi dei cacciatori stessi, ormai fatti pietra o più opportuno dir lapide, mentre lapidari passavan oltre fino al grosso delle tracce che puntava ad un luogo preciso: una gola ove qualcun, armato di pala, stava scavando una fossa per semplice ed efficace trappola all'insidiosa e ferale fiera.
Compito interrotto ben presto dal tristo mietitore, a giudicar dai frammenti di homini pietrificati sparsi in giro, e dall'altezza della fossa di non più di due spanne.
Il gatto lupesco gattescamente si inerpicò su per un'irta prominenza rocciosa ove tra la pallida bruma scorse più avanti i resti di un torrion di guardia in rovina, possibile ricovero per la bestia.
Seguando le indicazion avanzaron fino ai piedi delle rovine.
Una scala consunta scavata nella pietra saliva fin alla circolar struttura diroccata, e quatto come una faina il Gerundo fece capolino fino all'arcata dell'ingresso, per notar l'orrenda bestia a sei zampe, poco pria acciambellata a riposar e che ora fiutava l'aere come un sommellier di carne umana, pria resa sasso e poi digerita e ritrasformata da poderosi succhi gastrico-salivari.

Nonostante le raccomandazioni della megera e di ogni buon manual di caccia alle fiere pericolose, che indicano di evitar scontri diretti e usar astuzie e tranelli, Gerundo caricò l'incredula bestia che incassò subito manrovesci come un discolo a fronte di manesco genitor.
Ben più cauti, i compagni dieder man forte da lontano, affacciandosi e ritraendosi dalla tana or diventata trappola.
Manco poco che l'uomo non venne pietrificato, e soltanto la resistenza a quella bava venefica lo salvò dal diventar nano da giardino magari nell'orto della stessa Squinternia.

Il Dottor Pio evocò terribili dardi d'energia che demonicamente non potean ceffar bersaglio, Comare Inese pregava li Santi di curar il monaco bottaio dai morsi del Bavalischio, Pacioso mandò avanti i suoi burattin guerrieri, che almeno eran di legno.

La bestia, a mal partito, zompò fuori dalla tana lanciando una fiatella nebbiosa anch'essa pericolosamente pietrificante, più per coprir la fuga con la coda tra le gambe che per attaccar briga, ma dall'alto la maledizione a San Schiattato evocata da Inese la brasò sul colpo, inerte massa di pelliccia, zampe e artigli che or cadeva tra le frasche.

Impresa era compiuta.
Senza testimoni se non li alberi, ma pur sempre impresa.

Razziaron anche la torre, trovando umile ma magico calice dedicato a San Ceresio, in grado di purificar i sidri in esso versati da veleni, malanni e cacarelle, nonchè a donar loro afror di luppolo.

La sinistra Squinternia fu contenta di ricever l'attesa selvaggina per la sua ricetta, e rispettò il patto.
Prima aiutò anche Pacioso con uno strano intruglio che facea ricrescer villo e pelo.
Poi li condusse nel cortile sovrastato da costole colossali, e tracciando strano cerchio vi fece adagiar la testa del pover Bragallo.
Salmodiò in neroparlare arcagna formula, e i quattro compreser solo "47 morto che parla", fino a che l'indecisa palpebra si schiuse a mostrar occhio vitreo e la mascella si smosse, pronta a parlare rivelando i segreti tanto attesi, sempre ne avesse avuto garbo e voglia.

Potevan far cinque domande, pria che lo pallido ricordo dell'anima del morto lasciasse tornasse de novo e definitivamente all'OltreTombola.
Finalmente scopriron così che quel gaglioffo dell'Ugo da Volturnia era ito verso altro lido, nell'abbarbicato borgo di Vignole Colera, temendo le ire di una stria che avea truffato al mercato.
Orribil sospetto balenò nelle loro menti, ma la quinta domanda fu incautamente posta proprio a curiosar sul fatto, e l'irata Squinternia diete di matto capendo che stavan cercando istessa personam!
Ingiunse lor di prender seco lo palantìro contraffatto e fece giurar che trovato l'Ugo, gliel'avesser schiantato nella noce del capocollo.

Soddisfatte delle concrete notizie sull'Ugo, e dell'abbondante banchetto a base di Bavalischio alla Cacciatora, le canaglie lasciaron sane e salve Bosco Morendo, rientrando in serata a Novi Lugubre.
Finalmente si cambiava aria.

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