giovedì 21 novembre 2024

CHI TROVA UN FALSARIO..TROVA UN TESORO (11)

CAPITOLO 11 - Sfida a Guado Schifia


La via maestra che portava a Vignole Colera passava dal dover attraversar il bizzoso fiume Schifia.
Ma prima c'era da recuperar il mulo Juanin nelle stalle fuori dalla Torre Grigia, e gabbar lo Straniero lasciandolo li.
Pacioso sfruttò il palantìro, che pur non funzionando, avrebbe mostrato quindi qualcosa che non sarebbe accaduto, e per contro allora avrebber fatto altro.
Nell'oscura sfera magica tarocca, vide lui stesso che andava a recuperar Juanin e veniva scoperto da straccion incuriosito nel veder mulo portato via da felino.
Meglio far altro.

Andaron allora Comare Inese e Gerundo.
L'uomo privò il mendicante della coscienza, con potente pugnone in testa
Inese privò la stalla della dolce presenza dell'anziano e testardo mulo.
Nessuno privò lo Straniero del piacer di una birra visto che non fu allertato da tal mossa.
Era stato fatto ratto del mulo, e si potea lasciar la tetra cittadina, ma si era ormai passato lo vespro e grazie alle sante conoscenze del Calendario trovaron asilo sicuro nel piccolo monastero di San Prostrato.
Dopo una lode all'umiltà e qualche soldo d'offerta, al mattin ripartiron  di buon'ora e di buona lena, seminando così Lo Straniero e il suo inquietante spadone.
E si spera pure EquiTaglia.

La via si rivelò tranquilla, quasi monotona vista l'andatura del mulo carico di ogni loro proprietà (a dire il vero ben magra).
Passato mezzodì giunsero in vista di ameno insediamento, di legno cinto, e di legno e paglia costruito.
Si trattava di Guado Schifia, insignificante e fangoso accrocchio di vita rurale e pescatora, che però permetteva di passar l'altra sponda dello Schifia tramite ingegnosa zattera guidata da funi, che facea da spola avanti e indrè.
Puntaron alla bettola presente innanzi all'imbarco, nomata guarda un po' con sforzo di intelletto "Bettola del Guado".

Parlando col rubicondo e svogliato oste, scopriron che negli anni la presa dei Malespine si era un po' allentata, e le guardie messe li si eran date alla macchia in cerca di gloria mercenaria oltre il fiume.
Qualcosa stava accadendo da quelle parti, e s'era vista più di una colonna di fumo.
Li al Guado invece, da qualche tempo, approfittando della mancanza delle Istituzioni e della Legge, una ghenga di malfattori si ergeva a custode e protettore della chiatta d'attraversamento, ovviamente con esose richieste di gabelle per il passaggio, e annessi malmenaggio e percosse dei recalcitranti e dei meno abbienti.

Il gruppo fiutò subito l'occasione di sgranchir le mani e far suo quello snodo e quegli incassi, e guidati da Gerundo si presentarono al tizio a guardia dell'imbarco chiedendo conto della situazione e di come funzionavan le faccende.
Non tardarono ad arrivare rinforzi e il capo in persona, e in un amen si passò dalla favella ai fatti.
La zuffa esplose violenta dilagando nella zona del guado tra le casse, le ceste e tutte le altre merci in attesa di varcare lo Schifia, non risparmiando neppur villici, contadini, maiali e anatre.
Ad ogni colpo menato, barile lanciato e bastone schiantato in una schiena, si rispondeva con equal conio, ma fu una sola fazione a prevalere, seppur conciata male, e i banditi restanti si piegarono così al volere e all'accordo dell'improbabile gruppo di eroi giunti da Novi Lugubre.
Avrebbero continuato ad esercitar l'esazione della tassa di passaggio ma ora per conto di Gerundo e soci, autonominatisi dopo qualche indecisione in "Compagnia dell'Oca Gerunda", ma a tariffe ridotte e più sostenibili, e il profitto sarebbe finito ovviamente nelle tasche di tal Compagnia, alla faccia del Duca-Conte che li aspettava a Rocca Malpresa.

Sistemata la situazione in quello sgangherato avamposto, era tempo di passar lo fiume e puntare a Vignole, per ritrovar finalmente, col volere delli Santi, il dannato Volturniese dalla propensione a finir in guai sempre più grossi.

Nessun commento:

Posta un commento