giovedì 28 novembre 2024

CHI TROVA UN FALSARIO..TROVA UN TESORO (12)

CAPITOLO 12 - Sempre i poveri lo prendon nel... gulo

Un'irta stradina tra cespugli di grattaculo e more, deserta e ventosa, risaliva la sponda destra del fiume Schifia per confluire nella via maestra che correva lungo i due feudi principali di Serravalle Schifia (a sud) e Vignole Colera (a nord).

Non serviva un cacciatore di taglie per capir che quella strada era stata più calpestata della dignità umana.
L'erba spelacchiata che solitamente spunta impertinente in tal sentieri poco battuti era scomparsa. La sede della strada allargata da cotanto pedar di impronte pesanti. Homini in armature?
E pur recenti.
Una fiumana di gente, carri e vettovaglie dovea esser passata da li nelle ultime settimane, diretta a settentrion, e la question non era certo positiva.
Non procession religiosa questa volta, ma esercito in marcia, era l'idea.

Seguendo la via, dietro ad una collinetta scarsamente coltivata, all'imbrunir ecco spuntar remoto villaggio plebeo.
Tali insediamenti raramente son esempio di beltà o maestria architettonica, ma mentre coprivan la distanza e gli oculi si abituavan alla luce tramontante, capiron che vi era ben più di disordine o incuria: quel borgo era stato violentato. Depredato. Razziato.
Ed era anche sinistramente deserto.
Treccastagne era nomato tal villaggio, o ciò che ne restava.

Ma ecco un movimento, lesto, di piccola creatura tra le macerie legnose carbonizzate.
Lesti i quattro circondaron un tugurio in rovina ove la figura si era nascosta, ed eccola li, far capolino attirata da uno pezzo de torta: una piccola infante cenciosa e pien di fuliggine.
Stringeva a sè alcune rape come fosser il giocattol preferito.

Tranquillizzata e domata, la piccola, li condusse ad uno scantinato nascosto dove i resti di quell'umanità paesana si eran rifugiati.
Superstiti degli orrori di una guerra improvvisa e incomprensibile, che come sempre bastonava i reietti, gli sprovveduti e chi non avea vie di fuga.
Raccontaron che era passato in pompa magna il Barone di Serravalle Schifia, diretto a Vignole Colera per celebrar le nozze dei loro pupilli, uniti in una alleanza strategica tra i due feudi lungo fiume.
Come sempre accade, le truppe, battenti il vessillo della Quercia Rossa del Barone Mavco Monico Dello Scalzone avean allungato le mani, calato qualche braga, vessato e rubato qualcosa nel nome del militar sostentamento, ma era filato tutto liscio.
Qualcosa era successo poi alle porte di Vignole, una qualche offesa che avea richiamato altre truppe, forse perfin tutte quelle dell'intera Serravalle, e come monito e come dimostrazione eran tornati li, a Treccastagne, seminando devastazione e incendiando il tutto.
Poteva andar peggio?
Si
Perchè tal rimasuglio di umanità contadina si rifugiava li per la notte, se i militi eran ora lontani?
Perchè attirati dal lezzo della morte e distruzione, di notte arrivavan i guli. E si sa, che anche se magnavan cadaveri, anche li vivi non eran proprio disprezzati.
Che letamaio!
Mosse a pietà, o forse sol per convenienza, le canaglie spronaron i sopravvissuti a raggiunger Guado Schifia, sotto lor tutela e raccomandazione. 

Con le membra del fu Bragallo ancor in saccoccia poi, tornaron fuori sfidando la notte e crearon golosa esca per i guli, appendendola ben alta per tenerli occupati nella notte, un parafulmine per guli, o come meglio lo battezzaron sarcasticamente: un paragulo.
Lesti tornaron nel rifugio mentre quelle cadaveriche creature chittemmorte iniziavano a strisciare tra le rovine, in cerca di un pasto, e si accalcaron presso il paragulo.
Al sorgere del sole, anche se ostruito dall'aria brumosa dello vicino fiume, ritrovaron il mulo ancor integro, e il paragulo razziato.
I villici lasciaron tristi le lor case, diretti a Guado Schifia, mentre i coraggiosi uomini del Duca-Conte di Rocca Malpresa andaron verso nord.

Alla guerra.
Ma pria, dieder forma al piano abbozzato nato dalla mente gerundica del Gerundo.
Comare Inese, addobbata come 'na madonna, nel suo miglior vestimento e col mulo Juanin tirato a lucido come nobil destriero, si sarebbe spacciata per nobildonna alaziale.
A rafforzar il tutto, araldico documento contraffatto dal Dottor Pio, a dar conferma e patente di nobiltade.
Se il maritar del figlio del Barone di Serravalle era andato a monte, chissà di non riuscire a piazzar la zitella e sfruttar quei nobili.
Con nobili intenti, si intende...

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