CAPITOLO 6 - Infamate e come sfuggirne
Come 'na mano scaramantica che se stringe alli testicoli, EquiTaglia si stringeva allo spoglio lugubre edificio.
Le esortazioni da fuori, urlate dal colui che era a capo, erano a ceder lo passo e uscir a meritar penitenzia et manette. Ma di queste si fecer beffe.
Le esortazioni invece dello Straniero furon prese ben seriamente quando guardando tra le fessure delle assi rabberciate che bloccavan le finestre vider che la masnada di Agenti e Cacciatori di EquiTaglia insieme ai loro sgherri snudava ferri, arnesi, torce e balestre chiudendoli in una morsa.
Le esortazioni invece dello Straniero furon prese ben seriamente quando guardando tra le fessure delle assi rabberciate che bloccavan le finestre vider che la masnada di Agenti e Cacciatori di EquiTaglia insieme ai loro sgherri snudava ferri, arnesi, torce e balestre chiudendoli in una morsa.
Gerundo caricò la porticina sul retro ma dietro di essa eran appilate pesanti casse, che tosto risposer scricchiolando ma tenacemente resistendo.
Evitando di perder altro tempo a forzar lo passaggio, preser le scale lesti come scoiattoli e corser fino a sfondar le finestre che davan sulla copertura del magazzino.
Ah! Infingardo tegolame fece loro brutti scherzi, umido e scivoloso di muschio, incrostrato dal tempo e mal messo, quel tetto con la pioggia recente e il nebbiume imminente era assai instabile.
Pacioso, troppo confidente, scivolò fin quasi a volar di sotto, ma gattescamente saltò di nuovo su, come in groppa a bizzoso destriero, verso la fuga.
Il Dottor Pio (ma dottore poi di cosa? qualcun cominciava a chiedersi) usò l'arte arcagna per attuttir lo volo nel selciato, una volta che spiccaron atletico salto dal tetto.
Nel mentre tra le tegole piovevano quadrelli, che le balestre mica scherzavano.
Due sgherri arrivaron da vie laterali, ma il gruppo evitò la pugna e partì come se un doman non ci fosse, dritti per dritti nel vicolame cittadino della sera.
Lo Straniero favellò di ritrovarsi tutti alla Bettola della Torre Grigia, poi tirandosi prodescamente dietro due inseguitori, sparì in stradina laterale.
Di tanto in tanto qualche quadrello ancor pioveva, come imprecazion nel silenzio, a rischiar che le loro interiora diventassero esteriora lordando lo selciato (già lordo, invero).
Giunti in vicolo tranquillo, il lor calpestare il terreno adirò cagnaccio randagio che vide Pacioso, e si sa che cani e gatti non van d'accordo.
Il gatto lupesco prese sottogamba l'insidia, pensò di schivar lo proiettile cagnesco con grazia felina ma invece fu impattato e ruzzolaron con grugniti animaleschi, e ora Pacioso, superato dalli compagni, era in coda al gruppo, e alla masnada di insidiosi inseguitori si unì pur il bastardo quadrupede.
Il gatto lupesco prese sottogamba l'insidia, pensò di schivar lo proiettile cagnesco con grazia felina ma invece fu impattato e ruzzolaron con grugniti animaleschi, e ora Pacioso, superato dalli compagni, era in coda al gruppo, e alla masnada di insidiosi inseguitori si unì pur il bastardo quadrupede.
"Dividemose!" urlò qualcuno. E parve a tutti saggio consiglio, così da disorientar li nemici.
Comare Inese svoltò a sinistra, lo gobbo Dottor Pio a destra, e Pacioso non capì una funcia e proseguì appresso al Gerundo con lo sbavante cagnaccio ai calcagni.
Grazie ai suoi artigli svoltò slittando come novello driftatore in un vicolo scivoloso, e lo cane blisdò su quelle lucide pietre umide che ne avevano visti tanti di calcagni, schiantandosi e guaendo sconfitto.
Comare Inese svoltò a sinistra, lo gobbo Dottor Pio a destra, e Pacioso non capì una funcia e proseguì appresso al Gerundo con lo sbavante cagnaccio ai calcagni.
Grazie ai suoi artigli svoltò slittando come novello driftatore in un vicolo scivoloso, e lo cane blisdò su quelle lucide pietre umide che ne avevano visti tanti di calcagni, schiantandosi e guaendo sconfitto.
Comare Inese, in fondo a stretto vicolo vide la luce di una piazzetta, quasi luce divina, poi notò assembramento di tristi popolani costernati, capì... e sorrise.
L'avevan seguita in due marrani, ma quando giunsero in piazza, vider funereo corteo di un plebeo funerale.
Poveracci e gente del volgo stretti in processione dietro una bara rabberciata e malfatta.
Donne con veli, grembiuli e cuffiette, quasi tutte uguali ai lor occhi.
E Inese li in mezzo quatta quatta.
Poi vedova incosolabile si azzeccò piangendo, con lamenti struggenti ad un dei due che cautamente si era avvicinato a fugar sospetto, e il dolore e lo struggimento parean ben più grandi del sentir i manrovesci dello sgherro per liberarsene.
I due alla fine spariron lesti imprecando diversi Santi e pur li mortacci del funerale.
Donne con veli, grembiuli e cuffiette, quasi tutte uguali ai lor occhi.
E Inese li in mezzo quatta quatta.
Poi vedova incosolabile si azzeccò piangendo, con lamenti struggenti ad un dei due che cautamente si era avvicinato a fugar sospetto, e il dolore e lo struggimento parean ben più grandi del sentir i manrovesci dello sgherro per liberarsene.
I due alla fine spariron lesti imprecando diversi Santi e pur li mortacci del funerale.
Il Dottor Pio aveva un sol marrano sulle sue tracce, e pensava di farla franca, ma la distanza tra lui e l'inseguitor si abbreviò quando incrociò carretto di vasellame e provando a scivolarvi sotto incocciò invece con la gobba sull'asse traverso.
Lo gran colpo fece bestemmiar l'infoiato carrettiere e volar cocci di vasellame in ogni loco.
Lo gran colpo fece bestemmiar l'infoiato carrettiere e volar cocci di vasellame in ogni loco.
Dottor Pio Magnaguai, a corto de fiato ma non de idee, vide che l'inseguitor giungeva ormai appresso ben vicino.
Lo gobbo forse non portava fortuna, ma neppur era da essa favorito perchè da una via opposta incrociò per giunta altri agenti di Equitaglia
Girò su per delle scalette e giunto ad un incrocio notò un rudere in cui tuffarsi.
Le arti arcagne, la cui provenienza è meglio tacere, lo aiutaron a mutar forma e sbucò da la dietro in guisa di Agente.
Incrociò gli altri, ignari, che di nulla si accorsero e venner da lui depistati in altri lidi, mentre ghignando lui andava altrove.
Lo gobbo forse non portava fortuna, ma neppur era da essa favorito perchè da una via opposta incrociò per giunta altri agenti di Equitaglia
Girò su per delle scalette e giunto ad un incrocio notò un rudere in cui tuffarsi.
Le arti arcagne, la cui provenienza è meglio tacere, lo aiutaron a mutar forma e sbucò da la dietro in guisa di Agente.
Incrociò gli altri, ignari, che di nulla si accorsero e venner da lui depistati in altri lidi, mentre ghignando lui andava altrove.
Ben tre cacciatori eran dietro il grasso bottaio e il gatto lupesco, che zigzagavano nelle stradine bagnate e sempre più buie.
Procaci poppe bocciute esposte in balconato vestito sbarraron la via: due meretrici navigate che avean più anni che esperienza, e più bruttezza che igiene, forse non capendo il loro impellente problema, tentaron di adescar lo trafelato duo.
Gerundo non abbozzò di rallentare, prese le due sotto le ascelle, come un Frangese porta una baguetta, e caricò all'interno dell'uscio del lor postribolo.
"Sbarra la porta, Pacioso!"
Denudate le due, i due improbabili fuggitivi si vestiron da troioni coi loro abiti e si buttaron sotto pulciose lenzuola.
Potenti colpi detonaron su sgangherato uscio della casa chiusa ora aperta.
Una delle due aprì.
Mentre uno restava fuori, altri due sgherri indagarono a fiutar la preda.
Capita la situazione, una delle due baldracche li depistò dicendo che i corridori avean preso finestra come novelli saltatori, ma lo sguardo dello sgherro andò alla massa sotto le pezze pezzenti.
Ciò che vide lo lasciò sgomento e lo Padre Terno mi fulminerebbe financo a scriverlo.
Pallido e indignato, proseguì inseguimento dalla finestra, verso l'ignoto.
La prima a giungere alla Bettola della Torre Grigia fu Comare Inese, grazie alle indicazion de lo prete funeraleo.
Davvero brutto era quel quartiere, sicuro rifugio per feccia di vario tipo, e non da meno era quella locanda, ricavata da una imponente torre abbandonata.
Entrò nella sala, dalla caratteristica pianta rotonda.
La sala era semivuota.
Un vecchiardo scatarrava su una zuppa in un angolo vicino al camino, un oste sfregiato sputava su un boccale per mondarlo meglio, e una marionetta vivente nomata Cicchetto, orrenda parodia di un oste con le gote arrossate, sbucò dalle cucine per servir la Santa Donna.
La voce dello Straniero, dal pian superiore che si affacciava sulla sala, la salvò dalle sue attenzioni.
Davvero brutto era quel quartiere, sicuro rifugio per feccia di vario tipo, e non da meno era quella locanda, ricavata da una imponente torre abbandonata.
Entrò nella sala, dalla caratteristica pianta rotonda.
La sala era semivuota.
Un vecchiardo scatarrava su una zuppa in un angolo vicino al camino, un oste sfregiato sputava su un boccale per mondarlo meglio, e una marionetta vivente nomata Cicchetto, orrenda parodia di un oste con le gote arrossate, sbucò dalle cucine per servir la Santa Donna.
La voce dello Straniero, dal pian superiore che si affacciava sulla sala, la salvò dalle sue attenzioni.
Come nidiata di anatroccoli separati dal materno amore, tutti gli altri membri dell'affaticato gruppo si ritrovaron uno dopo l'altro nella bettola, riunendosi e decantando le lor argute strategie di fuga.
Lo straniero si presentò come Raniero Scaverzi, dicendo che Ugo gli aveva salvato la vita coi suoi intrugli quando era rimasto ustionato, e che ora volea aiutar per saldar lo debito.
"Socmel! Stai dicendo che sei riuscito a telare da EquiTaglia e a ciulartene pure due mentre scappavi? mo da oggi sei il mio nuovo idolo!" Esclamò sorpreso quando giunse il momento del racconto di Gerundo.
Ma non era il momento di baldoriare.
Eran stati fregati e sospettavan che prima di loro il povero Bragallo avea fatto l'istessa fine, magari proprio nella istessa vineria.
E aver novelle di lui significava ora sporcarsi le mani coi birri.
Qual strategia attuare?
E aver novelle di lui significava ora sporcarsi le mani coi birri.
Qual strategia attuare?
Il losco oste, tal Francisbaldo, offrì loro a caro prezzo una mappa dello Palatio de Justitia, loco dove si esercitava l'insindacabile legge del Contado di Malespine, ove azzeccagarbugli, fanatici ultralegali, EquiTaglia, aspiranti eruditi, studenti e birri erano a casa come mosche su boazze di mucca, e ove i detenuti venivan appunto detenuti, in attesa di pronunzia e sentenzia.
La dentro di sicur v'eran novelle sul catturato.
Pacioso però fece notar che altra strada, magara anche men rischiosa, era attuabile: lui avea aiutato la Contessina, e il pugno di Birri a lei fedeli era in debito, e se non in debito perlomen lo conosceva e chissà, si fidava.
Forse era più sicuro rivolgersi a lei che a infilarsi in quel ginepraio di guardie e giudici, in quel Palazzo tanto abietto.
Nel dubbio la mappa fu comprata ma per pria cosa avrebber seguitato con l'idea del gatto, sperando non diventasse un piano alla membro di segugio.
Le spesse pareti della torre-locanda permisero loro di riposar tranquilli dal russar del Gerundo, mentre Raniero tornò dalla Locanda della Laida Baffona, ormai infrequentabile visto il guaio con EquiTaglia, riportando il povero mulo Juanin.
Erano pronti per un'altra nebbiosa giornata a Novi Lugubre.
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