CAPITOLO 8 - Una gran rottura di ca..ppio
La guardia della Contessina mostrò sollievo et sorpresa per l'impresa dei quattro improbabili eroi, e per quanto si trattasse pur sempre di un birro infame, onorò lo patto.
Era stato al Palatio de Justitia e scoperto sorte e locazione del Bragallo.
"ite! venite meco, e assai lesti e non indugiate oltre"
Procedettero con passo veloce lungo le vie di Novi Lugubre, seguendo lo birro che avanzava come chi ha ben chiara la destinazione.
Cominciarono a incontrare parecchia folla in direzione opposta et contraria.
Qual accadimento pubblico era appena avvenuto per aver attirato tal fiumana di plebe? Una festa? Uno comizio? Uno concerto di guitti e musici famosi?
"ite! venite meco, e assai lesti e non indugiate oltre"
Procedettero con passo veloce lungo le vie di Novi Lugubre, seguendo lo birro che avanzava come chi ha ben chiara la destinazione.
Cominciarono a incontrare parecchia folla in direzione opposta et contraria.
Qual accadimento pubblico era appena avvenuto per aver attirato tal fiumana di plebe? Una festa? Uno comizio? Uno concerto di guitti e musici famosi?
Era ben peggio
Arrivarono in una piazza ormai vuota, al cui centro si ergeva un palco di legno.
Gli strumenti in effetti erano a corda, ma suonavano una melodia de morte et punizione: una fila di cappi ben allineati e due figure appese, che di certo non cantavano più.
Maestro dell'esibizione: quel bastardo di Acuto di Malespine sicuramente.
"Ecco, quello è lo Bragallo" Disse lo birro un po' imbarazzato, indicando una delle due figure penzolanti.
Insieme alla sera, sulla piazza scese gelo e costernazione, oltre che silenzio...ma era silenzio sol esteriore, perchè di certo alte imprecazioni allo Padre Terno si stavano alzando nelle menti dei quattro al realizzar che l'unica canaglia che gli avrebbe fatto trovare Ugo da Volturnia era leggermente impossibilitata a fiatar altre parole.
Bragallo Senzaterra, farabutto, truffatore, contrabbandiere e quant'altro, nonchè amico di Ugo da Volturnia, avea smesso di calcar questa terra.
Era giunto alla resa dei conti con la supposta giustizia e con la grama esistenza che chiede il conto prima o poi, anche se è meglio poi.
Senzaterra..e ora senza fiato e vita. La terra l'avrebbe incontrata poi, previa esposizione a corvi e intemperie.
Insieme alla sera, sulla piazza scese gelo e costernazione, oltre che silenzio...ma era silenzio sol esteriore, perchè di certo alte imprecazioni allo Padre Terno si stavano alzando nelle menti dei quattro al realizzar che l'unica canaglia che gli avrebbe fatto trovare Ugo da Volturnia era leggermente impossibilitata a fiatar altre parole.
Bragallo Senzaterra, farabutto, truffatore, contrabbandiere e quant'altro, nonchè amico di Ugo da Volturnia, avea smesso di calcar questa terra.
Era giunto alla resa dei conti con la supposta giustizia e con la grama esistenza che chiede il conto prima o poi, anche se è meglio poi.
Senzaterra..e ora senza fiato e vita. La terra l'avrebbe incontrata poi, previa esposizione a corvi e intemperie.
Qualcuno ruppe il silenzio.
Era lo Straniero, che sussurrò che in fin dei conti, esistevano modi anche di far parlare un trapassato, perfino remoto.
Comare Inese, confermò.
C'erano miracoli tra i prelati che potevano realizzar questo inquietante compito.
La santa donna tornò alla Chiesa di San Mordente e chiese dove si trovasse la più vicina cappella di San Schiattato, i cui fedeli sapeva erano i più esperti e adatti a certi compiti.
In piazza intanto, gli altri tennero d'occhio il patibolo per notare se eventuali complici o amici del Bragallo si manifestassero, anche se vista la sua fine, sarebber stati assai stolti a farlo.
Uno strano tizio calvo sfidò in effetti le guardie alla base del palco per avvicinarsi al povero corpo dondolante, ma non per costernazione o preghiera.
L'uomo, vittima di una qualche fregatura, sputò e insultò il defunto per poi allontanarsi.
Rapaci lo raggiunsero per cercare di stillare ogni informazione e motivazione potesse esser utile alla lor impresa, di come era stato truffato e dove avea conosciuto gente di tal risma.
Inese tornò e li condusse alla Chiesa della Malamorte, ove conobbero Padre Smunto.
Era uno giovine prelato magro come un chiodo e più vicino alla fossa che alla vita, ogni fiato parea l'ultimo ad esser esalato mentre parlò con loro.
Purtroppo non era abbastanza potente per realizzar il miracolo richiesto, ma confidò che non necessariamente era un miracolo legato allo Padre Terno, e suggerì che potevano esserci altri modi per farlo, e conosceva una creatura in grado di farlo, anche se a caro prezzo: una potente strega locale, Squinternia.
Il Dottor Pio ghignò.
La stria si trovava nell'adiacente Bosco Morendo e di certo avrebbe richiesto uno subdolo pegno.
Per nulla scoraggiate, le canaglie si trovarono a discutere di una questione più materiale: come sottrarre il defunto, e come girare con un morto uscendo dalle mura per giunger fino a Bosco?
Potevano attender sepoltura e far ratto dello morto in una notte buia, ma per quanto sarebbe stato appeso l'appeso, come monito ad altri malfattori?
No. Avean impellente bisogno di levarlo da li.
Forse bastava financo solo il cranio, che in fondo per favellar si favellava dalla testa, ma parea atto dissacrante e sgradevole far mattanza in quel modo.
Poi una nuova idea: la sapienza del Dottor Pio produsse uno documento attestante il pericolo di appestamento e malattia, e grazie al timbro della chiesa di San Schiattato rese il tutto più credibile.
Potevano attender sepoltura e far ratto dello morto in una notte buia, ma per quanto sarebbe stato appeso l'appeso, come monito ad altri malfattori?
No. Avean impellente bisogno di levarlo da li.
Forse bastava financo solo il cranio, che in fondo per favellar si favellava dalla testa, ma parea atto dissacrante e sgradevole far mattanza in quel modo.
Poi una nuova idea: la sapienza del Dottor Pio produsse uno documento attestante il pericolo di appestamento e malattia, e grazie al timbro della chiesa di San Schiattato rese il tutto più credibile.
Tornaron nella Piazza delle Esecuzioni trascinando una sgangherata e umile bara, per riempirla con le lor speranze di ottener risultati.
Le guardie, che invero non sapean leggere, osservaron lo decreto con finto sguardo indagatore per poi lasciar campo libero ai quattro cialtroni, ma ingiunsero, visto lo periglio di peste, di portar via anche l'altro appeso.
Almeno a far di conto era capaci. E un più un facea due.
Con gran sforzo fecero star li due corpi in una bara, e nonostante la tarda ora deciser di lasciar immantinente la città.
Lo Straniero non voleva saperne di streghe e disse che sarebbe restato li, ad indagar nei quartieracci, secondo le informazioni scucite prima in piazza dallo sputatore.
Era la nona campana della sera quando lo strano macabro gruppo, trascinando la bara, giunse alle porte nord della città, chiuse da poco.
Le guardie, annoiate ma sospettose e poco avvezze a farsi perculare, nonostante le scuse accampate dai quattro,temevan fosse astuto contrabbando e imposer di aprir lo contenuto.
Fu impresa penosa che rivelò, almeno per una volta, la verità: due sventurati chiusi in quel cappotto di legno di dubbia qualità e fattura.
Questo bastò agli schifati guardiani per dischiuder loro lo portone verso la libertà e le campagne, nella notte ignota dei feudi Falcamontesi.
Prossima tappa Bosco Morendo e la terribile misteriosa stria Squinternia
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