giovedì 10 ottobre 2019

Storm King's Thunder - Capitolo 1 Problemi a Nightstone

Questa è la storia di Brogmar del Clan Headstone, figlio di Bruran figlio di Bhargrum e della sua strampalata compagnia di avventurieri.
Brogmar non era un nano come tutti gli altri, visto che quando ancora aveva la barba corta (quindi poco più che un ragazzino) si trovò ad essere l'unico sopravvissuto del suo clan, quando la sua carovana fu razziata da una tribù di barbari Uthgardt.
Fu preso e visse con loro, assimilando molto delle loro barbare tradizioni e perdendo molto della sua originaria identità nanica. Il nome del suo clan si perse e per quei barbari fu solo Brogmar "Asciarotta", come l'arma di suo padre andata in frantumi in quell'assalto.


Dopo anni, divenuto un forte e possente combattente delle terre selvagge, si unì a seguito di fortunosi eventi come guardia del corpo di una arcanista, e successivamente finì nella compagnia di avventurieri che prese parte ai terribili eventi che sto per narrarvi...

Storm King's Thunder

Il gruppo di avventurieri, una banda che non si era neppure data ancora un nome, viaggiava verso Nightstone, seguendo la via del commercio.
C'era rispetto ma goliardia negli appellativi che Brogmar riservava ai vari membri di quel gruppo, invero il più strano che abbia mai visto non solo nella mia locanda ma credo in tutto il Faerun.

Alla testa del gruppo Rolan, un druido. Un umano dallo sguardo attento, profondo conoscitore della natura e dei sentieri circostanti nell terre selvagge della Costa della Spada.

Poi v'era un esponente di una razza rara, al centro di molte congetture sulle sue origini maledette: un Kenku. Spesso emarginati e confinati da maldicenze e diffidenze, questo rappresentava una stranezza nella stranezza essendo infatti un paladino con tanto di cotta di maglia lucente.
Per Brogmar spesso era "Pennuto" o "Dannato Pennuto"

In quanto a rarità anche il terzo membro del gruppo non attirava sguardi meno curiosi e persino più timorosi: un draconico. Un essere mezzo-drago parecchio raro in queste terre. Un essere fiero e di grande fascino. Uno sguardo attento avrebbe potuto stabilire che si trattava di una femmina, ma pochi in queste terre ignoranti capirebbero certe differenze in tali lucertole. (Ed era "lucertola" il soprannome con cui Brogmar la chiamava, seppur con un certo timore reverenziale)

Il quarto del gruppo passava dall'esser raro ad esser persino unico. Nella mia vita ho sentito parlare di costrutti e golem creati da maghi e arcanisti vari ma mai di quello strano essere umano simil-meccanico che viaggiava con quel gruppo.
Si faceva chiamare Lucky, e dall'aspetto e dall'equipaggiamento dire che era un mago o qualcosa di simile.
Per Brogmar era "Coso" o "Uomo di latta"

Erano diretti a Nightstone perchè si diceva che la reggente del piccolo villaggio fortificato, Lady Valrose, offriva ricompense a chi avesse risolto il problema di alcune bande di goblin che stavano razziando gli insediamenti circostanti.

Nightstone prendeva il nome da una grossa pietra situata al centro della piazza cittadina, un enorme megalite di ossidiana nero come la notte appunto.
protetta da una palizzata di legno, era circondata da un fossato d'acqua creato sfruttando un corso d'acqua, e vi si ergeva in mezzo come una piccola isola

Giunti in vista del paese, si accorsero subito che c'era qualcosa di strano.
Nessun viavai lungo la strada che conduceva all'ingresso cittadino, protetto da un ponte levatoio abbassato.
Avvicinandosi notarono parecchie impronte, sia umane che non, e nessuna sentinella in vista sulle due torri di guardia sopra il ponte.

Entrarono cautamente nell'abitato, trovandolo disabitato. Regnava la desolazione e il silenzio. Qua e la, si vedevano grossi pietroni in posti dove non avrebbero dovuto essere. Alcuni avevano sfondato gli edifici, come ad esempio la modesta locanda vicino alla piazza, o alcune torri di guardia. L'unico segno degli abitanti si rivelò esser qualche sventurato schiacciato dai macigni.

Esaminarono le case, trovandole svuotate e razziate. Tracce di goblin sparse in giro si dividevano tra le case. Eppure nessun goblin avrebbe potuto lanciare o muovere quei macigni.
Sul retro della locanda disastrata scoprirono che i goblin razziatori, o almeno una parte di essi che si erano attardati, erano ancora nel villaggio! Ma quei dannati pelleverde poco potevano contro Brogmar e suoi compagni.
Tramite un incantesimo riuscirono anche a bloccarne uno vivo e a interrogarlo, ma lo stolto essere non rivelò cose molto utili.
Neppure una ragazza barricata in una stanza ancora intatta al secondo piano della locanda fu molto utile, essendosi barricata non appena udito lo schianto del macigno sulla locanda e da li in poi rimasta li chiusa per paura di quel che accadeva fuori.

Uno dopo l'altro i goblin cadevano sotto le armi o i sortilegi dei cinque improvvisati eroi, ma ancora non si trovavano altri superstiti per capire esattamente cosa fosse successo. Era molto strano che a parte gli abitanti morti sotto i macigni, non si trovassero corpi uccisi dai goblin, come se nessuno si fosse opposto a quell'invasione senza combattere...o forse i goblin erano giunti a razziare approfittando del villaggio già vuoto? La mente semplice di Brogmar faticava a sviluppare tali ragionamenti...

Era tempo di puntare alla roccaforte, anch'essa malconcia, forse l'unico luogo rimasto dove avrebbero potuto trovare risposte...

martedì 3 settembre 2019

I 7 Sacerdoti Neri - Capitolo 4 Rivelazioni


Al loro risveglio il vecchio pazzoide non c’era. Curiosando nella sua baracca trovarono un vecchio trattato sui Demoni che gettava una nuova luce sulla figura e sul passato di Gàston e chissà..forse della sua utilità. Della fantomatica spada invece non v’era traccia.

Discussero a lungo sul da farsi e presero la rischiosa decisione di ripresentarsi in paese e mettere il Borgomastro Gus con le spalle al muro.

Lo stupore di chi li vide ancora vivi alle porte del villaggio era palpabile e il borgomastro intervenne subito per non lasciare che certi discorsi giungessero alle orecchie di tutta la popolazione creando allarmi…accettò di uscire, seppur scortato da miliziani, e con aria improvvisamente meno sicura di se e affranta, ammise le sue colpe e cercò di giustificare le sue azioni rivelando quello che da anni stava succedendo li a Lonedale.

La leggenda diceva che una terribile creatura..forse un demone, fu intrappolato e incatenato con un rituale da 7 Sacerdoti. Questi savi e retti protettori giurarono che avrebbero vigilato per sempre sulla prigionia della nefasta creatura… un giuramento difeso con tanto ardore che continuò persino sopraggiunta la morte, e i 7 (sebbene c’è chi dice che siano 6… altri 5… o chi ne abbia visto al massimo uno…e che qualcuno, pur non-morto sia morto) ancora oggi vigilino sull’incantesimo che la tiene intrappolata.
Il rituale però, funzionava consumando anime, e così i 7 dovevano sacrificarne di tanto in tanto per tenere viva la prigione magica del demone.  Un atto certo malvagio, fatto però per un bene superiore, perché se si fosse liberata la creatura, allora l’intero villaggio e tutti i territori circostanti sarebbero stati in pericolo.

Era per quello che spariva la gente…ed era per quello che il Borgomastro e una cerchia ristretta di conoscitori di questa verità si era organizzata per proteggere il loro paese e cercare di selezionare le anime da donare, approfittando di viaggiatori, viandanti, persone esterne, lestofanti, mendicanti e tutte quelle persone più “sacrificabili”, invece di attendere passivamente che qualcuno a caso di loro venisse rapito e catturato per il sacrificio dai terribili spettri neri.
E a questo punto era chiaro…era quella la fine fatta dal povero Agar e la sua scorta.

Che fare? Abbandonare tutti al loro depravante destino e limitarsi a riferire al mercante Tripwine la sorte di suo figlio? O fare luce sul mistero e scopre davvero cosa stava succedendo li e porre fine a quelle sinistre minacce? Chi avrebbe potuto aiutarli o illuminarli sulla situazione?

I 7 Sacerdoti Neri - Capitolo 3 Scontri e incontri nel Bosco

“Sto riportando questo teppista di mio nipote Mick alla sua fattoria, fuori Lonedale… è venuto a bighellonare in paese e non si è accorto che era l’ora della chiusura… intanto le porto un po’ di fieno in avanzo.”
La scusa funzionò e il carro lascio Lonedale senza sospetti…poi prese un sentiero verso il bosco, e giunto dove il lavoro dei boscaioli non era ancora arrivato e la vegetazione era più fitta, scesero e proseguirono tutti a piedi fino a quando il buio della foresta lasciò spazio di nuovo alla luce lunare in un’ampia radura vagamente circolare, completamente priva di alberi.

Al loro posto, storte e antiche pietre, alcune ancora erette, altre ormai abbattute o sbriciolate, disegnavano (o l’avevano fatto) un qualche circolo rituale di chissà quale culto antico o druidico
“Vi avremmo lasciati qui. Non ho idea poi di cosa vi sarebbe accaduto…gli ordini erano di andarsene subito, e anche ora me ne andrei volentieri..vi ho aiutati… ora fatemi allontanare da questo postaccio…”

Come da accordi, lo lasciarono andare, ma Sauron, non si sa per quale capriccio o sghiribizzo mentale, lasciò partire un singolo quadrello di balestra, in maniera quasi casuale o per gioco…e come sempre quando il caso ci mette lo zampino, il suo colpo si rivelo di una precisione assoluta… la punta piramidale e pesante del quadrello si conficcò esattamente nel cranio del poveretto, un singolo colpo devastante e fatale che lo fece stramazzare al suolo in un sol respiro.

E il respiro mancò anche ai quattro compagni quando subito dopo, con sconcertante tempismo, una voce spettrale, profonda ma flebile, anticipò le indignate e vibranti bestemmie naniche di Hilde per quel gesto vile.
“Quale spreco… un’anima sprecata inutilmente in quel modo…. Quando serviva a noi…. Ma ora qui ne abbiamo ben quattro..”
La voce era arrivata da una figura a malapena visibile nella notte. Pur con fattezze umane, come un magro individuo avvolto in una veste nera, e il cui cappuccio calato sul viso (se mai avesse un viso) creava una finestra di nera tenebra impenetrabile, sembrava fluttuare impalpabile sul terreno
Con il loro caratteristico raggelante silenzio, alcuni non-morti emersero dal perimetro di vegetazione stringendosi verso il cerchio di pietre.
Birel, dai sensi allenati, e il cui nemico giurato erano proprio i non-morti, fu la prima a notarli. La figura che aveva “parlato” restava invece in disparte, senza avvicinarsi.
Dispondendosi a quadrato, i quattro eroi si preparaono a difendersi. Scheletri e zombi giungevano da ogni lato, circondandoli. Il metallo cantò la sua canzone su ossa e carni di quei servitori inanimati ma le forze venivano meno, e le ferite fiaccavano sensi e reazioni dei nostri prodi… l’orrendo lamento del sacerdote spettrale li paralizzò quasi tutti, e altri servitori non-morti si unirono alla battaglia man mano che qualcuno cadeva sbriciolato.

La figura ammantata di nero sembrava poi immune a gran parte dei loro attacchi…e oltre al fisico questo fiaccò il loro morale… tuttavia continuarono testardamente a combattere. Quella scelta li stava portando dritti alla sconfitta..e a chissà quale sorte. Sauron cadde… in fin di vita..e anche Hilde si accasciò, mollando la presa sul suo possente martello con l’effige di Moradin…cercare di trascinare i caduti in una disperata ritirata sembrava inutile ma proprio in quel momento giunse scricchiolando e sbandando il carretto del fieno. 
Gli increduli due muli erano spronati da una figura curva e barbuta con gli occhi stralunati che urlava i peggiori incitamenti: Gàston.
“SALITE, SCIOCCHI!”

La rocambolesca fuga , non si sa bene come, riuscì.
Non è dato sapere se a causa del lento incedere dei non-morti , dell’abilità del carrettiere, della fortuna che dispettosa va e viene dalla vita dell’uomo quando meno te l’aspetti,  o della rinuncia della nera figura ammantata a scendere in competizione con due muli.
Gàston li condusse nel suo tugurio, dove riuscirono a rianimare i feriti gravi per poi crollare, stanchi morti (ma vivi) in un lungo sonno ristoratore.

I 7 Sacerdoti Neri - Capitolo 2 Malvenuti a Lonedale


Birel guidò il gruppo lungo la Strada Alta che da Neverwinter sale a Luskan e giunse alla deviazione per il villaggio di Lonedale. Non trovarono nessuna traccia sospetta di possibili carovane razziate da banditi o attacchi di qualche banda di orchi o goblin.
Anche verso Lonedale non notarono nessun indizio sull’eventuale sorte della spedizione commerciale.

Giunsero così a tarda sera a Lonedale.
Si trattava di uno dei classici villaggi non protetti da mura, ma da una solida palizzata di aguzzi tronchi di abete delle foreste di Neverwinter.  Due torrette di guardia, anch’esse in legno e dotate di piattaforma per le guardie (assenti in quel momento) sovrastavano la cancellata di legno della porta cittadina.

Era il classico villaggio di confine, fatto di facce dure, ignoranti ma schiette, e di vite semplici e di sacrificio, ma anche tranquille e felici…o almeno sembrava, perché un osservatore più attento avrebbe notato un’aria di decadente depressione, di sospetto o forse rassegnazione, e una cupezza d’animo malcelata.

La via maestra in terra battuta conduceva dritta alla piazza centrale di Lonedale, dove si trovava anche l’unica locanda del luogo, il Cervo Ubriaco, un fabbro, un fornaio, una grossa falegnameria di fronte alla locanda, una rozza costruzione in legno che fungeva da sede per la milizia cittadina e ufficio del Borgomastro.
Era tempo di rifocillarsi e pernottare, e iniziare a fare le prime domande in giro, e la prima tappa non poteva che essere il Cervo Ubriaco, dove li accolse un affabile e ruffiano oste, tale Ezekiel Evans, i cui pochi e radi capelli biondicci, tenuti inutilmente lunghi, contrastavano con i folti e rigogliosi baffoni, non tanto rigogliosi quanto la sua immensa pancia però.
Inizialmente evitarono domande dirette per non scoprire i veri scopi della loro missione, e si fecero indirizzare alla gilda dei carbonai, fingendo di voler concludere degli affari. Era li che Agar avrebbe dovuto scambiare il sale con del carbone locale, e ripartire per Neverwinter col suo carro.
GattoRosso nel frattempo, notando parecchio trambusto ad un tavolo, trovò anche modo di vincere qualche moneta d’oro giocando a dadi, e rischiando anche d’esser beccato a barare. Sauron, fiutando il talento del suo amico, scommise tanto quanto l’halfling.

Le indagini dai carbonai portarono a poco, ma lentamente emergeva un muro di menzogne, omertà e mezze verità che non facevano combaciare una dichiarazione con l’altra circa il destino del carro Tripwine.
Il carro era giunto, e il sale era stato barattato col carbone ma da li in poi nessuno sapeva dire cos’era stato di Agar e la sua scorta, composta da due guardie. Una donna dall’aria sconfitta cerco di raccontare loro che anche suo figlio era scomparso.. e non era il solo, ma subito giunse il Borgomastro, tale Gus Heterton, a minimizzare i vaneggiamenti della contadina.

Anche un'altra figura pittoresca fece la sua comparsa in questa storia: un vecchio pazzoide incappucciato, dalla lunga barba malandata, che farfugliava ammonimenti e terribili presagi ai nostri eroi.
Era Gàston, il pazzo del villaggio, che raccontava storie sugli spettrali 7 Sacerdoti Neri e i loro misfatti.
Per alcuni era solo un povero mentecatto esaltato e millantatore dalla fervida fantasia, per altri da giovane era stato davvero un famoso cacciatore di demoni, colui che aveva sconfitto il terribile demone Temaxitoual grazie alla sua spada magica, ma nel farlo, a causa delle terribili prove patite, aveva perso il senno.
Fatto sta però che la storiella dei 7 Sacerdoti Neri non era completamente sconosciuta agli abitanti e per quanto taciuta e solo bisbigliata, e soprattutto sempre diversa a seconda della fantasia di chi la raccontava o man mano che passava di bocca in bocca, sembrava far parte del folklore locale.

Ma tornando ai nostri, beh, forse fecero qualche domanda di troppo… o forse cominciavano a insistere in maniera sconveniente in quell’indagine, tanto che finirono dritti nei guai senza neppure accorgersene.
Si svegliarono infatti in una spoglia stanza sotterranea, un’umida cella di fortuna ricavata sotto la Locanda, senza neppure capire come ci erano finiti, senza il loro equipaggiamento, e senza neppure una moneta!
Gli ultimi ricordi erano di un lauto pranzo offerto dal subdolo Ezekiel.

Dovevano trovare un modo di uscire a farla pagare al marrano avvelenatore, e per fortuna non erano nelle solide prigioni di Baldur’g Gate.. o in una segreta di Zentil Keep, ma alle prese con dilettanti paesani… perché grazie ad un trucchetto magico di Sauron le chiavi della cella finirono dritte nelle loro mani, e dopo aver stordito e messo in cella una guardia, si apprestarono a fuggire.
Almeno due uomini però stavano giungendo nella loro direzione e dopo essersi nascosti tra le botti nella cantina, ne fecero fuori uno con un preciso attacco furtivo del GattoRosso, mentre l’altro si arrese e fu interrogato.
I due miliziani erano scesi per sedarli legarli e condurli in un posto nel bosco, e il prigioniero fu così costretto sotto minaccia a trovare un modo di farli uscire indenni dal perimetro cittadino e mostrare loro il luogo dove avrebbe dovuto abbandonarli.

Era buio. Probabilmente il cancello cittadino era ormai stato chiuso per la notte.
Il miliziano li condusse da un’uscita secondaria della Locanda verso un’alta cascina di legno che fungeva da rimessa e magazzino, per prendere un piccolo carretto pieno di fieno dove nascondere tre dei quattro avventurieri. GattoRosso invece, cammuffato in modo da sembrare un paffuto ragazzetto di campagna, sedeva a fianco al tizio, pungolandolo con un pugnale nel caso avesse provato a giocarle loro qualche brutto scherzo.
Prima di lasciare la rimessa notarono un indizio fondamentale e inquietante: su un carro, anche se era stata mezza cancellata, si riusciva ancora a leggere una scritta:
TRIPWINE

I 7 Sacerdoti Neri - Capitolo 1 Lo strano Gruppo

Non crediate che quello di Aran il suo servitore Bogro e i loro compagni sia l’unico gruppo di avventurieri degni di tal nome che frequentano la mia locanda, sapete?
Eroi di ogni foggia e spessore morale palesano la loro presenza presso questi illustri tavoli, e oggi voglio raccontarvi di un piccolo gruppo emergente di incompatibili individui.

Tutto iniziò quel giorno in cui un preoccupato Romes Tripwine, un piccolo mercante locale, fece capolino nella taverna per attirare l’attenzione di tutti i vari avventurieri o mercenari che fossero interessati alla missione che aveva da proporre.
Nonostante non fosse conosciuto certamente per la sua sensibilità, il povero mercante parlò con cuore spezzato del povero figlio secondogenito scomparso e offrì una ricompensa a chi sarebbe riuscito a riportarglielo o almeno a scoprire che diamine gli fosse successo.

E fu così che per la prima volta si trovarono a cooperare tre (dei futuri quattro) individui di cui sto per raccontarvi.
Hilde Frostbeard fu la prima a rendersi disponibile per la missione. Era una nana (brutta, direi, pure per i criteri nanici… ma non diteglielo) novizia sacerdotessa di Moradin.
Forse il suo tempio l’aveva mandata in giro a farsi le ossa, o forse la sua fede non era così ferrea e aveva preso a errare in cerca di un segno o una illuminazione… fattostà che volle aiutare il povero(?) Tripwine.

Il secondo ad accettare fu un mezzuomo di dubbia fama di cui nessuno sa il vero nome, o forse a nessuno interessa saperlo, ma quel che si sa è che si tratta di un halfling con indubbi e loschi talenti e una passione insana per i giochi d’azzardo che si fa chiamare GattoRosso
Forse aveva fiutato l’opportunità di guadagnare ben più della sola ricompensa…
Visto il nome penserete che la sua chioma sia color del rame, ma così non è. O almeno, così non è sempre… visto che circola voce che sia piuttosto bravo a cammuffare il suo aspetto.

Il terzo ad unirsi a dire il vero non era minimanente interessato a salvare la vita di un inutile mercante, e stava snobbando bellamente l’accorato appello del Tripwine.
Eppure, quasi come se una voce interiore gli avesse caldamente consigliato di farlo, si unì al gruppo.
Il suo nome era Sauron (dove l’ho già sentito un nome simile? Non ricordo proprio…) e l’avevo già visto altre volte in locanda. Un tipo strano, tenebroso pur non mancando di fascino, e forse anche senza qualche rotella… giurerei d’averlo visto parlare da solo a volte…
Ad ogni modo, quali che fossero i suoi talenti nascosti, anche lui si unì al gruppo.

Del figlio del mercante, Agar, non si avevano più notizie da quando era partito, con un carico di sale, alla volta di Lonedale, un piccolo villaggio a circa un giorno e mezzo di viaggio da Neverwinter, e Romes affidò i tre alla guida di una ranger che conosceva i territori circostanti: tale Birel Meliamne, un’elfa piuttosto schiva che accettò non troppo di buon grado quel compito, ma la sua curiosità prevalse sulla diffidenza verso quella strana accozzaglia di umani nani e semiumani.
Di lei so dirvi poco altro, essendo poco avvezza e ritrosa a frequentare le grandi città e amante delle dormite sotto le stelle, ben poche volte ha mai messo piede a Neverwinter e men che meno nella mia rispettabilissima e rinomata Locanda.

martedì 23 aprile 2019

Spade, Maghi e Pestilenze. Capitolo 9 – La Carezza di Talona


Il viaggio di ritorno filò liscio senza intoppi particolari. Fu un viaggio stranamente silenzioso, il morale del gruppo era cupo e foschi pensieri si addensavano nelle menti dei 5 compagni, uniti alla delusione per l’esito della missione.

Quando, dopo parecchi giorni, giunsero al covo sotto al mulino la situazione sembrava piuttosto animata.

Riconobbero Maran, insieme all’elfa Elebel, Jori, Eonas e Bendan insieme ad altre 4 figure che non avevano ancora conosciuto. Tutti discutevano attorno ad una mappa in maniera preoccupata, senza quasi accorgersi del loro ritorno.

Un rutto di Bogro interruppe la riunione, attirando finalmente l’attenzione su di loro.
Spiegarono di avere  una notizia buona e l’altra cattiva per Maran.

La buona era che le informazioni erano esatte, le ricerche si erano rivelate fondate e quel posto era stato davvero il nascondiglio del Bastone.
La cattiva non ci fu bisogno di dirla, vennero anticipati… qualcosa stava succedendo attorno a Neverwinter.

Durante i giorni d’assenza di Aran, Bogro e compagni, strane notizie di una malattia sconosciuta giungevano agli informatori degli Arpisti. I primi tentativi di cura erano falliti, e la cosa più inquietante era che anche le preghiere clericali finora tentate non avevano sortito effetti
Tutti i segnali lasciavano intendere che Jerontus era riuscito a liberare l’anima di Bairoth dalla spada ed evidentemente a trovargli un corpo, e l’antico sacerdote era ormai in possesso del potente Bastone: quella terribile doveva essere opera sua, e rischiava di diventare una epidemia.
I primi casi furono riportati da Riverhill, un piccolo villaggio fluviale vicino alle rovine di Thundertree.
La pelle delle vittime si arrossava, le vene pulsavano fino a creare emorragie, soprattutto agli occhi che diventavano rossi in maniera inquietante. La fatica diventava confusione, e la confusione diventava pazzia, facendo tornare le forze al malato che con rinnovata energia veniva pervaso da una follia aggressiva, insensata e incontrollabile…

Era stato chiamato “Morbo della Follia Rossa”, ma molto più poeticamente altri l’avevano ribattezzato “Carezza di Talona”
Voci di altri casi giunsero poi da un complesso di fattorie più vicino alla città. Ma anche da un insediamento di boscaioli più a monte, verso al foresta. E chissà che non fosse quello il primo caso, ma la distanza aveva fatto si che le voci giungessero dopo?
Ma perché erano stati colpiti quei bersagli, tutto sommato insignificanti e inadatti a scatenare una vera epidemia? Cosa legava quei luoghi? Era difficile trovare un nesso.

Il fiume. L’acqua.

La voce di Dhorna fece calare il silenzio. Parecchi sguardi si strinsero a fessura, riflettendo su quell’inaspettato suggerimento.

Per i nove inferi! Sembrava fin troppo semplice ma nella sua semplicità era evidente. Talmente evidente che neppure ci avevano ancora pensato: il fiume era l’unico legame tra quei luoghi… e questa non era una buona notizia…il fiume sfociava a Neverwinter.  Gli oltre 20.000 abitanti della sfortunata città erano ancora ignari del potenziale pericolo… se il veicolo di contaminazione era l’acqua dell’omonimo fiume, non appena quel pazzo di Bairoth sarebbe riuscito ad aumentare in maniera ancora più massiccia la contaminazione il disastro sarebbe stato totale.

Bisognava agire subito. 
Se la loro teoria era giusta, da qualche parte lungo il fiume si nascondeva il covo di quei bastardi, ma più si saliva verso la fonte e più c’erano diramazioni in quel corso d’acqua.
Si sarebbero divisi in gruppi. Mentre un altro gruppo ancora sarebbe partito alla ricerca di aiuto a Waterdeep, cercando di coinvolgere i chierici più potenti a disposizione.
Dhorna e compagni decisero che sarebbero partiti dalla zona dei boscaioli, ritenendo ininfluente indagare prima presso le fattorie e Riverhill.

Elebel estrasse da una piccola sacca di cuoio due pietre, levigate e combacianti tra loro. Le divise donandone una a Aran. Erano “pietre parlanti”, un piccolo oggetto magico che permetteva di inviare un breve messaggio mentale tra i due possessori.

Gli arpisti si raccomandarono con il gruppo, nel caso avessero trovato il covo per primi, di non ingaggiare battaglia con Bairoth, ma avvisarli e attendere studiando la situazione.  Quel redivivo sacerdote, unito ai poteri dell’artefatto di Talona, li avrebbe spazzati via con un singolo incantesimo…

Spade, Maghi e Pestilenze. Capitolo 8 – La Stanza Segreta


Non c’era verso di attraversare il portale. Solido muro di roccia e nessun passaggio segreto.
La chiave era in quei versi. Abbracciare la sua fede… i suoi doni…?
Forse un modo c’era.

Ripresero ad esplorare il complesso di stanze buie e silenziose con un nuovo obiettivo: trovare delle vesti cerimoniali dei sacerdoti di Talona ancora integre.
Trovarono un grande salone cerimoniale, con in fondo un altare.
Il pavimento della sala era decorato con grosse piastrelle di pregiati marmi di varie sfumature che disegnavano una zona quadrata, delimitata dalle colonne che sorreggevano i due archi portanti dell’ampio soffitto.
Katrina notò qualcosa che non andava: dei fori, difficilmente visibili nella pietra scura delle colonne, lasciavano presagire un qualche tipo di trappola.
Bogro, senza andar troppo per il sottile, provò a premere una delle piastre di marmo e l’intera sala fu irrorata da un gas venefico. Il tenace mezzorco comunque se la cavò e il gruppo cercò di escogitare un sistema di attraversare il salone. Fu Breena a riuscirci, visto il suo esiguo peso, ditribuendolo tra 2 piastre contemporaneamente, arrivò dall’altro lato ed esaminò l’altare e la zona attorno, ma non trovò nulla di interessante.
Proprio quando stavano per tornare indietro, la gnoma si ricordò di avere un asso nella manica: con un incantesimo rivelatore, evidenziò le trappole della stanza, scoprendo un percorso sicuro in quelle piastrelle, così che anche i suoi compagni poterono passare senza attivare il pericoloso gas.
Con il loro aiuto, venne scoperto un passaggio che era sfuggito all’esame della gnoma: un passaggio segreto sotto l’altare.
Putroppo per loro però, la stretta galleria si ricollegava al passaggio segreto già trovato in precedenza che portava alla stanza con il portale e l’iscrizione.

Ripartirono nella direzione opposta, dal lato di quelli che dovevano esser stati gli alloggi dei cultisti.
Non era facile spostarsi in quei corridoi, interrotti dall’enorme crepaccio che, come un’orrenda cicatrice, aveva spaccato diagonalmente il sotterraneo . A volte si trovavano di fronte la spaccatura, vedendo i corridoi proseguire davanti a loro ma sfalsati di parecchi metri d’altezza…
Esaminarono diverse stanze. Quasi tutto era in rovina da tempo e inutilizzabile, ma ai loro occhi attenti non sfuggì qualche piccolo oggetto magico o pergamena.
Tra i vari scrigni ancora interi, furono sopresi anche da un astuto predatore: un mimic.
La creatura mostruosa provò a divorare Bogro, ma fu subissata di mazzate e la sua stessa strategia si ritorse contro.


Le energie e gli incantesimi tuttavia cominciavano a scarseggiare, e i 5 compagni decisero di accamparsi e riposare in quella stanza, con un solo ingresso, che sembrava ora sicura.
La fioca luce magica azzurrognola del bastone di Aran illuminava tetramente i turni di guardia che ora dopo ora si avvicendavano.
Scricchiolii, lontani rimbombi, suggestioni di lamenti veri o presunti o forse correnti d’aria erano la sola compagnia di chi restava sveglio a vegliare sui compagni.
Fu durante il turno di Katrina che le ombre proiettate dalla luce parvero animarsi, allungarsi.
Troppo tardi si accorse che in quell’alternarsi di luce e ombra creata dalle nicchie nei muri o dalle macerie, qualcosa si stava realmente spostando… come fossero composte da sole 2 dimensioni, alcune ombre erano penetrate nella stanza senza aprire la porta, insinuandosi dalle fessure.
Pallidi ricordi di persone vere, cultisti che una volta avevano alloggiato nelle stanze vicine, ora animate solo dalla non-morte e dall’avversione alla vita, si allungarono per prosciugare la forza e la vitalità dei nostri eroi.

Un orrendo urlo di Aran risvegliò tutti, e anche Breena si salvò per un pelo dal tocco gelido di quelle creature. Fu il caos. Altre ombre nel frattempo sgusciarono nella stanza, mentre i 5 compagni combattevano disorientati e sorpresi. Le armi normali ferivano a fatica quelle entità maligne, e solo la furia e la volontà di sopravvivere ebbero la meglio alla fine… lasciando alcuni di loro veramente privi di forze.
Cessato l’allarme, ripresero a riposare per riprendere le forze duramente messe alla prova e non ci furono altri incidenti…
Si rimisero in cammino, con maggiore determinazione. Volevano sbrigarsi. suel luogo chiuso dava i brividi e soffocava, nessuno voleva starci ancora più del dovuto.
Nella stanza ancora ben conservata di quello che forse era stato un sacerdote di rango più importante, trovarono finalmente delle vesti ancora non divorate dal tempo o dai tarli, e Breena curiosando tra il ciarpame in un armadio per poco non venne soffocata da una sinistra mano animata.
Si, stando ai racconti della gnoma la mano era destra, ma molto sinistra. Ahahah. Ma andiamo avanti…

Trovate le vesti, tornarono alla stanza dell’enigma per verificare se la loro teoria era esatta: Katrina e Aran indossarono i vecchi paramenti Taloniti, poi furono avvelenati (veleno e malattia…i doni di Talona erano quelli?) da un incantesimo di Breena, e si avvicinarono al portale.

Quello che per altri era un muro, per loro divenne una porta dimensionale che li proiettò in una sala esagonale adiacente, simile a quella, senza alcun accesso tranne il portale magico usato.
Un piedistallo vuoto con un foro si ergeva al centro, mentre da un lato gli enormi resti di un golem di pietra giacevano sconfitti e divelti. Dalla parte opposta al golem, in mezzo ad alcune macerie, i resti recenti di un uomo. In alto, in quell’angolo delle macerie, una galleria scavata con chissà quale ausilio magico scendeva verticalmente nella stanza dal soffitto.
Tutti gli indizi erano abbastanza chiari: con amarezza constatarono che erano stati anticipati.
Qualcuno, in grado di percepire l’esatta posizione dell’artefatto, era penetrato da sopra evitando tutto il complesso di grotte e sotterranei, aveva sconfitto il possente guardiano (con una sola perdita) e li aveva beffati.
Quel foro era stato il supporto del Bastone. Aran lo sapeva... ne poteva avvertire ancora il potente residuo d'aura magica...
Per loro non c’era altro li. Non restava che tornare a Neverwinter a fare rapporto a Maran Ventopungente…