lunedì 24 marzo 2025

LA NOTTE DEI 1000 SUICIDI (3)

Gli Ultimi Tasselli


"Un diavolo è un ottimista se crede di poter peggiorare gli uomini. Io trovo solo quel che è già in loro"
(Grunzak l'Imp)

La mattina dopo, nella luminosa sala dell'Astice Invasato, mentre distrattamente ascoltavano dicerie e pettegolezzi vari, alcuni anche piuttosto particolari, cominciarono a rivedere la strategia.
Se prima erano convinti di puntare direttamente al Banco della Carità, ora Piotr e William instillavano dubbi sul fatto che magari indagare su altri casi avrebbe fatto emergere indizi utili a capire meglio come affrontare la situazione.

William, tramite il suo macabro trofeo, il teschio a suo dire appartenuto a Brad Maddox, un famoso musico del secolo precedente (nonché parente dell'attuale Jed Maddox) utilizzò un incantesimo di preveggenza per capire se avrebbe portato bene andare subito al Banco.
L'esito fu "sfortuna".
Con sgomento e preoccupazione, proseguirono dunque le indagini puntando ad una fetida e pittoresca taverna sotterranea scavata quasi sotto le mura del quartiere di Via Est: La Tana del Ratto
Li era stata trovata Pearl Vantamin, il caso numero 5.
Secondo l'oste gnoma Jesinia, la donna era una mercante di liquori e bevande che riforniva diverse locande.
Ultimamente era stata derubata di una grossa somma, e con qualche velata minaccia di controllare più approfonditamente le attività della Tana del Ratto, scoprirono che aveva ricevuto un prestito dal Banco, ma aveva detto a Jesinia di non parlarne per nessun motivo.

Usciti da quel buco puzzolente, i quattro si divisero per gli ultimi due obiettivi.
Sum e William avrebbero puntato alla zona del caso numero 6, mente Piotr avrebbe accompagnato Ainwen nelle pericolose zone del quartiere di Brampton dove era morto il caso numero 10.

Sum e William scoprirono che il deceduto Riley Quentan, un vero scansafatiche e poco di buono, aveva provato da qualche mese a redimersi agli occhi della famiglia che aveva abbandonato, comprando alla ex moglie una casa.
Curiosamente, a dire della donna, non sembrava affatto preoccupato di dover restituire i soldi, considerando i suoi creditori innocui o persino sciocchi ingenui.
Piotr e Ainwen invece giunsero in una piazzetta abbastanza nascosta dove era assiepata una gran quantità di gente che pareva voler accedere a dei vecchi magazzini dismessi.
Alla vista di una uniforme del Pugno Fiammante la folla prese a dissiparsi, e anche all'interno di quella che in realtà era la famigerata "Arena di Korab", dell'ancor più famigerato Marando Korabalt, spettatori e combattenti sparirono in men che non si dica.
Quando il signor Korabalt fece entrare la sospettosa Ainwen, soltanto le macchie di sangue recenti tradivano quel che stava succedendo.

Per fortuna del gestore, il Pugno non era li per indagare su quell'attività, per altro piuttosto nota ormai.
Il gestore dell'Arena quindi collaborò alle indagini rivelando la storia del caso numero 10: un ex-mercante del calimshan caduto in rovina, tale Yalad ul'Thain.
Secondo le informazioni in possesso del losco impresario, quell'uomo era da tempo ossessionato per la vendetta contro la famiglia Bin-Barshan, responsabile del suo fallimento, e cercava di assoldare un capace assassino.
Qualche mese fa, coincidenza o no, il patriarca di tale famiglia , fuori dalle mura, proprio a Little Calimshan fu assassinato.
Come avesse trovato tale somma Yalad era inspiegabile.

Il gruppo si riunì dopo la mattinata di indagini, scambiandosi le ultime scoperte, e non c'erano più dubbi: al Banco della Carità si celava qualcosa di losco e avevano tante domande a cui rispondere.
E avrebbero fatto bene a farlo.
Si incamminarono in quel pomeriggio cupo, sotto una fitta e fine pioggerella invernale, con un umore ancora più cupo...

venerdì 14 marzo 2025

LA NOTTE DEI 1000 SUICIDI (2)

Indizi, coltellate, aiuti e illuminazioni

"È mia triste osservazione che spesso gli uomini vogliono sempre di più: ognuno di noi è il suo proprio diavolo, e facciamo di questo mondo il nostro inferno" (Oste Tauvin)

Quattro individui, tre di essi con le divise del Pugno Fiammante, vagavano nel dedalo di viuzze ormai quasi buie a metà tra il quartiere di Catasta e la Via Est.
Avevano deciso che vista la distanza, era opportuno far visita alle terme per indagare sulla vittima numero 7.
Robell Berondium era stato trovato infatti morto in una delle vasche nelle chiacchierate terme "L'Anima Linda", gestite da un halfling chiamato Berumio Geldorius.

Talvolta le Terme erano frequentate anche da qualche soldato del Pugno, ma la loro atteggiamento l'inserviente all'ingresso capì subito che non erano lì per piacere.
Andò subito a chiamare il capo.
Ma Ainwen voleva approfittare del luogo e lo convinsero a parlare in una vasca lontana dall'ingresso e da orecchie indiscrete.
Una assistente al seguito del capo, una ragazzetta molto giovane, prese in consegna divise ed equipaggiamenti di chi si calò nelle vaporose acque taumaturgiche.
William invece, ben poco ancora nella parte del soldato, mostrò indisciplina e si infilò nella stanza a fianco, dove trovò una strana coppia che cercava solo tranquillità, uno gnomo e una minuta mezzelfa, rovinando non solo il loro bagno ritemprante ma chissà, forse perfino il loro rapporto.
Geldorius spiegò affabilmente che il povero Robell veniva saltuariamente, possedeva un emporio in quello stesso quartiere.
Secondo il mezzuomo, aveva affrontato qualche difficoltà in passato, ma aveva trovato le risorse per risollevare alla grande la sua attività.
Piotr, abile nel leggere il linguaggio del corpo, notò alcuni segnali di titubanza e imbarazzo mentre Geldorius rispondeva ad alcune domande, quindi con una scusa la portò fuori dalla stanza per vederci chiaro.
Ammise che le dispiaceva "gettare vergogna e maldicenze sui morti" ma la sera stessa della morte dell'uomo, la notte di Mezzinverno, raccontò di averlo visto furtivamente girovagare negli spogliatoi e nelle altre stanze come se volesse rubare.
Nella vasca intanto Geldorius continuava a raccontare di quella notte, e del piccolo promemoria trovato tra le vesti del deceduto, un semplice pezzetto irregolare di pergamena con scritto "ancora 190 monete" e una data: l'ultimo giorno di Hammer.

Piotr poi si intromise anche lui nella vasca con William e la coppia infastidita, perché era proprio quella dove secondo la ragazzina era stato trovato il corpo di Robell.
Nonostante ormai fosse stato tutto ottimamente ripulito, in un punto dove il bordo della vasca era più acuminato Piotr trovò ancora un po' di sangue misto a strane particelle, che cercò di grattar via facendole aderire ad un pezzo di carta.
Le indagini furono interrotte dal trambusto creato dallo gnomo furente che cercava Geldorius per reclamare vista l'intromissione di William, che incurante continuava a sedurre Oldolin, la mezzelfa.

In fretta e furia, i quattro se ne andarono da una porticina di servizio, lasciando alle loro spalle il caos che stava per scoppiare.

Ormai il sole era tramontato, ed era stata una lunga giornata di indagini, su e giù per quella città di merda. Erano esausti e discussero sulla prossima mossa.
Qualcuno voleva puntare alla Tavena Tana del Ratto, teatro del caso numero 5, così da potervi poi riposare, mentre altri proponevano di indagare sul caso numero 3, che era vicino ad una locanda con una rinomata cucina, L'Astice Invasato.
Puntarono verso il porto, costeggiando una zona piuttosto desolata, uno stretto budello di catapecchie dai tetti malridotti, fino a passare a fianco ad un piccolo cimitero in disuso.
Udirono un urlo femminile.
Proprio da li.
Cautamente si inoltrarono tra le erbacce e le poche lapidi spezzate, ma lo spadone di Ainwen la avvisò di un agguato.
Non erano soli.
Cinque figure emersero dal buio, tutto attorno a loro.
Una trappola!
Erano seguaci di Bhaal, e volevano sapere tutto sull'ondata di morti, evidentemente adirati perché qualcuno aveva invaso le loro competenze.
Ma i soldati del Pugno Fiammante sapevano ancora troppo poco di questa faccenda, e soprattutto avevano ancora meno idea di condividerla con dei pazzi omicidi di quel culto che credevano fosse stato estirpato ma ogni volta rispuntava.
Quindi furono le lame a parlare.
Lame e magia, perché quei militari non erano solo addestrati alla mischia.

Nel tempo che Ainwen assaltasse improvvisamente quello che pareva il capo, Sum raddoppiò inaspettatamente la sua velocità mietendo colpi a destra e a manca, mentre Piotr, da posizione elevata puntava la sua balestra e William intesseva un sortilegio di rallentamento.
I cultisti caddero uno dopo l'altro tranne il capo, un individuo sinistramente dotato di poteri sovrumani, in grado di generare terrore e vulnerabilità alle sue temibili coltellate.
Vistosi in minoranza, il bhaalita fuggì, lasciando William e Ainwen feriti da tremende pugnalate.

Se avessero detto a William che la sua esperienza per immedesimarsi in un soldato avrebbe comportato vere ferite e concrete possibilità di morte chissà se si sarebbe imbarcato in quella maledetta impresa.
Un contrattempo davvero fastidioso che però almeno escludeva una delle teorie dell'Inquisitore Green: non c'entrava il culto di Bhaal.

Rattopparono le ferite e proseguirono, più cautamente, verso il porto.

Parlarono con una vecchia pescivendola che aveva individuato il corpo della vittima numero 3: il mezzorco Jerome Grutman, e furono indirizzati alla Locanda dell'Astice Invasato, dove il mezzorco giocava spesso d'azzardo cospicue cifre.
Era un bel locale a due, affacciato su uno dei numerosi moli, e con un cortile dotato di tavoli all'aperto illuminati a quell'ora da elaborate lanterne di rame intrecciato.
Dopo un'occhiata alla variegata clientela, entrarono.
L'oste, tale Tauvin, confermò quelle voci.
A quanto pareva, Jerome era un tipaccio che intimidiva e usava la forza, usato da bande e organizzazioni criminali, e per quanto amasse il gioco d'azzardo, soprattutto il gioco di dadi "Le Ossa di Baldur", non era certo abile e perdeva spesso, anche grandi somme.

Tutte le conversazioni furono tenute sotto controllo da William con la lettura dei pensieri superficiali fino a quando un enorme omone baffuto, il cuoco, emerse dalle fumose cucine per richiamare Piotr, riconoscendolo come sarto e chiedendogli un piccolo favore per sistemare il vestito nuovo da regalare a sua moglie.

Piotr fu in realtà condotto tramite una botola nelle cantine, e da li in un anguste stanzette umide ancora più sottostanti, finché da un passaggio segreto che sfociava direttamente in un condotto fognario, emerse una sinuosa figura femminile che Piotr riconobbe subito: Ricamino.

La donna ascoltò il resoconto del ladro, poi aggrottò la fronte pensierosa studiando la lista di nomi, come a cercarne un collegamento.
Ben tre di loro erano stati derubati dalla Gilda (di due ne era al corrente anche Piotr, ma non di Robell Berondium).
Ricamino spiegò allora che quel che li collegava, almeno quei tre, era il Banco della Carità.

Tale attività si era insediata da tempo e stava diventando popolare specialmente tra i quartieri poveri, perché offrivano baratto, scambio di oggetti, donazioni, aiuti, e anche prestiti ad un tasso tanto ridicolo da pestare i piedi alle attività di usura e strozzinaggio della Gilda.
Per questo Keene Novedita in persona aveva mandato una squadra a risolvere il problema ma non era andata come previsto.
I delegati erano tornati con un accordo: quando un debitore del Banco aveva la somma pronta alla restituzione, sarebbero stati avvisati così da beccarlo col gruzzolo e derubarlo.
Questo aveva portato ad un rifiorire dell'usura, perché a volte i derubati, non potendo chiedere nuovamente al Banco, si vedevano costretti a racimolare la cifra in fretta e presso altri canali della Gilda, a tassi capestro.
Quel lasciava perplessa Ricamino era che razza di vantaggio avesse il Banco a trovarsi così con debitori insolventi e disperati...
L'uomo risalì dalle cantine, notando anche la bisca clandestina ivi nascosta e alcune facce note intente a scannarsi a suon di puntate: il goblin Galin, insieme a Jamros, Syaoran e lo strano svirfnebiln Fili.. temuti "risolutori" anch'essi al servizio di Ricamino (NdR: vedi "Per un Pugno di Sannish").

Di sopra intanto, Sum si era ubriacato e William l'aveva subdolamente addormentato, non appena Piotr si riunì a loro si trascinarono in una stanza per il meritato riposo e per un ultimo confronto tra tutti gli indizi.
Il ladro trovò il modo di riferire il suggerimento di Ricamino dicendo che aveva origliato di questo Banco della Carità dalla moglie del Cuoco.
Esaminarono alla luce anche quella strana polvere recuperata: sembrava ferro, ma con strani riflessi, come bagliori di fiamma. Ferro infernale?
Questa volta sarebbe stata la pista giusta e definitiva?

venerdì 7 marzo 2025

LA NOTTE DEI 1000 SUICIDI (1)

Una triste lista di nomi

"Un uomo perso nel deserto deve prendere l'acqua che gli viene offerta, non importa da chi provenga" (constatazioni di Azkur Kam)

A Baldur's Gate, la notte di Mezzinverno del 1494 sarà per sempre ricordata come una delle più funeste. Quasi mille decessi, contemporanei, strani, misteriosi.
Suicidi, o presunti tali. Un evento improbabile, impossibile, surreale.
Senza spiegazioni.
I morti erano di ogni estrazione sociale, di ogni quartiere, con i più diversi interessi e attività, di ogni razza o sesso. Nulla avevano in comune, niente poteva legare così tante persone che probabilmente neanche si conoscevano.
L'unico legame, quella dannata notte.
Due giorni dopo, in un salone del Quartier Generale del Pugno Fiammante, l'Inquisitore J.T.Green stava proprio parlando di questi eventi.
Aveva suddiviso alcuni soldati scelti in piccole squadre, e ognuna avrebbe indagato su una parte di quei, al momento, 957 morti per cercare di trovare una spiegazione, un legame, qualunque cosa potesse placare le ire dei Duchi e dei loro Comandanti Supremi.

Anche se ufficialmente al momento si parlava di suicidi, c'era preoccupazione che quella strana strage silenziosa potesse avere legami col ritorno del recentemente estirpato Culto dei Tre Morti, o forse solo di quello di Bhaal, o di chissà quale altra setta di svitati assassini.

Il Tenente Sum Brighstone fu accoppiato a Calonder, una soldatessa appena rientrata da alcune missioni a sud. Ainwen, questo era il suo nome, sarebbe stata in realtà più alta in grado ma era stata degradata tempo fa.
Alla squadra fu assegnato anche uno strano cadetto, raccomandato grazie a chissà quali conoscenze, un tale William Foley.
Foley, il cui vero cognome era Greataxe, era in realtà un attore che voleva semplicemente entrare nella parte, visto che era interessato ad una divertente storiella su un Caporale del Pugno Fiammante, tale Finley mezzo impazzito e ormai destituito che diceva di esser stato impersonato da una tartaruga che gli aveva rubato l'identità, storia di cui stava abbozzando una stesura per uno spettacolo.
A questa squadra furono assegnati dieci casi e di questi, per privilegi nobiliari, il primo da verificare era quello di tale Vestanio Dimantris, trovato nel giardino del Barone Artius Dan Brilsbright, vittima numero 9 della loro lista.

In una bella giornata invernale, la squadra attraversò il quartiere di Crinale Fiorito per giungere al Cancello del Maniero, che permetteva di attraversare l'imponente cinta muraria interna che divideva la città bassa dai ricchi quartieri dei Manieri, dei Tempio, e del Piazzale..
In quei quartieri, non era il Pugno Fiammante a occuparsi della legge e dell'ordine, bensì la Guardia Cittadina, al servizio degli influenti Patriar, e come prevedibile ci fu qualche scintilla all'ingresso tra le due fazioni in silente competizione.

La squadra trovò la dimora del Barone, proprio mentre dall'altro lato della strada un uomo vestito impeccabilmente puntava anch'egli la porta.
Disse di chiamarsi Piotr, di cercare Vestanio e di avere un credito con lui per conto della famiglia degli Armburst, rinomati sarti dei quartieri per bene.
Con quella scusa si intromise, bussando, insieme ai Pugni Fiammanti nell'ingresso dal Barone.
Una guardia privata fissò perplessa lo strano gruppo di visitatori, ma poi fu lo stesso Brilsbright a toglierli tutti dall'impiccio e dalla soglia per farli entrare e condurli in giardino.
Non c'era molto da vedere a parte una ferrosa macchia scura del sangue di due notti prima nella bassa e curata erba del giardino.
Vestanio era stato trovato li dai domestici, poco dopo aver salutato il Barone la notte di Mezzinverno.
A detta del Barone, era stato lì per discutere di una improbabile impresa, voleva dei finanziamenti, sembrava agitato.
Il corpo aveva una ferita all'altezza del cuore, come se si fosse trafitto, anche se nel giardino non trovarono l'arma.
L'informazione più sconcertante fu che lo stesso Barone aveva cercato di fare chiarezza pagando qualcuno che potesse parlare col morto, ma l'incantesimo non sembrava aver funzionato, nessuno aveva risposto.
William e Ainwen convinsero il responsabile dell'indagine, il tenente Sum a portarsi dietro Piotr, viste le sue conoscenze in quei quartieri.

La squadra proseguì a ritroso, tornando a Crinale Fiorito, lungo le strade pulite e ordinate di quella zona, puntando ad una via ricca di botteghe e negozi di pregio.
Lì c'era stata la vittima numero 2 della loro lista: Jim Tearbild. Un commerciante di cuoio e pellami pregiati.
Piotr inarcò leggermente un sopracciglio scoprendo quel nome, gli ricordava qualcosa che tenne per sé.

Parlarono con un tale Bormolus, di un negozio a fianco, un mercante di terracotta e manufatti per i corredi delle famiglie di un certo livello.
L'uomo aveva le chiavi della bottega di Tearbild, e condusse le guardie nel magazzino sul retro, dove lui stesso insieme agli altri negozianti confinanti avevano trovato l'uomo morto, dopo che si erano insospettiti che il negozio restasse chiuso il giorno dopo la festa.

Secondo Bormolus, Jim era riverso a terra, in una pozza di sangue, coi pugni stretti intorno al nulla, come impugnasse un'arma immaginaria e si fosse trafitto il cuore.
Tempo addietro pareva essersi arricchito, ma poi si era fatto più avaro, attento ad ogni spesa, come se volesse metter da parte una bella somma.
La squadra, terminato col negozio, penetrò poi nel suo appartamento ai piani soprastanti, trovandolo a soqquadro.
Ma se ad una prima vista poteva apparire rivoltato da qualche ladro, apparve poi chiaro che invece chiunque l'avesse fatto, aveva semplicemente cercato di accumulare in un grosso telo la maggior parte degli oggetti di valore, lasciati tuttavia lì.
Nel camino spento, i resti di un diario bruciato.
Da quel poco che si intuiva, era stato derubato ed era preoccupato di non poter rispettare non si sa bene che scadenza o prestito.
Lasciato il Crinale Fiorito, con qualche nuovo elemento su cui riflettere, ma con dubbi altrettanto amplificati, i tre soldati del Pugno, sempre seguiti da Piotr.
I quattro costeggiarono il quartiere di Strada Ripida, che saliva ripido verso il Cancello di Gond.
Si tenevano sul lato meridionale, nella parte pianeggiante che costeggiava poi l'enorme Porto di Baldur's Gate.
Quella zona del Porto era ben tenuta e ricca di cantieri, ed era proprio ad un cantiere in particolare che puntavano, per il caso numero 1 della Lista: Brando Seagull, un halfling dei Cantieri Potter&Seagull.

Presso un vascello in costruzione trovarono parecchi operai e l'altro socio, lo gnomo Mervil Mervillous Minanto Bafforbloom Potterwood, semplicemente Mervil per praticità.
L'affranta creaturina raccontò di aver visto la silhouette del suo socio sulla prua del vascello in lavorazione, nella tenue luce di quella dannata notte di Mezzinverno, che si conficcava qualcosa nel petto e poi cadeva nelle acque sottostanti del porto.
Al mattino insieme agli operai l'avevano recuperato qualche molo più in la, già gonfio e mangiucchiato dai pesci, con una ferita al petto anche se l'arma non era conficcata, forse persa per sempre nelle acque del Chiontar.
Sum provò a convincere William a cercare l'arma nelle acque del porto, ma erano davvero molto fredde, senza contare alghe e cirripedi e la miriade di cianfrusaglie finite in acqua che infestavano la zona portuale.
Piotr nel frattempo scoprì un laconico e breve messaggio d'addio per il fidato amico e socio di Brando, lo gnomo Mervil
Cercarono di indagare sulla vita del deceduto e scoprirono che molti mesi prima aveva comprato una nave spendendo una vera fortuna, una somma che Mervil non sapeva spiegarsi.
Purtroppo la sua avventura commerciale con quella nave finì ben presto nelle acque tumultuose dei mari del nord, vicino a Gundarlun (Vedi racconti della Storm Maiden N.d.R.).

La matrice economica cominciava ad apparire come l'unico collegamento tra quelle prime tre vittime che non avevano alcun altro legame.

Con questi pensieri, i quattro proseguirono attraversando gran parte del porto per tagliare poi verso il quartiere di Catasta, verso il caso numero 8.
Una nana ancora senza nome.

Le case si facevano via via più modeste, più ravvicinate, più strette, e le ombre dei vicoli di quel quartiere molto meno raccomandabile dei precedenti cominciavano ad avvilupparli, insieme agli odori di piscio fresco negli angoli bui, cibo speziato a buon mercato, rifiuti e umanità viziosa.

Arrivarono in un dedalo di viuzze degradate, nello spiazzo dove era stato rinvenuto il corpo.
Vista la zona non ci sarebbe stato da stupirsi e la sua morte non c'entrasse nulla con le altre, visto che qualche assassinio nelle cupe notti di Baldur's Gate, specialmente in certi quartieri, si verificherà sempre.
Non c'erano indizi e i pochi pezzenti disposti a rivolgere parola a delle guardie del Pugno Fiammante li invitarono a cercare informazioni nella vicina Locanda della Sirena Timida, un bordello di bassa lega noto un po' a tutti.
Piotr fece notare che era abbastanza inutile e rischioso presentarsi la dentro con le divise del Pugno Fiammante, e quindi i tre soldati si camuffarono, William direttamente con un incantesimo.
Quali poteri nascondeva quel sedicente attore?

Il tenente Sum non era da meno in quanto a sorprese o usi inusuali della magia, e riusciva a leggere i pensieri, così spiò quelli dell'Oste, un mezzorco nerboruto e inquietante chiamato Rant, mentre parlava interrogato da Piotr.
La nana si chiamava Seba Krafar, ed era una ubriacona vagabonda che talvolta campava concedendosi li in locanda. A quanto pare era anche una informatrice di poco conto della "Gilda", la gilda dei ladri di Baldur's Gate.
Aveva tempo fa saldato tutte le sue bevute non pagate e altri debiti, ma ultimamente temeva un certo halfling e una certa scadenza.
Tornati al tavolo, senza aver nemmeno consumato la strana sbobba di anguilla affumicata propinata dalla cameriera, i quattro uscirono per fare il punto della situazione, tra gli sguardi sospettosi della variegata e sinistra clientela.
Nuove idee e congetture prendevano campo tra i quattro investigatori, ma la verità era ancora lontana dall'esser scoperta.
Sum guardò la pergamena sgualcita con la dannata lista, cercando il prossimo nome da controllare, mentre il sole stava già tramontando in quella giornata del secondo giorno della prima decade di Alturiak... le indagini erano appena all'inizio.


giovedì 12 dicembre 2024

CHI TROVA UN FALSARIO..TROVA UN TESORO (16)

CAPITOLO 16 - Tutto è bene ciò che finisce male

Dopo una notte di bagordi, visto che lo finto banchetto nuzial andava comunque consumato, per la Compagnia era tempo di decisioni.
Quella missione, dal principio semplice, li avea condotti lungo un percorso inaspettato e ricchezze e petecchioni ora plagiavan la loro bussola iniziale.
Con un borgo da ricostruire e far proprio, che gl'importava di quel vecchio bacucco del Duca-Conte di Rocca Malpresa?
La compagnia ordunque si sciolse, Pacioso e il Dottor Pio avrebber condotto Ugo al cospetto del Duca-Conte, mentre Gerundo e Inese scelser di restar in quei feudi e prosperare.
L'ultimo tratto di cammin insieme fu condotto fino a Treccastagne, dove da li in poi il terzetto insieme al fido e mai domo mulo Juanin, avrebber proseguito il solitudine e mestizia.

Giunti nei pressi del borgo devastato notaron che qualche esule era tornato e qualcun stava provando a rimetter a posto le cose rimettendo in moto la laboriosità tipica dei testardi abitanti.
Un vecchietto storto e piegato come una falce, stava finendo di apporre il nuovo cartello all'ingresso dell'abitato: Duccastagni
Lo sguardo corse alla piazza central del paese, dove dei tre caratteristici castagni n'eran rimasti solo due.
Quel che restava del terzo era già divenuto tavole e legname d'utilizzo.
Il mulo Juanin raglìò peggio d'un asino, come parodia di beffarda risata equina, quasi avesse compreso pur lui le implicazioni di ciò. 
Il lor papiro di pretesa su Treccastagni era, al momento, carta straccia da pulir deretani.
Gerundo per poco non si strozzò, poi prese a minacciar a destra e a manca per tornar al nome originale, ma fu Inese a far ragionare i villici, ricordando lor che il Barone voleva finanziar la ricostruzione, e conveniva quindi chiamarsi TRECcastagni.

Con Gerundo e Inese al borgo a sovrintender e far da padroni, il resto del gruppo proseguì, superò Guado Schifia, e riprese la via per Rocca Malpresa, sempre guardinghi e attenti.
C'eran bande di sbandati e disertori dell'assedio in giro, e soprattutto quel dannato Illusitano dalla parlata straniera. Era ben star in campana.

Al secondo giorno di viaggio, vicino al un crocevia segnato da ruderi di due o tre vecchie cascine, i timori si rivelaron fondati.
Eccolo la, col suo spadon d'acciaio pien di tacche, sinistro e cupo come l'ingiunzion d'una tassa.
Mormorò tetro la sua frase d'ordinanza.
"Mi nombre es Inigo Montoya, tu mataste mi padre e vos otros me inculaste con la fandonia...preparateve a morir!"
Ugo, con presenza di spirito, obiettò che lui era solo e lor eran ben in tre, anzi quattro con lo coriaceo quadrupede.
"Solo? ooooh..nooo.. non da solo! Ehehehehe"
Uno sbuffo di zolfo e la figura di Squinternia comparve allo suo fianco, evocando poi dal terreno i miseri resti di Ulna e Omero, suoi scheletrici chittemmorti servitori.
Anche lei non avea dimenticato lo sgarro. E il fatto che non si eran presi la briga di spaccar in testa il palantìro al fetente volturniese una volta trovato, come promesso.
Li aveva trovati però grazie all'intruglio che gli aveva fatto ber a suo tempore.

Il Dottor Pio intuì che per fortuna non era Squinternia in carne(poca) e ossa, ma una sua proiezione illusoria. 
Ma la megera stava ora benedicendo e proteggendo Inigo, e gli scheletri quelli si eran veri.
Senza i lor compagni era veramente difficile salvar la pelle stavolta.
Il Dottor Pio evocò un diavolo di polvere che confuse gli assalitori dal loro incedere, e poi alzò un polverone accecante.

Strategia perfetta per attaccar di sorpresa. 
Inigo si mise in parata.

Niun attacco giunse, perchè la miglior difesa est la fuga.
E i tre già sfrecciavan tra le campagne, strinando il povero mulo, troppo vecchio per quelle cose.
Juanin scalciò Pacioso per deviar bizzoso e cambiar strada.
Fu un momento straziante.
Lasciar fuggir l'amata bestia, o tentarne il recupero venendo raggiunti?
Era pur sempre un gramo mulo, et la vita est solo una.
Vinse la prima ipotesi.
Scapicollaron fino a stremarsi, seminando i terribili vendicatori.
Il resto del viaggio proseguì cupo, nel timore d'esser trovati e nel pensiero del buon Juanin.
Giunser infin nell'ameno ma familiare Roccasecca di Rocca Malpresa.

La missione era compiuta.

Ugo da Volturnia ricongiunto al buon padron Duca-Conte Piermatteo Barambani Cobram III, come nelle fabule at lieto fine.
I due si strinser in fraterno abbraccio.
Poi Ugo sussultò. Boccheggiò. Si accasciò.
Allo fianco, il pugnal del Duca-Conte, che lo accusava d'aver occultato tutto lo tesoro della Rocca.
Ugo negò, ma ogni torsion dell'arma era un tripudio di dolor e tortura.
Pacioso perse la pazienza aggrappandosi anche lui al pugnal per infierire contro quel Volturniese inaffidabile e traditor.
L'uomo confessò:
Pria dell'arrivo dei Banditi a Roccasecca, per metter al sicuro il tesoro, fuse tutto l'oro, facendone una gigantesca mazza poi coperta de latta e ferraccio.
Un'arma siffattamente pesante da poter esser brandita sol dal deforme Mostro di Roccasecca.
E che niun di sano intelletto avrebbe mai provato a sottrarla.
Un posto sicurissimo et affidabile.
Talmente affidabile che il gigante era scomparso.
E con lui once ed once d'aureo minerale.
Lo Duca-Conte era paonazzo d'ira.
E voi che state ascoltando codesta storia, capirete or ora che lo spoiler fin da principio era nel titolo.
Maledetto Ugo da Volturnia!
Chissà dove sarà la mazza... ma questa è un'altra storia, che questa è giunta alla sua fin, soprattutto per il povero Ugo.

L'ultimo pensier torna a Treccastagni, ove un mulo fradicio e smagrito, torna alla chetichella nello borgo. Trovato da Gerundo e Inese, che vedendolo solo soletto, vedon in lui una speranza: quella di dover divider ogni bottino in due, e non in quattro.
Maledette Canaglie.

Fine.



CHI TROVA UN FALSARIO..TROVA UN TESORO (15)

CAPITOLO 15 - Nozze Rosse scansatevi proprio


Mancava poco al terminar della tregua, e l'arrivo delle canaglie all'accampamento degli assedianti con Brigilda al seguito fu accolto con stupore et meraviglia.
Sembravan del cialtroni, eppur l'avevan sottratta a quel truce mercenario.
Il Barone fu rassicurato sulla di lei virtù intatta da Inese, e dispose lo smantellamento dello campo d'assedio e il matrimonio al tramonto del dì successivo.

Sbrigate le formalità e sottratti ancora altri petecchioni con i più meschini raggiri al Barone soddisfatto e ignaro, fecer rotta verso le mura per riconsegnar la figliola ribelle e spiegare il vero piano, nonchè per scucire anche qui benefici, pecunia e promesse, tra cui l'impegno a finanziare la ricostruzione di Treccastagni e l'assegnazione di nuovi nomi e un finto grado nobiliare per passar da Vassalli del Barone, e gabbar i sempre troppo poco maledetti Cacciatori di EquiTaglia.

La serata trascorse all'Osteria del Gallo Ciecato, gestita da una molesta alaziese chiamata Sora Neta e qui, insperatamente, Gerundo trovò notizie della donnona che alla giostra dei poveri avea fatto da cavalcatura per il cavaliere, e gli era rimasta nel cuore: Alfea era la figlia di Sora Neta!
Gerundo convinse l'ostessa a interceder per far venire alle nozze la robusta ragazzona con lui.

Era quasi il tramonto del giorno successivo e tutto era pronto per lo sposalizio fittizio.
Lo stato d'allerta cessato.
I pesanti portoni riaperti ad accoglier gli ex nemici.
I nostri eroi agghindati pacchianamente con nuove vesti nobiliari di dubbio gusto prese coi proventi dello strozzinaggio al Barone.
I soldati di Vignole erano ovunque, travisati da popolani acclamanti e anonimi pezzenti, col le armi ben nascoste.
Le guardie in divisa da parata e apparentemente disarmate.
Il Barone Dello Scalzone per contro, schierava un buon numero di suoi sodali anch'essi agghindati da parata.
Il grosso dell'esercito era invece a festeggiar al campo in smantellamento per la scampata guerra e soprattutto per l'aver evitato di lasciarci la pellaccia per gli stolti capricci dei feudatari.
Tutti speravan per il meglio, ma sapevan ch'era in agguato il peggio.
Tutti tranne i Dello Scalzone.

Soltanto chi era al corrente dell'orrendo tradimento potea percepir la tensione crescente, la strana sensazione di carneficina imminente, mentre il Barove Mavco Monico dello Scalzone conduceva il suo pupillo Prudenzio all'interno della Cattedral di Vignole ad attender, come d'uso, l'inceder successivo della Sposa.
Brigila era agghindata come una bomboniera.
Per un attimo la madre si intristì al pensier della farsa, nel vederla così bella e femminile, lei sempre così maschiaccio e pugnace.

Tuttavia, niuna sposa entrò quel giorno.
Ad un segnale convenuto, cappe e mantelli mostraron armi nascoste, e con un tonfo la Chiesa fu sbarrata.
Le guardie di Serravalle reagirono, ma oltre ai soldati anche la folla inferocita or si gettava su quei marrani che per giorni avean assediato il lor paese.
Dalla parte opposta alla collina, con perfetto tempismo, quella che pria era sol una nuvola di polvere, si rivelò come il corpo mercenario dei Balenghi Raminghi capitanato dal prode Giobatta Bratto, alla carica verso lo sprovveduto campo dei soldati rimasti fuori.
Confusione, sorpresa, paura rallentaron le reazioni dei militari che provaron a reagire, fronteggiando i mercenari.
Dalle mura però, sceser quelli di Vignole, infoiati, a chiudersi a tenaglia.
L'esercito di Serravalle Schifia, senza guida e senza capirci una ceppa, finì così in rotta, arrendendosi in breve.
A tarda notte anche il Barone in Cattredral asserragliato accettò la resa, fu fatto uscire e legato in guisa di salame fu rispedito a calci nello suo feudo insiem allo suo esercito disarmato.
Era stato un successo.



mercoledì 4 dicembre 2024

CHI TROVA UN FALSARIO..TROVA UN TESORO (14)

CAPITOLO 14 - A colpi di carte bollate e charme

A fronte di tutte le novelle apprese, principiò una girandola diplomatica di supercazzole e sotterfugi. Prima Gerundo e il Dottor Pio tornaron all'accampamento riferendo ai compagni (che nel frattempo avevan scampato per un pelo la visita dello Straniero che aveva fiutato le lor tracce) poi a rapporto da Barone dello Scalzone, cercaron di convincerlo a mandar le sue forze, congiunte a quelle di Vignole, ad assalir li mercenari al soldo di Giobatta Bratto e riprender la donzella (raccontando che era stata rapita, e non li di sua volontà o per amor cortese).

Troppa era la diffidenza tra i due contendenti nel far la prima mossa e allor si giunse ad altra strategia: sarebbero state le canaglie con mission quatta quatta e furtiva a far ratto di Brigilda sottraendola allo bruto, in cambio di petecchioni sonanti, favori e terreni.
Tornaron ancora alle mura di Vignole e con una scusa si fecer consegnar finalmente Ugo, sottraendolo alle patrie galere, sostenendo che era l'unico che podea rintracciar li mercenari del Capitan di Ventura.
Si fecer prometter, su carta pecora bollata, anche lo lascito del malandato borgo di Treccastagni.

Senza indugio partiron alla ricerca delli mercenari, rintanati in vecchia fortezza in ricostruzione su una collina a men di un dì di pedestre cammino.
Il Volturniese, nel suo colorito dialetto, suggerì più volte di tagliar la corda e lasciar perder la guerra, che era cosa grama e pericolosa, ma ormai anche se l'avean ritrovato e liberato, le canaglie eran attirate dal profumo dei petecchioni sonanti e dalle promesse di terre e gloria.
Mentre discorrevan con l'ambito Volturiese dell'amico Duca-Conte Cobram III e di tutte le disavventure avvenute fin li, dietro una curva del sentier, ecco tetra figura ammantata accanto ad un albero, come in paziente ferale attesa.
Stava appoggiata ad enorme spadone malridotto, usato come bastone.
Lo Straniero dall'accento criminese.
Non aveva mollato la presa.
E ora eccolo li.
Guardava Ugo con astio, e fu allor chiaro che non lo stava cercando per salvarlo o aiutarlo, ma per accopparlo di buona lena.
Quando parlò, non fu più nel suo finto ostentato accento criminese, ma in idioma lontano dell'Illusitania, la terra oltre la Frangia.
La sua vera origine.
La sua vera identità.
Terra di vini e leggendario acciaio, come quello del malandato ma ancor resistente spadone.
"Hola, Ugo da Volturnia, mi nombre es Inigo Montoya, tu mataste mi padre e me ustionaste el volto con tremenda explosion...preparate a morir!"

Il terrore serpeggiò per un momento di fronte a cotal risolutezza, chiaro come la chiazza de piscio che lordò le brache del volturniese (per altro già belle lercie, visto lo perdurar in galera).
Ma Inigo Montoya non cercava la pugna con loro, ingiunse di togliersi di mezzo.
Cercaron di prender tempo, capire come sfangarla.
Non potean certo lasciargli massacrar il tanto bramato Ugo.

Fu il Dottor Pio a risolverla, con infido uso di fandonia ammaliante, che blandì i bollori Illusitani, rinvigorendo la loro amicizia e calmando lo suo animo, con false promesse che per or il Volturniese gli serviva, ma poi gliel'avrebber lasciato.

Poco più avanti, in quell'ameno sentiero, trovaron anche un altar votivo a San Lisergico, da cui sottrasser strane erbe e polvere fungina, non senza adeguata offerta in conio. Che era meglio non far incazzar li Santi.

Poco pria del tramonto, ecco la laboriosa collina su cui svettavan ammassi di pietre e ricordi di spesse mura che un tempo formavan robusta Fortezza.
Come formiche, homini et donne era all'opera per rabberciar o ricostruir parzialmente le rovine.
Quasi tutti armati.
I mercenari dei Balenghi Raminghi sotto il comando del Giobatta Bratto.

Pacioso andò, felinamente leggero, in avanscoperta sgusciando tra le mura e gli impalcati legnosi, scalando fin a dominar dall'alto la scena e individuar il quartier generale del Comandante, che intravvide insieme ad una pulzella (era dunque lei Brigilda?) e uno frate che se lamentava.

Riferito il tutto ai compagni, ogni ingranaggio in quelle crape bacate iniziò a macinar piani su piani.
L'idea iniziale di schiattar il Capitano innanzi alla sua bella fu scartata, anche perchè una visione del Palantìro bacato mostrò che difficilmente quel bastardo sarebbe crepato tanto facilmente.
Alla fine si affidaron alla favella e all'improvvisazione, e allo sfruttar la sempre cara avidità propria di ogni esser raziocinante et humano.
Con l'aiuto di Ugo prepararon anche l'ennesimo documento falso a perorar la loro ingannevole causa.

Furon condotti al cospetto del Giobatta, ma lo scopriron homo di tempra anche morale oltre che fisica, e di titoli se ne facea poco.
Da gran stratega però, suggerì lui un piano.
La situazione tra i due feudi giaceva al momento in stallo.
Il Barone di Serravalle contava almeno 80 soldati, quasi lo doppio dei difensori, che dalla loro però avean le mura e la strategica locazion del borgo a compensar la disparità.
Il Capitan di Ventura suggerì che se Serravalle avesse fatto conto di aver dalla sua anche un incremento numerico dato dal gruppo mercenario, allora avrebbe rotto gli indugi e attaccato.
Ma una volta sotto le mura, i mercenari avrebber rivelato le vere intenzioni e preso quei fessi tra due fuochi.
Soluzion cruenta e efficace, per quanto poco onorevole.

L'idea stimolò nuovi sviluppi, e fu modificata a modo lor dalle canaglie.
E se avesser portato Brigilda, inscenato l'inizio del maritamento facendo scattar la pace e abbassar la guardia a tutti, e poi con l'arrivo dei mercenari preso alla sprovvista l'esercito di Serravalle e mandato a monte tutto e chiesta la resa?
Brigilda acconsentì alla sceneggiata.
Era tutto nelle mani dello Padre Terno. E di un po' di culo, una volta tanto.
Ma c'era mai stato un piano che aveva funzionato fino in fondo?




giovedì 28 novembre 2024

CHI TROVA UN FALSARIO..TROVA UN TESORO (13)

CAPITOLO 13 - Matrimonio al primo assedio


Una volta c'era un prato verde, una dolce collina, dominata da una improvvisa cresta rocciosa alla cui sommità, come un nido, si ergeva inespugnabile Vignole Colera.
Ora quel prato era distesa calpestata e fangosa disseminata di tende, carri, metallo e legno: l'accampamento degli assedianti.
L'accampamento bellicoso del Barone Mavco Monico Dello Scalzone. 
Alberi eran stati abbattuti per trabocchi in costruzione, insieme a barricate e quant'altro.
Vignole, aspra, chiusa e blindata, osservava dall'alto della pietra.

Capiron che peggio non potea andar, visto che quell'infame, "facile" impresa li voleva proprio lassù, entro quelle mura abbarbicate, a recuperar il famigerato e capace volturniese.
Ah maledetta malasorte sempre di traverso!
Tra loro e la missione, c'era una guerra e un assedio.
Tra loro e la missione c'era quindi un mare di merda, sudor e sangue..financo anche mazzate e rischiar la pelle, mica due mascate in una locanda. 
La guerra è cosa seria.
Intercettati da severo drappello di soldati, inizialmente presi per spie, in virtù della presunta nobiltà riusciron infine a piegar la volontà militaresca a condurli dal Barone, sceso in capo in personam per guidar la pugna verso Vignole e l'odiato Barone Asbernio Colecisti.

Monico Dello Scalzone era uomo che sapea metter a disagio a prima vista col suo aspetto severo e incattivito. E una strana calvizie da nervoso che ne funestava metà del cranio.
Senza contar cicatrici a indicar la sua propensione all'azione in prima persona.
Spiegò che giunti per lo strategico maritamento, non eran stati fatti entrare con scuse ogni giorno più vacue et vaghe.
Era chiaro che non volean dar più Brigilda in sposa, o addirittura l'avea promessa ad altri?
Qual affronto?!
Chiamò a se lo sconsolato erede, presentandolo alla finta delegazione alaziale.
Prudenzio Dello Scalzone detto Bubbonio era inver brutto come la morte e sfigurato da orrenda rara malattia.
Pur non conoscendola, non si stupiron delle scelte di codesta tal Brigilda di Vignole Colera.

Il tentativo di dar in pasto Comare Inese, forse troppo lesto e improvvido, fallì.
L'ingenuo giovinotto ancor voleva Brigilda, e avrebber smontato Vignole pietra per pietra per averla.
O per aver vendetta.

Virarono allora sul chieder il permesso di presentarsi alle porte di Vignole come ambasciatori, e nonostante il Barone li ammonisse che sarebber stati trucidati e presi per spie già a metà della stretta salita, il piano prese forma.

Fuori dalla tenda, furon raggiunti da un soldato che, avendo capito che volean entrar tra le mura, rivelò che dal laghetto ai piedi della montagna c'era un passaggio che risaliva fino alle fogne e alle gallerie sotto il borgo.
Ma nessun di loro era così coraggioso d'affrontarlo visto che si diceva infestato da un confinato:
Il fantasma bizzoso di Manfrino De'Tre Checchi, un guiscardo incatenato e dimenticato in attesa di processo, che morì affogato la sotto durante un'alluvion ben forte anni e anni or sono.

Tra i vari modi di morire, dopo attenta ponderazione, il gruppo scelse però la via diretta alle mura.
Che di fantasmi, confinati o quel che l'è,  non c'era proprio bisogno in quel casino già abbastanza incasinato.

Pacioso e Inese restaron nella tenda, mentre la delegazione formata da Gerundo e il Dottor Pio, col fido mulo varcò le linee nemiche risalendo la ripidissima salita verso il portone di Vignole.
Gli elmi a punta dei soldati sulle mura fecer capolino ad osservar quell'inaspettata visione, mettendosi comodi come a pregustar uno spettacolo.
E lo spettacolo ci fu davvero, perchè il pover Juanin e lo stesso Gerundo sprofondaron di colpo in una fossa difensiva abilmente occultata e irta di lignei spuntoni ad accoglier la caduta.
Feriti ma vivi, i due provaron a risalire.
Il mulo ferito, in panico, scalciava tumefacendo il volto del Gerundo.
Dall'alto piovve qualche freccia e persin pitali di piscia stantia che investiron il Dottor Pio, intento ad aiutar i due caduti.
Poco mancò che reagisse usando qualche artificio arcagno, mandando a ramengo la diplomazia.
Superato l'ostacolo e l'imbarazzo, imperterriti avanzaron tra lo stupor dei difensori.
Arrivati a portata di voce, millantaron nobiltà e volontà a parlamentare, riuscendo a convincer un ufficiale ad ascoltarli.
Il portone era ben sbarrato e già preceduto da barricate e ostacoli, e non v'era la minima intenzione ad aprirlo.
Vennero così issati sulle mura con delle corde, come pesanti zavorre, e giunti sul torrione principale si trovaron innanzi al Barone Asbernio e alla gentil-consorte Brulba Finiscalchi in Colecisti.

Raccontaron la storiella della "nobile" Comare Inese, ora ostaggio nell'accampamento degli assedianti, che chiedeva di varcar la soglia di Vignole per farsi suora.
Mentre il Barona soppesava il lor favellare, si guardaron attorno dalle mura  che dominavan la valle:
una volta la in cima, era evidente che la disparità numerica tra gli schieramenti era notevole.
Dalla sua Vignole però era difficilmente espugnabile grazie alla posizione strategica.
Il nobile ammise che avrebbe posto ben volentier fin all'assedio consegnando la figlia, ma la scapestrata erede già da tempo recalcitrante era sparita e si era sottratta a quelle nozze.
Lasciandoli nel letame, e causando offesa forse presa fin troppo sul personale visto l'esercito alle porte.
Molte eran le voci tra il popolino, e forse una compagnia di guitti e saltimbanchi rimasta intrappolata in città, e con la quale la ragazza avea legato, ne sapevan di più.

All'accampamento intanto, l'offeso Juanin tornò ancor più lento e piegato, solo.
Pacioso e Comare Inese, che nell'attesa si erano intrattenuti con Bubbonio, blandendolo e cercando di migliorar l'aspetto con cure, trucco e parrucco, notaron il ciuco solitario recuperandolo e occupandosi delle ferite.
Cos'era accaduto ai compagni? Schiattati quan'è vero San Schiattato?

I compagni, Gerundo e il Dottor Pio, eran invece vivi e proposer al Barone di recuperar la figlia, chiedendo di poter scender in paese ad indagare.
Scortati da due guardie, percorsero le vie cittadine, dove la gente si preparava al peggio, sperando nel meglio.
E in un lungo piazzare fangoso, forse per scacciar i brutti pensieri, i più poveri, che in fondo avean ben poco da perder non avendo nulla, e tanto sapevan ben che cambiavan vessilli e bandiere, ma i deretani restavan sempre gli stessi, per distrarsi stavan scommettendo in un torneo grottesco chiamata Giostra dei Poveri.
Lercia parodia di veri tornei cavallereschi, qui il destrier era un uomo, spesso coperto di tovaglie o pezze, mentre lo cavalier sulle sue spalle indossava armature fatte di pentolame, assi di legno o quant'altro la fantasia e la necessità imponesse.
Una delle due guardie indicò tra la folla la compagnia di guitti di cui si era parlato.
Difficile non notarli, vista la razza: eran tutti malebranche, e qualcun di loro neppur si curava di coprir corna o code.
Era la Compagnia dei Poveri Diabuli.
Ed erano molto preoccupati, visto che era sparito il lor "cavallo" e a breve toccava a loro scender nella contesa, e probabilmente avean già piazzato cospicua scommessa in petecchioni.
V'era necessità di robusta cavalcatura.
La question fu subito colta dai nostri eroi che in cambio delle loro informazioni si prestaron alla giostra.
L'agile malebranche Nicandro cavalcò il solido Gerundo, contro una enorme donnona cavalcata da un acclamato campione il cui elmo era un secchio di legno capovolto, e l'armatura lo rendeva più un paglioso spaventapasseri che un paladino altomanno.
Il campione però sottovalutò l'improbabile duo, sottopagato dalle scommesse, e questo è errore da fare mai: spesso ne miete di più la sicumera e l'arroganza della peste stessa.
Le lunghe scope, impugnate come lance, colpirono quasi in contemporanea, fracassandosi.
La folla ululò.
Il campione assaggiò il terreno, pure Nicandro barcollò, Gerundo quasi si affossò dal rinculo, ma infin restaron sul campo.
Vincitori.

Incassato il dovuto e dileguandosi in fretta tra la folla prima di risse, ritorsioni o ricorsi al risultato, i Poveri Diabuli e le due canaglie si appartaron per onorar lo patto.
Il capo dei malebranche svelò che Brigilda era innamorata di un Capitan di Ventura, un omone a capo della banda mercenaria dei Balenghi Raminghi che risponde a al nome de Giobatta Bratto
Bene.
Cioè..male.
Ma era comunque prezioso elemento con cui tornar a parlamentar dal Barone.
E la bona sorte, per una volta, non finia lì, perchè quei manigoldi ricchi di pettegolezzi sapean anche di Ugo.
E qui però si ferma la bona sorte.
Perchè era lo volturniese era già in gattabuia...