lunedì 18 novembre 2019

Spade, Maghi e Pestilenze. Capitolo 10 – Controcorrente

La ricerca del covo dei Taloniti ebbe inizio.
Del gruppo che avrebbe risalito il fiume dal basso facevano parte Bogro, Breena, Dhorna e Katrina.

Il tempo giocava un ruolo fondamentale ed era in gioco la vita di migliaia e migliaia di persone, e per questo decisero di evitare i primi siti segnalati dove si erano verificati dei contagi, ma puntare subito più a monte, verso l’ultimo di cui si aveva notizie: l’insediamento dei boscaioli. 
Ben prima di quell’improvvisato villaggio trovarono i boscaioli stessi, una piccola carovana che discendeva il sentiero lungo il fiume portandosi dietro un malato e tutti i loro attrezzi.
Erano spaventati e avevano deciso di abbandonare la loro attività dopo il terzo contagiato, e soprattutto dopo aver visto i terribili e pericolosi effetti dell’ultimo stadio della malattia.
Secondo i loro racconti infatti, dopo una intensa febbre debilitante, con tanto di vene rosse  che uscivano ovunque e occhi rossi dal sangue e dai capillari esplosi, il cervello non reggeva e la gente impazziva abbandonandosi a violenti impulsi d’odio e aggressività. 
Con la morte nel cuore rivelarono di aver dovuto lasciare due di loro legati la in una delle capanne, non sapendo come curarli e non trovando alcun rimedio…
A rafforzare i sospetti del gruppo che il fiume e l'acqua c'entrassero con tutta questa storia, il fatto che dei i tre contagiati erano proprio coloro che si occupavano di caricare il legname sulle chiatte, i più a contatto con l'acqua quindi...

Giunsero al insediamento abbandonato all’imbrunire.
Da un capanno degli attrezzi giungevano degli strani versi, un misto tra un ringhio e un rauco ansimo. La porta era socchiusa. Doveva trattarsi dei due contagiati.
La curiosità era tanta, ma nessuno voleva fare il primo passo. Bogro afferrò allora la nana e la gettò all’interno dove dopo un ruzzolone si trovò ad un palmo dalla bocca spalancata e bramosa di un relitto umano aggressivo come un cane rabbioso.
Con uno strillo acuto Dhorna si ritrasse, mentre anche gli altri entravano a controllare la capanna.
Era evidente che qualcosa non andava…secondo i racconti erano due, e ai piedi del palo centrale a cui era legato il poveretto giacevano pezzi di corda smangiucchiata. Uno dei due disgraziati era in giro e fuori controllo.
Quanto all’altro, quello davanti a loro, fu messo a tacere e a riposare per sempre da un secco colpo dell’enorme scimitarra a due mani di Bogro.
Si accamparono per la notte, barricandosi in una delle capanne alloggio dei boscaioli, suddividendo i turni di guardia. 
Quasi all’alba, nel turno di Bogro, il mezzorco si accorse di alcuni strani rumori all’esterno, svegliò gli altri e controllarono intorno…i rumori provenivano dal capanno degli attrezzi.
Il morto decapitato era tornato in vita? Il suo amico era tornato?
Con un brivido si avvicinarono a controllare… ma per fortuna si trattava solo di un cinghiale che attirato dal sangue stava cercando di rosicchiare la testa mozzata lasciata a terra.
Sarebbe stato contagiato? Nel dubbio, il povero animale venne chiuso dentro.

Ripartirono sotto una fine pioggia e un cielo grigio che appiattiva tutto. Il fiume si tinse dei colori del fango e delle foglie portati dalla pioggia, ingrossandosi leggermente e alzando la voce.
Anche il sentiero era via via più stretto, e le ampie zone disboscate dal lavoro umano sparivano lasciando nuovamente il bosco al suo stato selvaggio.


A metà giornata Breena provò a lanciare un incantesimo per parlare con gli animali e capire la situazione in quella zona, scoprendo che anche alcuni animali, probabilmente abbeverandosi, erano stati contagiati, diventando aggressivi e pazzi, ma non fu una belva quella che improvvisamente balzò fuori da un cespuglio verso Katrina e Dhorna, bensì una orribile figura umana: avevano trovato il boscaiolo fuggito.

Anzi, forse lui aveva trovato loro, e per un pelo la nana e la guerriera evitarono di venire travolte dal suo scomposto assalto. La grottesca figura si lanciò di nuovo su Katrina, afferrandola e avvinghiandosi a lei per morderla, mentre la donna sbilanciata danzava pericolosamente sul bordo del fiume. 
Ben presto l’assalitore fu neutralizzato non prima però che mordesse Katrina.
Mentre il cadavere veniva inghiottito dai flutti, con sgomento i compagni guardarono sgomenti la guerriera. 
Nessuno ebbe il coraggio di formulare apertamente il pensiero, ma dentro di loro temevano che fosse rimasta contagiata.
Un altro giorno di viaggio si concluse, la pioggia era finita da un pezzo e aveva lasciato spazio ad una leggera nebbia ovattata. 
Giunsero ad una biforcazione del fiume, imprecando: non avevano tenuto conto che il serpentino fiume Neverwinter si biforcava parecchie volte alimentato da numerosi affluenti e non potevano risalirli tutti cercando il covo degli avvelenatori. 

Dovevano cercare indizi e segni che potessero escludere di volta in volta gli affluenti sani, o semplicemente azzardare delle scelte in base all’istinto.

Evitarono il primo bivio, giudicando troppo piccolo l’affluente che giungeva da destra.

Proseguirono per quasi tutto il giorno sulla sponda sinistra del fiume. 
Le sponde erano molto più alte ora, in un punto in cuil il fiume aveva scavato parecchio la roccia, incuneandosi in una gola. Per parecchie miglia non sarebbe stato guadabile, e chissà quando lo sarebbe stato di nuovo.
Proprio sulla gola avvistarono un ponte di corda, con il pavimento di tavole di legno, e già da lontano si notava che era stranamente inclinato, come se una corda fosse stata recisa.

Notarono anche dei corpi a terra.
Dhorna si rese invisibile con la magia e andò in avanscoperta. 
C’erano almeno 3 orchi morti a terra, trafitti da numerose freccie di fattura elfica.
E vicino al ponte, dove la corda era stata recisa, giaceva invece una figura ben più snella e minuta, forse un elfo (ma il busto pendeva giù verso la gola, e Dhorna si guardò bene dall’avvicinarsi troppo).
Il resto del gruppo avanzò per esaminare la scena. 
Tutti i corpi non portavano segni di contagio, ma sembrava piuttosto una delle solite scaramucce tra elfi e orchi. Forse l’elfo stava per far crollare il ponte per far fuggire i sui compagni o chissà cos’altro era accaduto.

Mentre perquisivano i corpi in cerca di qualcosa di utile, un fruscio tra la boscaglia annunciò l’arrivo di numerose presenze. 
I Quattro si precipitarono dietro alcuni cespugli per nascondersi, e poco dopo sbucarono 5 orchi. 
Uno di loro, con l’occhio bendato, sembrava il più alto in grado e grugnì diversi ordini. 
Poi uno guardò verso di loro…la nana, con la sua lucente cotta di mithral forse non si era nascosta così bene.

Solo Bogro capiva che diamine stessero dicendo e uscì allo scoperto cercando di raggirarli e ammansirli, dicendo che era solo lui dietro il cespuglio e che stava defecando.  Si dichiarò innocente e anzi affermò di aver ucciso lui l’elfo ma forse quella vanteria fu eccessiva perché l’ascia conficcata sull’elfo era ben conosciuta da uno degli orchi.
Lo scontro tra quegli intelletti semplici e ben poco sviluppati fu vinto comunque dal mezzorco che riuscì a fomentare l’odio degli orchi dichiarando di unirsi a loro per uccidere gli elfi. 
Secondo gli orchi infatti erano i maledetti orecchie a punta i responsabili del terribile morbo che aveva colpito alcuni della loro tribù. 
Si precipitarono tutti sul ponte malconcio lanciando un canto guerresco, con Bogro per ultimo unito alla loro causa… ma quando furono tutti sul ponte, il mezzorco arretrò e caricò un pesante fendente verso la spessa corda che ancora teneva su il ponte. 
Con orrore lo sciamano orco notò il gesto e provò a lanciare un qualche sortilegio ma Bogro era stato più veloce. 
I 5 orchi appesi al ponte si schiantarono sull’altra sponda rocciosa, per poi sparire nella corrente.

 L’ultima cosa che si udì fu una terribile maledizione e irripetibili insulti…

L’astuta mossa di Bogro aveva precluso la possibilità di attraversare il fiume, quindi non restò che proseguire sulla stessa sponda che stavano seguendo dall’inizio del viaggio. 
Un altro giorno giunse al termine proprio vicino ad una nuova biforcazione. Questa volta l’affluente era quasi ampio come il corso principale, e proveniva da nord, dalla catena montuosa del vulcano Hotenow. Grazie a Breena e la sua capacità di comunicare con gli animali tuttavia riuscirono ad escludere che il contagio provenisse da quel lato.

Per un’altra giornata proseguirono tra sentieri appena percettibili seguendo il corso del fiume. Il bosco era sempre più fitto, ma evitarono i pericoli e le insidie fino a giungere alla terza biforcazione del corso d’acqua.
Notarono un uomo su una piattaforma d’osservazione in cima ad un enorme quercia. 
Li vicino, in un pianoro a cavallo tra i due fiumi, un accampamento di cacciatori. Su alcuni telai di legno erano tese numerosi pelli di cervo.

Circospetto, il gruppo avanzò. L’uomo sulla piattaforma abbassò l’arco quando non si mostrarono minacciosi e spiegarono lo scopo della loro esplorazione. 
I cacciatori ammisero che anche tra loro c’erano stati dei contagiati, e che avevano dovuto rinchiuderli…. Si offrirono di mostrarglieli, e li condussero in una grotta vicino alla loro baita. 

Era una specie di ex-miniera, con varie stanze scavate nella roccia che scendevano fino ad una parte di fiume che scorreva nascosta sotto la roccia. 
Una scala si snodava su una  traballante palafitta di pali di legno fino a quel livello, e in un angolo di quel buio antro era stata eretta una rozza gabbia di legno con una semplice palizzata.
Proprio quando i nostri quattro avventurieri si avvicinarono per studiare gli appestati, i cacciatori, che proprio cacciatori non erano, fecero crollare l’impalcatura lasciandoli imprigionati la sotto, mentre uno di loro tirava un cavo che apriva la gabbia. Tradimento!

La situazione era pessima… in quell’angusto spazio sarebbe stato difficile evitare il contatto con quei dannati malati, e gettarsi nell’acqua, che per quel che sospettavano poteva esser contagiosa, era una prospettiva ancora peggiore.
Per fortuna Breena, mutata in un grosso ragno, riuscì a bloccarne almeno due lanciando subito una ragnatela, poi infuriò il combattimento.
Per avventurieri temprati da altre battaglie quello non era certo uno scontro difficile, specialmente contro quegli invasati che si gettavano all’attacco senza alcuna strategia, mossi solo dalla cieca pazzia aggressiva che animava i loro cervelli…il problema se mai era sconfiggerli senza farsi avvicinare troppo e rischiare un contagio (ammesso che potesse propagarsi col tocco o con contatto col loro sangue, anche se era probabile).
Bogro ne fece infine volare due in acqua, e un terzo fu abbattuto. Il quarto, quello che pareva leggermente meno colpito dal terribile morbo, fu bloccato per provare a interrogarlo.
Solo alcuni barlumi di intelligenza di tanto in tanto balenavano nel suo sguardo, ma non pareva in grado di rispondere.
Pur sapendo dall'ultima riunione con Ventopungente e gli arpisti che nessuna cura, neppure quelle magiche, era stata trovata per quella terribile pestilenza (di certo di origine arcana e alimentata dal potere del Bastone di Talona), tentarono di alleviarla in maniera temporanea lanciando contemporaneamente tutti gli incantesimi di cura di cui disponevano. Sia Breena che Dhorna agirono insieme e per qualche istante l’uomo riuscì a ritrovare la parola… riuscirono a capire che non era stato contagiato di proposito ma per errore, o forse per ignoranza di quel che realmente stavano combinando i suoi compagni cultisti, che avevano cercato alcuni funghi sotterranei (forse per preparare il terribile virus?) e che il covo di Bairoth era più a monte, quasi alla fonte.

Erano ancora bloccati li sotto e non avevano intenzione di affrontare il fiume sotterraneo ne tantomeno usare la barca mezza marcia ormeggiata in un angolo, quindi Breena tornò ad assumerere la forma di ragno e risalì la parete rocciosa su cui prima erano fissati i vari piani di scale crollate e tornata gnoma calò una corda dopo averla assicurata per bene ad uno dei sostegni rimasti interi.

Era giunto il momento di usare la pietra magica per far rapporto a Maran.
In poche parole condensarono tutte le informazioni importanti scoperte, sperando che fossero utili e che nel frattempo gli altri gruppi avessero scoperto altre cose.

Nello scontro sia Bogro che Katrina erano stati feriti e a contatto con gli aggressori, era tempo di rattoppare le ferite e riposare, sperando che ancora una volta la buona sorte li avesse protetti dal contagio.
Il sonno di tutti fu agitato e scosso da tutta quella situazione, ed era difficile riposare col pensiero e l’attesa per una qualche risposta da Maran e dagli altri. Non era neppure l’alba che finalmente la pietra, custodita da Breena, si illuminò di energia magica e nella sua mente echeggiò la voce di Maran che le chiedeva di comunicargli in qualche modo l’esatta posizione che avevano raggiunto e di stare li in attesa, sarebbe giunto qualcuno per teletrasportarli via. 
Per fortuna quella biforcazione del fiume era abbastanza riconoscibile e facile da indicare.

Attesero il nuovo giorno finchè la pietra fu di nuovo utilizzabile, e risposero alla richiesta, poi non restò altro che aspettare finchè lo stesso Maran, insieme ad un mago, comparve come dal nulla nella radura libera di fronte al rifugio dei “cacciatori”.

"Avete mai viaggiato col teletrasporto? No? Beh..potreste vomitare" ridacchiò l’uomo sotto gli appuntititi baffetti.
"Presto, non c’è tempo da perdere. Abbiamo trovato il covo e servite anche voi. Sarà la resa dei conti…"
Si disposero tutti in cerchio attorno al mago, che salmodiò una formula arcana avvolgendoli con una spirale di trama. 
...Un istante dopo erano spariti.

giovedì 14 novembre 2019

Storm King's Thunder – Capitolo 6 Chi ha visto Artus Cimber?


L’abbattimento della capitana dei Giganti risultò determinante per l’esito della battaglia.
Vedendo cadere la loro condottiera, i giganti restanti si ritirarono, lasciando dietro di loro una Bryn Shander danneggiata, spaventata e ferita, ma ancora in piedi.
La principale delle Ten Towns aveva fatto vedere di che pasta erano fatte le popolazioni del Nord.

Il furore e i festeggiamenti iniziali furono subito placati dal dolore per i tanti caduti, e subito i volenterosi cittadini e le guardie ripresero coraggio e iniziarono a occuparsi dei feriti e a sgomberare macerie.
Nella confusione generale, mentre i nostri eroi prendevano i ringraziamenti dello sceriffo, un uomo si fece strada fino a loro: disse di chiamarsi Sirac, e di essere il figlio di Artus… disse anche di sapere dove poter trovare il padre, offrendosi di accompagnarli nel viaggio.

Secondo Sirac avrebbero potuto trovare Artus nella malfamata Luskan, dove forse era ancora ospite della nobile famiglia Zellraun.

Si riparte…

Riposati e guariti, dopo essersi riequipaggiati per il viaggio, la compagnia di avventurieri ripartì insieme a Sirac alla volta di Luskan.
Il loro carro procedeva rapido sulla sconnessa via delle Ten Towns, e dopo un giorno intero giunsero a Hundelstone senza problemi.

Trovarono una locanda e cercarono informazioni sugli eventi circostanti, ma da quelle parti non risultavano attacchi di Giganti. 
La mattina dopo ripartirono presto, da li in poi li attendevano 4-5 giorni di viaggio senza altri insediamenti dove trovare riparo e ristoro, ma il tempo era clemente e la via ampia e percorribile.




Il secondo giorno però, mentre attraversavano un tratto che passava in una zona di fitta boscaglia, Brogmar alzò un braccio e fermò la piccola carovana. 
Lui e Rolan avevano udito qualcosa. A distanza, tra gli alberi, qualcosa li stava seguendo da un po’…ora ne erano certi.
Il druido mutò in lupo e si inoltrò in avanscoperta.

Tutti gli altri restarono vicino al carro, cosi sensi tesi, in attesa.
Passarono lunghi istanti, il silenzio era rotto solo dal tintinnare dei finimenti dei cavalli e dal fruscìo del vento.

Il druido non tornava e l’aria era sempre più tesa. Poi un pesante rumore di arbusti e rami preannunciò un sibilo di una pesante roccia che si schiantò sul carro, ferendo alcuni di loro
"GIGANTIIIII!!!!!!"
Brogmar urlò e cercò di organizzare le difese, mentre un gigante del gelo sbucò dal lato del sentiero avventandosi su di loro menando fendenti. 

Sirac, Brogmar e Gallo lo affrontarono mentre gli arcanisti trovavano riparo nelle retrovie. 
Il kenku però era rimasto ferito dalla roccia, e non riuscì a evitare il furioso attacco del gigante. Cadde esanime, lasciando cadere l’arma.

Un secondo gigante, tra gli alberi, continuava nel frattempo a bersagliarli con dei pietroni.

Memore della battaglia di Bryn Shander, Brogmar si rese conto che non c’erano molte speranze di difendersi da ben due di quei colossi, bisognava tentare una fuga…
Sgusciò quindi tra i temibili fendenti d’ascia, gettandosi sul compagno caduto issandolo a forza sul cavallo e con una poderosa pacca sul posteriore fece scappare via lo spaventato animale col corpo esanime di Gallo, poi tornò ad affrontare il gigante… voleva prender tempo per far fuggire anche il resto dei compagni.
Sirac tuttavia, si dimostrò un abile combattente, e anche lui tenne testa al gigante.
L’inaspettato vigore del loro compagno di viaggio e gli incantesimi lanciati dalle retrovie fecero volgere inaspettatamente la battaglia a loro favore, e non appena Sirac con un colpo fece accasciare in ginocchio il gigante, con un balzo Brogmar saltò in alto invocando Haela Brightaxe e calandogli una mazzata così poderosa da spappolargli il cranio.

Restava un solo avversario. 
In quel momento sembrava che i giganti cercassero proprio Sirac, forse li avevano seguiti per l’anello.

Lungo il sentiero nel frattempo, Lucky, che aveva usato una magia per velocizzare la fuga, raggiunse il kenku appena in tempo per vederlo cadere da cavallo e rendersi conto che era troppo tardi per salvarlo. Era morto.

Il secondo gigante nel frattempo, rimasto solo, stava restando a corto di forze e di morale e con un pesante tonfo fu abbattuto anch’egli. Brogmar si precipitò poi lungo il sentiero, alla ricerca del compagno morente.
Quando raggiunse Lucky e Gallo, li vide in compagnia di una piccola figura vestita di stracci, forse una halfling. “Per la barba di mia nonna Gulda, mago, nella fuga hai fatto anche in tempo a figliare? Ahr arh arh arh!” disse il nano al mago, indicando la halfling.

Il sorriso di sollievo di Brogmar nel vedere il kenku di nuovo in piedi si spense lentamente mentre si avvicinava e notava che qualcosa non andava… il kenku era si in piedi ma sembrava piuttosto un cadavere rianimato, senza volontà, dagli occhi spenti: era stata quella strana e inquietante halfling.
“Per i nove inferi! Che gli hai fatto?! Il nostro compagno è stato sempre valoroso e leale con noi, non merita questa cosa! Dobbiamo seppellirlo , e non qui sulla strada, ma cerchiamo un tempio o un santuario” borbottò Brogmar guardando minaccioso la piccola creatura che nel frattempo trovava da obiettare alle loro rimostranze…come se le paresse la cosa più naturale del mondo ciò che aveva fatto al povero corpo del kenku.

Si riorganizzarono per ripartire, caricarono il corpo del compagno caduto sul carro malconcio e ripresero il viaggio. 
Era scesa un’atmosfera cupa e triste sul gruppo, e solo la halfling, che disse di chiamarsi Verola, era chiassosa e allegra.
Il loro amico pennuto fu sepolto nel primo tempio lungo la strada, e i suoi averi, tranne alcune cose utili, donati ai sacerdoti, poi proseguirono verso sud, le mura e le torri di Luskan erano quasi in vista…

Giunti in città Lucky di dimostrò irremovibile sul fatto di incontrare il nobile solo dopo essersi lavati e resi presentabili, e tale fu la sua insistenza sul rispetto dell’etichetta e del decoro che per farlo smettere furono costretti ad accontentarlo…persino il puzzolente nano delle montagne apprezzò il potersi lavare via il sangue incrostato dei giganti, anche se non lo diede a vedere e borbottò come suo solito lamentandosi di ogni cosa.

Il giorno dopo, insieme a Sirac, si presentarono alla porta della tenuta di Zellraun

giovedì 7 novembre 2019

Storm King's Thunder – Capitolo 5 Problemi grandi…anzi Giganti


Benvenuti(?) a Bryn Shander

Bryn Shander era molto diversa da come se la ricordava Brogmar, che conosceva abbastanza quei territori, e soprattutto meno accogliente del previsto. 
La cittadina stava attraversando una profonda crisi e c’erano rivolte per via di tasse e gabelle troppo alte.


Vista la situazione cercarono Miros, l’uomo a cui dare la triste notizia della sorte della propria famiglia, e scoprirono che era ricercato per furto e forse legato ad un gruppo di ribelli.
Le indagini li portarono in zone malfamate e pericolose finchè non restarono invischiati e nei guai, in un vicolo cieco con alcuni ribelli che li incalzavano… e solo una porta chiusa a per rifugiarsi. 
Per fortuna riuscirono a convincere gli occupanti che non erano una minaccia e proprio quando la situazione sembrava perduta, la porta si aprì e si rifugiarono dentro.

Tre individui male in arnese, ma armati, convinti a fidarsi, rivelarono di conoscere Miros e in maniera enigmatica invitarono i 5 avventurieri a seguirli nei sotterranei dell’edificio…
In quell’umido tugurio, mentre seguivano i ribelli, notarono anche alcune celle, tutte vuote tranne una.
Un mezzelfo dalla veste sgargiante giaceva seduto a gambe incrociate, e il suo sguardo si illuminò notando i nuovi arrivati.
"Che ha fatto questo disgraziato per marcire qui?" Tuonò la profonda voce di Brogmar
"Aveva del denaro..e sembra ricco, potrebbe valere un riscatto..comunque non è affar vostro" Rispose uno dei 3, invitandoli a proseguire.
Ma il mezzelfo colse l’occasione e cercò in tutti i modi di attirare l’attenzione..disse anche di conoscere Miros e che poteva aiutarli… alla fine i ribelli proposero una modica somma per liberarlo e con abili raggiri Salam, questo era il nome del damerino dalle orecchie a punta, riuscì anche ad ottenere uno sconto..
Fu così che per una modesta somma il bardo fu liberato e si aggregò al gruppo, tra il bofonchiare infastidito di Brogmar che invitava a proseguire per chiudere la faccenda "cantava meglio mia nonna Gulda...ed era muta" borbottò tra se

Furono condotti in una sala sotterranea che fungeva da ricovero per i ribelli feriti, e tra questi v’era Miros.
Fu informato dell’infausta novella ma non aveva ricompense per loro, ma non secondo Brogmar. 
Per il nano potevano esserci due ricompense: per prima cosa, poteva indicargli la taverna migliore della città e, secondariamente, poteva fornire loro un salvacondotto che li avrebbe preservati da altri guai con i ribelli.

La missione era compiuta, e non restava che riposarsi e gozzovigliare in cerca della prossima avventura presso la locanda indicata da Miros, ma mentre si inoltravano per le vie cittadine, un panico improvviso prese a serpeggiare tra la folla. 
Guardie correvano a destra e a manca, alcune lasciavano persino le armi per fuggire, altre si precipitavano presso uno dei Cancelli Cittadini, mentre il boato di alcuni macigni che si schiantava nelle mura risuonava nell’aria.

Altri giganti!

L’attacco dei Giganti

Col naso all’insù, si aspettavano di vedere il terribile castello volante dei giganti vomitare il suo letale carico di morte, ma questa volta i lanci venivano non dal cielo, ma da fuori delle mura.
Accorsero presso i Cancelli e videro con sgomento che si trattava di giganti del gelo.

Quella che sembrava la loro comandante, una gigantessa autoritaria, stava parlamentando con un tizio che aveva l’aria di essere il capo della milizia, o lo sceriffo.
I giganti volevano che gli fosse consegnato un uomo: tal Artus Cimber…che possedeva un anello magico che a loro dire gli spettava di diritto.
Il problema era che il povero Sceriffo pareva non avere idea di chi diamine fosse questo Artus né dove trovarlo. I 5..anzi ora 6 avventurieri si intromisero e cercarono di aiutarlo, e Salam col suo abile eloquio riuscì a strappare 4 giorni di tempo e di tregua, promettendo che avrebbero trovato questo Artus e l’avrebbero consegnato insieme all’anello.

Il patto era siglato.

Senza perdere altro tempo studiarono una strategia: dove trovare più rapidamente possibile indizi per trovare questa persona? La soluzione più semplice era puntare sui ricettacoli di informazioni e pettegolezzi più comuni e ovvi in ogni città, ovvero le Locande.

Si divisero in tre gruppi e batterono a tappeto ogni bettola e ogni taverna entro le mura, in cerca di qualcuno che avesse anche una minima traccia e conoscesse quel nome.
Parecchi locali però erano vuoti, per il panico e per l’evacuazione che lo sceriffo stava organizzando prima che scadessero i 4 giorni, e in tutte le altre Locande nessuno seppe esser d’aiuto. 
Era necessario cambiare strategia…e puntarono sui ribelli, anche loro potenziale fonte di informazione.
Ritrovarono il loro covo e scesero nei sotterranei ma anche in questo caso, fu un buco nell’acqua.
Tuttavia Rolan notò un passaggio segreto, che conduceva in una lunga galleria, alla fine della quale una scaletta risaliva su per un pozzo vuoto.
Sbucando fuori notarono di trovarsi vicino ad un altro dei Cancelli cittadini, ma dalla parte opposta a quello della trattativa coi giganti. 
C’erano anche strane tracce di ghiaccio, di origine magica, che conducevano fuori.
Incuriositi, presero a seguirle notando che puntavano ad un bosco poco fuori dalle mura…ma proprio in quel momento, in lontananza suonò un corno dal timbro profondo e potente. 
L’origine sembrava il Cancello dove erano in attesa i giganti, e a quel suono rispose il sibilo di numerose rocce lanciate nuovamente verso la città…rocce che, con sgomento, videro partire anche dal boschetto a cui erano diretti. 

Per i nove inferi! Dovevano esserci chissà quanti altri giganti nascosti in attesa dell’attacco fuori dalle mura.

Con quella scomoda considerazione, i 6 eroi tornarono a rifugiarsi lestamente dentro le mura per avvisare della situazione e per capire cosa diavolo era successo, perché era suonato il corno e cosa aveva causato quella che sembrava una rottura della tregua…

Giunsero all’altro Cancello appena in tempo per vedere scoppiare la battaglia tra i giganti e i miliziani, che perlomeno in quel periodo di tregua erano riusciti a riorganizzarsi un po’.

Con un urlo selvaggio e un’invocazione a Haela Brightaxe, la dea nanica della guerra, Brogmar si lanciò a testa bassa verso il gigante più vicino, infuriato per la rottura del patto, mentre i compagni si disponevano tatticamente e in maniera più disciplinata di lui sul terreno, pronti ad usare ogni loro risorsa per sopravvivere. Lucky e Rhogar presero a salmodiare i loro incantesimi, mentre Rolan mutò sorprendentemente in un grosso e minaccioso lupo.

Attorno a loro, la milizia disperatamente cercava di difendersi in un misto di paura e rabbia, tutto intorno scoppiò il caos.

Mentre uno dei colossi cercava di accanirsi contro il Kenku, e per raggiungerlo in uno stretto vicolo distrusse un palazzo, l’altro gigante che li aveva ingaggiati fu colpito in ogni modo, da sortilegi, armi e quadrelli… il martello di Brogmar, che zompettava agilmente tra le enormi gambe del barbuto avversario,  ad ogni furiosa invocazione sembrava quasi illuminarsi per un attimo di radiosa magia divina mentre colpiva gli stinchi e le ginocchia di quell’enorme avversario, quasi come se Haela in persona rispondesse al nano.

Nonostante la sua furia e la sua agilità però, più volte la titanica ascia del gigante lo sfiorò e lo colpì, rendendolo un grottescamente coperto di sangue grondante da abbondanti ferite…solo la sua determinazione gli impediva di cedere e rendersi conto dell’entità dei dolore subito e del rischio mortale che stava correndo…poi tutto si annebbiò.

Urla, pietre che si sgretolavano, formule arcane nell’aria, lo sfrigolare della magia, l’odore del sangue, della paura, le urla delle guardie…tutto si mischiava in una orrenda cacofonia. 

Si sentì trascinato via, mentre un piacevole tepore di una magia curativa lo strappava all’incoscienza o forse alla morte..si riprese appena in tempo per sottrarsi alla furia del gigante e ritiarsi nelle retrovie per riprender fiato, vide il gigante finalmente cadere e grandi urla di esultanza proruppero attorno… ogni nemico che cadeva dava nuovo morale ai combattenti, dimostrando che per quanto grossi non erano invincibili, e proprio quando sembrava che la Capitana dei giganti avesse la meglio sullo stremato gruppo, i rinforzi intervennero, prendendola alle spalle e riuscendo ad abbatterla..

Le sorti della battaglia erano ribaltate. 

Bryn Shander forse era salva.

martedì 5 novembre 2019

Storm King's Thunder – Capitolo 4 Nel blu dipinto di blu



Una volta tanto le cose non andavano male: quello strano gigante non sembrava ostile.
Il suo nome era Zephyros, ed era una sorta di mago errante sulla sua strana torre levitante.
Volle sapere cosa era successo, scosso da tanta devastazione, e fu molto deluso nell’apprendere che gli autori erano stati quelli della sua razza… ascoltò con attenzione ogni dettaglio ma non seppe formulare un’ipotesi sui motivi che avevano portato i giganti a impadronirsi e rubare il grosso blocco di minerale simbolo della cittadina.

Zephyros chiese se poteva fare qualcosa per aiutare in qualche modo, e i nostri avventurieri colsero l’occasione per un favore personale:  un passaggio sulla sua torre per una destinazione molto lontana.

La loro nuova missione infatti prevedeva di raggiungere la lontana cittadina di Bryn Shander, per portare ad una persona la triste notizia della morte dei suoi familiari e di quello che era accaduto a Nightstone. Un viaggio lungo, tortuoso e pericoloso lungo tutta la Costa della Spada fin su a nord, nella Valle del Vento Gelido. 

Non potevano quindi lasciarsi sfuggire la possibilità di guadagnare tempo e evitare pericoli volando con la Torre.
Il gigante accettò.


Un Nano volante


Non so dirvi se nella storia nanica Brogmar fu il primo “nano volante”, probabilmente no, ma quel che è certo è che fu il primo nano volante del Clan Headstone (se si esclude il cugino Torgrund che una volta volò giù da una rupe, rompendosi una gamba e il bacino).

La ritrosia iniziale di Brogmar lentamente svanì in favore della sorpresa e della meraviglia nel vedere scorrere sotto di se i vasti paesaggi e le enormi foreste.
Fiumi, colline, corsi d’acqua tortuosi e insediamenti sembravano tutti così piccoli e lontani da quell’insolito punto di vista….

Il viaggio proseguì tranquillo per un po’ di giorni, ma su una cosa si sbagliavano: anche andare per i cieli non garantiva il fatto di evitare imprevisti e pericoli. Uno strano gruppo di cultisti in groppa ad avvoltoi giganti giunsero minacciosi a sproloquiare e cercare una improbabile alleanza… per fortuna la questione si risolse senza scontri.

Pochi giorni dopo fu la volta di un gruppo di nani (nani, ebbene si!) condotti lassù da un Drago D’argento… e tra draghi e giganti si sa, non è mai corso buon sangue.
Anche qui, per fortuna, la diplomazia ebbe il sopravvento e riuscirono a convincere i nani che Zephyros e la sua Torre non erano una minaccia, ma una risorsa e un’importante alleanza.

Dopo quasi 20 giorni, finalmente ecco all’orizzonte l’aguzza vetta del Picco di Kelvin, e poco più a sud, ai suoi piedi sulle colline, la cittadina fortificata di Bryn Shander, la più importante delle Ten Towns, gli unici insediamenti abitati che resistevano a quei climi e ai pericoli della Valle.
Era tempo di scendere…


giovedì 24 ottobre 2019

Storm King's Thunder - Capitolo 3 Le sorprese non finiscono

Prigionieri ritrovati

L’ingresso del complesso di caverne era molto ampio.
Una enorme caverna sotterranea da cui echeggiava ritmico lo sgocciolio delle numerose stalattiti, con un pavimento irregolare fatto di nicchie e tratti rialzati e alcune polle d’acqua o fango.

Da una prima perlustrazione dell’ingresso Brogmar non aveva notato presenze, ma una volta inotrati all’interno si accorsero di un sordo rumore simile ad un russare.
 Rhogar, la mezzadrago, si rese conto di alcuni orchi beatamente addormentati in un bagno di fango, mentre dalla parte opposta stava un nutrito gruppo di goblin.
Non era quello che si aspettavano di trovare. Dove erano finiti i popolani rifugiati?
La saggezza militare di Brogmar suggeriva che il rapporto numerico era assai pericoloso, e viste le loro capacità furtive non sarebbe passato molto prima che li avessero individuati, andava almeno eliminato uno dei due fronti in maniera rapida… il nano studiò le formazioni  rocciose sul soffitto sopra gli orchi e il suo occhio esperto capì che potevano essere abbastanza instabili e fragili da esser fatte crollare sui quelle dannate creature. 
La stregonessa non perse tempo a cogliere quel suggerimento, chiuse gli occhi e salmodiò una breve formula aprendo poi repentinamente il palmo della mano verso le stalattiti con un’ultima imperiosa parola arcana.
Un globo magico si schiantò sul soffitto e come lance acuminate le lunghe e pesanti stalattiti si schiantarono sulla pozza di fango e sugli ignari orchi dormienti.

Non uno restò vivo.

Ma i goblin, dopo un attimo di sorpresa, si allarmarono partendo all’attacco. 
Le loro urla acute erano rese ancora più grottesche dall’eco nella grotta. La battaglia infuriò violenta e il martello di Brogmar mulinava e spaccava crani con sordi rumori di morte. Nell’enfasi della lotta, solo dopo si rese conto di una profonda e grave ferita che gli era stata inferta, ma non c’era tempo di leccarsi le ferite, altri goblin potevano arrivare da un momento all’altro e soprattutto dovevano cercare gli abitanti di Nightstone.

Presero ad esplorare le numerose gallerie che si diramavano dalla grande grotta centrale, e finalmente dopo vicoli ciechi, altri goblin e nuovi imprevisti, trovarono i superstiti del villaggio per fortuna ancora vivi, anche se imprigionati dietro a rozze sbarre metalliche.

Si erano rifugiati li pensando che fosse un luogo sicuro, ma l’avevano invece trovato occupato dai goblin ed erano stati imprigionati. I più deboli vennero curati e si prepararono a scortarli per il viaggio di ritorno, ma prima finirono di perlustrare le caverne per mettere in sicurezza l’intera area e non avere sorprese.

Un passaggio nascosto in effetti conduceva alla miserabile sala del trono del capo di quella tribù di pelleverde. Nonostante i suoi ranghi ormai fossero stati decimati, la deprecabile creatura non si arrese all’evidenza e insieme ad alcune sue concubine armate di arco e ad uno sciame di orrendi topi attaccò disperatamente i nostri stanchi eroi.

Una fitta acuta alla spalla annunciò nella maniera peggiore a Brogmar che una freccia era andata a segno.
Era stato davvero stupido a rischiare nuovi scontri con le gravi ferite che ancora lo fiaccavano, e mentre lo scontro infuriava nella sala del trono d’ossa del re goblin, si rese le energie lo stavano abbandonando.
Morire per mano di un dannato goblin? Per le sette Barbe di Moradin! Non se ne sarebbe andato così. Non quel giorno… con un ultimo sforzo, incurante di subire colpi, balzò davanti al Re con tutta la forza che gli restava.
Il suo colpo, per quanto ampiamente annunciato dall’ampio movimento per caricarlo di tutta la forza, calò inarrestabile e inesorabile sul goblin, schiantandolo a terra morto.

Con un sorriso trionfale il nano si voltò verso i compagni ancora impegnati nello scontro, si aspettava la resa ma si sbagliava: le goblin superstiti, pur vedendo il loro leader cadere in quel modo, non si arresero e rinnovarono la loro resistenza in un ultimo sforzo disperato, fino alla sconfitta totale.

Malconci ma vincitori (e vivi), dopo aver perquisito la grottesca sala del capo goblin, i nostri tornarono dai prigionieri liberati, caricarono sul carro lasciato fuori i più deboli e malconci, e ripartirono alla volta di Nightstone dove arrivarono a tarda sera.

L'incredibile Torre Volante

Furono ospitati per la notte e celebrati, nonché omaggiati da una ricompensa, anche se magra vista la razzia subita dalla cittadina e fu loro anche affidato un nuovo compito: dare notizia dell’attacco dei Giganti e del pericolo imcombente anche per altre città.
Brogmar detestava atavicamente i giganti, e non poteva tirarsi indietro di fronte a questo compito. E così pure i suoi compagni.

Il sole era già sorto da qualche ora quando ristorato ed riequipaggiato il gruppo di avventurieri si preparava a lasciare Nightstone per la nuova missione. 

Le sorprese tuttavia non erano finite.

Un improvviso panico serpeggiò tra i sopravvissuti, e il presagio di un nuovo disastro calò su quello sfortunato borgo, mentre tutti gli occhi si alzarono verso il cielo.
Brogmar, con la sua tozza mano a visiera davanti alla fronte cercava di schermarsi dal sole per capire quale altra maledetta diavoleria fosse comparsa, e vide anche lui “quella cosa”.
Per i Nove Inferi! Cos'era??

Mai aveva visto una cosa così strana e incredibile. Più strana del suo improbabile amico pennuto kenku, e persino più strana del mago simil costrutto vivente Lucky.
Nel cielo si profilava la sagoma di una enorme torre volante, circondata da nuvolette che parevano quasi solide. La cosa più strana era la sommità, che terminava con una sorta di tetto fatto a cappello a punta.
Non era facile valutare da quella distanza ma sembrava che le dimensioni della costruzione non fossero di taglia umana, e la mente terrorizzata degli abitanti di Nightstone tornò al terribile attacco che avevano recentemente subito.
Tuttavia, dalla bizzarra torre volante non piovvero macigni né terribili incantesimi, mentre planava lentamente verso il terreno. Le strane nuvole su cui era posata potevano esser usate come una scala, e sostenevano il peso. Un vecchio gigante con una strana veste blu fece capolino dall’ingresso, si guardò attorno e con aria per nulla bellicosa salutò gli allibiti testimoni.

"Buongiorno! Che è successo qui?"

giovedì 17 ottobre 2019

Storm King's Thunder – Capitolo 2 Nightstone libera e altri guai


La roccaforte, un tozzo e robusto edificio a pianta quadrata con 4 grossi torrioni agli angoli (uno di questi danneggiato pesantemente) che lo faceva sembrare un quadrifoglio, sorgeva su un isolotto separato dal resto di Nighstone. 
Era raggiungibile tramite un ponte di legno, danneggiato da un masso. Saltando all’altra estremità e lanciando le corte Brogmar e il Pennuto fecero attraversare tutti.

Anche nella fortezza non mancavano i goblin, evidentemente anche loro avevano superato il problema del ponte. Un gruppo in particolare si stava accanendo contro una porta sprangata, in cerca di chissà cosa.
Il gruppo fece irruzione nella sala cercando di prenderli di sorpresa ma uno dei lupi dei goblin riuscì a fiutarli rovinando tutto. Questo non impedì un’altra sconfitta per i malvagi pelleverde.

Scoprirono così che dall’altra parte della porta c’erano ancora degli abitanti in vita. Erano una decina di guardie e dietro di loro, su un grosso tavolo in quercia giaceva il cadavere di una donna.
Con delusione Brogmar apprese che si trattava proprio di Lady Valrose. Avevano perso la loro datrice di lavoro… le  cose si mettevano sempre peggio.
Le guardie raccontarono che tutto era cominciato con una pioggia di macigni lanciati da alcuni giganti da un castello volante.
Brogmar sgranò gli occhi.
Un castello volante?
Aveva visto una volta, da molto lontano, un drago volante.  Aveva visto le sentinelle della tribù Uthgardt dei Corvi Neri solcare i cieli cavalcando dei corvi giganti. Quando era molto piccolo ricordava ancora che con suo nonno nel bosco aveva  visto una pixie svolazzare con le sue alette da libellula… ma per la barba di Moradin, un CASTELLO VOLANTE? Era troppo da accettare per la mente semplice del nano.
Intollerabile. Una buona costruzione, secondo i dettami nanici doveva innanzitutto esser ben radicata al terreno. Ancora meglio se sotto al terreno.

L’attacco dei giganti aveva creato il fuggi fuggi nel paese, e con l’accesso alla fortezza bloccata tutti gli abitanti erano così fuggiti verso nord, abbandonando le case, mentre le guardie erano rimaste asserragliate e bloccate li nella fortezza con Lady Valrose, putroppo però perita nel crollo.
Sempre secondo il loro racconto, alcuni giganti erano scesi e avevano preso la Nighstone, la caratteristica strana roccia che sorgeva al centro della piazza… questo era strano… a cosa mai poteva servire?

In mancanza della Reggente deceduta furono le guardie a proporre una ricompensa ai 5 eroi se fossero andati, ora che il villaggio era tornato sicuro, a recuperare i popolani scappati.
Ipotizzavano che avessero trovato rifugio in alcune grotte naturali più a nord, nel bosco, ai piedi di una montagna. Erano grandi e abitate solo da pipistrelli, e un ottimo rifugio temporaneo evidentemente.

Partenza rimandata


Il mattino dopo, riposati e con le ferite rattoppate, si apprestarono a partire alla ricerca degli evacuati, ma appena tirato giù il ponte levatoio notarono una piccola nube di polvere alzata da 7 cavalieri in arrivo.
Brogmar borbottò subito sullo scarso tempismo di questi presunti rinforzi, visto che ormai avevano liberato il villaggio da soli, ma mentre si avvicinavano il loro aspetto non appariva esattamente quello di prodi cavalieri in armatura…piuttosto erano loschi figuri, guidati da un mezzelfo dalla faccia strafottente.

Davano risposte sfuggenti e dissero di esser giunti a recuperare una persona che con stupore si rivelò essere la misteriosa donna trovata barricata in locanda…
Beh, ora potete anche andarvene dunque” borbottò il nano, ma quelli in tutta risposta sguainarono le armi. In un attimo infuriò la battaglia.
Questo tradimento improvviso fece scoppiare l’ira del nano, che incurante di ferite o strategie, intuendo che erano in netta inferiorità numerica e vedendo i balestrieri incautamente vicini ai margini del ponte levatoio, caricò gettandone subito uno nel fossato, e provando a farne seguire subito un secondo.
Poi prese a mulinare il suo martello, mentre le armi nemiche gli mordevano le carni.
Magia, armi, urla e quadrelli cantarono la melodia della morte, e il vantaggio numerico degli assedianti in breve si era ridotto, fino a che il loro leader fuggì con la donna, spronando i cavalli a più non posso.
Brogmar bloccò l’unico superstite, che si era issato di nuovo su dopo il volo nel fossato, ma quell’infido dannato riuscì a inghiottire qualcosa che lo avvelenò all’istante.
Per le mutande sporche di nonna Gulda! Per arrivare ad un gesto simile non doveva certo trattarsi di comuni banditi. Persino la mente semplice di Brogmar intuiva le implicazioni di quel gesto, e che quei 7, che avevano tutti uno tatuaggio identico, dovevano far parte di qualche organizzazione oscura e terribile. Ma cosa potevano volere da quel paese deserto? Appropriarsene?
Mostrarono i corpi alle guardie superstiti ma queste non avevano idea di chi fossero e del perché avessero agito così.

Di certo la sorte non era benevola con quel villaggio: pioggia di macigni, raid di goblin, e ora anche questi loschi banditi. Cosa diamine avevano fatto gli abitanti di quello sperduto buco della Costa della Spada per meritarsi tutte quelle calamità tutte insieme? Era forse Beshaba in persona (Tymora, perdonami se la nomino!) che gettava la sventura su quei posti? O un'altra divinità arrabbiata? O erano loro stessi che attiravano guai in ogni loro avventura?

A causa di questi eventi comunque, i presunti rifugiati nelle grotte dovettero attendere un altro giorno per ricevere aiuto, visto che era nuovamente necessario leccarsi le ferite, recuperare le forze e organizzare la guarnigione cittadina per lasciarla a sentinella in loro assenza.

Verso le grotte


Il viaggio, grazie ad un carro allestito dal Pennuto, procedette piuttosto spedito nella prima parte, poi il sentiero si fece più stretto e la foresta di Ardeep più fitta.
Tutto ad un tratto due figure che parevano in fuga eruppero dalla boscaglia. Erano due orchi, uno evidentemente ferito. Da chi o cosa scappassero non era chiaro, ma non si fecero problemi ad assalire i nostri avventurieri pur di aprirsi la strada.

Nonostante fossero solo in due, la loro furia disperata mise in difficoltà Brogmar e compagni, anche perché uno dei due era un temibile shamano o qualche diavolo d’arcanista.
Per fortuna, improvvisamente fischiarono le frecce, che rivelarono chi erano gli inseguitori: gli elfi della foresta di Ardeep.
Un nano salvato da elfi! Che onta per la dignità di Brogmar.
Mentre l’intera pattuglia proseguiva all’inseguimento degli orchi, un elfo si fermò con aria non molto amichevole, intimando anche a loro di andarsene.

I 5 spiegarono i motivi della loro intromissione nella foresta e rassicurarono l’elfo che se ne sarebbero andati non appena avessero ritrovato gli esuli di Nighstone, e si fecero indirizzare verso le caverne.
Era quasi l’imbrunire quando la piatta boscaglia cominciò a diventare una salita e alle pendici di una collina rocciosa e più spoglia, dove la vegetazione lasciava spazio alla nuda roccia videro le ampie volte di una grotta. 
Erano arrivati.

giovedì 10 ottobre 2019

Storm King's Thunder - Capitolo 1 Problemi a Nightstone

Questa è la storia di Brogmar del Clan Headstone, figlio di Bruran figlio di Bhargrum e della sua strampalata compagnia di avventurieri.
Brogmar non era un nano come tutti gli altri, visto che quando ancora aveva la barba corta (quindi poco più che un ragazzino) si trovò ad essere l'unico sopravvissuto del suo clan, quando la sua carovana fu razziata da una tribù di barbari Uthgardt.
Fu preso e visse con loro, assimilando molto delle loro barbare tradizioni e perdendo molto della sua originaria identità nanica. Il nome del suo clan si perse e per quei barbari fu solo Brogmar "Asciarotta", come l'arma di suo padre andata in frantumi in quell'assalto.


Dopo anni, divenuto un forte e possente combattente delle terre selvagge, si unì a seguito di fortunosi eventi come guardia del corpo di una arcanista, e successivamente finì nella compagnia di avventurieri che prese parte ai terribili eventi che sto per narrarvi...

Storm King's Thunder

Il gruppo di avventurieri, una banda che non si era neppure data ancora un nome, viaggiava verso Nightstone, seguendo la via del commercio.
C'era rispetto ma goliardia negli appellativi che Brogmar riservava ai vari membri di quel gruppo, invero il più strano che abbia mai visto non solo nella mia locanda ma credo in tutto il Faerun.

Alla testa del gruppo Rolan, un druido. Un umano dallo sguardo attento, profondo conoscitore della natura e dei sentieri circostanti nell terre selvagge della Costa della Spada.

Poi v'era un esponente di una razza rara, al centro di molte congetture sulle sue origini maledette: un Kenku. Spesso emarginati e confinati da maldicenze e diffidenze, questo rappresentava una stranezza nella stranezza essendo infatti un paladino con tanto di cotta di maglia lucente.
Per Brogmar spesso era "Pennuto" o "Dannato Pennuto"

In quanto a rarità anche il terzo membro del gruppo non attirava sguardi meno curiosi e persino più timorosi: un draconico. Un essere mezzo-drago parecchio raro in queste terre. Un essere fiero e di grande fascino. Uno sguardo attento avrebbe potuto stabilire che si trattava di una femmina, ma pochi in queste terre ignoranti capirebbero certe differenze in tali lucertole. (Ed era "lucertola" il soprannome con cui Brogmar la chiamava, seppur con un certo timore reverenziale)

Il quarto del gruppo passava dall'esser raro ad esser persino unico. Nella mia vita ho sentito parlare di costrutti e golem creati da maghi e arcanisti vari ma mai di quello strano essere umano simil-meccanico che viaggiava con quel gruppo.
Si faceva chiamare Lucky, e dall'aspetto e dall'equipaggiamento dire che era un mago o qualcosa di simile.
Per Brogmar era "Coso" o "Uomo di latta"

Erano diretti a Nightstone perchè si diceva che la reggente del piccolo villaggio fortificato, Lady Valrose, offriva ricompense a chi avesse risolto il problema di alcune bande di goblin che stavano razziando gli insediamenti circostanti.

Nightstone prendeva il nome da una grossa pietra situata al centro della piazza cittadina, un enorme megalite di ossidiana nero come la notte appunto.
protetta da una palizzata di legno, era circondata da un fossato d'acqua creato sfruttando un corso d'acqua, e vi si ergeva in mezzo come una piccola isola

Giunti in vista del paese, si accorsero subito che c'era qualcosa di strano.
Nessun viavai lungo la strada che conduceva all'ingresso cittadino, protetto da un ponte levatoio abbassato.
Avvicinandosi notarono parecchie impronte, sia umane che non, e nessuna sentinella in vista sulle due torri di guardia sopra il ponte.

Entrarono cautamente nell'abitato, trovandolo disabitato. Regnava la desolazione e il silenzio. Qua e la, si vedevano grossi pietroni in posti dove non avrebbero dovuto essere. Alcuni avevano sfondato gli edifici, come ad esempio la modesta locanda vicino alla piazza, o alcune torri di guardia. L'unico segno degli abitanti si rivelò esser qualche sventurato schiacciato dai macigni.

Esaminarono le case, trovandole svuotate e razziate. Tracce di goblin sparse in giro si dividevano tra le case. Eppure nessun goblin avrebbe potuto lanciare o muovere quei macigni.
Sul retro della locanda disastrata scoprirono che i goblin razziatori, o almeno una parte di essi che si erano attardati, erano ancora nel villaggio! Ma quei dannati pelleverde poco potevano contro Brogmar e suoi compagni.
Tramite un incantesimo riuscirono anche a bloccarne uno vivo e a interrogarlo, ma lo stolto essere non rivelò cose molto utili.
Neppure una ragazza barricata in una stanza ancora intatta al secondo piano della locanda fu molto utile, essendosi barricata non appena udito lo schianto del macigno sulla locanda e da li in poi rimasta li chiusa per paura di quel che accadeva fuori.

Uno dopo l'altro i goblin cadevano sotto le armi o i sortilegi dei cinque improvvisati eroi, ma ancora non si trovavano altri superstiti per capire esattamente cosa fosse successo. Era molto strano che a parte gli abitanti morti sotto i macigni, non si trovassero corpi uccisi dai goblin, come se nessuno si fosse opposto a quell'invasione senza combattere...o forse i goblin erano giunti a razziare approfittando del villaggio già vuoto? La mente semplice di Brogmar faticava a sviluppare tali ragionamenti...

Era tempo di puntare alla roccaforte, anch'essa malconcia, forse l'unico luogo rimasto dove avrebbero potuto trovare risposte...