venerdì 22 marzo 2024

RETURN OF THE STORM MAIDEN (45)

CAPITOLO 45 - TORNA A CASA BAANDULF

"Non è l'uscire dal porto, ma il tornarci, che determina il successo di un viaggio." (Rulhad, padre di Baandulf)


La sagoma scura della cittadella fortificata in cima alla collina, una sagoma nera contro la luce morente della sera, sembrava un leviatano addormentato.
Il terreno scricchiolava di brina ad ogni passo mentre uscivano dal piccolo boschetto per attraversare i campi e avvicinarsi alla città.
Le porte però erano ormai chiuse, e Baandulf guidò il gruppo ad un agglomerato di catapecchie e tenute agricole fuori dalle mura.
A casa sua.

Una volta dalla porta però, si bloccò emozionato.
Non riusciva a bussare. Non riusciva a immaginare quel momento.
Quando finalmente bussò, la raschiante voce di suo padre rispose da dietro la porta e inizialmente non sembrava incline a credere che fosse proprio il loro figlio tornato.
Poi la porta si aprì, e così fecero i cuori.

La povera famiglia di Baandulf pensava ormai che la sua ordalia fosse fallita e che lui fosse morto, e trovarselo di fronte, con quella barba poi...ora sembrava un uomo.
Passarono la serata pasteggiando con una frugale cena contadina e a raccontare le loro avventure, anche se ogni racconto sembrava incredibile e inventato alle orecchie di quegli umili abitanti.

Il gruppo poi si informò sulle ultime dicerie e su come veniva percepita la situazione li a Holgerstead.
La Prima Ascia Wedigar insieme alla moglie Halfilda non erano più in città: erano partiti per la capitale Ruathym, convocati da un concilio di guerra richiesto da Verania.
Anche i due fratelli maggiori di Baandulf si erano uniti al contingente.
Erano giunte le voci della sconfitta nell'ultima grande battaglia navale, e anche della rivelazione di Verania di esser la figlia di Hergatha.
Sulla reale sorte della nave fantasma invece non c'erano ancora voci.

Passarono la notte in pagliericci improvvisati ma comodi, e al mattino, mentre Lyandria e Adelius restarono a parlare dei sempre presenti dubbi della ragazza, Gelrish e Ishmael si unirono alla colazione della famiglia.
Il grosso focolare era già acceso, a contrastare i rigori di Nightal, e mentre Sheilin, la sorella di Baandulf, raccontava di aver sognato i fratelli fieri e bellissimi sulla prua di una nave, lo stesso Baandulf sembrava triste e imbarazzato.
Abbraccìò Ishmael ringraziandolo per l'addestramento e ringraziò poi anche gli altri compagni, rivelando che vista l'assenza dei fratelli ora sarebbe rimasto li.
L'ordialia era finita, avrebbe atteso il ritorno di Halfilda per chiudere la cerimonia e diventare un vero hamfriggan.
Ma non era un addio, fatto questo disse che li avrebbe ritrovati.

Partirono in una mattina brumosa, tristi per l'assenza di Baandulf e preoccupati per l'accoglienza che avrebbero potuto trovare a Ruathym.
La strada attraversava i campi ora incolti e gelati, salendo poi tra le montagne.
Un viaggio non lunghissimo ma insidioso e faticoso in quella stagione fredda.
I dialoghi durante la camminata vertevano per lo più su tutte le ipotesi possibili per fermare la guerra, con chi schierarsi se l'aggressore diventava Gundarlun, e sui loro veri obiettivi...
I sensi però erano all'erta, in quella natura selvaggia.

Quando fu troppo buio per proseguire in sicurezza, arrivati presso i resti di un piccolo insediamento, decisero di accamparsi ma Adelius li sorprese con un incantesimo strabiliante che richiamò la sua reggia planare, traboccante di servitori e di comodità.
Per una volta non sarebbero stati all'addiaccio.

Riposati come non mai, al mattino notarono tracce di grossi lupi invernali che evidentemente li avevano fiutati ed erano venuti a curiosare. Ishmael ne intravvide anche alcuni in lontananza che si allontanavano verso nord, proprio dove proseguiva il sentiero.

Giunsero finalmente al passo per svalicare verso Ruathym. Li il sentiero si incuneava in una gola stretta e traboccante di neve. Le tracce dei lupi erano sparite ma il gruppo stava comunque in guardia.

Adelius, fluttuando, individuò appena in tempo due giganti del gelo appostati in alto che stavano per lanciare grossi mucchi di ghiaccio.
Il suo grido fu provvidenziale per non essere sommersi da quella valanga, poi infuriò la battaglia con quei due colossi.

Uno di essi fischiò e alle spalle del gruppo accorsero i feroci lupi invernali.
Gelrish fu colpito in pieno da un blocco di neve e ghiaccio, restando ferito e mezzo bloccato nei detriti, mentre Ishmael incurante dell'impressionante mole degli avversari si arrampicò per ingaggiarne uno in corpo a corpo.
Lyandria colpiva dalla distanza, incalzata però dai lupi.

Adelius poi prese a salmodiare una formula e a muovere le mani come a tessere una immagine, e dall'alto piombò un drago bianco a dir poco gigantesco.
Ad aggrediti e aggressori, indistintamente, furono scossi da quella visione terrorizzante.
Un gigante non fece in tempo a fuggire, ucciso da Lyandria, mentre l'altro cercò di mettersi in salvo.
Anche i lupi non esitarono e sfrecciarono via.
La potente illusione di Adelius aveva posto fine a quella battaglia.

La gola però era piuttosto instabile e insicura, e prima di restare sotto a qualche crollo, gli avventurieri proseguirono celermente per lasciare la zona, cominciando la discesa verso la capitale dell'isola.
E verso fine pomeriggio, eccola la in fondo nella baia, Ruathym.

Se quel che rimaneva dell'alleanza avversaria era la radunato, mancavano solo loro ad unirsi alla festa...
Sempre che di festa si possa parlare.

venerdì 15 marzo 2024

RETURN OF THE STORM MAIDEN (44)

CAPITOLO 44 - RITORNO ALL'ALBERO

"In natura tutto tende all'equilibrio, tra l'uomo tutto si muove per accentuare le differenze" (Arcidruido Menedhan)


La Spina Avvelenata lottava col mare grigio e agitato e i venti capricciosi che flagellavano la costa occidentale di Ruathym.
Era una continua lotta prendere il vento giusto senza strappare qualche velaggio o sbagliare qualche manovra.

Lo stanco equipaggio costeggiava le aspre falesie scure quando giunse finalmente ad uno slargo tra quelle rocce inospitali, un accenno di baia dove il terreno digradava leggermente verso il mare permettendo l'accesso all'isola.
Avvicinarsi con la nave era comunque troppo rischioso e venne calata una scialuppa che raggiunse in breve tempo la costa per trovarsi ai margini della foresta nebbiosa che si inerpicava verso le vette più interne e verso il possente albero chiamato Il Figlio di Yggrasil.

Lyandria, Gelrish, Ishmael e Adelius si affidarono a Baandulf per aprire la strada.
Il giovane barbaro però dopo neanche mezz'ora di cammino, appariva smarrito e confuso: ogni posto sembrava ripetersi, la foresta sembrava chiudersi attorno a loro, circondata da nebbia, e non dava punti di riferimento.
Seguirono tracce e sentieri appena accennati, scegliendo ad ogni bivio direzioni casuali: il loro scopo era solo cercare di salire verso l'alto, ma si sentivano persi.
Vista come era finita l'ultima visita, temevano di non esser più i benvenuti, e forse la foresta stessa li stava rifiutando?

Adelius, che nel frattempo aveva cercato di aiutarsi con un incantesimo per vedere l'invisibilità, notò una piccola spiritella che si avvicinava al gruppo, convinta di non esser vista.
La creatura disse loro che dovevano dimostrare di esser degni di poter tornare li, e avrebbero dovuto superare alcune prove.
Con la sua vocetta squillante, in cambio della rivelazione della giusta direzione, sottopose un piccolo indovinello.
"Senza di me o dentro di me la morte è sicura / Eppure dentro di te sono la vita purissima"
Con disappunto della dispettosa creaturina, l'enigma trovò rapida risposta e lei li indirizzo lungo uno scomodo sentiero.
Poco dopo tuttavia il gruppo ebbe l'impressione di essersi di nuovo perso, fino a giungere ad uno spiazzo dove, presso un basso cerchio di pietre, sedeva un fauno.
L'essere caprino, dall'aspra voce, propose loro la sfida delle bacche.. un piccolo gioco che consisteva nel mangiare delle bacche in modo che chi restava con l'ultima, che era diversa e velenosa, perdeva.
L'essere disposte una manciata di bacche bluastre sulle pietre, e Gelrish partecipò al suo gioco.
Si potevano mangiare 1,2 o 3 bacche al massimo per volta.
Lentamente le bacche diminuivano ma a Ishmael qualcosa non tornava.. era chiaro che andando avanti così avrebbe vinto sempre e comunque il fauno, che era evidentemente molto astuto a fare i conti.
Adelius intervenne addormentandolo, venne aggiunta una bacca al mucchietto per poi risvegliarlo e proseguire il gioco.
Il fauno, confuso e diffidente, riprese il filo della sfida ma i conti non tornavano più, e si accorse ben prima che le bacche fossero finite che avrebbe perso.
Una volta sconfitto, rivelò la strada al gruppo: dovevano seguire il ruscello congelato che si dipanava alle sue spalle.

Camminarono ancora, guardinghi nonostante la stanchezza, in quella foresta imbiancata, fino a trovare un altra pixie che propose nuovamente un enigma.

Superato anche questo, la minuscola creatura condusse finalmente gli stanchi avventurieri fuori da quel mondo senza uscita, sbucando in una foresta analoga ma senza nebbie, e più familiare, dove ritrovarono la strada e l'orientamento, e giunsero infine alla vista dell'imponente e monumentale albero.

Mentre si avvicinavano con cautela, l'Arcidruido Menedhan in persona, sbucando da un albero, bloccò loro la strada spiegando che era stato necessario metterli alla prova, e che anche se gli aveva concesso di passare voleva ancora capire perché erano tornati li, e con quali intenzioni.

Le spiegazioni di Lyandria e compagni parvero convincerlo, e ricordando loro in maniera un po' inquietante che lui era solo il protettore della foresta, ma non dell'Albero, perché l'albero si proteggeva da solo, gli augurò buona fortuna e si dileguò.
La vista di quella antico albero lasciava ogni volta senza fiato e infondeva pace.
La sua imponenza, la maestosità, l'aria di antichità e di appartenere ad un altro mondo, incastonato in quel paesaggio ghiacciato, si sarebbe lasciato contemplare per ore...ma non c'era molto tempo da perdere.
A parte un enorme orsogufo delle nevi, non si notavano altri guardiani li attorno, ma era certo che ce ne fossero: terra, alberi e forse anche acqua erano pronti a rispondere  e difendere Il Figlio di Yggrasil.
Varcarono la fenditura nell'enorme tronco arrivando alla sala dove le radici più giovani si abbeveravano in una pozza d'acqua pura.

Erano giunti li, ma si rendevano conto che ora non sapevano esattamente cosa fare: Menedhan non aveva saputo dare indicazioni sul rituale, e chi forse poteva aiutarli era lontano.
La speranza era che fosse lo stesso Albero a dargli indicazioni, se avesse in qualche modo captato le loro intenzioni e la necessità che aveva il mondo di un aiuto vista la minaccia in atto...

Adelius, affascinato, provò a sondare i pensieri di quell'essere ancestrale, chiedendo rispettosamente una piccola parte del suo potere.

Nel frattempo Lyandria, toccò la radice nel punto in cui era stata incisa la benedizione per Hergatha, restando a lungo concentrata, cercando di meditare e percepire qualche visione.
Poi la vide.
Una donna, con una bambina appena nata.
Nell'altra mano un puntello di adamantio intriso di sangue... pregava e pronunciava una qualche formula mentre incideva delle rune.
Era proprio lei: la madre di Hergatha. Stava rivivendo il momento in cui conferì alla Storm Maiden il potere che avrebbe cambiato la storia del Mare delle Spade.

Lyandria capiva cosa stava vedendo, ma non capiva quelle rune e quelle parole: erano in primordiale.
Fortuna volle che Gelrish comprendesse quell'atavica forma di comunicazione, e potesse in qualche modo tradurre il rituale, per poi adattarlo alla nuova richiesta di Lyandria.
Dalla traduzione di Gelrish emerse un altro fatto che fece luce sul vecchio mistero di come erano andate realmente le cose: la donna forse aveva ricevuto il rituale da qualcuno che l'aveva ingannata, ed era stata convinta di richiedere la benedizione di Tempus, ma invece a sua insaputa la formula e le rune contenevano anche l'invito ad Umberlee. Ecco come si era intromessa la capricciosa Dea...
Con trepidazione, la giovane Capitana incise nelle possenti radici una nuova benedizione, per se e le sue figlie, col suo sangue.. il sangue degli Stromkir.
Non chiese la forza di Tempus, e non cedette alle lusinghe di Umberlee.. ripensando forse al potere della conchiglia che aveva brandito, e agli insegnamenti delle monache-guerriere incontrate, si affidò a qualcosa di più antico e primordiale: Istishia.
Finita l'ultima lettera, le rune si illuminarono di una tenue luce, per poi brillare di una patina di brina.
Baandulf preoccupato si guardava attorno temendo attacchi o ritorsioni, ma non accadde nulla.
Se avesse o meno funzionato non era chiaro, ma almeno l'Albero pareva non essersi inalberato.

Sfiniti ma con l'animo rasserenato, gli avventurieri lasciarono il luogo sacro, per ritrovare Menedhan e chiedergli un ultimo favore: un passaggio rapido tramite il suo prodigioso incanto di trasporto vegetale.
Sbucarono così, a tarda sera, da un bel larice poco fuori le mura di Holgerstead.

venerdì 8 marzo 2024

RETURN OF THE STORM MAIDEN (43)

CAPITOLO 43 - DUBBI E OMBRE

"Mi ingozzo? certo! Sai che ti dico? Vivi ogni colazione come se fosse l'ultima..perchè potrebbe esserlo veramente... Soprattutto su questa fottuta nave!" (perle di sobrietà di Murray)

Sul torrione di guardia nel covo di Verania, il cadavere interrogato fornì poche altre informazioni oltre a quelle su Verania stessa. Forse c'erano altre domande da porgli, sempre ammesso che avrebbe dato risposte decenti a chi poco prima lo aveva ucciso.
Era inutile perdere altro tempo, l'assalto era stato duro ed era meglio riposare e recuperare le forze.

Scendendo in una delle fredde e spoglie stanze della fortificazione, Lyandria ricevette un messaggio mentale da Marla, l'agente del Kraken. Era riuscita e contattare l'adepta di Umberlee al servizio di Verania, e acconsentito a ricevere una delegazione pacifica.
Mentre Lyandria parlava prima con Gelrish e poi con Garrdo, l'unico altro fedele di Nuban che conoscesse, cercando conforto e ispirazione nelle loro parole per capire la sua strana crisi di fede, o forse solo i suoi dubbi sulla crescente ispirazione per Umberlee, in un altra stanza della piccola fortezza Adelius faceva una conoscenza un po' più approfondita..forse anche troppo, di Siberrin la Fiera.

Poco prima, lo stesso Adelius aveva provato ad entrare nei sogni di Arveiaturace, la temibile draghessa antica, per cercare di manipolarla e portarla dalla loro parte, ma l'antichissima creatura si era mostrata un osso molto duro e dal carattere selvaggio, oltre che per nulla a digiuno di sapienza magica...
Non era neppure l'alba che il berciare di Maran svegliò tutti: non si poteva dormire sugli allori.
L'uomo voleva sapere cosa avevano deciso di fare, ma la notte non aveva portato ancora del tutto consiglio, e discussero ancora a lungo, fino a che Lyandria non cercò di spuntarla con la sua idea: andare si a Ruathym, ma passando prima dall'Albero..il Figlio di Yggrasil.. la ragazza aveva un piano.
Dujek invece continuava ad esser diffidente e suggerire di sopprimerla, ma era in minoranza, anzi era da solo.

Gli equipaggi, in quel freddo mattino, si divisero:
Maran e la nave mercenaria della Compagnia delle Vele Bianche ancora integra avrebbero portato Siberrin a casa, da Rault, prima che il vecchio potesse aggiungere caos al caos.
Ploppa e il Nasello Fantasma sarebbero rientrati verso Gundarlun
Lyandria e il suo equipaggio riprendevano possesso della Spina Avvelenata, e partivano invece per l'Albero, la prua rivolta a sud-ovest verso il promontorio meridionale di Ruathym, per per poi risalire la costa ovest dell'isola, incontrando venti feroci e indomabili, che rendevano il mare quanto mai arrabbiato.

Alla fine di quel primo giorno di viaggio, un falco pellegrino giunse da Gelrish.
Erano notizie da Shid'anian, la sacerdotessa consigliera di Re Olgrave: nell'ultimo Consiglio di Guerra, il Re aveva deciso di approfittare delle forze avversarie in rotta per ribaltare la situazione, e ora voleva esser lui a dare il colpo di grazia e magari conquistare Ruathym.
Invasi e invasori si sarebbero scambiati di ruolo?
Shid'anian si era opposta, ma non era servito, e la maggioranza del Consiglio era con il RE. La sacerdotessa aveva la l'inquietante sensazione che lasciando sguarnita Gundarlun, sarebbe accaduto qualcosa di terribile, e in quelle dannate faide tra nordici tutti dimenticassero il vero nemico il agguato: Ydaach'nar

Una grana in più nei tanti pensieri che gravavano sull'equipaggio, ma ormai la rotta era tracciata, le coste di Ruathyum vicine, e l'Albero ad un giorno di nave...





sabato 2 marzo 2024

RETURN OF THE STORM MAIDEN (42)

CAPITOLO 42 - BUSSANO AL PORTONE

"I grandi sono tali solo perchè noi siamo in ginocchio.

Rialziamoci!" (Maran Ventopungente)

Lo stramaledetto respiro di Auril soffiava più forte che mai in quel Secondo giorno della Seconda decade del mese di Nightal, portando placche di ghiaccio provenienti dal nord.

Una volta tanto il cielo non era tempestoso, ma neppure limpido. Un sottilissimo velo bianco di foschia rendeva tutto omogeneo come in un sogno, quando giunsero in prossimità della minuscola isola pietrosa in cui si annidava il secondo covo di Verania.
Lungo il tragitto avevano guerreggiato con qualche sparuta nave nemica in fuga, ma qui, inaspettatamente, nessuna nave li aveva intercettati.

Nessuna apparente protezione navale all'isola.

L'approdo nascosto si raggiungeva da una strettissima insenatura, protetta da austeri e robusti bastioni a picco sulle alte rocce, che sovrastavano un enorme portone a due ante che regolava l'accesso.
Il Nasello scelse di restare ad una buona distanza, studiando il da farsi.
Adelius poi con un incantesimo scivolò nel piano etereo, e indisturbato riuscì a penetrare nel covo e valutare le difese.
Nel suo giro, trovò anche l'ubicazione in cui era imprigionata la povera Siberrin, ma con rammarico non notò la presenza di Verania. Dov'era finita?

Una volta rientrato a bordo, cominciarono a discutere sul da farsi quando la sentinella sulla coffa individuò vele in arrivo da nord.
Due navi.
Dopo attimi di tensione, riconobbero una delle navi di Mintarn, e la grottesca Spina Avvelenata.
Le due navi si affiancarono e Maran insieme al suo amico Galdran Brokk salirono a bordo per capire la situazione.
Bisognava varcare quell'enorme cancello, ma c'era il pericolo di numerose baliste armate di dardi pesanti e incendiari. E c'era la possibilità di mettere in pericolo i prigionieri.

Discussero a lungo una infinità di strategie, dalle più dirette alle più strampalate, dalle più complesse alle più rapide, ma il tempo passava e uno spazientito Galdran abbandonò l'aria stantia della cabina borbottando qualcosa.
All'improvviso la prua del Nasello Fantasma si inclinò paurosamente in avanti scricchiolando.
Tutti quelli riuniti in cabina sbucarono fuori per vedere che la dove poco prima c'era Galdran, ora c'era un grosso Drago di Rame appollaiato e pronto a spiccare il volo liberando del suo peso l'antico legno della nave.
Quello che ancora non sapevano (tranne probabilmente Maran) era che non si trattava di un drago qualunque: era il famoso Galadaeros, la Fiamma del Tramonto.
L'enorme creatura parlò con una voce bassa, che sembrava il raschiare di enormi macine di pietra, dicendo loro di attirare l'attenzione con le navi mentre lui prendeva quota.
La piccola flotta improvvisata si mosse allora all'assedio dei bastioni.
Adelius evocò un muro di forza sulla prua del Nasello, proprio poco prima che si infrangessero nella barriera invisibile i primi proiettili delle baliste.
Poi dall'alto piomò il drago. Seminando panico e terrore sul bastione di destra, e sciogliendo nel suo soffio acido tutti i malcapitati su quelle mura.
Con un movimento a mezzaluna planò di nuovo sul Nasello, prese in groppa Gelrish e Lyandria per depositarli poi, seguiti da Adelius ancora nel piano etereo, sulla parte ora libera dei bastioni.

Ishmael a nuoto raggiunse furtivamente la base dei bastioni a sinistra del cancello, e l'intero  gruppo di avventurieri cominciò l'assalto delle mura per raggiungere i verricelli che azionavano le colossali porte.
Ishmael evocò un banco di nebbia, mietendo vittime, mentre dall'altra parte Gelrish lasciato solo da Lyandria che aveva proseguito nella carica verso la zona di Ishmael, cercava di azionare il pesante argano ma veniva raggiunto da diversi difensori.
Uno dei difensori, dotato di capacità druidiche, invocò una tempesta di ghiaccio ma presto fu costretto a fuggire in forma di gufo

Il drago proseguì il volo liberando il resto della gola da tutti quelli che osavano affacciarsi sulle mura fortificate.
Gli assedianti dopo un duro scontro nel frattempo erano riusciti ad azionare il cancello, con gran sollievo del povero Murray che da sotto, col Nasello ormai a pochi metri da quei colossali portoni, temeva che si andassero a schiantare.
Quando il Nasello scivolò nelle acque dell'insenatura, dall'alto i nostri eroi saltarono sul sartiame o sulle velature per scendere poi sul ponte.
Galadaeros gli disse di proseguire. Avrebbe pensato lui e le due navi a finire il lavoro di pulizia, e avrebbero vigilato in caso di rinforzi o tentativi di richiudere l'ingresso.
La sottilissima lingua di mare arrivava ad un approdo a malapena sufficiente per due vascelli, da cui poi si apriva la volta di una ampia grotta bagnata dall'acqua.
Lunghi pontili di legno facevano da passarelle tra stanze e grotte che erano state riadattate coi resti di vecchie navi.
Anche gli uomini di Verania presenti li erano ormai pronti all'assedio e si avvicinarono ad attaccare gli avventurieri appena sbarcarono sul pontile.
Lyandria e Gelrish però si resero subito invisibili, e guidati da Adelius che era già stato li in avanscoperta, sgattaiolarono subito in cerca di Siberrin lasciando a Ishmael e a Baandulf il compito di attirare l'attenzione degli inferociti pirati nordici.
Sui pontili piovevano quadrelli e frecce sui due poveri guerrieri, che mietevano una vittima dopo l'altra per poi trincerarsi dietro una nuova coltre di nebbia.
Baandulf, avvinghiato ad un grosso veterano ruzzolò dentro una stanza facendo a pezzi sedie e tavoli per poi venire circondato da un altro difensore armato di ascia.
Quando Ishmael sentì le urla dentro quella stanza, capì che Baandulf doveva aver perso il controllo e liberato l'orso che era in lui.
Alcuni dei sopravvissuti a quegli attacchi brutali, fuggirono rubando la scialuppa con cui era arrivato il gruppo...

Nel cuore di quel sistema di cunicoli nel frattempo i tre invisibili invasori erano arrivati in un ampio spiazzo pietroso dal soffitto altissimo e irregolare.
Lo strano warlock al servizio di Verania era la, su una sporgenza rocciosa dove era stato ricavato uno trono, e con un brivido Lyandria notò che lui poteva vederli!
Fu anche sorpresa dal vedere che tra chi era stato lasciato a guardia dei prigionieri ci fosse Hrolf, oltre ad uno sgradevole cinghiale mannaro suo scagnozzo.
Adelius però flagellò il warlock con potenti poteri psichici e lui fece appena in tempo a avvertire tutti i presenti della presenza degli invasori invisibili.
Una volta allertati, gli agguerriti combattenti presero a menare fendenti attorno a se alla cieca, e Hrolf riuscì persino a colpire Lyandria.
La ragazza, tornando visibile, con un balzo magico si teletrasportò dentro le sbarre dietro a cui era rinchiusa una sfinita Siberrin, beffando molti degli aggressori che non potevano entrare in quella cella.
La prigioniera era stata maltrattata e sedeva raggomitolata e priva di forze, assistendo impotente alla battaglia di fronte a lei.

Dalla cella Lyandria invocò i poteri di Nuban, invadendo buona parte della grotta con una coltre impenetrabile di oscurità abissale e aberrante che disorientò e fiaccò tutti quelli catturati all'interno.
Gelrish invocò Valkur e la tempesta del fulmine, flagellando con una potente scarica l'odiato schiavista Hrolf e chi gli stava vicino.
Il dragonide si fece strada poi verso l'odiato nemico, pronto ad una resa dei conti che i suoi compagni non potevano capire fino in fondo.

Urla, caos, sangue, magia, armi e delirio avevano invaso quello spazio senza vie di fuga in una lotta ormai primitiva.
Dall'altra parte della caverna, Lyandria riuscì a colpire il vecchio warlock da lontano e ad abbatterlo, anche se Adelius l'avrebbe voluto catturare vivo.
Altri morivano al centro della grotta incapaci di uscire da quel globo impenetrabile e alieno..

Sui pontili la situazione si stava facendo caldissima.
I difensori sciamavano verso Ishmael e l'orso, che attaccava chiunque si avvicinasse.
Il povero Baandulf ormai più che un orso sembrava un porcospino vista la mole di frecce e quadrelli conficcata nella spessa pelliccia finchè con un ultimo ruggito si sfida si accasciò sconfitto, tornando nelle sembianze del giovane hamfriggan svenuto.
Ishmael lo trascinò in una stanza laterale per sottrarlo ai nemici, poi si appostò dietro la porta ormai divelta per avventarsi sugli incursori.
Un cencioso prete di Umberlee provò a paralizzarlo, fallendo, ma riuscì a farlo con Baandulf che si era appena ripreso.
Il barbaro, attaccato da più lati ed inerme, cadde privo di sensi, con gravi ferite al collo e al petto.
Ishmael, che ormai mordeva senza pudore di mostrare il suo retaggio, era coperto di sangue e si ergeva come un demone della morte in mezzo ai cadaveri dopo aver abbattuto altri due uomini e il prete, e i pochi ancora in grado di correre cominciarono a scappare.

Nella grotta intanto erano pochi ancora in grado di lottare. Adelius aveva portato dalla loro parte, tramite ammaliamento, un mirmidone d'acqua evocato dai difensori che si avventò sul tozzo cinghiale mannaro ancora coriacemente in piedi.
Dall'altro lato, oscurato dall'incantesimo di Lyandria, andava in scena il duello tra Gelrish e lo schiavista Hrolf.
Nonostante fossero giunti altri pirati a dargli man forte, Gelrish riuscì infine ad abbatterlo con un possente colpo in testa della sua mazza ferrata magica, accresciuta dalla potenza tonante di Valkur.
Col volto ridotto ad una poltiglia, mentre si accasciava morendo, Hrolf riuscì a sogghignare avvisando il dragonide che poteva aver spezzato le catene fisiche, di ferro, ma non avrebbe mai spezzato altre catene, e che erano tutti prigionieri del destino...

I pochi vivi si erano arresi e anche fuori evidentemente gli alleati avevano messo in sicurezza il resto dei bastioni e del cancello della baia.
Lyandria, accorsa verso i pontili per aiutare Ishmael, salvò Baandulf morente e anche Garrdo, il Primo Ufficiale di Siberrin.

Il covo era preso.
Siberrin era salva.
Ma Verania non era li.

Finirono il lavoro saccheggiando la base, recuperando diverse merci pregiate e qualche oggetto magico, poi si ritrovarono fuori con Maran e gli altri per fare il punto della situazione.
Interrogando il cadavere del braccio destro di Verania scoprirono che la donna si era recata a Ruathym, nella capitale. Probabilmente per riunire gli alleati ancora vivi e studiare nuove mosse...
Raggiungerla subito poteva essere sicuramente un passo importante, ma la ciurma del Nasello Fantasma aveva ancora molti altri conti in sospeso.

Quale sarebbe stata la loro prossima mossa?

venerdì 16 febbraio 2024

RETURN OF THE STORM MAIDEN (41)

CAPITOLO 41 - ADDIO HERGATHA

“Il senso di colpa è un lusso riservato a chi respira ancora e non ha dolori insopportabili, freddo o fame che richiedano tutta la sua volubile attenzione. Finché il senso di colpa sarà il tuo solo grosso problema, ragazza... le cose non potranno andare così male." (Erliza Daressin)

Un tetro e rispettoso silenzio regnava sul ponte del Nasello Fantasma.
Le spoglie del nemico più temibile e odiato degli ultimi mesi erano al cospetto dell'equipaggio ma adesso suscitavano rispetto e tristezza.
Era stata pur sempre una grande condottiera, con un grande sogno, prima di impazzire.
E prima di tornare.
Era lei a manipolare Verania? Ma a sua volta da chi era manipolata? Un freddo fantasma usato come un manichino da una entità nascosta...che triste destino.

Ognuno spese brevi parole innanzi a quei miseri resti, che ora non facevano certo più così paura.
Perfino Dujek sembrava commosso.
Lyandria e Gelrish benedirono e officiarono un rituale per cercare di purificare quelle ossa, poi furono adagiate in una scialuppa e fu dato tutto alle fiamme, lasciato alla deriva.
Hergatha, la Storm Maiden, La Due Volte Benedetta. Protetta da Umberlee e da Tempus, eccezionale condottiera, conquistatrice, leader, vera rarità in una società come quella nordica che escludeva le donne dai posti di comando, tornava al suo mare.
Un mare ironicamente per nulla tempestoso in quel momento.

Era davvero finita?
Sarebbe bastato quello a porre pace a quel fantasma? O sarebbe ancora tornata?
E se avesse avuto ragione quel dannato servitore di Ydaach'Nar? Se il vero filatterio era Lyandria stessa?
Proprio per questi dubbi Dujek guardava storto Lyandria, era pronto a ucciderla.
Non per odio, ma per dovere.
Cercava nei compagni dell'equipaggio un appoggio, ma fu deciso di attendere.
In assenza di altri avvistamenti avrebbero considerato la famosa Capitana definitivamente in pace..e se non in pace, almeno sconfitta o distrutta.

Finito quel compito, l'ingente bottino fu contato e diviso, e risollevò il morale dell'equipaggio, mentre Adelius procedeva nell'identificare tutti gli oggetti magici recuperati.
Sia Hergatha che i resti della sacerdotessa avevano fruttato diversi oggetti potenti e interessanti, tra cui anelli, un bastone magico, una curiosa barca pieghevole, la pregevole arma della Storm Maiden e il suo tricorno incantato in grado di conferire autorità e carisma e capacità di comando a chi lo indossava.

Tornarono a riunirsi nella cabina di Ploppa per decidere il da farsi: puntare sul nascondiglio di Verania per cercare Siberrin era la mossa più impellente, e il Nasello puntò la prua a nord-ovest, nel freddo mare del mese di nightal.
Tramite Adelius, durante la notte Lyandria riuscì a entrare nei sogni di Marla Tide, l'agente del Kraken. La giovane capitana era infatti anch'ella turbata dalla rivelazione sull'anima di Hergatha.
Spiegò a Marla i suoi dubbi e le chiese, in virtù dei suoi contatti privilegiati con la religione di Umberlee di chiedere un incontro con Verania, sfruttando la sacerdotessa che si portava sempre appresso.
Era pur sempre un tentativo che andava fatto.

Un'alba grigia e fredda illuminò il Nasello, che solcava le onde in modo deciso, sempre diretto a Nord-Ovest.
Sempre verso il covo di Verania.
Ignari di quel che accadeva altrove.
Ignari del futuro. Ma decisi a scriverlo.



venerdì 9 febbraio 2024

RETURN OF THE STORM MAIDEN (40)

CAPITOLO 40 - SCELTE

"Il saggio aspetta il suo momento, ma non lo lascia mai passare" (Verità del Saggio Jamal 7.11)


Nel tumultuoso Mare delle Spade gli eventi stavano precipitando verso una svolta
Si era appena conclusa una importante battaglia, forse la più importante in quel conflitto, ma non c'era neppure il tempo di riposare.
Da un lato, Verania e il resto dei ruathem erano fuggiti. E Verania aveva Siberrin, forse poteva proprio essersi rifugiata nel suo covo dove la teneva in ostaggio, e con essa in scacco gli alleati meridionali del Norland.
Dall'altro bisognava rapidamente trovare il relitto e il corpo di Hergatha e porre definitivamente fine alla sua esistenza, sia essa materiale che spettrale, prima che si rigenerasse.
E poi i morti.
Tanti caduti da una parte e dall'altra dello schieramento, che confermavano le tetre parole dello gnomo Brandoban "in guerra vince solo la morte" erano state più che mai profetiche.
Decine e decine di cadaveri in acqua, alcuni già affondati e scomparsi, sarebbero andati ad accrescere l'esercito silente di Ydaach'nar?
Galdran provò a coinvolgere tutti i superstiti a recuperare tutti i corpi possibili, benedirli e bruciarli, ma ciò scatenò l'indignazione di quei fieri barbari di Gundarlun, abituati a ben altre pratiche funebri. Sarebbe stato molto difficile convincerli...

Sul Nasello Fantasma c'erano altri problemi però: era tempo di scelte.
Inseguire Verania o cercare subito il relitto?

Vinse la seconda scelta, e sfruttando anche le nubi temporalesche, facendo appello alle sovrannaturali capacità del Nasello Fantasma, il vascello si fuse nel vento, in turbini vaporosi, viaggiando nel vento stesso più veloce di qualunque nave avesse potuto mai solcare i mari.

Viaggiarono veloci verso sud, puntando una zona di mare tra le Ossa di Balena e l'arcipelago Korinn, percorrendo quasi 400 chilometri in una notte fino a che il magico effetto, in assenza di nubi, si arrestò.
Un'alba rosacea li accolse, mentre Dujek dava indicazioni studiando la mappa.

Quasi tutto l'equipaggio però dormiva ancora, cercando di recuperare per quanto possibile le energie.
Ishmael si svegliò di soprassalto, come animato dal suo spirito di sopravvivenza, per trovare una strana figura accanto al suo giaciglio.

Era il pericoloso warlock incappucciato già visto all'opera nel primo covo di Verania e anche al suo servizio altre volte.
Per fortuna era solo una proiezione, ed era li solo per parlare. Chiese di radunare i compagni di Ishmael tranne Lyandria.
Rivelò che era inutile quello che stavano tentando di fare per eliminare definitivamente Hergatha.
Raccontò che quando la Storm Maiden morì, ferita mortalmente (da Dujek) affondando con la sua nave, Umberlee intervenne prima che l'entità demoniaca chiamata Ydaach'Nar si appropriasse totalmente della sua anima, nascondendo la sua energia vitale in una statua che curiosamente apparteneva al suo stesso sangue.
Questa parte combaciava sinistramente col passato di Lyandria, ma gli avventurieri erano sospettosi.
Un'altra entità risvegliò la statua dalla pietrificazione e così Lyandria si trovò in conflitto ospitando anche in se Hergatha.
Questo conflitto spiegava il puro caos che di tanto in tanto emergeva dalla ragazza, così come il suo carattere cangiante...
Se volevano uccidere Hergatha dovevano uccidere Lyandria!
Era una rivelazione atroce.. ma poi perché aiutarli?
A quel dubbio il misterioso incantatore disse che Verania aveva capito di aver sbagliato strada, e di aver perseguito una guerra sbagliata e sfruttata da altri...
Il tizio poi sparì. Lasciandoli con questa incredibile versione dei fatti.

Avrebbero dovuto davvero uccidere l'ignara Lyandria, che dormiva nella sua cabina?
O era solo un trucco per cercare di farli desistere e guadagnare tempo per Hergatha, oltre che per fargli autoeliminare una spina nel fianco come la giovane capitana?

Tramite Ploppa chiesero di contattare Galdran, e chiedere un parere sulla possibilità che fosse verosimile quanto sostenuto dal messaggero.
Secondo lo stregone, era piuttosto difficile, ma neppure impossibile.
Questo lasciò ancora qualche dubbio nei tre compagni di Lyandria, ma decisero per il momento di non fidarsi, e di proseguire la missione...

La rosea e tranquilla alba che li aveva accolti era ormai scomparsa, per far spazio al mattino quando la nave rallentò per scrutare il fondale in cerca di scogli e segni distintivi che risvegliassero la memoria dell'ex combattente della Dark Storm.
Dopo aver sondato per un po' il mare in cerca di segnali e punti di riferimento, Dujek fece arrestare definitivamente il vascello.
Profondi declivi, scarpate e crepacci si estendevano sotto a quel mare freddo e pericoloso, e in mezzo ad essi le sagome scure di alcuni relitti, chiaro segno di una vecchia battaglia.
L'ultima battaglia di Hergatha, quando era ancora in vita.

La discesa in quelle acque non fu delle più agevoli.
Gelrish protesse parte del gruppo con una preghiera per respirare sott'acqua, ma nessuna preghiera poteva proteggerli dal freddo delle acque invernali.
E dalla pressione che via via che scendevano si faceva più opprimente.
Attraversarono i resti tra due tronconi di un grosso veliero tranciato a metà.
Avvertendo la loro presenza, dalle cavità del relitto cominciarono ad emergere numerose meduse "testa di morto", quelle misteriose e inquietanti creature che già altre volte avevano visto.
Adelius, sfruttando un potente potere metamorfico, si tramutò in un colossale capodoglio e trascinò via i compagni.
In pochi potenti colpi di coda, l'enorme bestia lasciò indietro quei banchi di meduse, lente e fluttuanti.
Scesero ancora di più, nel buio e nel freddo di una profonda depressione tra le rocce, dove individuarono la Dark Storm.

Il possente vascello giaceva su un fianco, come addormentato. La parte centrale del ponte sventrata e gli alberi spezzati. Soltanto i fregi dorati del castello di poppa avevano resistito all'azione delle alghe e dei cirripedi, e l'enorme fregio a forma di teschio ancora mandava qualche luccichio.

Adelius, in forma di capodoglio, accelerò per speronare e cominciare a distruggere il relitto, ma da uno spesso mucchio di detriti emerse una gigantesca figura umanoide.. i resti distorti e corrotti di un gigante delle tempeste, grande abbastanza per provare a fermare un colosso marino del genere.

La mente di Adelius, ora costretta nel cervello poco evoluto del cetaceo, ancora non poteva elaborare il tragico collegamento: quel coso era Trakar, il suo fratellastro gigante, o ciò che era diventato.
Il gigante subì grossi danni da quello scontro, ma non se ne curava, e con un potente colpo fece perdere la concentrazione al mago, che tornò alla sua forma originaria, sparpagliando i compagni che erano appesi alla sua coda.
Lyandria, in groppa alla sua cavalcatura aquatica invece seguiva da una posizione laterale e attaccò a distanza.
Adelius, tornato in se, capendo chi aveva di fronte come promesso fece un silenzioso appello mentale al fratello Knaar.
Si buttarono tutti nella mischia, in una nube di detriti e sabbia che rendeva ora più difficile veder attorno.
Attirati dallo scontro, uno stuolo di orribili morti affogati sbucò dal relitto e dal fondale circostante, per unirsi alla carneficina.
Dal lato opposto, verso nord, con calma serafica, alcune meduse stavano raggiungendo anche loro lo scontro.
Gelrish evocò un turbine che cominciò a risucchiarle distuggendole una a una e tracciando una traiettoria ad arco puntava verso la prua della nave affondata.
Quelle dannate bastarde potevano sembrare poco pericolose ma esplodevano in piccole nubi acide quando morivano.

Poi, rispondendo all'atteso richiamo, in un turbine elettrico piombò tra loro Knaar, che affrontò senza pietà il fratello gemello non-morto, già abbondantemente danneggiato, e con un tremendo fendente lo decapitò.

Con le meduse spazzate via, restavano quegli ostinati pirati affogati a difendere la carcassa affondata della gloriosa Dark Storm, ma con l'aiuto del furente Knaar furono rimessi a riposo.
Adelius nel frattempo, resosi invisibile, fu il primo ad addentrarsi nel ventre della nave, in cerca dei resti umani di Hergatha, la Storm Maiden.
Si portò verso la zona di poppa, mentre la prua era ancora spazzata e divelta dal gorgo di Gelrish.
Una volta eliminato ogni pericolo, anche gli altri si fecero strada tra le stanze capovolte fino a trovare una zona in cui una paratia era stata spezzata e si poteva vedere il fondo su cui era adagiato il relitto, e sotto cui erano rimaste alcune vittime.
Tra questi resti Ishmael individuò finalmente lei. Hergatha.
Il suo tricorno da capitano ancora stranamente integro.
La sua sciabola-stocco resa verdognola dalle alghe ma senza un filo di ossidazione.
E quel teschio che conservava ancora quell'espressione di sfida al mondo intero.
La estrasse dal fondale per consegnarla a Lyandria.

Trovarono anche parecchi tesori, oro e argento, e i resti della sacerdotessa personale della capitana e i suoi oggetti.
Poi, mentre con un'ultima richiesta Knaar faceva a pezzi definitivamente il relitto, risalirono stanchi e spossati da quelle acque profonde.
La loro intenzione era benedire o santificare il corpo, per poi distuggerlo.
Entro poche ore avrebbero scoperto se davvero la minaccia del terribile fantasma della Storm Maiden era stata definitivamente eliminata o no.

venerdì 2 febbraio 2024

RETURN OF THE STORM MAIDEN (39)

CAPITOLO 39 - LA BATTAGLIA DEI CAPITANI FANTASMA

"Mi stupisce sempre la rapidità con cui i problemi possono essere risolti, una volta che si inizia a tagliare le cose alle persone." (Dujek Onearm)


Era il Settimo giorno della Prima Decade di Nightal. Il breve pomeriggio invernale stava per volgere al termine quando la flotta di Gundarlun incominciava a disporsi in formazione da battaglia e a muovere verso sud.

Contro la sagoma dell'orizzonte, a nord, una nave ritardataria stava puntando sul gruppo, forse proprio verso il Nasello Spiaggiato.
Avvicinandosi videro che aveva un che di inquietante, rinforzata con enormi e spesse ossa di gigante, in in cima alla prua la figura di un uomo scarno, consumato dalla vita e dal passato, e senza un braccio.
Al timone riconobbero finalmente Alina: era la Spina Avvelenata!
Alina fu messa al corrente del piano e fece la conoscenza di un galante Adelius, mentre Dujek passò a bordo del Nasello visto che aveva ormai un solo desiderio per la sua misera vita...
Dopo il discorso del Capitano Lyandria, seguito da quello di Ploppa per incoraggiare gli equipaggi, la flotta si mise in marcia.

L'ammiraglia del Capoguerra Korlon, camuffata per sembrare la nave di Re Olgrave in persona, prese posizione a fianco al Nasello.
Il mare prometteva ancora una volta tempesta, per per ora era insolitamente piatto e calmo, anche se grigio e cupo. Forse la proverbiale calma prima della tempesta.
Navigavano verso sud, tesi e attenti.
Il sole era tramontato da un po', restava la luce del crepuscolo, e in quella luce il Nasello Fantasma ancora una volta diventò spettrale, scivolando nel piano etereo.
Si sovrappose allora all'Ammiraglia, diventando così indistinguibile.
Anche se ormai era buio, si distingueva ancora qualcosa nel contrasto tra i nuvoloni neri e il mare grigio scuro e ora agitato.
Sagome. Numerose sagome di vele e navi. Era giunto il momento.

Era il finire del Settimo giorno della Prima Decade di Nightal.
Ed entrerà nella storia.
Alcuni la chiameranno la Battaglia dei Capitani Fantasma, altri la Battaglia delle Acque Grigie. Su alcuni trattati storici diventerà la Battaglia di Nightal o la Mietitura Invernale.
Per i più cinici, sarà solo e semplicemente un altro dei tanti bagni di sangue che hanno costellato la storia delle isole del nord.
La Banshee, la nave di Verania individuò le insegne di Re Olgrave e puntò dritta verso l'Ammiraglia, guidata dalla sua ossessione, ma a meno di trecento metri di distanza al suo fianco, con un entrata alquanto scenica, emerse tra turbini d'acqua e nebbia il sinistro scafo della Dark Storm.

L'ammiraglia scartò a babordo, mentre Verania virava dalla parte opposta, per evitare impatti e aggirare, ma inaspettatamente si rivelò il Nasello Fantasma, che senza alcun timore puntava la Dark Storm.
I due vascelli fantasma si sfiorarono, poi virarono per incrociarsi ancora e affiancare nuovamente le murate, incastrandosi e vendendo bloccati dai rampini dell'equipaggio fantasma di Hergatha.
Un moto d'orrore colse la ciurma del Nasello ora che poteva vedere da vicino quell'equipaggio fatto di esistenze sbrindellate, relitti umani resi spettri ma quanto mai solidi in quel mondo dove era scivolato il Nasello stesso...
Infuriò la battaglia. Lyandria fece crollare un muro di oscurità sussurrante ma la Storm Maiden rispose con una tremenda esplosione di fulmine ed energia necrotica che squassò il ponte del Nasello e chi ancora non era saltato sulla Dark Storm.
Adelius bloccò alcuni nemici con una trama ipnotica mentre Gelrish e Ishmael erano già sul ponte avversario a spazzare via chi si trovava di fronte.
La sacerdotessa al servizio della Storm Maiden invocò Ydaach'Nar con una sola tremenda parola, che stordì Lyandria annullando così il suo incantesimo.
Quella dannata riusciva a manipolare anche l'acqua, creando ondate che facevano oscillare la nave rischiando di mandare tutti gambe all'aria...
I fulmini di Gelrish mietevano vittime non-morte, anche se Hergatha parve protetta da quel tipo di energia, dopotutto se era la Storm Maiden un motivo ci sarà stato..

Dujek, troppo scosso dal ritrovarsi faccia a faccia con la sua ex-capitana, cercò di puntare dritto verso di lei, distraendosi e venendo colpito da più lati fino a crollare. Per fortuna Gelrish riuscì a rianimarlo prontamente.
Anche Baandulf subì una ferita atroce, e il dolore scatenò lui la bestia.
In un attimo al suo posto non c'era più il giovane barbaro di Holgerstead, ma un orso in ira che avrebbe colpito chiunque a tiro, anche gli amici.

Ishmael per togliersi da quel fuoco incrociato e dal caos di corpo a corpo che infuriava sul ponte si calò come un ragno dalla murata tra le due navi per sbucare a poppa, alle spalle di Hergatha, afferrandola.
Nel frattempo attorno allo scontro fantasma, anche la guerra materiale non era da meno.
Sul lato ovest dello schieramento sembrava aver la meglio Gundarlun, al centro si era in stallo e Verania se la stava vedendo con Korlon, mentre sul lato est c'erano alcune navi prese tra più nemici che se la stavano vedendo male.
Alcune navi, colpite da dardi incendiari erano  già in fiamme, mentre disperati marinai correvano con secchi di sabbia per spegnerle, o si affidavano alle preghiere di qualche sacerdotessa, anche se nonostante le nubi tempestose, a parte qualche grossa goccia mezza ghiacciata, al momento la pioggia non pareva volersi manifestare.
La Spina Avvelenata, che era stata in formazione con i rinforzi di Mintarn, era stata isolata e mentre un vascello le bloccava la strada, una feroce nave nordica con un grosso rostro stava per affondarla a tutta velocità ma fu salvata dall'intervento di una incredibile e misteriosa nave-mimic.
Chi vide la scena, giurò che era timonata da uno uguale a Ploppa.

Sul ponte della Dark Storm non c'era tempo per distrarsi, le energie venivano meno, e il terribile equipaggio non-morto era in grado di infliggere terribili ferite agli assalitori.
Baandulf, fuori controllo nella sua terribile forma di orso, continuava ad aggredire qualunque cosa si muovesse. 
Dujek, malconcio e salvato da Gelrish, faticava ad aprirsi un varco verso Hergatha.
Lyandria però aveva visto la mossa di Ishmael ed era riuscita a dargli man forte.
La terribile capitana fantasma non riusciva a scrollarsi di dosso il tenace guerriero, mentre Lyandria la incalzava dall'altro lato, ma veniva lei stessa circondata e ferita da altri nemici.
La sacerdotessa di Umberlee invocò fulmini che sferzavano l'aria, ferendo chiunque fosse vicino, ma Ishmael non mollava la presa.
Hergatha riuscì comunque a formulare un insidioso incantesimo di Esilio, che l'avrebbe finalmente liberata del fastidioso avversario, ma Adelius, intuendo le sue intenzioni, riuscì ad annullarlo con un contro-incantesimo.
L'energia dell'Orso venne completamente assorbita da uno spettro, lasciando Baandulf frastornato e nuovamente nella sua forma umana.
Dujek, ormai quasi morto, arrivò alle spalle della sacerdotessa, l'ultimo ostacolo che lo divideva dalla Storm Maiden, e la trafisse ai reni.
La punta del suo stocco sbucò dallo sterno dell'ignara donna, che con un grugnito sordo si afflosciò scomparendo lentamente.

Nel caos della battaglia, anche colpita da più lati, Lyandria cadde.

Gelrish e Adelius cercarono di liberarsi degli altri spettri per raggiungerla, mentre Ishmael veniva colpito alle spalle da un affogato e ormai stava in piedi per odio e disperazione, privo di qualunque energia, ferito dalla sciabola di Hergatha che non si limitava a tagliuzzarlo ma era intrisa di debilitante energia necrotica.
Erano ad un passo dalla sconfitta. E sarebbero stati fortunati colori che fossero riusciti a ritirarsi.
Chissà le anime rimaste su quel ponte che fine avrebbero fatto?

Una raffica di dardi incantati, infallibili nel trovare il bersaglio, investirono la terribile Capitana, che parve non cadere.: la forza e la resitenza di Hergatha era incredibile, ma alla fine, con un ultimo disperato tentativo, Ishmael riuscì a "ucciderla", sempre si possa uccidere una simile creatura fantasma..
La sentì cedere, dissolversi.
Con sua sorpresa però, prima di sparire lo fissò con un ghigno di sfida. Uno strano e sospetto sogghigno.
Aveva forse sibilato "tornerò"?
Rispondendo alla morte della sua capitana, la stessa Dark Storm vibrò, scricchiolò, e cominciò a dissolversi insieme al resto dell'equipaggio ancora in piedi.
Gelrish riuscì a rianimare Lyandria appena in tempo per fuggire.
Mentre tutti fuggivano per non finire in mare nel vuoto, Dujek restava immobile a fissare dove poco prima giaceva Hergatha... deluso, imbambolato, mormorava tra se di aver fallito di nuovo, come tanti anni prima.
Ishmael lo agguantò in tempo, come portasse un sacco vuoto e privo di volontà, e riuscì a balzare sul Nasello Fantasma prima che la Dark Storm si dissolvesse del tutto.

La sconfitta della Storm Maiden fu la pietra tombale sul quella sanguinosa battaglia navale: le altre navi di Ruathym batterono in ritirata.
Anche Verania, dopo aver danneggiato la nave ammiraglia di Korlon, si era disimpegnata ed era già lontana in fuga verso sud.
Relitti inclinati, incendiati, e in procinto di affondare, battenti vessilli di entrambi gli schieramenti erano disseminati tutto attorno.
Nel buio era difficile distinguere la reale portata e la situazione, ma era evidente che c'erano anche molti cadaveri in acqua o a fondo, già reclamati dal mare, o più presumibilmente da Ydaach'nar.

Guardando a nord-est, videro la Spina Avvelenata di nuovo in formazione con i mercenari di Mintarn. Alina era viva.
A bordo di un vascello di Mintarn, Maran e lo "stregone" Galdran si avvicinarono al Nasello, esultando e complimentandosi per l'impresa, ma anche Galdran di fronte ai timori di Ishmael, confermò che forse non era finita davvero, e che per impedire che si rigenerasse, come accade a molti fantasmi, avrebbero dovuto cercare il relitto materiale della Dark Storm e il corpo di Hergatha, e distruggerli definitivamente.
Il problema era dove cercare.
Avevano quelle strane lenti rubate a Verania, ma non sapevano come e dove usarle.
Ma, stremati e sconvolti dalla battaglia, dimenticavano il vecchio Dujek.
Chi meglio di lui, unico superstite dell'affondamento della Dark Storm, poteva guidarli?
Puntò l'unico braccio rimasto sulla carta nautica, indicando un punto.
"Era qui"