domenica 9 giugno 2024

RETURN OF THE STORM MAIDEN (56)

CAPITOLO 56 - SCONTRO FINALE

"Forse hanno ragione gli gnomi: quando tutto sembra andare in malora, una grossa esplosione può raddrizzare la giornata" (Lyandria Stromkir)


Lyandria, Gelrish, Ishmael, Adelius...i quattro coraggiosi avventurieri erano di nuovo assieme, fianco a fianco. Soltanto la benedizione di Istishia gli permetteva di resistere a tali profondità, per compiere la loro disperata missione.
Quanto tempo era passato durante quelle lotte mentali con Ydaach'Nar?
Sembrava una vita, ma nel mondo reale forse solo poche manciate di secondi.

La cosa strana comunque, era che non si erano ritrovati nuovamente nella stiva squarciata della nave, al cospetto del contenitore speciale studiato dai thayan per contenere il grosso frammento del corpo cristallizzato di quello che una volta era stato un dio-demone di uno degli infiniti strati dell'Abisso.

Erano probabilmente in un semipiano sottomarino, un tempio decadente dall'architettura remota e sconosciuta, poco più di una serie di strati di roccia che salivano verso un altare dove nonostante il buio opprimente si poteva vedere il cristallo di Ydaach'Nar, lungo un cammino sormontato da colossali colonne incrostate.
I quattro cercarono di mettere da parte sospetti e diffidenze generati dal demone, e procedere compatti verso il cristallo.
Sembrava quasi troppo facile.

Ishmael impugnò lo scalpello in adamantio con bramosia, ansioso di farlo a pezzi.
Avvicinandosi però, notarono che il cristallo era circondato da una barriera protettiva a più strati, ognuno di un colore diverso.
Dei tre strati più esterni restava una flebile traccia, come se si fossero già dissolti da soli.
Adelius ricordò di aver già sentito parlare di simili incantesimi, di difficoltà elevata, e capì che non sarebbe stato facile varcare quelle barriere.
Ipotizzo anche che i primi tre strati forse erano stati alimentati dai tre uditori, e averli eliminati aveva almeno reso più facile il compito quel giorno...
Avvicinandosi, capirono di non esser soli.

Nonostante la flotta radunata all'attacco dei cultisti avesse attirato lontano gran parte delle difese, i servitori del demone non finivano mai: ecco sbucare dalle tenebre, dalle rocce e dai banchi di alghe putrescenti diversi esseri umanoidi, affogati e servitori morti di Ydaach'Nar dotati dei poteri conferiti dal demone.
E anche orrendi uomini pesce, fedeli mutati dalla polvere verde dei suoi cristalli...

Iniziò così quell'ultima battaglia.
Con i quattro avventurieri che presero a eliminare quelle creature che li circondavano, ma presto fu chiaro che era una perdita di tempo dedicarsi a loro, quando quella maledetta barriera era tra i piedi a proteggere il demone.
Il gruppo era stanco, ferito e provato dagli assalti mentali, e Adelius creò allora un muro di forza, ma lo sagomò in modo da proteggerli da ogni direzione tranne uno spiraglio aperto proprio contro il muro prismatico che proteggeva Ydaach'Nar, così da essere isolati da quegli orrendi difensori e poter capire come oltrepassare o distruggere la barriera.

Il primo strato brillava di una luce giallastra, e quando Ishmael lo colpì per saggiarne la resistenza venne investito da un potente fulmine.
Adelius suggerì di usare incantesimi di forza, e funzionò. Lentamente riuscirono a dissolverlo.
Lo strato successivo scoprirono amaramente che causava danni da acido, ma poteva esser spazzato via da una forte corrente. Fu Gelrish evocando un potente vento a crearla.
Il demone nel frattempo non stava certo a guardare, e nonostante i suoi servitori non riuscissero ad oltrepassare il muro di forza eretto da Adelius, presero a convergere in un punto alle spalle dell'altare, dove il fondale sprofondava nel buio e in un baratro senza fondo...
Quei miseri uomini pesce vorticarono in un gorgo che si aprì in quell'abisso, venendo distrutti mentre Ydaach'Nar ne assorbiva il potere, e lo usava per creare un terribile incantesimo.
In una vasta zona calò la tenebra totale.
Nessuna luce, neanche magica poteva far nulla.
E quel che è peggio, in quel buio così totale, si udivano grida, orrendi gorgoglii, lamenti e versi raccapriccianti, tanto da intaccare la mente dei nostri quattro eroi e indebolirli.

Procedendo alla cieca Ishmael attraversò la successiva barriera, che era verde, e fu invaso dal veleno, poi tentò di passare oltre l'ultima, di colore viola.
Quell'ultima difesa era in grado di accecare, ma per il momento non era certo un problema vista la coltre di buio.. il problema era che aveva anche un ulteriore effetto che avrebbe assaggiato da li a poco...

Adelius intanto fece appello ad un altro incantesimo che non aveva bisogno della vista, e si appellava direttamente al nome del bersaglio: Ydaach'Nar.
Lo flagellò mentalmente, danneggiandolo e riuscendo così a dissolvere quel buio devastante.

Ora potevano tutti vedere quello che stava accadendo: Ishmael, accecato, era riuscito a superare l'ultima barriera e colpiva il cristallo.
Ma poi sparì.
Scomparve come nel nulla.
Era quella l'ultima terribile difesa del demone: l'aveva spedito in un altro piano.

I suoi compagni però non lo sapevano, pensarono che fosse morto, e animati dall'odio e dalla rabbia caricarono per colpire.
Ydaac'Nar eliminò le barriere rimanenti, per dar modo ai suoi servitori di avvicinarsi e aiutarlo, attaccando gli invasori, e riutilizzò quelle energie in altri terribili incantesimi.

Lyandria era riuscita ad avvicinarsi e raccolse lo scalpello di adamantio, ma non lo conficcò con le sue forze, bensì con la tremenda onda d'urto scatenata dal suo Anello dell'Ariete.
Il boato conficcò a fondo l'utensile nel cristallo, creando gravi danni.
Il dolore del demone si manifestò sotto forma di un incantesimo, una parola di dolore che investì Lyandria, facendola piegare su se stessa, quasi incapace di muoversi.

Gelrish, anche lui gravemente ferito, causò altre crepe nel cristallo con delle onde tonanti finché Adelius si teletrasportò alle spalle di tutti, lontano dalla mischia, e piazzò il barilotto gnomico in un incavo del cristallo, strappando il sigillo con le rune, per poi iniziare a fuggire verso l'alto.

Di Ishmael non c'era più traccia e non potevano restare ancora li a cercarlo. Anche Gelrish e Lyandria, che lentamente si stava riprendendo dal dolore, accettarono quella realtà e cercarono di risalire.
Il demone intuì la fregatura, tentò di adularli, di blandirli, di implorarli perfino..
Propose loro di restituire i loro cari, di ridargli Shid'anian, di liberare Hergatha, se avessero fermato quel barile...
La risposta di Adelius fu una biglia di forza, che lascò cadere sotto di se, e che imprigionò il cristallo e alcuni dei servitori proprio poco prima che una tremenda esplosione detonò all'interno, per fortuna attenuata da quel campo di forza sferico che andò in frantumi.

Adelius mutò in delfino e aiutò i compagni nella risalita, che sembrò eterna in quel mare buio squassato dall'esplosione. Non c'era più lo spazio ne il tempo, nel semipiano che collassava.
Perfino i loro ricordi si fecero vacui.
Il loro vero ricordo fu avvistare finalmente la luce filtrare dal mare, e le sagome di 3 chiglie.
Stremati emersero tra le onde, vedendo i volti curiosi di gran parte degli equipaggi che si sporgeva dalle murate in ansia e in attesa di capire se sarebbero mai tornati o sarebbero morti nel tentativo.

Ce l'avevano fatta.
Ydaach'Nar era distrutto.
Il Mare Senza Tracce e il Mare delle Spade di nuovo liberi. Per quanto sia malleabile la parola "libertà".


sabato 8 giugno 2024

RETURN OF THE STORM MAIDEN (55)

CAPITOLO 55 - ABISSI MENTALI

"La vita, in alcuni casi, assume le sembianze di un incubo fatto da svegli." (perle di sobrietà di Murray)

Ishmael si guardò attorno, incredulo.
Era in una zona rurale, un agglomerato di piccole fattorie.
Un contadino aveva scuoiato e appeso un cervo, mettendo ai suoi piedi un bacile di legno per raccogliere il sangue. Una volta pieno, attrarversò il fangoso sentiero per raggiungere il recinto dall'altro lato e versare il sangue nella vasca del mangime dei maiali.
In maniera grottesca e incontrollata, i suini presero voracemente a nutrirsi e in quel momento una voce incomprensibile e dai toni bassi e raschianti echeggiò nella mente di Ishmael. Parlava in abissale, la lingua dei demoni, eppure nella sua testa la capiva.
"Li hai visti?" gli chiese "stai diventando come loro...una bestia. La sete ti sta consumando, stai bevendo da ogni creatura schifosa che hai incontrato.. e lo sai che finirai per bere anche dai tuoi compagni...per far loro del male..."
Ishmael cercò di schermarsi da quelle accuse, di ignorare la voce, ma la sua mente era flagellata...
Strinse gli occhi e non era più li.
Era su una nave. 
Lui era a poppa, ma nel castello di prua poteva riconoscere Mara, e una creatura ammantata che la cingeva, di spalle, pronta a morderle il collo..
Ulgar? Maledetto!
Ishmael si fece avanti per fermare il vampiro ma quello, voltandosi rivelò il volto ed era...Ishmael stesso.
Dalla scaletta della stiva emerse suo fratello Kragen, apostrofandolo e accusandolo di aver ucciso Mara, e prima ancora la loro stessa madre proprio quando nacque..e di aver creato la figura di Ulgar solo per nasconder a se stesso la verità..era lui il mostro.
Gli disse che mentiva a se stesso e stava continuando a farlo anche oggi, facendo finta di non vedere chi era il vero Uditore ancora vivo: Lyandria.
Erano tutte menzogne?
Quella voce abissale sapeva usarle come armi, e la testa di Ishmael parve esplodere, ferita da quei pensieri..tutto si offuscò, e si trovava di nuovo sott'acqua, coi suoi compagni.

Gelrish si trovò invece su una strana scogliera, fatta di tante guglie di roccia sospese su un mare in tempesta.
Su ogni guglia amici e conoscenti erano legati ad un palo, intrappolati.
La voce abissale gli disse che poteva ridargli Shid'anian, gli bastava indovinare a chi tra quei prigionieri era stata "abbinata"..uccidendolo lui l'avrebbe restituita.
Erano dieci..avrebbe dovuto procedere a caso? o c'era qualche indizio?
Se era fortunato gli sarebbe bastato sacrificarne uno solo, se lo avesse azzeccato subito.. uccidendoli tutti invece avrebbe avuto la certezza assoluta...
Ma Gelrish non era come pensava Ydaach'Nar..non era disposto a sacrificare altre persone.
Aveva accettato il destino.
La voce lo incalzava e lo scherniva..gli disse che era uno sciocco e che non aveva ancora capito che l'Uditore era Adelius, infiltrato nelle loro fila...
Gelrish, risoluto, fece qualche passo avanti verso il bordo della scogliera, offrendo invece se stesso, la sua vita, per quella di Shid'anian..
La subdola voce, incredula per un gesto tanto alieno e incomprensibile per un essere come un demone, superata la sorpresa accettò di buon grado.
Gelrish era pronto a uccidersi... ma poi ripensò a quella voce, al suo tono, e soprattutto a chi apparteneva: ad un demone.
Mai fidarsi di un demone.
Promesse vane. Lingue maligne e manipolatrici. Forse neppure ce l'aveva il potere di ridargli Shid'anian.
Forse neppure aveva Shid'anian.
E si voltò, andandosene.
A successivo battito di ciglia, riaprendo gli occhi, era di nuovo nelle profondità marine.

Lyandria era in equilibrio precario, sulla tolda di una nave che stava scricchiolando pericolosamente sotto il peso di orrende propaggini tentacolari che l'avevano intrappolata. Il legno cedeva con sonori schiocchi, mentre la nave era alla deriva in un mare ghiacciato.
La parte peggiore erano gli affogati che sciamavano da ogni direzione prendendola d'assalto e Lyandria era sola, non si vedeva neanche un compagno sul ponte.
La ragazza non si perse d'animo e si preparò a usare qualche magia divina che avrebbe avuto la meglio su tanti avversari insieme...
Alzò la spada che fu di Hergatha e la conficcò sul pavimento invocando il potere del Grande Nuban.
Non accadde nulla.
Una voce la schernì e la derise dicendole che Nuban era fuggito, era un codardo, e che lei era sola..
Lyandria allora lottò con gli stili tradizionali, ma era dannatamente difficile così circondata.
Ad ogni assalto la speranza scemava...
La voce la invitò a lasciar prendere il sopravvento a Hergatha, a cedere il suo brandello di anima e invocare invece Umberlee...e ad allearsi con lui, con Ydaach'Nar..e a governare tutto...
Lei non cedette.
Era difficile sopportare il dolore di quella voce nella testa, ed era difficile resistere agli assalti su quella nave.
Finì nell'acqua gelida e guardando sotto, vide altri morti che arrivavano.
Alcuni avevano le sembianze dei suoi amici perduti.. Frustaventi, Victarine...
La voce incalzava, dicendo che Nuban non l'aveva neanche protetta dal vero Uditore, non le aveva neanche aperto gli occhi... e che la sua bontà e ingenuità l'avrebbe portata alla rovina...non si era neanche accorta che l'aveva accolto tra loro... parlava di  Adelius?
Artigli e armi arrugginite la raggiunsero anche in acqua, quasi trascinandola giù..finché non si ritrovò nelle acque buie coi suoi compagni, come nulla fosse successo.. tranne che era davvero ferita, se non nel fisico, nella mente.

Adelius stava fuggendo da qualcosa di inquietante.
Non era chiaro chi o cosa, ma stava fuggendo. 
Il sentiero terminava però su una scarpata.
Che problema poteva essere una scarpata per uno come lui?
Immaginò un robusto ponte di pietra, plasmando quel luogo mentale, e continuò ad avanzare.
Qualcosa beffardamente sfidò la sua padronanza e la sua immaginazione: il ponte prese a crollare, e la sezione centrale collassò: sotto i piedi di Adelius non c'era più nulla.
Il mago cadde ma immaginò una nuvola che lo salvava, e una nuova arrivò, mutando poi in una nave volante dalle strane vele.
Il velivolo era governato da alcune delle guardie di Re Olgrave che lui aveva indottrinato come "esercito dei sogni" nella sua ultima visita al castello.
Non fu mai così grato di averci provato come in quel momento.
Cadde sulla nave, e presero a planare verso il basso di quella gola, superando la nebbia per scorgere uno strano fiume su cui galleggiavano anime.
Una voce lo sfidò, e Ydaach'Nar ribadì la sua autorità su quel luogo e sulla possibilità di plasmarlo, facendo scomparire le vele della nave, che precipitò verso il basso.
Adelius cercò di rallentare la caduta facendo comparire delle ali di drago alla nave, ma il demone le staccò poco dopo insieme al fasciame delle fiancate.. per fortuna la velocità di caduta era stata rallentata e atterrarono sulle sponde ghiaiose e rocciose di quello strano fiume.
Dall'altro lato si vedeva un sentiero che giungeva ad una grotta.
La grotta rappresentava la salvezza. Bastava superare quelle acque e risalire.. o era un inganno?
Adelius scelse di non fuggire più.
Fu raggiunto così da Trakar, suo fratello gigante putrefatto. Non poteva esser vero. L'avevano distrutto con l'aiuto dell'altro gemello...
I soldati con Adelius parevano sul punto di fuggire ma il mago riuscì a dargli motivarli e seppur impauriti dalla mole della orribile creatura, lo circondarono attaccandolo..
Non erano solo le armi a parlare, perchè nella testa di Adelius era in corso anche un duello mentale con le subdole insinuazioni del demone.
Lo accusava di nascondersi con sogni e illusionismo per fuggire dalla realtà, perchè la realtà era troppo amara per lui. Era un ibrido, una creazione fittizia fatta per capriccio con la magia, una non-creatura.. 
La voce insinuò anche il sospetto su Lyandria..era lei l'Uditore nascosto?
In effetti era corrotta da Hergatha...
Trakar picchiava duro, e le sue enormi mani ridestarono Adelius da quelle elucubrazioni per riportarlo ad un dolore ben più terreno, tutto si fece nebbia, e tutto svanì.
Era nel nulla, tra una strana nebbia.
La voce lo perseguitava, ma la forte personalità di Adelius teneva testa.
Adelius si trovò di colpo sulle impalcature di legno di una statua enorme che rappresentava proprio lui. Il demone gli stava mostrando la grandezza esagerata del suo ego.
La statua prese a sbriciolarsi, a simboleggiare quello che avrebbe comportato per Adelius coltivare quell'esagerata considerazione di se. Il demone voleva demolire le sue certezze.. Ma Adelius aveva molti assi nella manica ancora: usò un incantesimo che rallentava la caduta, giungendo nelle acque sottostanti senza danni.
L'acqua si fece più profonda, poi nera, e anche Adelius si ritrovò a fianco ai suoi compagni, come prima. 

venerdì 7 giugno 2024

RETURN OF THE STORM MAIDEN (54)

CAPITOLO 54 - PROFONDITA'

"Qual è il più profondo, il più impenetrabile dei due? L'oceano o il cuore umano?” (riflessioni di Galadaeros "fiamma del tramonto")

Una visione ormai quasi insperata fece forza ai cuori degli eroi pronti all'immersione: anche la Spina Avvelenata li aveva raggiunti.
Dujek annaspava al timone col suo unico braccio, e si portò a fianco del Nasello pronto a proteggere gli equipaggi.
Ploppa ispirò con un ultimo discorso, e anche Alina cercò di incoraggiare.
Le monache-guerriere avevano intonato una preghiera a Istishia e la benedizione del primordiale dell'acqua scese sui quattro volontari.
Si tuffarono e presero a scendere. La benedizione garantiva loro di poter respirare agevolmente sott'acqua, e anche la pressione sembrava in qualche modo alleviata, tanto da farli muovere più agevolmente.
Superarono un relitto che pareva poco più di uno scheletro di rimasugli di legno, per puntare ad una buia depressione che scendeva a profondità insondabili.
Il silenzio e l'assenza di esseri viventi era davvero inquietante, e lentamente aumentò anche il freddo e la pressione.
Soltanto qualche sinistra medusa testa-di-morto fluttuava intorno a loro, e la loro presenza sembrava aumentare verso una direzione ben precisa...sempre più a fondo.
Adelius usò la magia per mutare in un delfino gigante, aiutando i compagni nella discesa.
Anche il buio ora era opprimente, anche per chi aveva il dono della scurovisione.
Accesero la gemma luminosa donata dal piccolo Olfrand, che li rendeva un piccolo punto luminoso sperso in un oceano di oscurità.

In quell'oscurità tuttavia, in una profonda gola sul fondale, iniziarono a scorgere un vago bagliore verdastro che ammantava un relitto.
Era una nave conciata male, ma si poteva distinguerne la linea e alcuni ornamenti esotici tipici del Calimshan.
Sulla murata incrostata era impossibile ormai leggere il nome, ma non ce n'era bisogno: era in tutta certezza la Danzatrice Rossa.
Controluce, notarono figure umanoidi nuotare, o meglio fluttuare verso di loro.
Anche se la grande flotta aveva attirato buona parte dei servitori di Ydaach'Nar lontano da li, erano rimasti comunque fastidiosi guardiani a difendere il dio-demone...
Il delfino Adelius puntò un lato del relitto, mentre i compagni attaccavano quei pericolosi non-morti, alcuni dei quali in grado di usare inquietanti raggi come un warlock.
Gelrish fece esplodere una tempesta turbinante che ne avvolse alcuni, tempestandoli anche di fulmini.
Ishmael teneva a bada la retroguardia degli inseguitori, ma poi da un incavo tra le rocce aguzze su cui era adagiato il relitto, prese a muoversi un grottesco ammasso di detriti, alghe, anemoni, aculei, resti organici e tentacoli..un vero e proprio orrore indicibile, una massa alta quasi cinque metri che si inerpicò fin sul ponte della nave, spruzzando un fiotto acido che ferì gravemente buona parte del gruppo.

Adelius perse la concentrazione sulla sua metamorfosi, piombando sul castello di prua.
Gelrish e Lyandria furono addosso all'Orrore, Lyandria venne travolta ma in lei scoppiò il caos e scomparve per riapparire dall'altro lato del ponte.
Una pesante appendice di quella creatura calò su Gelrish, e un altro colpo devastò una parte del castello di prua facendo cadere Adelius che era li appostato.
Il mago, sovrastato a breve distanza dal mostro, lanciò un potente fulmine che lo colpì in pieno ma la scossa si diffuse anche a Gelrish, rischiando quasi di ucciderlo.
L'orrore però di disgregò inanimato.
Nel frattempo Ishmael aveva elminato gli ultimi assalitori, e pareva tornata la calma.
Curarono Gelrish per quanto possibile, e col cuore in gola scesero nel ponte inferiore della nave.
Il freddo ma soprattutto la pressione a quella profondità erano insopportabili, e non sapevano quanto potevano resistere ancora.  Se in superficie poi le monache fossero state attaccate e avessero perso la concentrazione... meglio non pensarci. 
Non c'era tempo da perdere.

Il relitto era vecchio ed era messo male, con roba ammucchiata e sparsa ovunque, resti di merci e rifornimenti ormai putrescenti, mobili abbattuti, assi divelte... e qualche misero resto dell'equipaggio.
Raggiunsero il ponte secondario ancora più in basso, da cui si dipanavano alcune porte.
Una di queste accedeva ad un piccolo magazzino laterale e proprio mentre Gelrish allungava le mani verso uno scrigno spaccato, lo scheletro che lo abbracciava si animò per colpirlo, ma fu prontamente distrutto.

Si fecero strada tra i detriti trovando una scala che scendeva nella stiva.
Lo scafo in prossimità della stiva era come spezzato a metà, e la luce verde era più intensa.

Proveniva da una grossa cassa di piombo mezza corrosa e che aveva ceduto all'inesorabile azione del tempo e del mare, e che giaceva proprio dove lo scafo era spezzato.
E tra i resti di quell'inquietante sarcofago contenitivo, si vedeva un enorme pezzo di cristallo verde...proprio come lo stesso misterioso materiale già visto in altre occasioni.
Ishmael prese lo scalpello di adamantio, avanzando coraggiosamente, mentre poco più indietro Adelius preparava anche il barilotto gnomico.
Lyandria prese a recitare una preghiera che diffuse un'aura di purezza attorno a se, proteggendo i compagni da diversi effetti nefasti che poteva avere quello sconosciuto quando immobile e apparentemente inerme avversario.
La luce però divenne improvvisamente accecante.
Era tutto verde.
E riaperti gli occhi, ognuno di loro si trovò.... altrove.


venerdì 31 maggio 2024

RETURN OF THE STORM MAIDEN (53)

CAPITOLO 53 - MARI TEMPESTOSI

"L’ignoranza è un baratro e la conoscenza è il ponte." (Vestress, reggente di Ascarle)

Il Nasello Spiaggiato veleggiava verso sud-sud-est insieme alle poche navi rimaste a Gundbarg ancora in grado di salpare.
Alla ciurma si erano unite le monache-guerriere e come al solito Alina, desiderosa di esser presente per vendicare il padre.
Davanti a quell'infinita linea grigio-blu del mare invernale, ognuno era immerso nei propri pensieri e nelle proprie battaglie mentali, cercando di pensare (o non pensare in certi casi) a cosa li aspettava...

Il primo giorno trascorse tranquillo, per quanto possano essere tranquilli quei mari invernali.
Solo qualche banco di ghiaccio vagante, e qualche detrito portato dalla corrente, frutto di chissà quale battaglia precedente.
Quella notte Adelius provò ad entrare nei sogni e cercare Shid'anian, ma senza successo.

Il secondo giorno iniziò sotto cattivi auspici: per quanto il cielo fosse oppresso da pesanti e minacciose nubi grigie, il mare era incredibilmente piatto e calmo, e il problema principale era l'assenza di vento.

Adelius trasformò Gelrish in una gigantesca balena, che aiutò a dare propulsione alle imbarcazioni, in modo da riuscire comunque a tenere un minimo di rotta.
Sott'acqua, nella sua forma di cetaceo, Gelrish notò che il livello del mare sembrava abbassato.
C'erano anche pochissimi pesci, e quei pochi erano diretti dalla parte opposta alla loro.
Quando la metamorfosi terminò, per fortuna si era alzato un minimo di vento e una leggera corrente nell'acqua.
Poi la notarono.
Una lunga linea bianca all'orizzonte.
Non poteva essere una costa innevata.
Forse era un banco di nebbia compatta. O nubi basse?
Con un brivido, aguzzando meglio lo sguardo, Ishmael comprese... era un'onda.
E' estremamente difficile quando si è in mare, sballottati dalle onde, accorgersi di un terremoto, per quanto potente sia. Ed evidentemente c'era stata qualche scossa e ora il mare propagava quelle onde mortali aprendosi in una circonferenza distruttiva anche verso di loro.

Anche le altre navi se ne accorsero.
Tutti manovravano nel panico, cercando di allineare la prua all'immensa massa d'acqua in arrivo, fissare o eliminare tutti gli oggetti liberi sul ponte e trovare il modo di non farsi sbalzare via.
Più si avvicinava, più si capiva la sua velocità e la sua altezza smisurata.
Incombeva su di loro, davanti a loro... e un attimo dopo lo schianto.
Adelius provò ad erigere un muro di protezione, mentre Lyandria fece appello alla magia per modellare l'acqua, ma il Nasello subì il colpo, prima una frustata verso l'alto, e la pressione verso il basso, come un maglio.
In tanti vennero sbalzati, e Adelius perfino fuori bordo.
Provò a usare un incantesimo di levitazione per issarsi fuori dall'acqua ma la seconda onda, non meno impressionante della prima era già pronta a colpire e gli fracassò alcune costole nell'impatto.
Il Nasello ancora una volta venne parzialmente salvato dall'incantesimo di Lyandria.
C'era già una terza onda, forse più piccola ma ugualmente distruttiva che stava arrivando.. videro che il pennone, insieme alla polena e parte della prua, era già mezza devastata, e la povera nave rispondeva con scricchiolii sinistri a quelle sollecitazioni.
Ishmael salvò alcuni marinai, mentre Madian si era tuffata coraggiosamente per raggiungere Adelius, ma intervenne prima la magica cavalcatura evocata da Lyandria, un pegaso che trasse in salvo entrambi prima di sfrecciare in alto ed evitare l'ennesima onda.

Lentamente lo tsunami si placò, lasciando navi ed equipaggi stremati.
Sembrava una flotta di relitti fantasma.
Si misero tutti subito al lavoro per rimettere in sesto i vascelli, e per fortuna il Nasello, con la sua maledizione, diventò realmente un vascello fantasma al sopraggiungere del crepuscolo.
In quella forma spettrale soffriva meno il mare e riuscirono a ripararlo più facilmente, e ad evitare la tempesta che come un colpo di grazia stava ora arrivando.
La navigazione era comunque difficile, con quella coltre a coprire le stelle, da sempre il più tradizionale e affidabile strumento di orientamento.
All'alba purtroppo la tempesta non si era placata e il Nasello tornò alla sua forma materiale affrontando con le altre navi la crescente bufera di vento, pioggia gelata e onde impazzite.
Si faceva fatica a parlare, in quel venti ululanti, e pareva che cielo e mare si fossero uniti in un unica entità infuriata contro quelle povere navi.
Fu Murray a scuotere Gelrish e a fargli trovar la forza di invocare Valkur.
Se non ora quando, quella divinità protettrice dei naviganti nordici, aveva il dovere di intervenire?
E tutto attorno alla piccola flotta, lentamente, la tempesta parve placarsi.
Gelrish sentì il potere attorno a lui.
Il formicolìo di una energia che gli ridiede fede e morale.
E mentre tutto attorno la tempesta proseguiva, loro potevano avanzare in una bolla di tranquillità, fino a che finalmente qualche ora dopo il tempo si placò.

Il giorno dopo all'orizzonte non comparve qualche altra disgrazia, ma questa volta erano vele. I Vessilli di Gundarlun, di Re Olgrave, di Ruathym e Holgerstead.
Erano riusciti a riunirsi al resto della flotta già in mare da tempo.
Una nave piena di irsuti e bellicosi hamfriggan si accostò e tra loro un raggiante Baandulf li salutò energicamente.
Poco distanti le squadrate e sgraziate navi dei nani di Rethgaard.
Dalla nave della Prima Ascia Wedigar, proveniente da Holgerstead, balzò invece a bordo una loro piccola conoscenza: Brandoban Billandis Arcibinden Febblerius Copperpot, che per amor di brevità ora chiameremo Brando.
Lo gnomo conosciuto tempo fa a Vikgaard, quando cercavano le origini di Verania, non aveva dimenticato la loro richiesta d'aiuto, e aveva cercato alcuni eruditi gnomi per cercare di dare una mano in qualche modo.
Anche se non conoscevano il segreto della polvere nera, avevano inventato una sorta di barile esplosivo imbottito di alcune palle di fuoco ritardate, tenute in stasi da qualche diavoleria di rune e meccanismi, e bastava rompere il sigillo di ceralacca e dopo qualche istante...BOOOMMM!
Era senza dubbio un dispositivo pericoloso per la loro stessa incolumità, ma poteva esser utile e Brando fu fiero di donarlo ai nostri eroi.
Era bello rivedere volti conosciuti, e la flotta diventare più imponente man mano che si aggiungevano navi.

Il giorno successivo anche la nave di mercenari di Mintarn risalente su dalle Norland giunse nella flotta con Maran e Galdran.
Quella notte, Lyandria chiese aiuto ad Adelius per sognare in qualche modo se stessa, e cercare di entrare in contatto col brandello di anima che ospitava.
Riuscì realmente a contattare Hergatha, anche se la donna ripeteva spesso frasi uguali e diceva di esser spezzata. Lyandria voleva cercare di capire cosa fare con lei, e farsi aiutare anche nell'imminente scontro. La Storm Maiden la mise in guardia dicendo che Ydaach'Nar, avendo divorato quasi tutta la sua anima, avrebbe usato questa connessione per usarla contro di lei.
Quel sogno lasciò molti dubbi alla giovane capitana.
Sotto un cielo cupo e freddo, venne il giorno del piano.
La flotta si divise per assalire e sradicare i cultisti del demone dalle piccole isole di quegli arcipelaghi selvaggi, sperando di attirare tutte le creature comandate da Ydaach'Nar.
Il Nasello doveva sfruttare il momento propizio e cercare quell'entità. La nave di Maran restò d'appoggio alla loro, per proteggere chi restava in superficie, mentre i volontari si immergevano nell'ignoto.
Ancora mezza giornata di navigazione e sarebbero giunti in corrispondenza del punto individuato sulla mappa che contrassegnava la zona d'affondamento della Danzatrice Rossa.
E si sperava che Ydaach'Nar fosse la sotto.

venerdì 24 maggio 2024

RETURN OF THE STORM MAIDEN (52)

CAPITOLO 52 - L'ULTIMA NOTTE

"Difficile e Impossibile sono cugini che vengono spesso confusi l’uno con l’altro, ma hanno pochissimo in comune" (Sorella Madian)

L'ultimo giorno a Gunbdarg trascorse frenetico.
La città era venne rimessa in sicurezza e ripulita e il grosso della forza lavoro si concentrava per rimettere in funzione i moli.
Dalla fortezza sciamavano araldi e messaggeri come formiche e la frenesia era in contrasto con l'immobilismo del povero Gelrish, scosso e svuotato per la perdita di Shid'anian.

Verso sera gli avventurieri tornarono alla Fortezza, dove era in corso un ultimo incontro prima dell'inizio del piano.
Si erano persi gran parte degli aggiornamenti e il figlio di Re Olgrave fece un riassunto degli ultimi dispacci.
La flotta residua di Ruathym aveva accettato di unirsi a quella di Gundbarg, e stavano già navigando nella zona convenuta.
Si diceva che ci fosse anche una nave piena di hamfriggan a dar man forte.

Anche dall'arcipelago di Korinn le notizie erano buone, o almeno in parte: Verania aveva scovato e sconfitto Padre Haesten, l'ultimo Uditore, anche se a caro prezzo.
Si diceva che fosse stata ferita gravemente e ci avesse rimesso gran parte della ciurma.

Era dalle Norland che invece non arrivavano affatto buone notizie: Re Rault non avrebbe partecipato con la sua flotta a causa di tumulti interni e scontri con una frangia di cultisti che era rimasta fino ad allora nascosta.
La notizia che agghiacciò tutti però era che tra le vittime risultava Siberrin La Fiera.
Nel caos di notizie incontrollate, qualcuno aveva provato anche a far ricadere la colpa su Runthem lo Sciancato, il nipote maschio di Rault, che si diceva fosse geloso e timoroso del potere di Siberrin.
Soltanto una nave aveva quindi lasciato Rogarsheim per unirsi alla flotta: la nave mercenaria delle Mintarn con a bordo Maran e Galdran.

Nella salone dove erano riuniti c'era anche Sorella Madian, a capo delle monache guerriere di Istishia, conosciute nella missione della Conchiglia, che attese la fine dei discorsi per avvicinarsi a Lyandria e compagni e chiedere di unirsi al loro equipaggio per aiutarli in quell'ultima difficile missione.
Sosteneva che insieme alle sue Sorelle avrebbero potuto proteggerli con qualche preghiera o benedizione, in quella discesa ignota e profonda verso il relitto.
Chiese anche della reliquia di Istishia che aveva "prestato", generando il panico e una ondata di bugie e giustificazioni inventate.
Che fosse stata convinta o meno, non lo diede a vedere ma reagì con estrema filosofia.

Il piccolo Olfrand, il figlio minore del Re, fece capolino da una porta lasciata aperta, e fece commuovere i presenti quando donò un oggetto della scomparsa Victarine agli avventurieri: era una gemma luminosa.
Avrebbe potuto esser utile nel buio degli abissi marini.

Otegard Redaxe e lo sciamano Occhioverde fissarono negli occhi gli avventurieri, come per assicurarsi che fossero consci dell'impegno che gli veniva chiesto e che tutti avessero chiara la posta in gioco.
Il giovane Otegard era riuscito non si sa come a scrollarsi di dosso la sua indolenza e la sua voglia di locande, musica e avventure, e il peso dell'assenza del Re lo aveva fatto invecchiare di diversi anni in pochi giorni, ma ora sembrava un altro. Ora sembrava pronto a decidere.
L'assemblea fu sciolta.

La notte era calata quando lo sparuto gruppo di jarl, consiglieri e ufficiali rimasto a Gundbarg si disperse nel cortile della fortezza.
Adelius si intratteneva ancora nel salone con alcune guardie cercando di far proseliti al dio dei sogni, che nella fattispecie riteneva se stesso, mentre Ishmael raggiunse le altre monache-guerriere radunate ora nel cortile provando a convincerle a tirare su il morale a Gelrish
Il dragonide blu tuttavia aveva altri programmi.
Insieme a Lyandria si erano infiltrati nei sotterranei, ed evitando gli inservienti erano giunti alla cantina.
Ad attenderli, tra barili di birra, vini sembiani e liquori, un ottimo barilotto di Verde di Mintarn con cui trascorrere la notte...
Adelius poi, in barba alle superstizioni e alla diffidenza sulla magia radicata in quelle terre, eresse una torre magica grazie ad un potente incantesimo che faceva comparire un luogo magico per riposare.
La notte di Lyandria fu agitata.
E non solo a causa del Verde di Mintarn, ma di un sogno in cui Nuban le spiegava che era troppo debole e per evitare che il suo potere venisse assorbito da Ydaach'Nar si era dovuto ritirare nel piano primordiale dell'acqua.
Non avrebbe più potuto donarle i suoi poteri, ma la invitava comunque ad aver fede, e a continuare a credere nel giuramento del mare, e i suoi poteri sarebbero arrivati tramite quello...
Sofferente, venne riscossa da quel sogno da un assonnato e confuso Gelrish, e provò a spiegargli quello che le stava accadendo, per poi raggiungere gli altri alla reggia magica di Adelius.

Era l'alba, e guardando verso il molo alcuni poterono assistere all'inquietante immagine di una nave che compariva quasi dal nulla, come una nave fantasma.
Non era facile abituarsi al potere del Nasello Fantasma.
Si incamminarono al porto, incontrando in un vicolo la solita misteriosa Marla che rivelò confuse informazioni carpite da cultisti interrogati (non volevano immaginare con quali metodi).
Forse non tutti gli uditori erano stati eliminati. O forse erano quattro. O forse erano tre ma Herghata non era di questi tre... o forse erano solo subdole trappole e indizi falsi che quel demone lasciava appositamente...
C'era comunque da riflettere...

Giunsero al Nasello.
Il momento di salpare era giunto.
Era una missione difficile, forse mortale, e poteva esser l'ultima volta che lasciavano Gundbarg.
L'ultima notte trascorsa li.
L'ultima volta che salutavano i loro amici.
L'ultima volta che questi mari erano ancora liberi.

mercoledì 15 maggio 2024

RETURN OF THE STORM MAIDEN (51)

 CAPITOLO 51 - DISTRUZIONE E LUTTO

"Vincere non ti insegna nulla, vedi cosa è veramente un uomo quando perde" (Re Rault il Saggio)

Le lerce e strette viuzze di terra battuta terminavano in una piccola piazza cinta da antichi e malconci edifici e dal cortile di un orfanotrofio con le insegne di Ilmater.
Si trovavano in una città piuttosto grande, ma i bassifondi si assomigliano un po' tutti ed era difficile dire quale fosse. Guardando verso est, si vedeva una montagna svettare, priva di punta, come se una immane esplosione l'avesse aperta.
Un vulcano? Il monte Hotenow? Era dunque Neverwinter quella?

Ishmael, seguito da Adelius, era li.
Non era reale, erano in un sogno: il sogno di suo fratello Kragen.
Ed era forse lui quella figura scheletrica e incappucciata che dopo aver lasciato forse delle monete ad una accolita di Ilmater? E quanto somigliava a Mara quella giovane?
La ragazza cercò di scoprire l'identità del benefattore, ed era questo il sogno..o meglio, l'incubo di Kragen in quel momento. Non voleva esser riconosciuto da lei.
Ishmael ovviamente ignorava il perché, ma decise infine di intromettersi, per parlare finalmente col fratello.
Non c'era quel gran calore tra i due, ma Adelius poteva percepire comunque un forte legame.
Ishmael, per verificare le teorie di Lyandria, chiese informazioni sulle anime e sulla possibilità di salvare o ripristinare quella di Hergatha, il piccolo brandello rimasto in Lyandria.
Adelius scambiò anche pareri e domande sulla possibilità di inibire o annullare i poteri di Ydaach'Nar sui non-morti.

Sulla Spina Avvelenata però era quasi l'alba e l'equipaggio si stava svegliando. Il sogno terminò. E Marla era già sul ponte per prelevarli.
Dujek fu nominato vice-capitano in assenza di Lyandria e compagni, e la nave avrebbe atteso li.
Marla li incappucciò perché non vedessero la vera sede del covo che la sua organizzazione aveva ad Hammerstaad.
Li condusse fino ad uno spoglio scantinato dove era tracciato un rozzo cerchio del teletrasporto.

Varcata la soglia, in un attimo si ritrovarono nelle ormai familiari fogne di Gundbarg.
Risalirono dalla via già nota, sbucando vicino al porto.
La cosa strana era che dalla superficie non giungevano rumori: se si erano aspettati un assedio o battaglie ancora in corso, beh, Li accolse il silenzio.
Il silenzio nella sua forma più pura: il suono dell'assenza, della distruzione, del vuoto...il suono della morte.
Quella parte di Gundbarg era in rovina, quasi irriconoscibile rispetto a come la ricordavano.
Poi notarono qualcosa di ancora più inquietante: pochissimi corpi. pochissimi cadaveri.
E segni che qualcuno o qualcosa aveva trascinato i caduti in acqua.
Un macabro e pericoloso dono a Ydaach'Nar, che continuava a recuperare potere.

Adelius pizzicò un ladruncolo halfling che si era riempito di provviste, ma era difficile dargli torto in quello sfacelo.
Il mezzuomo raccontò sommariamente gli ultimi eventi, e con sollievo scoprirono che quanti avevano potuto si erano rifugiati nella fortezza.
Raggiunsero la Fortezza senza incontrare altre anime vive, e dopo qualche ritrosia Olfrand, il figlio minore di Re Olgrave, li riconobbe e fu abbassato il ponte levatoio per farli entrare.
Ainolf Occhioverde sembrava sollevato nel rivederli e li portò al cospetto dell'attuale reggente in assenza del Re: suo figlio Otegard.
Su quel ragazzo gravavano responsabilità che non era pronto e forse neanche intenzionato a prendersi. Lui amava l'arte, la musica, l'avventura e le donne.
L'assedio aveva steso su di lui un velo di cupezza e preoccupazione che neanche la vista degli amici avventurieri sciolse.
Insieme a lui, nella Sala delle Udienze, il consigliere Grundaf e un ferito e malconcio Bethod lo Zoppo.
Lo sciamano Occhioverde raccontò più nel dettaglio cosa era accaduto: un esercito di affogati, dopo aver marciato sul fondale era emerso verso sera seminando il panico.

Superata la sorpresa e le difficoltà iniziali ad organizzarsi con le poche truppe rimaste che non erano in mare con Re Olgrave, i coraggiosi northlander avevano reagito respingendo gli assalti fino a quando giunsero altri morti, e anche orribili progenie abissali, insieme a Cultisti del Vortice con un loro terribile canto.
A quel punto la decisione più saggia era stata arretrare cedendo terreno e barricarsi nella fortezza.
Occhioverde, in forma di falco, aveva tenuto d'occhio la situazione e nel buio della notte e della tempesta aveva infine scorto una enorme massa emergere dal mare, e spazzare via le macilente navi dei cultisti e buona parte dei morti che presero a sciamargli attorno.
Difficile dire cosa fosse successo, non riuscendo a vedere quasi nulla, ma quella cosa aveva interrotto l'assedio.

Vista la situazione, stavano predisponendo squadre di miliziani per riaprire la Fortezza e uscire a battere quartiere per quartiere eliminando pericoli residui e riprendere pieno possesso di Gundbarg.
Per i nostri eroi però c'era un compito più pressante.
Otegard raccontò che durante l'assedio, quella testarda di sua sorella Victarine aveva abbandonato la Fortezza insieme ad alcuni soldati e a Shid'anian per andare a soccorrere chi era rimasto attardato al Porto Vecchio.
Mirava a condurli lungo alcuni passaggi fognari per evitare il caos in superficie.
E non era ancora tornata.
Il cuore di Gelrish si fermò.
Shid'anian in pericolo.
Come nella visione indotta da Ydaach'Nar.

I quattro partirono subito per i vecchi moli cercando una traccia o qualunque elemento aiutasse nella ricerca.
Buona parte dei vecchi edifici in legno era stata sconquassata da qualche onda anomala, e lo stesso per i moli e i residui pescherecci.
Addentrandosi nella zona di ricerca, capirono che non erano soli: orribili corpi gonfi di nordici affogati, pirati o marinai, emersero dai detriti insieme ad un umano orrendamente mutato da tratti abissali.
Quegli putridi avversari assaggiarono presto la rabbia di Gelrish e compagni e furono eliminati senza troppi danni.
Vicino ad una bottega di reti da pesca, ecco finalmente una rampa in discesa a ridosso di una massicciata di pietra, e una griglia arrugginita e divelta dove numerose tracce indicavano che parecchia gente era entrata li sotto... uno degli ingressi del rudimentale sistema fognario cittadino.

Scesi nei tunnel, individuarono facilmente i segni del passaggio lasciato da un gruppo numeroso di fuggitivi, e avanzarono cautamente tra i vari condotti principali, in quella melma fredda e quasi ghiacciata.
In una sala più ampia, che collettava vari canali, trovarono numerosi non-morti distrutti e carbonizzati, disposti quasi in cerchio.
Al centro stavano i resti di chi si era sacrificato per attirarli e farli saltare. Nel ghigno di sfida di quel corpo bruciato, si vedeva un dente mancante... un indizio che gelò il gruppo: era Victarine.
La coraggiosa, insolente, ribelle figlia di Re Olgrave si era sacrificata dando fuoco ad alcuni barili di olio di pesce e pece stoccati li sotto.
Dalle tracce ere evidente che il gruppo aveva proseguito la fuga, e nonostante il gesto di Victarine, altri inseguitori avevano proseguito la caccia.

Giunti in una zona dove l'acqua era più alta, i quattro avventurieri furono assaliti da altri mostri emersi all'improvviso.
Non era esattamente il terreno più favorevole per uno scontro, ma anche questa volta se la cavarono, animati dalla rabbia per la morte dell'amica.
Proseguirono lungo altre gallerie e in uno slargo circolare i segni di un altro sacrificio: numerosi pezzi di non-morti e progenie abissali ancora mezzi congelati, in una deflagrazione di ghiaccio che si era estesa in tutta la zona.
Qualcuno dotato di grandi poteri magici li aveva attirati su di se per far fuggire i popolani. 
Poteva esser stata solo Shid'anian.
Di lei però non c'era traccia e Gelrish si sentì morire.

Svoltando oltre alcune gallerie mezze intasate di detriti, trovarono delle scale che risalivano. Le tracce suggerivano che numerose persone si erano accalcate per risalirle.
Sbucati nuovamente in superficie, si trovarono di fronte ad una piccola caserma della milizia.
L'aria era intrisa di legno bruciato e c'erano diversi piccoli incendi qua e la, compresa un'ala della caserma.
All'ingresso del cortile erano ammassati tavoli, carretti e altri detriti di legno a formare una barricata, e in giro si vedeva solamente qualche zombie residuo che vagava senza meta e che fu subito abbattuto.
Entrarono cautamente nel cortile, e dal corpo di guardia principale giunse un ammonimento a fermarsi.
Una volta chiarito che non fossero altri mostri, ma i loro salvatori, i rifugiati sbucarono dalla porta barricata.
C'erano alcune guardie, e qualche soldato della fortezza, ma per il resto erano un gruppo sporco e spaventato di vecchi pescatori, donne, bambini e altri abitanti di quella zona del porto.
Tra di loro non c'era Victarine, ma questo già lo sapevano.
Ma non c'era neppure Shid'anian, e dissero tristemente che dopo esser rimasta indietro per fermare gli inseguitori, non era più risalita per raggiungerli.
Qualcosa in Gelrish si spezzò per sempre.
Da uno stanzino laterale vicino alle stalle sbucò improvvisamente anche Virga, l'attendente del Re, anche lei giunta a cercare di aiutare Victarine.
Gelrish avrebbe voluto tornare nelle fogne a cercare ovunque, ma quel gruppo vulnerabile doveva esser portato in salvo.
Insieme a Virga li guidarono alla fortezza, dove incontrarono nuovamente Otegard per dargli le pessime notizie.

Quel lutto diede nuova forza al ragazzo, e insieme a Occhioverde cominciarono a studiare un piano per porre fine a quella follia.
Gli avventurieri rivelarono di aver scoperto il luogo dove forse giacevano le spoglie fisiche del Demone, una zona di mare molto profonda, ma il vero problema era che ogni piano era rischioso e ogni perdita giocava a favore di quel bastardo.
C'erano varie proposte, tutte rischiose, e alla fine Otegard ispirandosi ai suoi trucchi da taverna tirò fuori forse il piano migliore: attirare lo sguardo e sperabilmente anche le forze di Ydaach'Nar con una succulenta preda, mentre la ciurma di Lyandria si sarebbe immersa per distruggerlo.
La "preda" era costituita dall'unione delle flotte delle varie isole, che avrebbe veleggiato verso le Ossa di Balena e l'arcipelago di Korinn con la scusa di distruggere tutti i cultisti rimasti.
In quel modo si speravaa che gli avventurieri avrebbero trovato Ydaach'Nar sguarnito, senza nugoli di affogati a difenderlo.
Per quanto semplice, non era affatto male come piano.
Otegard accennò anche a delle monache-guerriere di Istishia che erano giunti in città a cercarli, e forse potevano aiutarli.
Ogni alleato era una risorsa. Anche chi fino a poco tempo fa era stato nemico.
Andava radunata ogni forza possibile.
E chissà se nel frattempo Verania era riuscita a vendicarsi uccidendo l'altro Uditore.

Prima di mettere in atto la macchina organizzativa, il gruppo tornò ai moli a cercare il Nasello Spiaggiato e parlare con Ploppa.
Il tartarughesco "Ammiraglio" raccontò a Lyandria quel che aveva visto la notte precedente.
A salvare Gundbarg era stato un enorme Zaratan, che era emerso distruggendo le imbarcazioni di fortuna dei cultisti e spazzato via numerosi affogati.
Tutti gli altri assalitori della città conversero su di lui, ammassandosi come formiche sull'enorme figura cercando di straziarne piccole parti fino a che, in un enorme vortice ribollente e sfrigolante di energia magica, lo Zaratan sparì, come in un portale.
Era Il Grande Nuban. Lyandria ne era certa.
E anche Ploppa ora ci credeva.



venerdì 3 maggio 2024

RETURN OF THE STORM MAIDEN (50)

CAPITOLO 50 - VISIONI, INCUBI E PRESAGI

"Prima di bruciare i ponti, un uomo dovrebbe imparare a nuotare" (Sciamano Ulf)

Il freddo vento del nord frustava il tempio in rovina dove si era appena conclusa la battaglia con i cultisti. Ce n'era ancora uno vivo, che venne interrogato ma ottenendo poche reali informazioni dalla sua mente plagiata, se non un inquietante riferimento ad una "mietitura".
Nel frattempo la mente di Ishmael aveva accusato il colpo di quel canto dritto nel cervello, e sembrava ora preso da una strana ossessione per una collana di Lyandria, ritenendola fondamentale per le proprie fortune.

Gelrish tornò in acqua e recuperò la testa dell'Uditore per provare a interrogarla.
Nell'acqua anche lui sentì di nuovo nella testa una cupa voce, strane promesse, e inquietanti presagi.
Se non fosse stato per la sua fede in Valkur, forse si sarebbe abbandonato a quella follia, ma il suo dio soffìò via quelle immagini, aiutandolo a riprendersi.
Adelius usò nuovamente il sortilegio per conferire con i morti e la testa parlò.
Nonostante non avesse alcun motivo di collaborare con i suoi uccisori, fu piuttosto lieto di gettarli nello sgomento rivelando che l'isola di Gundarlun era sotto attacco.
Onde di panico saettarono tra gli avventurieri, pensando alla città e agli amici lasciati li, ma Gundbarg era a giorni e giorni di navigazione, come raggiungerla in fretta?
Adelius provò a invocare il fratello, e anche il potere del Figlio di Yggdrasil, ma senza esiti.

Tornarono ad Hammerstaaad e li Lyandria prese le redini della situazione, arringando la folla e mostrando la testa di una progenie abissale per convincerli, parlando del pericolo incombente e incitando chi era in grado a unirsi alla battaglia contro la misteriosa minaccia.
Dopo che una parte dei presenti parve convinta e cominciò ad organizzarsi, un solitario applauso quasi sarcastico sorprese i nostri eroi alle spalle: era Marla Tide, seduta su alcune casse, con le flessuose gambe dondolanti e gli occhi arrossati dal fumo di quel fastidioso sigaretto marrone da cui pareva non separarsi mai.
Disse che era qui sia per loro che per l'Uditore, apprendendo di esser quindi arrivata tardi per quest'ultimo.
Anche lei fu sorpresa di sapere dell'attacco a Gundbarg, e li informò poi delle ricerche di Vestress, la illithid conosciuta ad Ascarle, su entità simili a Ydaach'Nar e altri casi di frammenti di antichi dei.
Secondo Vestress il misterioso avversario non era insidioso da affrontare dal punto di vista fisico, visto che probabilmente non aveva un corpo e forse non poteva ancora neppure muoversi. In fin dei conti era un pezzo di corpo cristallizzato.
Ma li metteva in guardia su tutte le altre capacità e presentunte resistenze che poteva avere.
Conoscendo la rete di agganci e capacità della Società del Krakern, agli avventurieri non restò altra scelta che implorare Marla di portarli a Gundbarg rapidamente.
La donna, scocciata, acconsentì, ma per per usare il potere del teletrasporto disse di dover riposare. L'appuntamento era per l'alba.

Stavano tornando verso la Spina Avvelenata quando Gelrish avvertì un messaggio mentale da Ploppa, che a quanto ne sapevano dopo il successo nel fermare l'avanzata di Re Olgrave, si era unito alla parte di flotta che tornava verso Gundbarg.
"Siamo in vista di Gundbarg: è come una immensa grandinata su un campo di teneri ananas"
La sua voce, per quanto fosse bizzarra la metafora, confermò quel che temevano: l'attacco alla capitale di Gundarlun era vero.
Passarono dunque la notte a bordo della Spina Avvelenata, dove si riunirono per fare il punto della situazione e dove Lyandria rivelò finalmente della risposta di Istishia alla sua richiesta di benedizione, e la dura scelta fatta.
Parlò di un complesso piano, teorico e azzardato, per cercare di riportare in vita Hergatha, proprio partendo dal brandello di anima che si era rifugiato in lei.
Un piano che passava dalla sconfittà di Ydaach'Nar, alle ricchezze del tesoro della dragonessa antica Arveiaturace, per finire con le supposte capacità della sacerdotessa Shid'anian.
I suoi compagni si mostrarono molto scettici e dubbiosi a riguardo...in fondo, la storia passata dimostrava che fidarsi di una Stromkir non portava mai ad una bella fine.

Terminata la riunione, mentre si stavano separando per andare a riposare, Dujek segnalò che era tornato quel dannato cormorano messaggero.
Portava un piccolo messaggio dello Sciamano Ulf, che li ammoniva (troppo tardi!) a non far strage di cultisti perchè ipotizzava che erano solo altre anime che finivano al demone in fondo al mare.

I sogni di Gelrish furono agitati, rivide quell'occhio in fondo al mare, udì la sua voce beffarda che gli diceva che avrebbe preso Shid'anian, e mentre fissava quell'occhio ci vide dentro cadaveri.
Cadaveri affogati che emergevano dalle acque, nelle fogne e nel porto della capitale.
Si svegliò con un urlo.
In un'altra cabina, come chiesto da Ishmael, Adelius attuò la sua magia dei sogni per rivivere alcuni ricordi della fuga di Ishmael dal suo capitano, nonché padre, vampiro.
Rivide i suoi compagni di fuga, la tenace Mara, e il saggio fratello Kragen, così simile a Ishmael anche se più esile ed emaciato.
Momenti lontani.
Momenti nostalgici. Mara ormai era sotto terra, ma Kragen forse era ancora vivo dopo esser entrato nella Confraternita Arcana di Luskan.
Nel sogno Ishmael chiese poi ad Adelius di cercare proprio lui, perché c'era bisogno anche del suo sapere... l'avrebbe trovato?