lunedì 4 maggio 2020

Il Tesoro Dimenticato della Gloria di Ahghairon - Capitolo 4

Ulgoth'S Beard

Un breve viaggio senza inconvenienti li portò nei pressi del villaggio di pescatori di Ulgoth's Beard.
Da li, presero a seguire la costa lungo un sentierino che sovrastava la scogliera, fino a giungere nel punto indicato da Occhibianchi: una zona di scogliera era franata rivelando una cavità collassata.
Scesero ed esaminarono i resti di quella che sembrava una vecchia scialuppa di salvataggio.
C'erano parecchie tracce recenti tutto attorno e sicuramente i contrabbandieri, come aveva raccontato il tiefling, avevano ormai spazzolato tutto... l'unico modo per scoprire cosa avevano trovato era trovare il loro covo.

Seguirono le tracce e giunsero in breve ad una costruzione in pietra la cui facciata era integrata nella scogliera, molto ben mimetizzata tra le rocce, e poco distante si poteva notare un pontile in legno per l'approdo di imbarcazioni.

Tamira cambiò forma e fece un giro della zona, studiando eventuali ingressi e notando le sentinelle di guardia fuori, per poi tornare a riferire.

I 5 decisero così di entrare da una finestra, sorprendendo un cuoco e facendone fuori un altro. Poi Tamira ne prese le sembianze e usando una abbondante dose di Sannish drogarono il cibo.
Nel giro di poco, quasi tutti i contrabbandieri presenti nel grande salone da pranzo collassarono, mentre i superstiti, allarmati, si scagliarono sul "cuoco".
In quel momento intervennero gli altri e infuriò una battaglia in quello spazio ristretto.
Il capo dei contrabbandieri con un calcio ribaltò il tavolone usandolo come riparo da frecce e incantesimi, ma Korlon vi balzò sopra facendolo ricadere e menando colpi col suo maglio.
Le sentinelle non presenti al pranzo accorsero prendendo alle spalle gli avventurieri ma ormai l'effetto sorpresa aveva avuto il suo effetto e in breve furono sconfitti.
Un allibito e infuriato capo-contrabbandiere si arrese, imprecando e chiedendo cosa diavolo significava quell'attacco.
Restò ancora più allibito quando scoprì il motivo...visto che per lui, che ancora non aveva idea della reale importanza di quanto trovato attorno alla scialuppa, contava ben poco quel che cercavano.

Lasciarono i malviventi legati e trovarono alcune monete come quella mostrata da Kelysius insieme a poche cose rimaste intere di quella scialuppa, tra cui una specie di diario.
Dopo aver ripulito il covo tornarono dal collezionista a riscquotere la ricompensa e a mostrare i resti del diario.

Il diario di Frico Midgee

Il diario era un ammasso di fogli zuppi e appiccicati, ormai difficilmente consultabili, ma Kelysius insieme al suo esperto amico Delion riuscirono a recuperarne lo stesso importanti informazioni:
era appartenuto ad un naufrago della Gloria di Ahghairon, tale Frico Midgee, nome chiaramente halfing, che dopo un numero imprecisato di anni era riuscito a ritornare fino alla costa e si era schiantato li.
Secondo alcune frasi ancora leggibili, il suo desiderio era raggiungere subito la famiglia a Blenen e, cosa più importante, tracciare una mappa per ricordarsi dov'era il tesoro e un giorno riuscire a tornare a prenderlo.

Kelysius assoldò nuovamente i cinque avventurieri per continuare quindi questa ricerca: la prossima tappa sarebbe stato Blenen, il villaggio di Frico Midgee, per cercare indizi sul tesoro e sulla mappa.
C'era un piccolo dettaglio però: Blenen non esisteva più da molti anni, essendo stato bruciato e distrutto in una razzia di orchi... ma forse tra le sue rovine era ancora possibile trovare la casa dell'halfling...

In viaggio verso Sud

Partirono con i cavalli prestati da Kelysius il mattino dopo.
Il piano era percorrere la Strada della Costa fino a Beregost dove poi avrebbero cercato indicazioni sulle rovine di Blenen.
I campi coltivati a sud di Baldur's Gate lasciarono spazio lentamente ad una zona leggermente collinare, per poi tornare in pianura a costeggiare il famoso Bosco Ammantato.
Di tanto in tanto incontravano carovane o viandanti, e tutto sembrava tranquillo.


A.M.B.R.O.G.I.O IV

Al quarto giorno di viaggio notarono una strana piccola casetta ai lati del sentiero. Un bizzarro gnomo si era appena assordato provando un fischietto che doveva servire a fermare qualcosa.
Era il laboratorio di Glevi Mirabulantis Landolore III

Si avvicinarono allo gnomo borbottante, per capire quale fosse il problema e lo strano inventore promise loro alcune delle sue meraviglie se l'avessero aiutato a recuperare la sua ultima invenzione: A.M.B.R.O.G.I.O. IV
Automa Multifunzione Bipede Retrocaricato Orgogliosamente Gnomico Interagente Omnidirezionale
Si trattava di una sorta di costrutto che gli era però sfuggito, e si raccomandò di cercare di non danneggiarlo.
Visto che le rovine di Blenen erano li da anni e anni e non sarebbero cambiate molto giorno più o giorno meno, decisero di guadagnarsi questa ricompensa extra aiutando lo gnomo.

Grazie a Thayla riuscirono a trovare le tracce dello strano costrutto. Visto il goblin morto che avevano trovato, forse non era neanche così inoffensivo come lo gnomo voleva far credere.
Continuando a inoltrarsi nella boscaglia arrivarono ad una radura mezza bruciacciata da dardi magici individuando al centro proprio Ambrogio che saltellava senza senso, in avaria.
Non fu una impresa facile bloccarlo, ma con l'azione congiunta di tutti, mentre lo distraevano e attiravano i suoi dardi altrove, Korlon da dietro arrivò a bloccarlo e Tamira riuscì ad aprire lo sportello in cima alla "testa" e a togliere il cristallo come aveva spiegato lo gnomo, e il costrutto si disattivò all'istante.

Trainato dai cavalli, fu riportato al suo creatore che donò loro alcune delle sue strane ma non del tutto inutili invenzioni, inoltre diede loro asilo per la notte così che riposarono e ripartirono al mattino.

Beregost era più vicina...

martedì 28 aprile 2020

Il Tesoro Dimenticato della Gloria di Ahghairon - Capitolo 3

Toccata e fuga nel Covo delle Daghe Rosse

Scesero con coraggio tramite quel sinistro montacarichi, incuranti di come sarebbero poi risaliti, per trovarsi in una stanzetta quadrata dove una sentinella, pensando fosse sceso qualche membro della banda, si girò per salutarli ma venne freddata prima che potesse emettere un suono.
E freddata, credetemi, è il termine più appropriato visto il raggio di gelo di Tamira che gli diede il colpo di grazia.

Quel covo sotterraneo, ricavato nel sottosuolo cittadino all'altezza delle fogne, era un dedalo di corridoi e porte.
Cercarono di evitare le zone da cui provenivano voci o si sentiva la presenza umana, ma non avevano la minima idea di come era strutturata la base e di dove andare. La fortuna come spesso accade però aiuta gli audaci, e per puro caso trovarono in una sorta di studio un passaggio segreto dietro una libreria che si apriva in un buio corridoio scavato nella roccia.
A metà del cunicolo, si apriva una stanza riccamente arredata, segno che era destinata a qualche capo, e in un doppiofondo del letto scoprirono ben 8 pacchi di sannish dei 10 sottratti agli Zhentarim... un colpaccio col minimo spargimento di sangue.

Proseguirono lungo il cunicolo, uscendo da un altro passaggio segreto che sbucava su un pontile di legno che si affacciava su uno dei canali fognari. Li di fronte una grande porta...probabilmente la zona d'arrivo delle merci contrabbandate o dei loro loschi traffici.

Si impossessarono di una barca li ormeggiata e fuggirono tramite il sistema fognario, giusto in tempo per vedere irrompere alcuni banditi sul pontile allarmati sicuramente dal ritrovamento di un cadavere... ma era troppo tardi per loro e dopo un breve scambio di frecce i nostri 5 sbucarono di nuovo sui moli, poi sfruttando la nebbia e la notte evitarono alcuni gruppetti sospetti che erano stati sguinzagliati alle loro calcagna, e riuscirono ad arrivare all'Onda Storta per negoziare con "La Voce".


Scambio proficuo.

Il mattino dopo furono ricevuti dalla Voce, e dopo una trattativa movimentata e confusa furono pagati per la merce ritrovata e riuscirono a farsi consegnare il prigioniero.

Come sospettavano, era proprio lui, Occhibianchi.
Ora era più occhiNeri, visto il pestaggio subito e i segni di tortura.
Qualcuno l'aveva incastrato per far ricadere la colpa su di lui per la droga sparita. Lui sospettava che le Daghe Rosse l'avessero rubata non sapendo che era degli Zhentarim, e una volta scoperto l'errore, per evitare guerre e ritorsioni, avessero fatto ricadere la colpa su di lui per uscirne puliti.

L'uomo era stremato e camminava a fatica, ma lo condussero da Kelysius dove riuscirono finalmente a scoprire dove aveva trovato quella moneta:
OcchiBianchi raccontò che stava spiando i traffici di alcuni contrabbandieri nei pressi di Barba di Ulgoth quando il costone roccioso sul mare su cui si era appostato franò, rivelando una grotta che era rimasta mezza ostruita da una precedente frana, e i resti di una scialuppa schiantata sugli
scogli. Notò brillare alcune monete vicino ad una sacca di cuoio marcio mezza affondata e fece appena in tempo ad arraffarne alcune che dovette scappare per l’arrivo dei banditi che arrivavano a controllare cosa era accaduto.

Riferito quanto scoperto anche al collezionista, i cinque avventurieri pattuirono una paga per la nuova missione: sarebbero andati sul luogo del ritrovamento della moneta e se come pensavano i contrabbandieri avevano spazzolato per bene tutto, sarebbero andati a ficcare il naso nel loro nascondiglio sul mare: qualunque cosa rimasta intatta in quella antica scialuppa di salvataggio era un potenziale indizio per scoprire l'antico tesoro.

giovedì 23 aprile 2020

Il Tesoro Dimenticato della Gloria di Ahghairon - Capitolo 2

Fazioni e decisioni

Entrarono all'Onda Storta come semplici clienti. Era una locanda di ben altro livello rispetto al Bacio di Umberlee, e anche se era notte qualche tavolo era ancora frequentato. Mentre presero posto, con la scusa di cercare la latrina, Thayla e Tamira cercarono di sbirciare in giro per capire la disposizione delle stanze, fino a capitare in cucina dove con perizia rubarono una chiave che penzolava dalla cintura di un aiuto cuoco appisolato.

Arok nel frattempo tentò di salire ai piani superiori, dove c'erano le stanze, ma venne fermato da 2 energumeni, e anche il tentativo di prenotare una stanza li non ebbe successo, in quanto, a dire dell'Oste, erano tutte occupate.

Proprio mentre se ne stavano andando, cercando di studiare un altro piano per carpire i segreti di quella locanda o un sistema per intrufolarsi a curiosare e scoprire se Occhibianchi era stato preso da loro e portato li, l'Oste li fermò dicendogli che erano desiderati al piano di sopra.

Sconcertati, salirono, accompagnati dalle due "guardie".
Si presentò loro un uomo dal misterioso fascino oscuro, disse che veniva chiamato semplicemente "la Voce", e che era un tramite degli Zhentarim.
Disse di sapere che erano stati bloccati da un agguato delle Daghe Rosse nei vicoli, e chiese loro se per caso erano nemici di quella banda, proponendo un lavoretto di recupero ai loro danni, senza scomodare in persona gli zhentarim.
Credeva che le Daghe Rosse avessero rubato un carico degli Zhentarim, e aveva anche catturato uno dei loro (Occhibianchi?? pensarono subito sentendo così) ma che non c'era verso di farlo confessare, quindi propose loro di infiltrarsi in un capannone adibito a segheria, dove a suo dire quella banda nascondeva qualcosa, e trovare le prove del loro coinvolgimento: una decina di pacchi di Sannish sottratti agli zhentarim.

La questione si faceva pericolosa...scontri tra bande e carichi di droga, e quel tizio che aveva l'aria di uno che preferisce non sentirsi dire di NO.
Si accordarono dunque accettando la missione, sperando così di poter poi avere accesso al prigioniero e verificare se era proprio lui...

Da che parte stare?

La mattina dopo, come se niente fosse, andarono all'appuntamento con uno degli scagnozzi delle Daghe Rosse al Bacio di Umberlee per scambiare le informazioni su Occhibianchi.

Il tizio disse loro che c'era voce che fosse stato portato nei sotterranei dell'Onda Storta e loro fecero finta di non saperne nulla, poi, per sondare il terreno, chiesero se aveva qualche dose di sannish per pagare un loro informatore... e in effetti il tizio, seguito a distanza da due di loro, mentre gli altri restavano al Bacio in attesa delle dosi, andò proprio al capannone descritto dalla Voce e tornò poco dopo con le dosi.

Nel pomeriggio si appostarono nei pressi del capannone, per studiare il viavai di gente e i possibili passaggi, poi attesero fino a notte fonda quando gran parte dei lavoranti se n'era andata.
Era chiaro però che quel posto nascondeva qualcosa, visto che comunque restavano delle sentinelle davanti e una sul tetto, e qualcuno all'interno lavorava comunque...

Passarono dal tetto, eliminando le sentinelle una ad una per poi attirare con trucchi ed illusioni quelle del piano terra.
Tamira con un incantesimo prese le sembianze di uno dei banditi, per poter muoversi indisturbata.
Una volta messo in sicurezza il piano e perquisito il capannone, trovarono un montacarichi azionato da un enorme mezzorco che scendeva nei sotterranei.
Eliminarono anche il pericoloso mezzorco, senza però tenere conto che forse era meglio ingannarlo (magari grazie a Tamira che era trasformata in bandito) piuttosto che ucciderlo, perchè così qualcuno avrebbe dovuto restare ad azionare la grande ruota del montacarichi manuale..e una volta scesi tutti, nessuno l'avrebbe fatta risalire...

Era tempo però di non indugiare, e scoprire i segreti di quel covo delle Daghe Rosse...

giovedì 16 aprile 2020

Il Tesoro Dimenticato della Gloria di Ahghairon - Capitolo 1

Tutto iniziò così


Devo ammettere, gentili avventori, che questa storia non è avvenuta nella nostra bella Neverwinter, e neanche c'entra la vostra locanda preferita, il Gatto Lercio... ma si svolge a Baldur's Gate, e anche in locande della concorrenza.
Una buona storia è una buona storia, e anche se non conosco personalmente i protagonisti, perchè mi è stata riferita da un mercante di Daggerford, ve la racconterò lo stesso...magari non sarà proprio fedele, ma mi conoscete...


I cinque protagonisti di queste vicende sono:
Arok, un misterioso tiefling dagli strani poteri
Tamira, una bellissima esile elfa della luna che attinge i suoi poteri dalla magia selvaggia
Thayla, una schiva cacciatrice mezzelfa abile con l'arco
Korlon, un barbaro uthgardt strappato alle sue terre per finire a fare il marinaio, e naufragato a Baldur's Gate, unico superstite di una scorreria di pirati.
Alyn, una coriacea sacerdotessa di Hoar, il dio della vendetta. Pronta a dispensare giustizia con le proprie mani laddove la sola provvidenza o le autorità non bastano.

Il vero protagonista però è un tesoro dimenticato di cui neppure io ero a conoscenza, anche se me la cavo con la storia antica.

Si dice che quando fu fondata Baldur's Gate...e intento proprio Baldur's Gate, non all'inizio quando si chiamava porto grigio... ebbene, quando fu ufficializzato il nuovo nome della città, in omaggio e in segno di alleanza, da Waterdeep partì un carico di monete celebrative dell'evento.
Un conio speciale da donare alla nuova città salpò da Waterdeep nella stiva della poderosa "Gloria di Ahghairon"
Ma quel carico, forse per un naufragio o chissà che altro diavolo accadde, non giunse mai a destinazione, e l'aspetto di quelle speciali monete d'oro rimane solo su qualche antico libro o in un registro polveroso di Waterdeep.
Non esistono campioni materiali di quelle monete.

O meglio... non esistevano.
Perchè qualche tempo fa, un eccentrico collezionista, tale Kelysius de Var, contattò proprio i 5 avventurieri di cui vi ho parlato, mostrando loro una di quelle monete.
Era stata usata, insieme ad altre normali monete d'oro, per pagare un suo amico mercante che, incuriosito, gliela portò ad esaminare.
Le implicazioni di una tale scoperta erano chiare: quel carico di monete allora non era perduto per sempre.
Ma da dove veniva quella?
Era questa la missione che Kelysius voleva affidare ai tre (perchè all'inizio a trattare erano in tre): trovare il misterioso pagatore che l'aveva usata.
Tramite lui, forse sarebbero potuti risalire al modo di ritrovare quel carico storico e prezioso.

Occhibianchi

Alyn, Tamira e Thayla, seguite in maniera discreta da Arok, andarono dunque a parlare con tal Delion Kravonos, che aveva una variopinta bancarella piena di oggetti strani nella piazza principale del mercato.

L'uomo ricordava che il tizio che aveva pagato con quella moneta aveva comprato due antichi kukri d'argento con l'elsa fatta ad artiglio. Era vestito di scuro e con un cappuccio calato sulla fronte, strani occhi bianchi e una cicatrice al lato della bocca.
Non c'era molto altro su cui lavorare se non questi indizi, ma un tizio del genere poteva esser forse un frequentatore di quartieri malfamati o portuali, e decisero di provare a indagare in quella direzione.
Fu li che venne loro in aiuto l'enorme barbaro Korlon, che disse loro di conoscere abbastanza bene la zona portuale, e in effetti li guidò fino ad una squallida bettolaccia chiamata Bacio di Umberlee, dove unto a dovere con qualche moneta e qualche moina di Tamira, il burbero mezzorco oste rivelò che c'era un tizio del genere nei paraggi, che veniva chiamato appunto "Occhibianchi", ma che era un po' che non si faceva vivo.
Consigliò comunque di provare al molo 18.
Arok, successivamente, strappò all'oste anche l'informazione che non erano i primi a cercarlo, e che alcuni agenti degli zhentarim erano passati chiedendo di lui.

Nonostante la puzza di piscio, umanità sporca e acqua stagnante, mista agli scarti di una vicina conceria, era impossibile non restare stregati di fronte a quel brulicare di attività e mestieri, sapori, bancarelle, officine e segherie, merci, pesci, pescatori e marinai, pressati nei vicoli e tra le umili costruzioni, uniti tutti in un concerto di rumori, schiamazzi, urla, segnali.

Inseguimento

E mentre passeggiavano attenti in mezzo a quei vicoli, avvicinandosi al molo 18, lo videro.
Era appollaiato su un tetto, e quando si accorse che lo stavano fissando, spaventato si alzò di scatto e fuggì agile come una gazzella.
Perchè una reazione così repentina se neanche li conosceva?

Partirono all'inseguimento ma non era facile in quel quartiere. Per poco non si schiantarono contro un carretto e alcuni cani, agitati e attratti da quegli individui in corsa, cercarono di azzannarli.
Perfino un mendicante si mise in mezzo, spuntando da un angolo e impattando contro Thayla che era riuscita a rimanere abbastanza vicina al fuggitivo...
L'uomo si dileguò senza possibilità di essere a portata di incantesimo, ma riuscirono a vedere che si era infilato in una grata fognaria, e proseguirono inseguendolo la sotto.


In quel dedalo di canali maleodoranti, riuscirono a seguire una pista, forse riguadagnando terreno, ma un grasso vermeiena si mise di mezzo... quei dannati mangiatori di carogne possono essere letali coi loro tentacoli paralizzanti, ma i 5 se la cavarono senza lasciarci le penne, poi scoprirono una porta nascosta e un sistema di scalette che risaliva sulla strada, sbucando in un vicoletto deserto.
Il tombino era rimasto aperto, e poco distante un kukri d'argento giaceva abbandonato a terra, insieme ad alcune macchie di sangue.
Del fuggitivo non restava altro.
Era stato ucciso? Catturato? Rapito? o era solo un depistaggio?

Non trovando altre tracce, decisero di recarsi all'Onda Storta. 
Si trattava di una locanda che stando a quanto rivelato da Rant, il mezzorco del Bacio di Umberlee, era uno dei ritrovi degli zhentarim.

Le Daghe Rosse si presentano

Lungo la strada però, giunti in un dedalo di vicoletti piuttosto deserti, vennero bloccati da alcuni loschi tizi. Potevano avvertire la presenza di altri sgherri anche alle loro spalle, e sul tetto un balestriere.
La situazione era tesa. Bastava poco che fossero sguainate le lame e scorresse del sangue.

Un uomo si fece avanti, dicendo di essere della banda delle "Daghe Rosse" e chiedendo cosa avevano fatto al loro amico e perchè lo stavano cercando.
Quando apparve chiaro che non c'entravano con la sparizione, e che forse non rappresentavano una minaccia, venero lasciati andare, con l'accordo di rivedersi il giorno dopo per condividere quanto i rispettivi gruppi avevano scoperto sulla faccenda.
Dal canto loro, gli avventurieri non menzionarono che forse c'erano di mezzo gli Zhentarim, e proseguirono poi verso l'Onda Storta... 

mercoledì 8 aprile 2020

La Congrega. Capitolo 10 - Festa!

Tutto è bene ciò che finisce bene?

Una volta sparita la strega notturna, i nostri 5 ingordi eroi prima di lasciare le paludi terminarono di esplorare le rovine, in caccia di qualche ninnolo interessante, e trovarono un Bullywug prigioniero.

L'uomo-anfibio per ringraziarli della liberazione li guidò fuori dalle paludi evitando pericoli e le altre pattuglie di bullywug, non prima che avessero restituito la gemma del comando al pericoloso Slaad Verde, rispettando stranamente il patto.

Tornati a Leilon c'era fermento. Si diceva che finalmente Ygor rispondesse alle cure, e cominciasse a guarire.
Non senza disappunto riuscirono a dimostrare che anche se erano stati assenti, il merito era LORO, e guadagnarono la ricompensa del mercante. Oltre al denaro, un antico cimelio di famiglia..uno spadone magico.

Poi si diressero a Phandalin per risquotere una taglia, e salvarono la pelle anche a Urgo, il gigante delle colline.
Avevano anche scoperto che, non si sa come o per quale equivoco, Blenin il bardo era vivo, e sarebbe tornato a Leilon per una festa.
Thorpentoff voleva festeggiare la guarigione di Ygor, e Leilon tutta voleva levare i boccali per gli Eroi di Leilon.

Tra fiumi di birra e racconti che venivano esagerati o alterati, lo stesso Blenin Blembotter se ne uscì fuori con questa ballata:

Soffi di nebbia e sbuffi di vento
Piante morenti, arrivan, lo sento
Son le tre Streghe della Congrega
E già la paura le gambe mi piega
Da quella marina non farti guardare
Con sguardo funesto può farti crepare
La verde scompare e intesse magia
Tu senti una voce ma non è la mia
Dai nove inferi vien la scura Notturna
Ficcherà la tua anima dentro quell’urna
Oppur violerà il tuo sonno nel letto
Entrando nei sogni per odio o diletto
E quando l’incubo sarà infin terminato
Ti sveglierai madido e di forza privato
Un patto con loro tu puoi stipulare
Ma è alto il prezzo che devi pagare
Sei conscio davvero con chi stai trattando?
Qui è in ballo la vita, non stiamo giocando!
Eppur con rituali oscuri e sconosciuti
Posson farti miracoli davvero avvenuti
Ma Poi resta il dubbio che lesto ti assale
Il prezzo era troppo? son preda del male?
E quando capisci che quel che hai ottenuto
È illusione e il resto hai tutto perduto
Le cerchi, le implori, di porre una pezza
Ma ottieni risposte di chi ti disprezza
Ti strappan tutto, dignità, vita e onore
Prega sol che ti restino l’anima o il cuore.

La Congrega. Capitolo 9 - Zorestrel

Dentro il covo

Le rovine sotterranee in cui aveva trovato dimora l'ultima megera si dimostrarono insidiose e intricate, con l'oppressivo pensiero che nel frattempo lei sapeva sicuramente del loro arrivo.

Superarono con astuzia due enormi minotauri scheletrici a guardia di sontuose scalinate che portavano verso una qualche zona importante delle rovine, poi per poco non finirono in un baratro a causa di un ponte illusorio.

Trovato il vero ponte, arrivarono alla zona degli alloggi della strega, e li fu lei a manifestarsi.

Al suo fianco, il terribile mastino infernale Zanna.

Per la povera Violet fu terribile avere conferma che la maledizione su Ygor era di sua madre..e questo spiegava perchè non riuscisse ad annullarla.
La strega spiegò le sue ragioni, ma gli avventurieri erano decisi a porre fine alla questione..e forse impulsivamente, senza pensare che se fosse morta non avrebbero più saputo come annullare il sortilegio, la aggredirono.

Zorestrel fuggì verso una sorta di colonna di pietra che emergeva da un abisso, sul cui pavimento era già pronto un cerchio d'evocazione, e chiamò a se un Diavolo Barbuto ad aiutarla, mentre Zanna li teneva occupati nelle retrovie.
La megera aveva un asso nella manica, l'incantesimo Spostamento Planare l'avrebbe portata agevolmente nel suo rifugio in uno dei Nove Inferi lasciandoli senza risposte... ma Violet li aveva avvisati di questa sua capacità, e un incantesimo di silenzio impedì alla strega di usare questo stratagemma.

Usò allora un altro suo potere, Forma Eterea, grazie alla pietra del cuore che aveva incastonata in un bracciale.
Dhorna, grazie ad un incantesimo, riuscì ugualmente a individuarla, anche se semi-trasparente.

Mentre zanna e il diavolo vennero sconfitti, la strega si rifugiò su uno spuntone di roccia fuori portata, ma ricomparve ammettendo la sconfitta e dicendosi disposta a trattare.

Avrebbe annullato la maledizione, ma per far questo era necessaria un'anima. E non certo un animale, ma un'anima senziente di un umanoide.
"Una vita per una vita". Disse.
Non avendo intenzione di lasciarla libera e uscire a cercare un'anima sacrificabile, visto anche che si trovavano nel cuore delle paludi, cercarono allora di convincere Violet.
E così, con un gesto straziante, la povera ragazza convinse la madre ad accettare. Voleva redimersi per il male fatto inizialmente a Ygor, voleva sacrificarsi per il "fratello", e in cuor suo..voleva evitare di diventare come la megera che aveva davanti.

Il rituale ebbe luogo e Zorestrel, lanciando un ultima occhiata al corpo esanime di Violet, poi sparì...meditando comunque vendetta qualora la sua strada si fosse di nuovo incrociata con quella degli avventurieri.

martedì 31 marzo 2020

La Congrega. Capitolo 8 - A caccia nelle paludi

Dubbi

Portarono in salvo il cacciatore salvato nella grotta e ripartirono subito per Leilon.
Non sapevano cosa pensare...Violet, che faceva spesso visita a Ygor...forse era proprio lei che faceva finta di curarlo e lo avvelenava, o lo aveva maledetto in qualche modo, per eliminarlo.
Forse voleva rivelarsi come la sua gemella e senza di lui il patrimonio Thorpentoff sarebbe stato suo...
O forse dietro tutto questo c'era la terribile megera notturna che l'aveva generata?

Violet

Tornati a Leilon puntarono subito alla Locanda, cercando Violet.
La giovane stava servendo alcuni tavoli e li raggiunse.

Con poco tatto le intimarono di parlare, ma Violet nonostante la sua natura era solo una ragazzina ed era molto turbata e spaventata da quell'approccio minaccioso... li pregò di uscire e parlare fuori e poco dopo li raggiunse.
Ammise di sapere la sua natura, e raccontò che all'inizio era invidiosa delle ricchezze di Ygor e anzichè curarlo, lo maledisse.
Poi, giorno dopo giorno, portandogli finte cure, vedendolo indifeso e debole, qualcosa del suo lato umano emerse e mossa a pietà iniziò a curarlo veramente e a cercare di annullare la maledizione.. ma non riusciva, c'era qualcosa di strano, forse un'altra forza all'opera.
Sapeva che sua madre si nascondeva nella palude, ma non il luogo preciso, inoltre quel luogo era enorme, pericoloso ed era facilissimo perdersi.
Zorestrel però le aveva donato un medaglione, che a suo dire l'avrebbe condotta lungo la strada giusta, anche se non sapeva come.
Osservando lo strano pendaglio rotondo, capirono con orrore che poteva trattarsi dell'Occhio della strega.
Le chiesero di accompagnarli, ma si rifiutò, e offrì loro il pendaglio.
Con i loro tipici modi diplomatici la...convinsero, e si diressero verso le paludi con la poveretta legata.

Le Paludi


Individuarono quello che poteva essere un sentiero o comunque una striscia di terreno un po' più solida in quel mare cedevole e melmoso, fatto di alghe e fanghiglie salmastre, coperto da una coltre di bassa nebbia che rendeva tutto piatto e uguale.
L'atmosfera era tetra, la nebbia ovattava i rumori di varia natura che provenivano dalle creature che abitavano quella palude. Esseri guizzanti, o sguscianti, o invisibili sotto la melma.
E le zanzare.. quelle maledette zanzare che non davano tregua.
Si fermarono a studiare l'artefatto, ma senza capirne il funzionamento o come diavolo li avrebbe guidati.
Poteva sembrare una umile collana di viticci intrecciati, che si univano in una sfera ricavata da un..frutto secco e rotondo? O era legno? Lucidato con colori verdi e marroni, ma a ben vedere, ora che sospettavano si trattasse dell'Occhio della Megera, ci vedevano un vero occhio umano, trattato o vetrificato in qualche modo.
Non sembrava comunque molto utile per capire dove dirigersi.

Si affidarono così all'affinità con la natura di Breena, che provò a guidarli lungo le vie più sicure, ma alla fine della giornata non avevano ancora avvistato nulla di interessante o nessun segnale rivelatore della presenza della Strega.

Si accamparono, e durante la notte il riposo fu interrotto da alcuni troll, che per fortuna vennero depistati da uno stratagemma magico di Dhorna prima che si avvicinassero troppo al campo.

Ripresero a vagare per la palude, assillati dalle zanzare e disorientati dalle nebbie, finchè non notarono qualcosa: i resti di un focolare.

Era il loro.
Avevano viaggiato in tondo.

Aran tirò fuori di nuovo l'occhio. Teneva quello strano amuleto per l'estremità della funicella, lasciandolo dondolare e scrutandolo per capire quale diamine fosse la chiave. Forse si illuminava? Telepatia?

Poi notò che se lo ruotava in una direzione qualunque, comunque l'occhio incastonato girava mantenendo una direzione ben precisa.
Una bussola!
Una specie di dannata, orribile e disgustosa bussola!

Ripresero il cammino, cercando di mantenere la direzione in cui l'occhio guardava, e dopo mezza giornata tornarono a mettere i piedi su sprazzi di sentiero più solidi..anche se mezzo sprofondato e con parecchi bivi.

Da una vecchia torretta d'avvistamento, Breena vide più a nord le rovine di un piccolo tempio. Era la prima traccia di civiltà da 2 giorni. Ed era la stessa direzione puntata dall'occhio.

Evitarono le zone più velenose e mefitiche, facendo ampie deviazioni, fino a finire (a causa della solita brama di tesori o oggetti luccicanti a dire il vero) nelle grinfie, o meglio nei tentacoli di un Otyugh.

Sconfitto quel fastidioso mangiatore di detriti, proseguirono fino a sentiero, ora più ampio, che portava dritto alle rovine.

Qualcosa di invisibile ed enorme però era in agguato, e camminava avanti e indietro, come se pattugliasse la zona d'ingresso.
Si avvicinarono piano e con un sortilegio di dissoluzione della magia annullarono l'invisibilità di una enorme mostruosità bipede simile ad un incrocio tra un umanoide e un rospo demoniaco: uno Slaad.
Uno Slaad verde, per la precisione. E si trattava di un avversario formidabile... ma Violet suggerì che serviva Zorestrel doveva esser perchè lei aveva preso la sua Gemma del Controllo..una pietra preziosa che, si diceva, si trovava originariamente nel cervello degli slaad...
Barattarono così la libertà dello Slaad, promettendogli che avrebbero strappato la gemma dalla megera per restituirgliela, col passaggio incolumi.
Non so se fu fortuna, la benedizione di qualche divinità o solo l'abilità oratoria, ma la cosa funzionò

Avanzarono dunque salendo gli alti scalini su una collinetta dove sorgeva un piccolo tempio in rovina..un po' stretto come nascondiglio per Zorestrel, e infatti una volta spalancata l'antica porta, nella sala sorretta da imponenti colonne di granito nero e consumato dal tempo, notarono subito una larga scalinata che scendeva nel sottosuolo, vero cuore di quelle rovine...
Se l'Occhio della Megera aveva anche poteri divinatori e scrutatori come sospettavano, di sicuro si era già preparata alla loro visita...

Prestando attenzione a eventuali trappole, iniziarono a esplorare.
La fine di questa storia si avvicinava...