venerdì 31 maggio 2024

RETURN OF THE STORM MAIDEN (53)

CAPITOLO 53 - MARI TEMPESTOSI

"L’ignoranza è un baratro e la conoscenza è il ponte." (Vestress, reggente di Ascarle)

Il Nasello Spiaggiato veleggiava verso sud-sud-est insieme alle poche navi rimaste a Gundbarg ancora in grado di salpare.
Alla ciurma si erano unite le monache-guerriere e come al solito Alina, desiderosa di esser presente per vendicare il padre.
Davanti a quell'infinita linea grigio-blu del mare invernale, ognuno era immerso nei propri pensieri e nelle proprie battaglie mentali, cercando di pensare (o non pensare in certi casi) a cosa li aspettava...

Il primo giorno trascorse tranquillo, per quanto possano essere tranquilli quei mari invernali.
Solo qualche banco di ghiaccio vagante, e qualche detrito portato dalla corrente, frutto di chissà quale battaglia precedente.
Quella notte Adelius provò ad entrare nei sogni e cercare Shid'anian, ma senza successo.

Il secondo giorno iniziò sotto cattivi auspici: per quanto il cielo fosse oppresso da pesanti e minacciose nubi grigie, il mare era incredibilmente piatto e calmo, e il problema principale era l'assenza di vento.

Adelius trasformò Gelrish in una gigantesca balena, che aiutò a dare propulsione alle imbarcazioni, in modo da riuscire comunque a tenere un minimo di rotta.
Sott'acqua, nella sua forma di cetaceo, Gelrish notò che il livello del mare sembrava abbassato.
C'erano anche pochissimi pesci, e quei pochi erano diretti dalla parte opposta alla loro.
Quando la metamorfosi terminò, per fortuna si era alzato un minimo di vento e una leggera corrente nell'acqua.
Poi la notarono.
Una lunga linea bianca all'orizzonte.
Non poteva essere una costa innevata.
Forse era un banco di nebbia compatta. O nubi basse?
Con un brivido, aguzzando meglio lo sguardo, Ishmael comprese... era un'onda.
E' estremamente difficile quando si è in mare, sballottati dalle onde, accorgersi di un terremoto, per quanto potente sia. Ed evidentemente c'era stata qualche scossa e ora il mare propagava quelle onde mortali aprendosi in una circonferenza distruttiva anche verso di loro.

Anche le altre navi se ne accorsero.
Tutti manovravano nel panico, cercando di allineare la prua all'immensa massa d'acqua in arrivo, fissare o eliminare tutti gli oggetti liberi sul ponte e trovare il modo di non farsi sbalzare via.
Più si avvicinava, più si capiva la sua velocità e la sua altezza smisurata.
Incombeva su di loro, davanti a loro... e un attimo dopo lo schianto.
Adelius provò ad erigere un muro di protezione, mentre Lyandria fece appello alla magia per modellare l'acqua, ma il Nasello subì il colpo, prima una frustata verso l'alto, e la pressione verso il basso, come un maglio.
In tanti vennero sbalzati, e Adelius perfino fuori bordo.
Provò a usare un incantesimo di levitazione per issarsi fuori dall'acqua ma la seconda onda, non meno impressionante della prima era già pronta a colpire e gli fracassò alcune costole nell'impatto.
Il Nasello ancora una volta venne parzialmente salvato dall'incantesimo di Lyandria.
C'era già una terza onda, forse più piccola ma ugualmente distruttiva che stava arrivando.. videro che il pennone, insieme alla polena e parte della prua, era già mezza devastata, e la povera nave rispondeva con scricchiolii sinistri a quelle sollecitazioni.
Ishmael salvò alcuni marinai, mentre Madian si era tuffata coraggiosamente per raggiungere Adelius, ma intervenne prima la magica cavalcatura evocata da Lyandria, un pegaso che trasse in salvo entrambi prima di sfrecciare in alto ed evitare l'ennesima onda.

Lentamente lo tsunami si placò, lasciando navi ed equipaggi stremati.
Sembrava una flotta di relitti fantasma.
Si misero tutti subito al lavoro per rimettere in sesto i vascelli, e per fortuna il Nasello, con la sua maledizione, diventò realmente un vascello fantasma al sopraggiungere del crepuscolo.
In quella forma spettrale soffriva meno il mare e riuscirono a ripararlo più facilmente, e ad evitare la tempesta che come un colpo di grazia stava ora arrivando.
La navigazione era comunque difficile, con quella coltre a coprire le stelle, da sempre il più tradizionale e affidabile strumento di orientamento.
All'alba purtroppo la tempesta non si era placata e il Nasello tornò alla sua forma materiale affrontando con le altre navi la crescente bufera di vento, pioggia gelata e onde impazzite.
Si faceva fatica a parlare, in quel venti ululanti, e pareva che cielo e mare si fossero uniti in un unica entità infuriata contro quelle povere navi.
Fu Murray a scuotere Gelrish e a fargli trovar la forza di invocare Valkur.
Se non ora quando, quella divinità protettrice dei naviganti nordici, aveva il dovere di intervenire?
E tutto attorno alla piccola flotta, lentamente, la tempesta parve placarsi.
Gelrish sentì il potere attorno a lui.
Il formicolìo di una energia che gli ridiede fede e morale.
E mentre tutto attorno la tempesta proseguiva, loro potevano avanzare in una bolla di tranquillità, fino a che finalmente qualche ora dopo il tempo si placò.

Il giorno dopo all'orizzonte non comparve qualche altra disgrazia, ma questa volta erano vele. I Vessilli di Gundarlun, di Re Olgrave, di Ruathym e Holgerstead.
Erano riusciti a riunirsi al resto della flotta già in mare da tempo.
Una nave piena di irsuti e bellicosi hamfriggan si accostò e tra loro un raggiante Baandulf li salutò energicamente.
Poco distanti le squadrate e sgraziate navi dei nani di Rethgaard.
Dalla nave della Prima Ascia Wedigar, proveniente da Holgerstead, balzò invece a bordo una loro piccola conoscenza: Brandoban Billandis Arcibinden Febblerius Copperpot, che per amor di brevità ora chiameremo Brando.
Lo gnomo conosciuto tempo fa a Vikgaard, quando cercavano le origini di Verania, non aveva dimenticato la loro richiesta d'aiuto, e aveva cercato alcuni eruditi gnomi per cercare di dare una mano in qualche modo.
Anche se non conoscevano il segreto della polvere nera, avevano inventato una sorta di barile esplosivo imbottito di alcune palle di fuoco ritardate, tenute in stasi da qualche diavoleria di rune e meccanismi, e bastava rompere il sigillo di ceralacca e dopo qualche istante...BOOOMMM!
Era senza dubbio un dispositivo pericoloso per la loro stessa incolumità, ma poteva esser utile e Brando fu fiero di donarlo ai nostri eroi.
Era bello rivedere volti conosciuti, e la flotta diventare più imponente man mano che si aggiungevano navi.

Il giorno successivo anche la nave di mercenari di Mintarn risalente su dalle Norland giunse nella flotta con Maran e Galdran.
Quella notte, Lyandria chiese aiuto ad Adelius per sognare in qualche modo se stessa, e cercare di entrare in contatto col brandello di anima che ospitava.
Riuscì realmente a contattare Hergatha, anche se la donna ripeteva spesso frasi uguali e diceva di esser spezzata. Lyandria voleva cercare di capire cosa fare con lei, e farsi aiutare anche nell'imminente scontro. La Storm Maiden la mise in guardia dicendo che Ydaach'Nar, avendo divorato quasi tutta la sua anima, avrebbe usato questa connessione per usarla contro di lei.
Quel sogno lasciò molti dubbi alla giovane capitana.
Sotto un cielo cupo e freddo, venne il giorno del piano.
La flotta si divise per assalire e sradicare i cultisti del demone dalle piccole isole di quegli arcipelaghi selvaggi, sperando di attirare tutte le creature comandate da Ydaach'Nar.
Il Nasello doveva sfruttare il momento propizio e cercare quell'entità. La nave di Maran restò d'appoggio alla loro, per proteggere chi restava in superficie, mentre i volontari si immergevano nell'ignoto.
Ancora mezza giornata di navigazione e sarebbero giunti in corrispondenza del punto individuato sulla mappa che contrassegnava la zona d'affondamento della Danzatrice Rossa.
E si sperava che Ydaach'Nar fosse la sotto.

venerdì 24 maggio 2024

RETURN OF THE STORM MAIDEN (52)

CAPITOLO 52 - L'ULTIMA NOTTE

"Difficile e Impossibile sono cugini che vengono spesso confusi l’uno con l’altro, ma hanno pochissimo in comune" (Sorella Madian)

L'ultimo giorno a Gunbdarg trascorse frenetico.
La città era venne rimessa in sicurezza e ripulita e il grosso della forza lavoro si concentrava per rimettere in funzione i moli.
Dalla fortezza sciamavano araldi e messaggeri come formiche e la frenesia era in contrasto con l'immobilismo del povero Gelrish, scosso e svuotato per la perdita di Shid'anian.

Verso sera gli avventurieri tornarono alla Fortezza, dove era in corso un ultimo incontro prima dell'inizio del piano.
Si erano persi gran parte degli aggiornamenti e il figlio di Re Olgrave fece un riassunto degli ultimi dispacci.
La flotta residua di Ruathym aveva accettato di unirsi a quella di Gundbarg, e stavano già navigando nella zona convenuta.
Si diceva che ci fosse anche una nave piena di hamfriggan a dar man forte.

Anche dall'arcipelago di Korinn le notizie erano buone, o almeno in parte: Verania aveva scovato e sconfitto Padre Haesten, l'ultimo Uditore, anche se a caro prezzo.
Si diceva che fosse stata ferita gravemente e ci avesse rimesso gran parte della ciurma.

Era dalle Norland che invece non arrivavano affatto buone notizie: Re Rault non avrebbe partecipato con la sua flotta a causa di tumulti interni e scontri con una frangia di cultisti che era rimasta fino ad allora nascosta.
La notizia che agghiacciò tutti però era che tra le vittime risultava Siberrin La Fiera.
Nel caos di notizie incontrollate, qualcuno aveva provato anche a far ricadere la colpa su Runthem lo Sciancato, il nipote maschio di Rault, che si diceva fosse geloso e timoroso del potere di Siberrin.
Soltanto una nave aveva quindi lasciato Rogarsheim per unirsi alla flotta: la nave mercenaria delle Mintarn con a bordo Maran e Galdran.

Nella salone dove erano riuniti c'era anche Sorella Madian, a capo delle monache guerriere di Istishia, conosciute nella missione della Conchiglia, che attese la fine dei discorsi per avvicinarsi a Lyandria e compagni e chiedere di unirsi al loro equipaggio per aiutarli in quell'ultima difficile missione.
Sosteneva che insieme alle sue Sorelle avrebbero potuto proteggerli con qualche preghiera o benedizione, in quella discesa ignota e profonda verso il relitto.
Chiese anche della reliquia di Istishia che aveva "prestato", generando il panico e una ondata di bugie e giustificazioni inventate.
Che fosse stata convinta o meno, non lo diede a vedere ma reagì con estrema filosofia.

Il piccolo Olfrand, il figlio minore del Re, fece capolino da una porta lasciata aperta, e fece commuovere i presenti quando donò un oggetto della scomparsa Victarine agli avventurieri: era una gemma luminosa.
Avrebbe potuto esser utile nel buio degli abissi marini.

Otegard Redaxe e lo sciamano Occhioverde fissarono negli occhi gli avventurieri, come per assicurarsi che fossero consci dell'impegno che gli veniva chiesto e che tutti avessero chiara la posta in gioco.
Il giovane Otegard era riuscito non si sa come a scrollarsi di dosso la sua indolenza e la sua voglia di locande, musica e avventure, e il peso dell'assenza del Re lo aveva fatto invecchiare di diversi anni in pochi giorni, ma ora sembrava un altro. Ora sembrava pronto a decidere.
L'assemblea fu sciolta.

La notte era calata quando lo sparuto gruppo di jarl, consiglieri e ufficiali rimasto a Gundbarg si disperse nel cortile della fortezza.
Adelius si intratteneva ancora nel salone con alcune guardie cercando di far proseliti al dio dei sogni, che nella fattispecie riteneva se stesso, mentre Ishmael raggiunse le altre monache-guerriere radunate ora nel cortile provando a convincerle a tirare su il morale a Gelrish
Il dragonide blu tuttavia aveva altri programmi.
Insieme a Lyandria si erano infiltrati nei sotterranei, ed evitando gli inservienti erano giunti alla cantina.
Ad attenderli, tra barili di birra, vini sembiani e liquori, un ottimo barilotto di Verde di Mintarn con cui trascorrere la notte...
Adelius poi, in barba alle superstizioni e alla diffidenza sulla magia radicata in quelle terre, eresse una torre magica grazie ad un potente incantesimo che faceva comparire un luogo magico per riposare.
La notte di Lyandria fu agitata.
E non solo a causa del Verde di Mintarn, ma di un sogno in cui Nuban le spiegava che era troppo debole e per evitare che il suo potere venisse assorbito da Ydaach'Nar si era dovuto ritirare nel piano primordiale dell'acqua.
Non avrebbe più potuto donarle i suoi poteri, ma la invitava comunque ad aver fede, e a continuare a credere nel giuramento del mare, e i suoi poteri sarebbero arrivati tramite quello...
Sofferente, venne riscossa da quel sogno da un assonnato e confuso Gelrish, e provò a spiegargli quello che le stava accadendo, per poi raggiungere gli altri alla reggia magica di Adelius.

Era l'alba, e guardando verso il molo alcuni poterono assistere all'inquietante immagine di una nave che compariva quasi dal nulla, come una nave fantasma.
Non era facile abituarsi al potere del Nasello Fantasma.
Si incamminarono al porto, incontrando in un vicolo la solita misteriosa Marla che rivelò confuse informazioni carpite da cultisti interrogati (non volevano immaginare con quali metodi).
Forse non tutti gli uditori erano stati eliminati. O forse erano quattro. O forse erano tre ma Herghata non era di questi tre... o forse erano solo subdole trappole e indizi falsi che quel demone lasciava appositamente...
C'era comunque da riflettere...

Giunsero al Nasello.
Il momento di salpare era giunto.
Era una missione difficile, forse mortale, e poteva esser l'ultima volta che lasciavano Gundbarg.
L'ultima notte trascorsa li.
L'ultima volta che salutavano i loro amici.
L'ultima volta che questi mari erano ancora liberi.

mercoledì 15 maggio 2024

RETURN OF THE STORM MAIDEN (51)

 CAPITOLO 51 - DISTRUZIONE E LUTTO

"Vincere non ti insegna nulla, vedi cosa è veramente un uomo quando perde" (Re Rault il Saggio)

Le lerce e strette viuzze di terra battuta terminavano in una piccola piazza cinta da antichi e malconci edifici e dal cortile di un orfanotrofio con le insegne di Ilmater.
Si trovavano in una città piuttosto grande, ma i bassifondi si assomigliano un po' tutti ed era difficile dire quale fosse. Guardando verso est, si vedeva una montagna svettare, priva di punta, come se una immane esplosione l'avesse aperta.
Un vulcano? Il monte Hotenow? Era dunque Neverwinter quella?

Ishmael, seguito da Adelius, era li.
Non era reale, erano in un sogno: il sogno di suo fratello Kragen.
Ed era forse lui quella figura scheletrica e incappucciata che dopo aver lasciato forse delle monete ad una accolita di Ilmater? E quanto somigliava a Mara quella giovane?
La ragazza cercò di scoprire l'identità del benefattore, ed era questo il sogno..o meglio, l'incubo di Kragen in quel momento. Non voleva esser riconosciuto da lei.
Ishmael ovviamente ignorava il perché, ma decise infine di intromettersi, per parlare finalmente col fratello.
Non c'era quel gran calore tra i due, ma Adelius poteva percepire comunque un forte legame.
Ishmael, per verificare le teorie di Lyandria, chiese informazioni sulle anime e sulla possibilità di salvare o ripristinare quella di Hergatha, il piccolo brandello rimasto in Lyandria.
Adelius scambiò anche pareri e domande sulla possibilità di inibire o annullare i poteri di Ydaach'Nar sui non-morti.

Sulla Spina Avvelenata però era quasi l'alba e l'equipaggio si stava svegliando. Il sogno terminò. E Marla era già sul ponte per prelevarli.
Dujek fu nominato vice-capitano in assenza di Lyandria e compagni, e la nave avrebbe atteso li.
Marla li incappucciò perché non vedessero la vera sede del covo che la sua organizzazione aveva ad Hammerstaad.
Li condusse fino ad uno spoglio scantinato dove era tracciato un rozzo cerchio del teletrasporto.

Varcata la soglia, in un attimo si ritrovarono nelle ormai familiari fogne di Gundbarg.
Risalirono dalla via già nota, sbucando vicino al porto.
La cosa strana era che dalla superficie non giungevano rumori: se si erano aspettati un assedio o battaglie ancora in corso, beh, Li accolse il silenzio.
Il silenzio nella sua forma più pura: il suono dell'assenza, della distruzione, del vuoto...il suono della morte.
Quella parte di Gundbarg era in rovina, quasi irriconoscibile rispetto a come la ricordavano.
Poi notarono qualcosa di ancora più inquietante: pochissimi corpi. pochissimi cadaveri.
E segni che qualcuno o qualcosa aveva trascinato i caduti in acqua.
Un macabro e pericoloso dono a Ydaach'Nar, che continuava a recuperare potere.

Adelius pizzicò un ladruncolo halfling che si era riempito di provviste, ma era difficile dargli torto in quello sfacelo.
Il mezzuomo raccontò sommariamente gli ultimi eventi, e con sollievo scoprirono che quanti avevano potuto si erano rifugiati nella fortezza.
Raggiunsero la Fortezza senza incontrare altre anime vive, e dopo qualche ritrosia Olfrand, il figlio minore di Re Olgrave, li riconobbe e fu abbassato il ponte levatoio per farli entrare.
Ainolf Occhioverde sembrava sollevato nel rivederli e li portò al cospetto dell'attuale reggente in assenza del Re: suo figlio Otegard.
Su quel ragazzo gravavano responsabilità che non era pronto e forse neanche intenzionato a prendersi. Lui amava l'arte, la musica, l'avventura e le donne.
L'assedio aveva steso su di lui un velo di cupezza e preoccupazione che neanche la vista degli amici avventurieri sciolse.
Insieme a lui, nella Sala delle Udienze, il consigliere Grundaf e un ferito e malconcio Bethod lo Zoppo.
Lo sciamano Occhioverde raccontò più nel dettaglio cosa era accaduto: un esercito di affogati, dopo aver marciato sul fondale era emerso verso sera seminando il panico.

Superata la sorpresa e le difficoltà iniziali ad organizzarsi con le poche truppe rimaste che non erano in mare con Re Olgrave, i coraggiosi northlander avevano reagito respingendo gli assalti fino a quando giunsero altri morti, e anche orribili progenie abissali, insieme a Cultisti del Vortice con un loro terribile canto.
A quel punto la decisione più saggia era stata arretrare cedendo terreno e barricarsi nella fortezza.
Occhioverde, in forma di falco, aveva tenuto d'occhio la situazione e nel buio della notte e della tempesta aveva infine scorto una enorme massa emergere dal mare, e spazzare via le macilente navi dei cultisti e buona parte dei morti che presero a sciamargli attorno.
Difficile dire cosa fosse successo, non riuscendo a vedere quasi nulla, ma quella cosa aveva interrotto l'assedio.

Vista la situazione, stavano predisponendo squadre di miliziani per riaprire la Fortezza e uscire a battere quartiere per quartiere eliminando pericoli residui e riprendere pieno possesso di Gundbarg.
Per i nostri eroi però c'era un compito più pressante.
Otegard raccontò che durante l'assedio, quella testarda di sua sorella Victarine aveva abbandonato la Fortezza insieme ad alcuni soldati e a Shid'anian per andare a soccorrere chi era rimasto attardato al Porto Vecchio.
Mirava a condurli lungo alcuni passaggi fognari per evitare il caos in superficie.
E non era ancora tornata.
Il cuore di Gelrish si fermò.
Shid'anian in pericolo.
Come nella visione indotta da Ydaach'Nar.

I quattro partirono subito per i vecchi moli cercando una traccia o qualunque elemento aiutasse nella ricerca.
Buona parte dei vecchi edifici in legno era stata sconquassata da qualche onda anomala, e lo stesso per i moli e i residui pescherecci.
Addentrandosi nella zona di ricerca, capirono che non erano soli: orribili corpi gonfi di nordici affogati, pirati o marinai, emersero dai detriti insieme ad un umano orrendamente mutato da tratti abissali.
Quegli putridi avversari assaggiarono presto la rabbia di Gelrish e compagni e furono eliminati senza troppi danni.
Vicino ad una bottega di reti da pesca, ecco finalmente una rampa in discesa a ridosso di una massicciata di pietra, e una griglia arrugginita e divelta dove numerose tracce indicavano che parecchia gente era entrata li sotto... uno degli ingressi del rudimentale sistema fognario cittadino.

Scesi nei tunnel, individuarono facilmente i segni del passaggio lasciato da un gruppo numeroso di fuggitivi, e avanzarono cautamente tra i vari condotti principali, in quella melma fredda e quasi ghiacciata.
In una sala più ampia, che collettava vari canali, trovarono numerosi non-morti distrutti e carbonizzati, disposti quasi in cerchio.
Al centro stavano i resti di chi si era sacrificato per attirarli e farli saltare. Nel ghigno di sfida di quel corpo bruciato, si vedeva un dente mancante... un indizio che gelò il gruppo: era Victarine.
La coraggiosa, insolente, ribelle figlia di Re Olgrave si era sacrificata dando fuoco ad alcuni barili di olio di pesce e pece stoccati li sotto.
Dalle tracce ere evidente che il gruppo aveva proseguito la fuga, e nonostante il gesto di Victarine, altri inseguitori avevano proseguito la caccia.

Giunti in una zona dove l'acqua era più alta, i quattro avventurieri furono assaliti da altri mostri emersi all'improvviso.
Non era esattamente il terreno più favorevole per uno scontro, ma anche questa volta se la cavarono, animati dalla rabbia per la morte dell'amica.
Proseguirono lungo altre gallerie e in uno slargo circolare i segni di un altro sacrificio: numerosi pezzi di non-morti e progenie abissali ancora mezzi congelati, in una deflagrazione di ghiaccio che si era estesa in tutta la zona.
Qualcuno dotato di grandi poteri magici li aveva attirati su di se per far fuggire i popolani. 
Poteva esser stata solo Shid'anian.
Di lei però non c'era traccia e Gelrish si sentì morire.

Svoltando oltre alcune gallerie mezze intasate di detriti, trovarono delle scale che risalivano. Le tracce suggerivano che numerose persone si erano accalcate per risalirle.
Sbucati nuovamente in superficie, si trovarono di fronte ad una piccola caserma della milizia.
L'aria era intrisa di legno bruciato e c'erano diversi piccoli incendi qua e la, compresa un'ala della caserma.
All'ingresso del cortile erano ammassati tavoli, carretti e altri detriti di legno a formare una barricata, e in giro si vedeva solamente qualche zombie residuo che vagava senza meta e che fu subito abbattuto.
Entrarono cautamente nel cortile, e dal corpo di guardia principale giunse un ammonimento a fermarsi.
Una volta chiarito che non fossero altri mostri, ma i loro salvatori, i rifugiati sbucarono dalla porta barricata.
C'erano alcune guardie, e qualche soldato della fortezza, ma per il resto erano un gruppo sporco e spaventato di vecchi pescatori, donne, bambini e altri abitanti di quella zona del porto.
Tra di loro non c'era Victarine, ma questo già lo sapevano.
Ma non c'era neppure Shid'anian, e dissero tristemente che dopo esser rimasta indietro per fermare gli inseguitori, non era più risalita per raggiungerli.
Qualcosa in Gelrish si spezzò per sempre.
Da uno stanzino laterale vicino alle stalle sbucò improvvisamente anche Virga, l'attendente del Re, anche lei giunta a cercare di aiutare Victarine.
Gelrish avrebbe voluto tornare nelle fogne a cercare ovunque, ma quel gruppo vulnerabile doveva esser portato in salvo.
Insieme a Virga li guidarono alla fortezza, dove incontrarono nuovamente Otegard per dargli le pessime notizie.

Quel lutto diede nuova forza al ragazzo, e insieme a Occhioverde cominciarono a studiare un piano per porre fine a quella follia.
Gli avventurieri rivelarono di aver scoperto il luogo dove forse giacevano le spoglie fisiche del Demone, una zona di mare molto profonda, ma il vero problema era che ogni piano era rischioso e ogni perdita giocava a favore di quel bastardo.
C'erano varie proposte, tutte rischiose, e alla fine Otegard ispirandosi ai suoi trucchi da taverna tirò fuori forse il piano migliore: attirare lo sguardo e sperabilmente anche le forze di Ydaach'Nar con una succulenta preda, mentre la ciurma di Lyandria si sarebbe immersa per distruggerlo.
La "preda" era costituita dall'unione delle flotte delle varie isole, che avrebbe veleggiato verso le Ossa di Balena e l'arcipelago di Korinn con la scusa di distruggere tutti i cultisti rimasti.
In quel modo si speravaa che gli avventurieri avrebbero trovato Ydaach'Nar sguarnito, senza nugoli di affogati a difenderlo.
Per quanto semplice, non era affatto male come piano.
Otegard accennò anche a delle monache-guerriere di Istishia che erano giunti in città a cercarli, e forse potevano aiutarli.
Ogni alleato era una risorsa. Anche chi fino a poco tempo fa era stato nemico.
Andava radunata ogni forza possibile.
E chissà se nel frattempo Verania era riuscita a vendicarsi uccidendo l'altro Uditore.

Prima di mettere in atto la macchina organizzativa, il gruppo tornò ai moli a cercare il Nasello Spiaggiato e parlare con Ploppa.
Il tartarughesco "Ammiraglio" raccontò a Lyandria quel che aveva visto la notte precedente.
A salvare Gundbarg era stato un enorme Zaratan, che era emerso distruggendo le imbarcazioni di fortuna dei cultisti e spazzato via numerosi affogati.
Tutti gli altri assalitori della città conversero su di lui, ammassandosi come formiche sull'enorme figura cercando di straziarne piccole parti fino a che, in un enorme vortice ribollente e sfrigolante di energia magica, lo Zaratan sparì, come in un portale.
Era Il Grande Nuban. Lyandria ne era certa.
E anche Ploppa ora ci credeva.



venerdì 3 maggio 2024

RETURN OF THE STORM MAIDEN (50)

CAPITOLO 50 - VISIONI, INCUBI E PRESAGI

"Prima di bruciare i ponti, un uomo dovrebbe imparare a nuotare" (Sciamano Ulf)

Il freddo vento del nord frustava il tempio in rovina dove si era appena conclusa la battaglia con i cultisti. Ce n'era ancora uno vivo, che venne interrogato ma ottenendo poche reali informazioni dalla sua mente plagiata, se non un inquietante riferimento ad una "mietitura".
Nel frattempo la mente di Ishmael aveva accusato il colpo di quel canto dritto nel cervello, e sembrava ora preso da una strana ossessione per una collana di Lyandria, ritenendola fondamentale per le proprie fortune.

Gelrish tornò in acqua e recuperò la testa dell'Uditore per provare a interrogarla.
Nell'acqua anche lui sentì di nuovo nella testa una cupa voce, strane promesse, e inquietanti presagi.
Se non fosse stato per la sua fede in Valkur, forse si sarebbe abbandonato a quella follia, ma il suo dio soffìò via quelle immagini, aiutandolo a riprendersi.
Adelius usò nuovamente il sortilegio per conferire con i morti e la testa parlò.
Nonostante non avesse alcun motivo di collaborare con i suoi uccisori, fu piuttosto lieto di gettarli nello sgomento rivelando che l'isola di Gundarlun era sotto attacco.
Onde di panico saettarono tra gli avventurieri, pensando alla città e agli amici lasciati li, ma Gundbarg era a giorni e giorni di navigazione, come raggiungerla in fretta?
Adelius provò a invocare il fratello, e anche il potere del Figlio di Yggdrasil, ma senza esiti.

Tornarono ad Hammerstaaad e li Lyandria prese le redini della situazione, arringando la folla e mostrando la testa di una progenie abissale per convincerli, parlando del pericolo incombente e incitando chi era in grado a unirsi alla battaglia contro la misteriosa minaccia.
Dopo che una parte dei presenti parve convinta e cominciò ad organizzarsi, un solitario applauso quasi sarcastico sorprese i nostri eroi alle spalle: era Marla Tide, seduta su alcune casse, con le flessuose gambe dondolanti e gli occhi arrossati dal fumo di quel fastidioso sigaretto marrone da cui pareva non separarsi mai.
Disse che era qui sia per loro che per l'Uditore, apprendendo di esser quindi arrivata tardi per quest'ultimo.
Anche lei fu sorpresa di sapere dell'attacco a Gundbarg, e li informò poi delle ricerche di Vestress, la illithid conosciuta ad Ascarle, su entità simili a Ydaach'Nar e altri casi di frammenti di antichi dei.
Secondo Vestress il misterioso avversario non era insidioso da affrontare dal punto di vista fisico, visto che probabilmente non aveva un corpo e forse non poteva ancora neppure muoversi. In fin dei conti era un pezzo di corpo cristallizzato.
Ma li metteva in guardia su tutte le altre capacità e presentunte resistenze che poteva avere.
Conoscendo la rete di agganci e capacità della Società del Krakern, agli avventurieri non restò altra scelta che implorare Marla di portarli a Gundbarg rapidamente.
La donna, scocciata, acconsentì, ma per per usare il potere del teletrasporto disse di dover riposare. L'appuntamento era per l'alba.

Stavano tornando verso la Spina Avvelenata quando Gelrish avvertì un messaggio mentale da Ploppa, che a quanto ne sapevano dopo il successo nel fermare l'avanzata di Re Olgrave, si era unito alla parte di flotta che tornava verso Gundbarg.
"Siamo in vista di Gundbarg: è come una immensa grandinata su un campo di teneri ananas"
La sua voce, per quanto fosse bizzarra la metafora, confermò quel che temevano: l'attacco alla capitale di Gundarlun era vero.
Passarono dunque la notte a bordo della Spina Avvelenata, dove si riunirono per fare il punto della situazione e dove Lyandria rivelò finalmente della risposta di Istishia alla sua richiesta di benedizione, e la dura scelta fatta.
Parlò di un complesso piano, teorico e azzardato, per cercare di riportare in vita Hergatha, proprio partendo dal brandello di anima che si era rifugiato in lei.
Un piano che passava dalla sconfittà di Ydaach'Nar, alle ricchezze del tesoro della dragonessa antica Arveiaturace, per finire con le supposte capacità della sacerdotessa Shid'anian.
I suoi compagni si mostrarono molto scettici e dubbiosi a riguardo...in fondo, la storia passata dimostrava che fidarsi di una Stromkir non portava mai ad una bella fine.

Terminata la riunione, mentre si stavano separando per andare a riposare, Dujek segnalò che era tornato quel dannato cormorano messaggero.
Portava un piccolo messaggio dello Sciamano Ulf, che li ammoniva (troppo tardi!) a non far strage di cultisti perchè ipotizzava che erano solo altre anime che finivano al demone in fondo al mare.

I sogni di Gelrish furono agitati, rivide quell'occhio in fondo al mare, udì la sua voce beffarda che gli diceva che avrebbe preso Shid'anian, e mentre fissava quell'occhio ci vide dentro cadaveri.
Cadaveri affogati che emergevano dalle acque, nelle fogne e nel porto della capitale.
Si svegliò con un urlo.
In un'altra cabina, come chiesto da Ishmael, Adelius attuò la sua magia dei sogni per rivivere alcuni ricordi della fuga di Ishmael dal suo capitano, nonché padre, vampiro.
Rivide i suoi compagni di fuga, la tenace Mara, e il saggio fratello Kragen, così simile a Ishmael anche se più esile ed emaciato.
Momenti lontani.
Momenti nostalgici. Mara ormai era sotto terra, ma Kragen forse era ancora vivo dopo esser entrato nella Confraternita Arcana di Luskan.
Nel sogno Ishmael chiese poi ad Adelius di cercare proprio lui, perché c'era bisogno anche del suo sapere... l'avrebbe trovato?

venerdì 19 aprile 2024

RETURN OF THE STORM MAIDEN (49)

CAPITOLO 49 - L'UDITORE E IL CANTO

"Non saremo più il Nulla ma il Tutto, non saremo più gocce ma oceano, non saremo più Nessuno ma Ognicosa" (versetto dei Cultisti)

Lasciarono Hammerstaad seguendo un sentiero che si inoltrava nella selva costiera settentrionale dell'isola, sotto un cielo grigio e vagamente nebbioso, e mentre parlavano tra loro quasi non si accorsero di un bivio.
Decisero di proseguire verso nord, quando Gelrish sentì un leggero fruscìo e un rumore di rametti.
Intercettarono un tizio spaventato, ancor più spaventato dopo che vide che due di loro erano vestiti con le lunghe vesti dei cultisti. Implorò di lasciarlo andare e di non farlo tornare la.
Lo tranquillizzarono e appresero così che era un aspirante cultista, si era fatto affascinare dalle parole e dalle promesse dell'Uditore, ma giunto al tempio si era reso conto che aveva preso un po' troppo alla leggera la cosa, e quelli erano folli, e stavano sacrificando alcuni di loro stessi.
Lyandria gli affidò la sua cavalcatura dicendo di tornare ad Hammestaad e cercare la loro nave: un altro disagiato si andava ad aggiungere alla ciurma!

Mentre ancora stavano parlando con Josef, questo era il nome del cultista fuggitivo, altri rumori dalla bassa boscaglia attirarono le loro attenzioni: disgustosi Lacedon, una variante dei ghoul ma acquatica, li aveva fiutati e ora voleva mangiarli.
Nonostante fossero in buon numero, quegli orridi non-morti ebbero presto la peggio. Soltanto un intoppo nel cammino verso il tempio.

Lyandria riprese le sembianze di un cultista, Ishmael riutilizzò la veste di Josef, e Gelrish, senza travestimento, fu deciso che sarebbe stato fatto passare per un nuovo volontario.
Quanto ad Adelius, fluttuò in aria per tenere d'occhio dall'alto la situazione.

Il sentiero terminava sulla costa rocciosa, e se ne accorsero ancor prima di vederla per l'intenso aroma salmastro delle onde del mare.
Poi videro le mura decrepite del tempio, e due cultisti di guardia che li intercettarono e li condussero dall'Uditore Yavhedren in persona, per portargli Gelrish.
Il tempio era costituito da un grande salone la cui metà scendeva tramite una ampia scalinata in una zona raggiunta dall'acqua, alta meno di un metro, con al centro un altare rotondo.

L'Uditore era un uomo stempiato, con gli occhi da pazzo ma estremamente magnetici.
Non portava armi se non un bastone ornato di alcuni ninnoli e conchiglie, e pregò Gelrish di avvicinarsi, poi gli diede una manata di una strana polvere di cristallo verdognolo in faccia, e gli prese la testa tenendola sott'acqua per annegarlo.

Tutto attorno, i numerosi cultisti, stretti attorno alla scena, avevano intonato un canto basso, di gola, un suono cupo, ipnotico e ronzante, in una lingua che nessuno di loro comprendeva...

Gelrish non riuscì a resistere oltre, e invocando il potere del fulmine, da sott'acqua toccò l'Uditore con una stretta folgorante.
Lyandria, già pronta, lanciò un incanto di paura. Ishmael, che aveva captato il momento, strappò le vesti liberando le armi e prese a falciare i più vicini, che erano sorpresi e allibiti.
Sorpresi...ma stranamente non spaventati. Il loro fanatismo li portava a cantare mentre i loro compagni erano attaccati. Il canto crebbe di intensità.
Dall'alto, piombò Adelius, che aveva smesso di fluttuare e si era lasciato cadere.
Ma ciò che cadde tra i cultisti non era Adelius, bensì un enorme mammuth lanoso, che ne schiacciò alcuni nel pesante atterraggio.

Scoppiò il caos, e i cultisti reagirono.
Alcuni di quelli morti, risorgevano come ben più temibili non-morti affogati o cose ancora peggiori.
Un sacerdote tra loro oscurò una parte della grande sala con un incantesimo, poi addensò una nube sul tempio e prese a tempestarli di fulmini.
I più vicini ai nostri eroi gli si scagliarono contro con daghe o piccole armi.
Gli altri, senza batter ciglio, restavano al loro posto, tutto attorno alla sala, e cantavano.
Una lingua oscura, incomprensibile a tutti e quattro gli avventurieri, una lingua spigolosa, cavernosa e gutturale, probabilmente abissale: la lingua dei demoni. 

E quel canto ora sembrava penetrare nel cervello, nella coscienza, nelle paure più profonde.
Vibrava, talmente basso da sentirlo col ventre più che con le orecchie.
O direttamente nel cervello.
E gli avventurieri vacillarono.
Restarono come imbambolati, per lunghi istanti, preda dei colpi e della reazione degli fanatici del Vortice.
Riuscirono a scuotersi, feriti e assordati, con quel suono nelle orecchie.
Padre Yavhedren si era ripreso dall'incantesimo di paura e provò a reagire ma Gelrish lo colpì con la sua mazza ferrata magica, sfruttandone il potere per creare una esplosione tonante che lo mandò di nuovo a gambe all'aria, per poi cadere quasi sparendo sotto l'acqua in quella zona allagata del tempio.
Lyandria gli fu subito addosso senza quasi dargli il tempo di rialzarsi. Il suo stoccò colpì rapido, di punta, trafiggendo e ritraendosi come la coda di uno scorpione.
Yavhedren non si muoveva più.

Anche se l'Uditore era caduto, restavano ancora decine di cultisti e quell'orribile canto. I nostri provavano a urlare indicazioni o ordini a compagni ma erano tutti ancora sordi.
Il mammuth caricava e schiacciava, mentre Ishmael teneva occupati due o tre di loro e un ostinato affogato.
Nel marasma Yavhedren tornò, risorgendo in forma spettrale, pronto a vendicarsi ma Lyandria fu di nuovo li, insieme a Gelrish, e riuscirono ad abbatterlo nuovamente prima che potesse dar sfoggio di chissà quale altro terribile potere alieno.

Il coro perse di intensità quando la battaglia sfociò in quella zona, alcuni presero a fuggire, altri provarono a difendersi. La voce si ruppe. E con lei il terribile canto.
Inseguirono e uccierso qualche altro cultista prima che Lyandria potesse sbraitare di fermarsi e non accanirsi.
Adelius catturò in tempo l'ultimo, mentre pochi superstiti si sparpagliavano saggiamente in direzioni diverse nella boscaglia.
Il Canto però aveva segnato la psiche di alcuni di loro, Ishmael sembrava strano, ossessionato dal ciondolo di Lyandria..si era convinto che portasse bene e di non potersene più allontanare.
Cercarono di calmarlo e intanto avevano anche il prigioniero per fargli ancora qualche domanda.
Era tornata la calma. E gli unici rumori erano le onde e i loro respiri ansimanti per la fatica dello scontro.
Ogni tanto però, guardavano verso le acque agitate, come a temere di veder sbucare qualche altra mostruosità.
Però ce l'avevano fatta: il Vortice aveva subito un duro colpo.
E con lui i subdoli piani di Ydaach'Nar?

sabato 13 aprile 2024

RETURN OF THE STORM MAIDEN (48)

CAPITOLO 48 - L'ULTIMO BRANDELLO DI UN'ANIMA

"Non conosciamo mai veramente noi stessi, né chi abbiamo accanto. Possiamo definirci in molti modi, ma alla fine sono le nostre scelte davanti a un bivio a mostrare chi siamo...o cosa siamo." (Sciamano Ulf)

Quando uscirono dalla stanza della mappa nuovamente su quella aguzza punta rocciosa, ora che avevano ottenuto ciò che cercavano, con più calma curiosarono quelle rovine, soffermandosi sul piatto spiazzo roccioso che ospitava, circondato da monconi di colonne cadute, un malconcio altare e scrostate pitture.
Non si capiva neppure se fosse un sole stilizzato o una rosa dei venti.
Alla fine dedussero che in origine doveva trattarsi di un santuario ad Akadi, la dea dei venti.
Adelius, che era una progenie dell'elemento dell'aria, era piuttosto attirato da questa cosa e insieme a Gelrish provarono a omaggiare la Dea con un rituale che ridiede lustro a quell'altare.
Non accadde nulla di particolare, se non un aumento del vento, ma lassù in cima era normale. In effetti però, rientrando verso la barca, si sentivano più leggeri.

Risaliti sulla Spina Avvelenata dopo un breve conciliabolo, nonostante ora conoscessero una probabile posizione su cui indagare, decisero di partire direttamente per Hammerstaad, alla ricerca di uno degli Uditori, senza ulteriori distrazioni e passaggi dalla capitale di Ruathym.
Ipotizzavano che indebolendo la fede ed eliminando quegli insidiosi fanatici forse sarebbe stato più facile poi affrontare la misteriosa e indefinita entità. Forse potevano indebolirla.

Inaspettatamente, come sospinti da un leggero vento, viaggiarono più rapidamente del previsto e alla fine del primo giorno di viaggio avevano già superato lo sperone sud-orientale di Ruathym, navigando dritti verso sud.
Lyandria scelse di restare al timone tutta la notte e poco prima dell'alba, presa dalla stanchezza, le si chiudevano spesso gli occhi.
Riaprendo gli occhi dopo uno di questi momenti, trovò il ponte vuoto.
Una richiesta d'aiuto giungeva dalla murata di tribordo, dove notò due mani appese disperatamente.
Mentre la nave sobbalzava sulle onde invernali, Lyandria afferrò le mani per issare a bordo una figura femminile: Hergatha. Non era un fantasma, non era spaventosa come nel loro ultimo scontro. Era una donna in carne e ossa. E Lyandria l'aveva salvata dal baratro di quel mare scuro.
Subito dopo, la nave si inclinò paurosamente, sballottata da una enorme colonna d'acqua che prese le forme di un essere enorme dalle fattezze indefinite.
Altre propaggini d'acqua formavano due braccia che reggevano un tridente fatto dello stesso fluido.
Istishia, la divinità primordiale dell'acqua, parlò:
"Lyandria, eccomi, sono Istishia, raramente rispondo agli umani...ma mi hai chiamato tramite l'albero, hai richiesto la mia benedizione, e sono qui per te. Se vuoi il mio aiuto, dovrai dare qualcosa in cambio...
Se vuoi il mio aiuto, uccidila. Lasciati alle spalle qualcosa che non è tuo e che crea solo caos alla tua anima. Uccidila, distruggi l'ultimo brandello della sua anima che si annida in te... Lei è già morta, lasciala andare..."

Hergatha, sulla difensiva, mise mano all'arma, ma Lyandria dopo un tempo che sembrò lunghissimo prese una decisione.
Una decisione tormentata e sofferta come non mai.
Una decisione che poteva costare all'intero gruppo un aiuto prezioso: rifiutò la benedizione di Istishia. Tenne Hergatha con se. In se.

Un altro assonnato battito di ciglia e alle sue orecchie giunsero le imprecazioni della ciurma per quegli scossoni alla nave. Si guardò attorno e sul ponte era tutto come prima.
Sapeva però che la sua scelta era stata reale.
I suoi compagni la trovarono li, al timone, cupa e malinconica, capendo che nascondeva qualcosa.

Quando Lyandria si ritirò a riposare, prese il timone Gelrish e poco dopo un cormorano si posò con precisione sulla balaustra vicino a lui.
Portava un messaggio di Ulf: lo sciamano di Ruathym gli confermava che Re Olgrave aveva davvero fermato l'attacco e aveva diviso la flotta. Una parte stava rientrando a Gundarlun, l'altra si stava dispiegando attorno alle isole.

Durante il secondo giorno, per distrarre Lyandria, Adelius fece formare un cerchio alla ciurma e organizzò una bella serie di risse a mani nude all'interno che per fortuna non degenerò...almeno non troppo.
Finalmente nella tarda mattinata del terzo giorno giunsero ad Hammerstaad.
Era il decimo giorno della seconda decade di Nightal, mancava un'ultima decade al finire dell'anno 1493.
La rozza cittadina era poco popolata e non brulicava certo di iniziativa e vivacità.
Dopo aver liquidato un fastidioso doganiere con qualche moneta e aver appreso da lui alcune dicerie locali, il gruppo cercò una Locanda dove cercare altre informazioni.

Furono invece le informazioni a trovare loro, quando mentre consumavano una birra locale di dubbio gusto e dal nome ancora più dubbio (Piscio d'Anguilla) videro entrare due strani ed emaciati predicatori con un vortice inciso in fronte.
Fingendosi interessati ad una conversione, li condussero fuori per stordirli e condurli in un vicoletto appartato per un accurato interrogatorio.
Scoprirono così dove trovare l'improvvisato tempio del Vortice che quei cultisti deviati avevano allestito, e si trovava fuori città.
I due tizi, ormai non più utili di un boccale bucato, vennero uccisi, ma per impedire strani "ritorni" Lyandria effettuò un rituale per preservarne il riposo.

Adelius prese le sembianze di uno di loro, e Lyandria prese una veste per camuffarsi a sua volta.
L'Uditore Yavhedren avrebbe ricevuto presto visite di nuovi "fedeli"...

mercoledì 10 aprile 2024

RETURN OF THE STORM MAIDEN (47)

CAPITOLO 47 - LA 'X' INDICA LA MORTE

“...Ma del resto convincere dei guerrieri a iniziare a combattere è sempre stato facile. E' fermare quei bastardi il trucco più difficile. " (Re Olgrave Redaxe)

Era passata la mezzanotte quando il consiglio fu sciolto e tutti i vari partecipanti stavano lasciando la grande sala, oppure si attardavano in piccoli gruppetti a discutere sorpresi dagli ultimi eventi e dallo scompiglio portato dagli ultimi ospiti.

Wedigar e Halfilda si avvicinarono a Gelrish e Ishmael a chiedere notizie di Baandulf e del suo cammino.

Verania, affranta, venne raggiunta da Lyandria che provò a infonderle nuove speranze.
Poi, mentre si allontanava nuovamente, fu fermata da Ishmael che le parlò della madre, dei tempi in cui era ancora una grande condottiera...
Adelius, insieme allo sciamano Ulf e alla vedova Pryam Dorrg, vegliava su Uthan che però, agitato e alquanto inquieto per il sortilegio a cui doveva esser sottoposto, non ne voleva sapere di addormentarsi.
Il fumo di alcune erbe opportunamente usate da Ulf ebbe infine il sopravvento, e Adelius riuscì a usare l'incantesimo di Sogno su Uthan.
Il giovane riuscì, grazie al mago, a incontare Re Olgrave.
Erano entrambi abbastanza diffidenti, era una esperienza nuova e strana, e temevano fosse una trappola o un tranello, magari dello stesso Ydaach'Nar, ma alla fine nonostante il bellicoso e a volte ottuso temperamento nordico giunsero ad un accordo e l'attacco di Gundarlun venne fermato.

All'alba, di buon'ora, gli avventurieri si radunarono per partire.
La sacerdotessa della ciurma di Verania indicò sulla mappa un tempio abbandonato dove avrebbero scoperto l'utilizzo di quei cristalli trovati tempo fa.
Prima della partenza però la loro attenzione fu attirata da un trafelato messaggero giunto dalle montagne, che corse a parlare con Uthan.
Le notizie allarmanti dall'entroterra parlavano di Clan dei giganti del gelo che si stavano riunendo in fretta e preparandosi a qualcosa di grosso.
In realtà (anche se a Ruathym non potevano certo saperlo) la città non era in pericolo, ma i giganti si stavano organizzando per affrontare la temibile minaccia di un certo drago bianco antico, che aveva fatto fuori e messo in fuga alcuni di loro... anche se (e questo non lo sapevano i giganti) era stata solo l'illusione creata da Adelius.
Nella mente dei nostri eroi, già stavano prendendo forma varie ipotesi di come sfruttare anche questo piccolo incidente...ma ci avrebbero pensato dopo.
Erano impazienti di salpare.

Il tragitto fu breve e senza incidenti, e li condusse ad una piccolissima isoletta a poche centinaia di metri dalla costa nord-occidentale di Ruathym.
La scogliera era altissima e impervia, ma c'era una risalita sotterranea tramite una serie di grotte e gallerie che partivano da una caverna marina semi-allagata.
Era tutto tranquillo.
Troppo.
Il mare dentro la grotta era fermato dalle barriere naturali esterne, ed era una pozza di acqua salmastra ferma e stagnante.
Le numerose alghe la rendevano torbida e il buio all'interno dell'immensa cavità faceva si che fosse ancora più difficile scorgere cosa si annidava la sotto.
Fu la "cosa" che si annidava la sotto invece ad annunciarsi in maniera piuttosto diretta quando quattro viscidi tentacoli verdi fecero esplodere la piatta superficie dell'acqua per cogliere di sorpresa i quattro sventurati.
Un enorme froghemoth emerse a pelo d'acqua.
Una parodia in scala gigantesca di una mistura tra un rospone e qualche tentacolare mostruosità partorita da una mente malata, con un grappolo di tre piccolissimi occhietti sulla cima della testa.
La sua lingua saettò, appiccicosa, per poi ritrarsi con la povera Lyandria verso l'incredibile bocca.
I suoi tentacoli enormi catturarono in poco tempo tutti gli altri tranne Ishmael, che saltò sul mostro colpendolo a ripetizione.
Lyandria scomparve. Inghiottita dal mostro.
Adelius scomparve, tenuto sott'acqua da un tentacolo.
Poco dopo fu il turno di Gelrish a venire inghiottito.
Ishmael fu afferrato e il colosso se lo tolse di dosso, ma accanendosi sul tentacolo riuscì a mozzarlo e liberarsi.
Adelius per fortuna non aveva bisogno di respirare o sarebbe già affogato, e blaterava sott'acqua una serie di incantesimi cercando di trovare il punto debole della creatura, ma era tutto più difficile in quella brodaglia algosa e non riusciva a vedere quasi nulla.

Lyandria, ustionata dagli acidi, non si perse d'animo e nel buio soffocante delle viscere del mostro riuscì a infliggere ferite a ripetizioni fino a costringere il froghemoth a vomitarli via.
L'enorme mostro aveva fatto male i conti, ed era ora circondato e gravemente ferito, ma non fece in tempo a tentare di ritrarsi nel fondo della sua pozza: fu colpito a morte.

Sconvolti per quell'assalto, i quattro ripresero fiato e cercarono di rattoppare le ferite, poi si fecero strada cercando i passaggi e le gallerie che salivano, fino a sbucare in cima ad uno sperone roccioso, nella salubre aria fresca.
Un vecchissimo sentiero li condusse alle rovine di un tempio alla cui base era scavata una stanza.
Da monconi di colonne, come turbini, emersero elementali dell'acqua e dell'aria, stringendosi minacciosi sul gruppo.
Ad un passo da un nuovo scontro però, sibilarono qualcosa, riconoscendo probabilmente il "sangue" Stromkir nelle vene di Lyandria e si ritirarono.
Entrarono così nella piccola stanza.
Qualcuno in tempi più recenti aveva usato l'intero pavimento per tracciare una schematica mappa dei mari e delle isole circostanti.
C'erano anche dei piccoli piedistalli in pietra.
Gelrish armeggiò con i cristalli, che si sposavano bene con quei supporti, fino a scoprire che fungevano da specchi, rimbalzando la luce dall'uno all'altro fino a indicare un punto sul pavimento.
Con disappunto, notarono che quel punto pareva corrispondere alla coordinata in cui avevano ritrovato il relitto della Dark Storm, la nave di Hergatha. Una informazione già in loro possesso.
Adelius estrasse allora un cristallo simile, ma recuperato dal sinistro servitore di Verania nell'assalto al covo.
Aveva una sfumatura e una curvatura un po' diversa.
Questa volta il raggio indicò un altro punto. Fino ad ora sconosciuto.
L'ubicazione di Ydaach'Nar?
Se i registri trovati nelle miniere di  Berranzo erano veritieri, poteva ancora essere nel relitto della Danzatrice Rossa, la nave thayan che stava portando via il grosso frammento del corpo cristallizzato di quell'aliena entità.

C'era una nuova X da seguire sulla mappa.