venerdì 9 agosto 2024

PER UN PUGNO DI SANNISH (9)

CAPITOLO 9 - UN TRAFFICO INGEGNOSO

ZENTHARIM
Quella parola ebbe il potere di evocare un'aura di disagio e fastidio misto a inquietudine nella decadente sala di quella casa in rovina designata come nascondiglio.
Gli occhi di Ricamino divennero fessure sottilissime ma il povero Dowen non sembrava poi così spaventato.
Era, piuttosto, rassegnato.
Gli zhentarim lo volevano morto, ed ora era nelle mani della Gilda, che lo voleva presumibilmente nella stessa maniera.
Forse per quel motivo non si premurò di nascondere molti dettagli della situazione.
La famigerata Rete Nera si era messa a importare sannish in città senza che Pugni Fiammanti, spie, guardie, lacchè, osservatori e membri della Gilda se ne fossero accorti.
Lo stratagemma era terribilmente semplice: il sannish entrava in città dentro a delle bare, diretto al Vecchio Cimitero.
Di notte poi delle squadre recuperavano la bara e la merce.
E quale guardia avrebbe mai ficcato il naso in una bara?

Nonostante il cimitero vero e proprio si trovasse ormai da anni fuori dalla città, per questioni di igiene e sicurezza, il Vecchio Cimitero era ancora raramente usato da patriar o privilegiati di vario tipo che detenevano ancora tombe o cappelle di famiglia, quindi per quanto strano che una bara entrasse in città, finora il trucco aveva funzionato.

L'occhiata di Ricamino verso i suoi quattro sgherri lasciò pochi dubbi sulle sue intenzioni: dovevano verificare se era tutto vero.
Lasciarono il loro capo alle prese col povero prigioniero.
Sarebbe stata un'altra notte insonne.
Una notte al..

CIMITERO
Il luogo era inquietante già di giorno, vista la sua decadenza, ma di notte dava il meglio, con la sottile nebbia del Fiume Chionthar che saliva ad avvolgere la città.
I quattro Risolutori si appostarono in attesa, in compagnia solo del silenzio e dei morti.
Sfruttarono alcuni terrazzamenti sopraelevati vicino ad un tempio in rovina in modo da dominare la situazione dall'alto.
Non avendo idea dell'identità dell'ultima finta sepoltura, potevano solo attendere che qualcuno si facesse vivo a ritirare la merce.

Selune era solo una mezza falce in cielo, ma nonostante la scarsa luminosità ecco finalmente dei movimenti.
Non erano tombaroli o disperati, si poteva già notare da come si muovevano.
Nonostante le vesti anonime da straccioni, il loro schieramento era attento e vigile e mentre due di essi individuarono una tomba, gli altri erano chiaramente disposti di guardia.

Ma non abbastanza.

Un globo di oscurità calò su di loro, e i quattro assassini della Gilda entrarono in azione in maniera spietata.
Jamros riusciva a intessere incantesimi silenziosi, in modo da non essere individuato, mente la balestra di Fili disegnava parabole precise e letali, e Syaoran e Galin entrarono in azione ravvicinata.

Dopo la sorpresa iniziale tuttavia anche gli avversari reagirono e dimostrarono di essere gente addestrata e capace.
Fu uno scontro duro, quasi surreale in quella pace eterna del cimitero, mentre i morti attendevano che altri morti giungessero a far compagnia.
Uno a uno gli agenti zhentarim caddero, fino a che l'ultimo riuscì a fuggire balzando oltre alcuni muretti, ma senza aver fatto i conti con la velocità di Syaoran.
La gara di agilità ebbe termine.
Come la vita del fuggitivo.

Perquisirono i corpi trovando conferme all'appartenenza dei tizi alla Rete Nera.
Un bel guaio.
Tornata la calma, Galin scostò il coperchio della bara che stavano dissotterrando, rivelando un buon numero di pacchetti sigillati.
Il Sannish.
Poche ore più tardi, tornati nelle fogne, riferirono l'esito a Ricamino.
Nessuno chiese di TreDita, ma immaginarono che fosse una curiosità inutile.

Quel che contava erano gli indizi che aveva dato: era tutto vero e confermato.
Dietro allo smercio c'erano gli Zhentarim.
Questo complicava le cose, ma le rendeva semplici per i quattro Risolutori visto che non era un problema nelle loro corde.
Serviva diplomazia e trattare ad alti livelli.
Non era il caso di cominciare una guerra.
Ricamino sarebbe andata alla Locanda dell'Onda Storta.
Per quanto segreto, loro sapevano che si trattava di un locale sotto il controllo Zhent, e che li avrebbe trovato il famigerato "La Voce".
Galin, Jamros, Fili, Syaoran invece ritirarono il pagamento per il loro prezioso lavoro, mormorarono una silenziosa preghiera a Mask, e si dileguarono in attesa delle prossime chiamate.
Non si erano ammazzati tra loro, e neppure ci avevano lasciato le penne.
E non avevano deluso la Gilda

Finalmente riposo.

FINE

martedì 6 agosto 2024

PER UN PUGNO DI SANNISH (8)

CAPITOLO 8 - UN PRIGIONIERO MOLTO RICHIESTO

Le quattro guardie pronte a scortare la carrozza blindata col prigioniero non erano affatto chi si aspettava Van Glover, il cui sguardo sospettoso soppesò quasi con disprezzo i tre Risolutori con l'uniforme, aiutati da un altro ladro della Gilda anch'egli travestito.
Erano Jamros e Syaoran, con Galin che si era camuffato magicamente mentre Fili, inadatto a quel ruolo, avrebbe fatto da angelo custode lungo il tragitto, in attesa di raggiungere il punto stabilito per passare all'azione.
"Dove diamine sono Braddis, Kartan, Vart e Phunnio??"
"ehm, non dovremmo dirlo, non è decoroso, ma pare abbiano un po' esagerato alle terme ieri sera..ci hanno pregato di sostituirli, Capitano..cerchiamo di tenere la cosa tra di noi eh? Braddis ha dei figli..e Kartan..beh..e poi tutti abbiamo qualche segreto.."
"o qualche amante" aggiunse la seconda guardia con uno strano tono, facendo trasalire Van Glover
"Per i nove inferi..mi sentiranno! Ma ora andiamo, abbiamo già perso troppo tempo!"
I nostri prodi ladri ringraziarono silenziosamente Mask per il fatto che fosse ancora abbastanza presto e le strade non fossero già intasate del solito via vai di pezzenti, facchini, ambulanti e tutta la solita orda variopinta e puzzolente che infestava la Città Bassa.
E comunque, ad ogni modo, il luogo scelto sarebbe stato comunque poco frequentato.

Procedevano con una lentezza estenuante, che faceva crescere la tensione minuto dopo minuto nell'attesa di raggiungere quel maledetto incrocio.
Si trattava di un punto in cui una stretta via piena di arcate e alte case edificate addossate le une alle altre creava una zona molto buia.
Subito dopo l'incrocio la strada passava praticamente "dentro" un edificio, tramite un arco, e svoltava bruscamente seguendo il profilo del porto, creando una curva cieca.
Era tutto pronto.
Povero Van Glover, non si sarebbe certo aspettato...
L'AGGUATO
E in effetti neanche loro, se lo sarebbero aspettato...
Stavano per agire quando un fischio del loro compagno gnomo cercò di avvertirli, ma anche lui si era accorto troppo tardi che qualcosa non andava.
Un carretto a due ruote trascinato da due pezzenti che proveniva dalla parte opposta fu ribaltato di colpo e diversi figuri emersero dai lati della strada, dietro a ad alcune casse, e anche su alcuni cornicioni.
Non erano della Gilda, poco ma sicuro, e non avevano alcuno segno distintivo.
Le loro intenzioni invece erano chiare quando un quadrello esplosivo colpì un lato della carrozza facendo volare a terra Van Glover e sbalzare su un fianco il mezzo.
"per le palle rinsecchite di Ilmater!!"

Superata la sorpresa, Syaoran scardinò la porta della carrozza tirando fuori Dowen, mentre un globo di oscurità bloccava un lato della strada.
Un assalitore stava per colpire Jamros intento a lanciare un altro incantesimo quando la sua arma diventò incandescente facendolo urlare e facendola cadere.
Un quadrello ferì Dowen.
"Per i nove inferi! non lo vogliono catturare, lo vogliono uccidere!" avvisò Syaoran.
Non era chiaro chi fossero, ma uno di loro invocò poteri divini invocando Bane, il che non era affatto un buon segno.
Fili, nascosto su un tetto, era riuscito ad abbattere un avversario con la sua balestra, poi scese riunendosi al gruppo. Conosceva un sacco di posti e aveva un sacco di covi.
Era il suo lavoro.
Sapeva dove portarli
"di qua! seguitemi!"
Ripiegarono lungo un vicolo, zigzagando tra le strette stradine travolgendo curiosi o mattinieri, cercando di tenere a distanza gli inseguitori rimanenti.
"liberami! posso lottare" intimò Dowen a Syaoran, che però lo ignorò

La fuga proseguì in modo rocambolesco, mentre altri inseguitori restavano a baciare il selciato, fino a che gli ultimi caparbi, depistati a una illusione, svoltarono nella direzione opposta e i membri della Gilda giunsero finalmente dall'ingresso di una tetra villa in rovina.
Il nascondiglio designato.
Missione compiuta.
Il losco mezzodrow era nelle loro mani, per ora al sicuro.
C'era da mandare il segnale convenuto a Ricamino, e attenderla di persona.
Voleva sentire con le sue stesse orecchie cosa aveva da dire Dowen.
E perché volevano ucciderlo?
Non era certo stato un assalto di novellini.

venerdì 2 agosto 2024

PER UN PUGNO DI SANNISH (7)

CAPITOLO 7 - NON BASTA UN BAGNO A MONDARE UN'ANIMA

Era la notte precedente al trasferimento di Dowen Tre Dita alla fortezza del Pugno Fiammante.
I quattro loschi figuri girarono diverse volte attorno all'ampio e basso edificio sul cui ingresso principale stava miracolosamente appesa una sgangherata insegna:

L'ANIMA LINDA
Era un complesso termale di bassa lega, frequentato da persone di ogni tipo e gestito da un halfling, Berumio Geldorius, coinvolto in strani affari, puliti come le acque dei suoi bagni.
Vista l'ora i bagni erano ben poco frequentati, anche se dall'ingresso principale erano entrati strani tizi che parevano più interessati alla bisca clandestina che sicuramente Berumio gestiva piuttosto che a lindarsi le terga in quell'acqua dal dubbio colore.
Anche i quattro soldati erano dentro, ma non da soli ancora.
Jamros stava spiegando che nella guardia cittadina c’erano due tipi di uomini: quelli che avevano occhi anche dietro la testa per individuare i guai, e quelli che usavano il cranio come deposito di segatura.
Visti i timori del Capitano Van Glover, lui confidava che i suoi sottoposti fossero del secondo tipo.

Attesero qualche tempo fuori da una uscita di servizio posteriore fin quando uno dei quattro uscì, seminudo, a fumare la pipa.
Si.
Era del secondo tipo.
Un colpo secco alle spalle ed era privo di sensi, ed ecco che uno dei barili ammassati alla parete diventò improvvisamente utile.

Stavano tenendo l'uomo per i piedi e le braccia quando con un cigolio la porta si riaprì e una ragazzetta uscì a stendere alcuni teli e asciugamani, per poi restare a bocca aperta vedendo la scena.
"ci sta per inculare un ogre! Jamros fa qualcosa!" grugnì Galin coi i piedi della guardia svenuta in faccia.
Jamros usò la magia della mente e il suo charme per ammansirla e convincerla ad aiutarli.
La piccola Vestunia sapeva in quale vasca erano gli altri soldati, doveva solo fare un piccolo segnale quando restavano soli e farli entrare da quella porticina.

E così fu.

Quattro sagome furtive entrarono tra i vari saloni dei bagni.
Tra le sostanze trafugate alla laida sacerdotessa loviathara, c'erano i terribili Vapori Mordayn, una droga paradisiaca ma tremenda (oltre che costosissima).
Accesero di soppiatto la sostanza, facendo si che si spandesse nella sala della vasca.
I tre soldati, immersi a bere in quella nebbiolina di vapore acqueo, non si accorsero che un'altra nebbiolina fumosa si era unita alla festa finché visioni incredibili e allucinanti non li ghermirono, e i terribili e potenti effetti dei Vapori Mordayn portarono le loro menti a perdersi in altri mondi.
Che fossero paradisiaci o infernali, non era dato sapere.
I quattro Risolutori avvolsero nei teli le guardie e le portarono via dal retro, e rubarono le uniformi.
Non c'era più da preoccuparsi che denunciassero tanto presto la cosa, non ne avrebbero avuto il coraggio rischiando di finire degradati o cacciati se si fosse saputo che erano drogati o ubriachi la sera prima.

Ora erano pronti a sostituirsi alle quattro guardie.
Sarebbe stata un'alba interessante...

giovedì 1 agosto 2024

PER UN PUGNO DI SANNISH (6)

CAPITOLO 6 - PIANI TRAFUGATI E PIANI DA PERFEZIONARE

CAPITANO VAN GLOVER
Nel suo antro, Ricamino passeggiava nervosamente avanti e indietro mentre spiegava quanto aveva scoperto Braldon nella sede del Pugno.
Era evidente che il rischio di alzare un vespaio contro i mercenari di Lord Ravengard la infastidiva.
Secondo Braldon, la pianificazione del trasferimento del prigioniero era affidata ad un tal Capitano Van Glover, e il trasferimento sarebbe avvenuto da li a tre giorni.
Non un grande margine per inventarsi piani mirabolanti.
Non una grande mole di informazioni su cui lavorare.
Ora stava ai quattro Risolutori lavorarci su.
Scoprire i piani di Van Glover, il numero delle guardie di scorta coinvolte e magari le loro identità, il percorso del carro del prigioniero e tutto quanto di altro poteva esser utile.

Iniziò una raccolta di informazioni sul Capitano, con fugaci visite a Locande e ritrovi frequentati dalle guardie del quartiere.
Non dovevano causare allarmi o sospetti, o anche il destino di Dowen Tre Dita sarebbe cambiato.
Apparentemente l'ufficiale era un uomo normale, aveva una famiglia (che poteva esser usata come leva magari) e non aveva vizi di gioco o bevute o altri segreti su cui far leva.

Apparentemente.

In realtà pedinandolo una notte lo videro bussare con circospezione alla porta di una abitazione nel quartiere di Heapside.
Qualcuno aprì e Van Glover entrò.
Una amante?

LOBELYAK DE GROFF
Scoprire che aveva un'amante poteva esser una buona leva di ricatto sull'uomo.
Ma i Risolutori non erano santi. E neppure perfette macchine prive di emozioni.
Erano curiosi.
E la curiosità a volte mette nei guai.
Prima bussarono con una scusa, e aprì una donna dallo sguardo severo e astioso.
In quell'attimo cercarono di scrutare all'interno ma da quel poco che si vedeva era una normale casa.
Dunque era con una donna.
Gli indizi su una eventuale amante prendevano quota.
Attesero per un po', e quando si attende a volte nascono le idee più malate.
Pensarono che il solo ricatto di rivelare la verità non potesse bastare e quindi fosse meglio prendere in ostaggio la donna e magari interrogarla.
Il Capitano però non usciva, e dalle quelle poche finestre non oscurate non si vedeva più nulla.
Nel frattempo Fili e Galin perlustravano i dintorni dell'abitazione, finendo in una vecchia cantina in disuso.
Nel polveroso pavimento notarono tracce recenti: qualcuno era uscito da poco, ma uscito da dove?

La risposta era in un passaggio segreto, che le due piccole creature abituate al buio e al sottosuolo trovarono abilmente, e che conduceva in uno strano scantinato, a occhio e croce sotto la casa dell'amante.
Galin si nascose nella prima stanza, che conteneva una strana sedia e un tavolo con catene e strumenti che mettevano i brividi, mentre Fili diventò invisibile e perlustrò il resto.
C'erano strane celle e uno studio segreto.
Sulla parete opposta all'ingresso un arazzo col simbolo di Loviatar, la Dea della sofferenza, del dolore e della tortura.
L'amante di Van Glover aveva gusti peculiari.
Un rumore sorprese Fili e la donna, vestita per meglio dire svestita di striscie di cuoio e una strana maschera era entrata nello studio.
Spostandosi sotto ad un tavolo, lo svirfneblin fece inavvertitamente un rumore urtando alcuni oggetti.
La terribile sacerdotessa agitò la frusta e lanciò un incantesimo e il povero Fili si trovò bloccato nella stanza come un topo.
Galin intervenne prontamente usando la magia per modulare insulti che si insinuavano nella mente causando fitte dolorose, ma ancor più dolorosa era la frusta della donna, dotata di evidenti poteri magici... era uno scontro insidioso...

Al piano di sopra, gli altri due erano cautamente entrati non cogliendo più movimenti, e perlustrarono la casa, trovando ben poco di utile, ma poi notarono che c'era un accesso nascosto che scendeva nel seminterrato.

Scesero con calma le umide scale trovandosi davanti la scena dei loro due colleghi che litigavano su cosa fare del corpo esanime di una donna dagli abiti di dubbissimo gusto.
"ma cosa stracazz..?!?" Sibilò Jamros
"mmmhhh..ci è sfuggita un po' di mano la situazione, ma è viva!" Rispose Galin ruotando il suo occhio prominente da goblin in quella che forse voleva essere un'espressione di rassicurazione.
Approfittarono delle celle, cercando di non chiedersi che uso ne facesse quella peculiare sacerdotessa, per chiuderla dentro.
Poi perquisirono tutta la zona.
Furono fortunati:il buon Capitano, forse per l'esperienza forte appena vissuta, si era dimenticato una cartella di documenti tra cui una mappa cittadina con tracciato un percorso.

In uno scaffale pieno di pozioni e strane sostanze, Fili riconobbe alcune droghe utili, rare e potenti e Jamros le usò per intontire la tizia che si stava riprendendo e interrogarla su quanto sapeva del suo amante del Pugno Fiammante.
Il percorso tracciato, come pensavano, era quello di un trasporto prigionieri.

Interrogandola scoprirono anche che Van Glover le aveva parlato dei suoi soliti quattro colleghi, lamentandosi che erano dei buoni a nulla e che la sera prima della missione sarebbero andati a divertirsi ai bagni termali "L'anima Linda", e questo lo preoccupava molto.
La missione sarebbe stata tra due giorni.
Non c'era altro da sapere, e lasciarono la sventurata chiusa la dentro, sperando che Van Glover non sarebbe tornato tanto presto a trovarla.
E comunque non si sarebbe ricordata molto della loro visita visti gli effetti della droga.
Il giorno dopo era da dedicare ad una bella...
RICOGNIZIONE
Studiarono prima il percorso sulle mappe di Baldur's Gate in loro possesso, annotando tutti i punti più proficui per agire.
Strettoie, punti ciechi, punti con le vie di fuga più adatte, punti più lontani da altre ronde abituali delle guardie.
Fatto questo, non fidandosi della carta, scesero in campo per osservarli di persona.
Il piano iniziale era assalire il convoglio in uno di quei punti e dileguarsi poi col prigioniero.
Un piano semplice e lineare.

Con poche incognite e un ampio margine di successo se accompagnato dagli incantesimi giusti, anche se assalire in maniera diretta il Pugno Fiammante in quel quartiere avrebbe fatto storcere il naso a Ricamino.

Ripensando poi a tutte le informazioni in loro possesso però, c'era il dubbio se attuare un altro piano, più audace ma più soddisfacente: sostituirsi alle Guardie della scorta, ritirando di persona il prigioniero.
Stuzzicante.
Rischioso, certo.
Ma stuzzicante.

venerdì 26 luglio 2024

PER UN PUGNO DI SANNISH (5)

CAPITOLO 5 - QUANDO LE COSE VANNO STORTE...

SALVATE IL SOLDATO DOWEN
Era passato solo un giorno e furono tutti e quattro di nuovo convocati nel covo di Ricamino.
Riguardo al già nominato Dowen Tre Dita, c'era un piccolo problema.
Quel figlio di una gran meretrice di Lolth era stato preso dal Pugno Fiammante.
Al momento era nella piccola caserma locale del quartiere di Brampton, ed era da escludere ovviamente qualunque azione di forza o violenta che avrebbe rotto la tacita tregua tra Gilda e Guardia Cittadina. Era probabile che poi venisse trasferito nella fortezza principale del Pugno, la famigerata Torre Marina di Balduran, dall'altra parte della città
La Gilda aveva per fortuna anche agganci all'interno del temuto corpo mercenario che aveva anche  funzione di guardia cittadina, e Ricamino affidò loro una nuova missione: affidarsi al contatto e trovare il modo di liberare Dowen per farlo cantare come quel tale Jed Maddox che andava tanto in voga in quel periodo.

Il Pugno Fiammante non ci andava molto per il sottile con certi criminali, e il rischio era di vederlo scomparire nella più merdosa gattabuia o ancor peggio per far prima giustiziato con qualche impiccagione di piazza che tanto allietava il popolino, e questo, anche se era tecnicamente possibile far parlare anche un morto, non doveva assolutamente accadere.
Tornarono subito nelle affollate vie cittadine per cercare l'infiltrato nel Pugno Fiammante

BRALDON IL NERO
L'infiltrato era un cacciatore di taglie, e visto il suo mestiere spesso frequentava le caserme del Pugno Fiammante. Con la scusa di consegnare ricercati o guardare le affissioni di nuove taglie ne approfittava per origliare notizie, confidenze, pettegolezzi e quant'altro.
Dovevano trovarlo e chiedergli di scoprire dove era Dowen e soprattutto eventuali piani per il trasferimento.
Quando sarebbe stato traferito, da chi, come, quante guardie, ogni elemento per predisporre rapidamente un piano di intervento.

Era quasi sera quando si diressero alla Via Est, distretto che ospita la Porta del Basilisco, la zona d'ingresso principale che collega alla Città Esterna e al resto del mondo offrendo servizi di tutti i generi ai viaggiatori grazie ad una moltitudine di Locande, portatori, scorte, e così via.
Il flusso di viaggiatori ne faceva una delle parti più pericolose della città.
In quel quartiere sorgeva la famosissima Locanda della Canzone Elfica, ma purtroppo per loro non erano diretti li, ma dal nano Brunt Shortleg, l'oste dell'Ascia Arrugginita, un postaccio nella zona più degradata e in rovina della zona (ma almeno la birra era buona).

Brunt confermò che Braldon era stato li proprio pochi minuti prima, fino a che una donna l'aveva cercato e poi erano usciti verso un vicolo laterale.
Svoltarono lungo alcuni viottoli in una zona di case abbandonate e in rovina, per giungere in una stradina che dominava dall'alto una piazza deserta con un pozzo in disuso.
E Braldon era la.

Lo trovarono in una brutta situazione, la donna strillava e accusava il povero bastardo dell'arresto del marito.
Più lui si discolpava o provava a dire che non poteva comunque liberarlo, più la rabbia della donna aumentava, e più aumentava la sua rabbia e più succedeva qualcosa di strano: pareva che la tizia stesse mutando, la sua faccia si allungava, le dita erano più adunche..

Non era facile capire con quella luminosità, ma la dannata si era trasformata in un topo mannaro!
Non c'era altro tempo da perdere, e i quattro Risolutori della Gilda intervennero subito per fermarla, anche se lo stesso Braldon aveva già estratto un'arma per difendersi.

La donna però, evocò chissà come uno sciame di topi che gliela fece cadere disarmandolo, poi si voltò a fronteggiare i nuovi arrivati, mentre altri topi sciamavano da ogni pertugio.
Nonostante i topi, e la sua resistenza a tutto ciò che non fosse un'arma d'argento, la mannara era comunque contro cinque avversari che non erano certo a digiuno con l'arte di dare la morte, e ferita gravemente fuggì in forma di topo lasciando i quattro con il tizio, stupito e forse anche un po' imbarazzato.
I quattro non parevano molto interessati alle reali ragioni della tizia o alle colpe eventuali di Braldon e a dispensar giudizi sul suo operato, e senza troppi convenevoli gli spiegarono quel che era accaduto e quel che loro e Ricamino volevano da lui.
L'uomo si mise subito all'opera.
E presto avrebbe avuto informazioni.


venerdì 19 luglio 2024

PER UN PUGNO DI SANNISH (4)

CAPITOLO 4 - UN FILO TIRA L'ALTRO

GROBEN
Una delle abilità di Fili era conoscere una miriade di ripari, stamberghe, buchi, depositi da usare come rifugi e basi.
Fu in uno di questi che condussero Groben. Con gran delusione però, non servì alcuna tortura o sevizia, astuzia o raggiro per cavargli le informazioni.
Lui ne sapeva ben poco, era uno spacciatore da quattro soldi, e non aveva neppure idea che il sannish che aveva venduto non era passato prima sotto l'amorevole approvazione della Gilda.
Sembrava più stupito di loro.
Ma sputò un nome: Gustav il Panzone.
Non si trattava di uno sconosciuto alle loro orecchie.
Gustav aveva una vineria in un mercatino sotto un porticato coperto, nel porto.
Quella ovviamente non era la sua unica attività, ma si occupava di procurare "ordini particolari".
Era un tramite.
Un modo ingegnoso per non mettere a contatto diretto domanda e offerta, garantendo sicurezza e anonimato.
Groben rivelò che per ordinare il sannish era necessario ordinare un vino particolare: "dodici casse di blu nobile".
Era chiaro che non era neppure lui il responsabile, ma era senza dubbio un filo da tirare per capirci qualcosa in quel garbuglio.
GUSTAV
La sera successiva, quattro figuri entrarono nel colonnato del mercato da direzioni opposte, apparentemente bighellonando ma in realtà avendo occhi per ogni possibile pericolo o spia in agguato.
Si diressero verso la vineria di Gustav il panzone, che stava sbaraccando e chiudendo.

Syaoran e Fili avevano già individuato due tizi che erano sicuramente i guardaspalle del mercante.
Jamros e Galin si avvicinarono e ordinarono le famose dodici casse del messaggio in codice, provocando una alzata di sopracciglio da parte di Gustav, che mutò in sospetto, e poi paura quando si rese conto che non volevano davvero ordinare, ma ficcare in naso.
Il suo sguardo saettò verso una delle colonne dove fino a poco prima era stato una delle sue guardie, ma erano entrambe state già messe fuori gioco.
Messo alle strette piagnucolò una infinta serie di scuse e giri di parole per non dire nulla di concreto ma alla fine capì che qualcosa doveva dire.
Rivelò alla fine un altro filo da tirare: un tale Al Kassar, che ogni tanto passava a consegnare le famose dodici casse, e si lamentò che lui era solo un tramite innocente, usato anche da loro della Gilda, e che non c'entrava nulla. 
E fu ascoltato.
La sua vita, con suo sollievo, proseguì.

Il giorno dopo erano di nuovo appostati nei dintorni, fino a che uno strano tizio dalla pelle olivastra, intabarrato in modo esotico, passò dalla vineria.
Gustav come convenuto fece cenno a Jamros che era lui. Era Al Kassar.
L'uomo si scusò con Gustav per il ritardo, dicendo che stava avendo qualche problema ma presto sarebbe riuscito a fornire quando chiesto, poi si allontanò.

AL KASSAR
Lo pedinarono fino ad una squallida locanda interrata in un sotterraneo: La Scrofa Interrata.
La sua particolare ubicazione faceva si che l'olezzo e i fumi al suo interno, in assenza di finestre se non qualche feritoia a livello della strada, restassero all'interno come una coltre di nebbia insopportabile.
Oltre alla puzza di alcool vomitato e umori umani, era chiaro che si fumasse parecchia erba del diavolo la sotto.

La locanda era ellittica, con tante piccole rientranze lungo tutta la circonferenza, che ospitavano tavolini piuttosto riparati gli uno dagli altri. L'unico spazio comune era un assembramento di tavoli di vari stili, fogge e dimensioni proprio innanzi al grande bancone.

Circospetti, individuarono Al Kassar, e origliarono.
Sembrava serio e preoccupato.
Si stava lamentando con un tizio di non riuscire a soddisfare il panzone perché il suo fornitore non si presentava li alla Scrofa da qualche giorno, e ipotizzava allora di cercare qualcun altro della Gilda a cui chiedere.
Della Gilda??
Qualcosa non tornava..si riforniva dalla Gilda?
Stavano per entrare in azione e capire meglio la situazione quando col suo interlocutore sputò finalmente il nome. Il filo definitivo da tirare: Dowen Tre Dita.

Ora iniziavano a capirci qualcosa... quel Dowen si stava spacciando per uno della Gilda ma loro sapevano che non era così.
Certo, nel suo passato si diceva che una volta fosse stato dei loro, ma da tempo non lo era più.
Era un mezzodrow che aveva servito come arciere in una compagnia mercenaria e si sa cosa fanno i nemici agli arcieri se li catturano: gli tolgono gli attrezzi del mestiere: le dita con cui si tende la corda.
Aveva lasciato la Gilda e anche Baldur's Gate, o così si pensava.
E invece ora provava a fotterli?
Un altro problema però sembrava profilarsi all'orizzonte: la preoccupazione di Al Kassar per l'irreperibilità di Dowen.
Sarebbe stato spiacevole se gli fosse accaduto qualcosa di male prima che loro potessero fargli qualcosa di ancora più male.
Era tempo di riferire a Ricamino.

Lasciarono quello schifo di locanda per un altro schifo: le fogne.
Il premio almeno fu la bella visione di Ricamino, che li fissava con aria arcigna in attesa che sputassero il rospo.
Non fu contenta di sentire il loro resoconto, e che c'era chi faceva passare i propri affari illegali sotto l'egida della  ma li pagò per la missione compiuta, dicendo che restassero in attesa di sviluppi.
A Dowen avrebbe pensato lei.


martedì 16 luglio 2024

PER UN PUGNO DI SANNISH (3)

CAPITOLO 3 - CHI TI TOGLIE DAI GUAI...


La notte era ancora giovane, ed erano a Brampton, in quel distretto basso e affollato dove marinai provenienti da cento porti andavano da un’osteria a una birreria a una bisca e poi da capo e venivano passati per un setaccio di osti, puttane, rapinatori, giocatori di dadi, bari di strada e altri ignobili lestofanti, finché si trovavano le tasche tanto vuote quanto le teste pesanti, e li si poteva scaricare sulle loro navi a godersi nuovi postumi di sbornie e malattie.
Uno di questi posti, dove scommettitori e appassionati di bische e sangue potevano sfogarsi e dilapidare quelle poche monete che avevano era...

IL CERCHIO DI KORAB
Marando Korabalt detto "Korab" era un tizio del sud, forse del Calimshan o del Turmish, viscido come un cobra e velenoso come uno di quei loro dannati scorpioni.
Si era creato i suoi spazi e i suoi commerci (grazie agli schiavi, si diceva) e ora senza pestare i piedi a nessuno gestiva la sua losca arena clandestina, "il Cerchio di Korab" appunto.
Anche se l'arena ufficialmente era segreta, non fu difficile trovarla, ma i pesanti portoni erano già chiusi.
Fortunatamente le guardie si lasciarono raggirare facilmente sommersi da una ondata di fandonie e scuse inventate con gran prontezza.
Quando c'era da partorire stronzate, tra Jamros e Galin era una bella lotta, ed entrambi erano più gravidi di una cobolda.
Il taciturno Syaoran era stato spacciato come uno dei combattenti della serata, e questo garantì l'ingresso.

Rumore, fetore e ancora rumore accolsero i nuovi entrati.
Nel cerchio si stavano già affrontando degli sventurati per la gioia del pubblico, ma a loro interessava trovare Groben lo Storpio e non sarebbe stato facile in quel casino.
Si divisero tra le due ampie gradinate che circondavano l'arena, e che si stringevano circolarmente verso la parte opposta ai portoni d'ingresso dove si raccordavano con una tribuna riservata e rialzata.
Se lo Storpio aveva il vizio delle scommesse, beh, forse era più veloce chiedere direttamente a Korab, magari lo conosceva.
Tra il dire e il fare c'era di mezzo qualche energumeno di guardia e l'accesso alla tribuna non era così semplice, e quando riuscirono ad entrare scoprirono due notizie, una buona e una di merda.
Quella buona era che Groben era li.
Quella pessima era che stavano per ucciderlo o fargli molto male.
Il bastardo aveva accumulato un po' troppi debiti, ed era in ginocchio ai piedi di un sinistro sgherro di Korab, mentre il barbuto padrone della baracca lo stava insultando e redarguendo col suo buffo accento.
Cercando di non far degenerare le cose e al termine di una tesissima trattativa riuscirono miracolosamente a fermare il suscettibile e volubile Korab ma per liberare lo stupefatto Groben alla fine dovettero cedere ad un accordo: si sarebbero prestati al grande spettacolo dell'arena.
MENARE LE MANI
Il prescelto ovviamente fu Syaoran.
Lo speciale fuori programma fu annunciato poco dopo in pompa magna da un bizzarro bardo mascherato e il monaco, con gran sorpresa degli spettatori, entrò nel cerchio disarmato.
Dall'altro lato fece il suo ingresso un nerboruto bugbear.
Se le cicatrici fossero state un linguaggio scritto, Syaoran vi avrebbe letto "ora ti fotto a morte".
Se non bastavano quelle, il messaggio giunse ancora più forte dall'imponente palla chiodata che penzolava da una spessa catena arrugginita, e dal giavellotto che il grosso goblinoide stringeva nell'altra mano.
Lo scaltro e grosso avversario si dimostrò più agile del previsto, scagliando all'improvviso il giavellotto per poi partire mulinando quel pesante flagello acuminato.
Per rendere il tutto più pepato, alle pareti facevano bella mostra alcuni spunzoni, e Syaoran si accorse che il gioco di gambe del bugbear voleva spostarlo e dirigerlo spalle al muro.
Il monaco evitava i colpi con eleganza, e rispondeva con pugni e calci precisi e rapidi ma quell'arma era brandita con astuzia e le sue traiettorie imprevedibili finirono per colpirlo più volte, per fortuna non in pieno.
Seguendo il detto "fidarsi è bene, non fidarsi è meglio", pur avendo fiducia nelle capacità del compagno, in modo discreto anche se rischioso, dal pubblico giunse qualche aiuto, sotto forma di incantesimi mentali del perfido Jamros, che era in grado di utilizzarli subdolamente anche silenziosamente e senza doverli formulare, e di qualche sotterfugio dell'infido gnomo mischiato nella folla.
Grazie a Mask o forse grazie a Tymora, Marando Korabalt non si accorse mai che quell'incontro fu influenzato da loro.
E grazie a Mask..o forse anche un po' a Shar, Syaoran vinse e salvò così la vita a Groben lo Storpio.
Mentre lo portavano via, lo Storpio scrutava con curiosità e riconoscenza i quattro strani salvatori.
L'avevano tolto dai guai. Grossi guai.
Riconoscenza.. era quasi ironica la cosa...
"Sai..." iniziò a dire Galin "...che non sempre chi ti toglie dalla merda lo fa per il tuo bene?"
E li, la riconoscenza di Groben fece la stessa fine del bugbear nell'arena...