lunedì 11 settembre 2023

RETURN OF THE STORM MAIDEN (20)

CAPITOLO 20 - ASCESA AL PICCOVERDE

"La vita - così com'è realmente - non è una battaglia tra il bene e il male, bensì tra il male e il peggio" (Nefius Gostafest, sacerdote di Beshaba)
Nevischiava a Whirrun, mentre uno sparuto gruppetto di cinque avventurieri scendeva dalla nave trasporto truppe di passaggio da Gundbarg.
Il gruppo fu accolto dal sostituto del borgomastro, tale Fridir Bolamson, che sostituiva lo Jarl locale impegnato in guerra.
Fridrir li equipaggiò con pellicce e tutto il necessario per il viaggio, mettendoli in guardia sui pericoli della montagna.
Secondo le sue stime avrebbero impiegato un giorno e mezzo, forse due, per raggiungere il Piccoverde.
Partirono subito, per sfruttare le ore di luce ancora disponibili.

Baandulf e Dehuin si alternavano a battere il sentiero, mentre Ishmael sempre coi sensi tesi cercava di captare tracce e pericoli.
La salita era ripida e faticosa, e nonostante fossero solo i primi giorni di Uktar da quelle parti faceva già freddo e la neve rendeva ancora più faticoso ogni passo.
Il sentiero si inoltrava tra costoni di roccia nuda, la vegetazione era piuttosto scarsa ma basse nubi di nevischio non rendevano agevole la visibilità.
Verso sera, il cielo era più sereno ma in compenso un vento tagliente, il "Respiro di Auril" come lo chiamavano da quelle parti, prese a soffiare senza tregua.
La traccia si biforcava, il freddo aumentava, e il sole stava per scomparire.
Il più infreddolito era Gelrish, ma per fortuna trovarono una grotta dove riparare per la notte.
L'anfratto era inquietante, non tanto per il fetore di bestia e carcasse, quanto appunto per i resti di animali e pure quello che sembrava un cacciatore locale.
Chiunque avesse usato quel posto come tana, comunque non c'era, e il posto era sicuro.
Accesero un fuoco e iniziarono i turni di guardia, tranne Dehuin che uscì all'esterno per poi sparire, fondendosi nella roccia.
Anche se penserete che il nano non potesse vedere nulla con quell'incantesimo, completamente immerso dentro la struttura della pietra, lui faceva affidamento alla sua arma portentosa: un'arma dell'avvertimento.
Un arma incantata per rilevare i pericoli e avvisare il possessore, in modo che mai sarebbe stato preso di sorpresa.

Nel cuore della notte, una bianca figura si avvicinò alla grotta, protetta dall'oscurità e dalla sua pelliccia che si mimetizzava con la neve, oltre che dall'ululare incessante del vento.
Deuhin, avvisato dall'arma, sbucò dalla roccia come una talpa e mise mano al suo corno da guerra, destando gli spaesati compagni nella grotta.
Si trovarono a fronteggiare un enorme yeti, capace di gelare il sangue al solo fissare la sue prede.
E spesso e volentieri le sue prede comprendevano carne umana.
Ferì il nano con una potente artigliata ma ben presto però fu lui a dover fronteggiare temibili avversari, ma prima di rendersi conto di esser ormai sconfitto, prima di poter anche pensare di fuggire, si accorse che il freddo abbraccio della morte era già arrivato, e i suoi occhi prima di spegnersi videro il terreno nevoso avvicinarsi a gran velocità, mentre si schiantava a terra.

Ishmael saggiamente si fece poi aiutare a far rotolare il corpo a valle e a buttarlo in un torrente: troppo pericoloso continuare a riposare con una carcassa puzzolente vicino al rifugio. Chissà quali altri predatori erano pronti in agguato...

Di buon'ora, al mattino presto, il gruppo ripartì per l'ascesa.
Gelrish guardandosi attorno mentre si stiracchiava pronto a partire, notò qualcosa di strano verso valle, lungo il torrentello dove avevano gettato lo yeti.
Era come se qualcosa si muovesse sottoterra, seguito in superficie da una strana foschia, o una nebbia, come se la neve evaporasse per il calore.
Qualunque cosa fosse, per fortuna era diretto altrove, e pur prestando attenzione, il viaggio riprese verso nord, sul sentiero sempre più scosceso e innevato.

Dopo una breve sosta su una terrazza naturale da cui ammirarono il panorama fino alla costa, e la bellezza della natura selvaggia di Gundarlun, la strada si tuffò in una spaccatura della roccia, per prendere di nuovo a salire fino ad un massiccio roccioso quasi verticale.
Non c'erano altre strade che scalarlo, e l'operazione non fu per nulla agevole per chi era mezzo assiderato e con le mani quasi congelate.
Aiutandosi però tutti riuscirono a superare anche quell'ostacolo e giunsero quasi in cima al picco, dalla vetta piatta e frastagliata.
Pareva che un antico ghiacciaio, nel suo spostamento o nel suo ritirarsi, in altre epoche, avesse scavato quella dura pietra lasciando innumerevoli ferite frastagliate, ed era molto difficile spostarsi e individuare un sentiero tra quelle rocce affilate, ma si resero conto che c'era meno neve, e da un lato tirava un'aria più mite.
Grazie a Ishmael trovarono la via giusta che si affacciava su un paesaggio surreale: una piccola valle nascosta, una singola gola di natura verde e ancora non toccata dai rigori dell'inverno. 
Al centro scorreva un placido corso d'acqua termale.
E più in alto lo videro: un passaggio esposto su un cornicione di roccia che portava ad una grotta.
La caverna della veggente Grizhilda?


sabato 9 settembre 2023

RETURN OF THE STORM MAIDEN (19)

CAPITOLO 19 - UNA NOTTE INSONNE

"La fiducia è come il vetro. Adorabile, ma solo uno stupido ci appoggia molto peso" (Verania Stromkir)

Lyandria, Richard, Ishmael e Gelrish si ritrovarono nel cortile, e nonostante fosse ormai passata la mezzanotte discussero su quel che restava da fare prima della partenza della mattina seguente.
Richard, anche se ogni negozio era chiuso, voleva trovare una gemma per un incantesimo.
Ishmael voleva indagare sulla libreria e l'ingenoso sistema di comunicazione della spia Mikkan
Lyandria e Gelrish, dopo l'orribile sospetto della ragazza durante la riunione, cercarono Frustaventi e Grishanik per capire se erano reali o impostori.
Il Castello era più una vera fortezza che una residenza, e non brillava certo per quantità o eleganza delle camere, quindi il Capitano era stato ospitato in una stanza nei sotterranei, vicino alle cantine.
I due scesero dalla strada già fatta in precedenza con Virga ma poi, in quel dedalo di pietra, passarono dalle cucine ad uno stanzone con dei grossi forni.
Fu li che nella penombra Gelrish notò qualcosa nascosto e coperto da un mantello pieno di fuliggine in uno dei forni spenti: una guardia.
Morta.
Mentre con orrore Gelrish si ritraeva col mantello, Marga, la cuoca che aveva uno stanzino proprio li a fianco sbucò fuori curiosando sugli ennesimi rumori di quella notte agitata e vide Lyandria, la guardia morta e Gelrish sopra di essa.
Ci voleva poco per formulare un sospetto e per cercare di non generare equivoci la coppia di avventurieri creò ancora più caos, finendo pure col paralizzare magicamente la povera donna.
Poi, senza trovare tracce, pensarono che il responsabile potesse esser scappato di sopra e schizzarono su per le scale che risalivano ad uno dei torrioni angolari dove furono intercettati da un'altra guardia.

Il baccano attirò tutte le poche altre guardie notturne insieme a Richard e Ishmael che erano ancora nel cortile e sentirono il baccano.
Gli avventurieri riuscirono a convincere le guardie del pericolo ancora in corso oltre che della loro innocenza, e mentre alcune correvano a rinforzare la difesa di Re Olgrave, altre presero a cercare il fantomatico assassino.
Anche i quattro riscesero di sotto, insieme ad una guardia, per scoprire il corpo del povero Alzaonda, ucciso anch'esso e occultato nella ghiacciaia. 
I sospetti di Lyandria erano sempre più concreti: il ripescato Frustaventi era davvero una progenie del profondo?
Nella stanza dove era ospitato insieme ad Alzaonda e alla figlia Alina non c'era, e in un corridoio laterale incontrarono anche la stessa Alina che lo stava cercando.
Con tutto il tatto possibile cercarono di metterla di fronte alla tremenda realtà, ma non c'era tempo da perdere, perchè uno degli obiettivi poteva essere mettere a tacere Mikkan, la spia scoperta poco prima.
Giunti alle celle, trovarono l'uomo ancora in vita.
Forse l'assassino era stato interrotto o scoperto da Alzaonda e quindi l'aveva accompagnato lontano per farlo fuori?
La guardia uccisa era di turno vicino alla dispensa e alla ghiacciaia, si trattava di un danno collaterale?

Risalirono la buia scala a chiocciola del torrione sud-occidentale per cercare tracce nei piani alti, fino ad arrivare alle mura superiori dove in una stanza con vista sul porto trovarono Grishanik e Victarine che conversavano amabilmente, ancora inconsci di quanto accaduto. Anche lo stesso Grishanik era tra i sospettati ma dimostrò per fortuna di essere davvero lui e non un mutante. 
Avevano ipotizzato che fosse coinvolto e che il fuggitivo potesse fuggire con la sua nave, ma osservando i moli da lassù, La Sibilante Promessa, con le sue vele rosse, era ancora in porto.

Victarine ricordò loro che nei sotterranei c'erano delle uscite segrete e il gruppo tornò nuovamente giù.
Ishmael questa volta trovò e seguì una traccia fino alla zona delle cantine dove scoprirono il passaggio usato tempo prima da Virga, un lungo cunicolo scavato nella roccia che scendeva ripido e che andò a sbucare in un capanno sul piccolo molo privato del castello.
Mancava una barca, e capirono che avevano perso troppo tempo e Frustaventi, o chiunque fosse diventato ora, si era dileguato, forse in fuga o forse in città in attesa di colpire di nuovo.

Stabilirono con Victarine un piano per incastrarlo se fosse tornato.
Ishmael, amareggiato per la mancata preda, si ritirò e riposare e così fece Lyandria che andrò a dormire da Alina per starle vicino nel suo dramma, mentre, nonostante fosse ormai notte fonda, Richard disse che si sarebbe recato in città in cerca di una gemma per un qualche incantesimo. Gelrish gli chiese se nel frattempo poteva cercare qualche indizio sulla morte del povero Predicatore, e anche di tenere d'occhio la libreria.

La mattina avrebbero dovuto salpare per Whirrun e da li raggiungere il Piccoverde in cerca della veggente, non restava molto tempo da perdere.
Richard però annunciò a sorpresa che non sarebbe salpato con loro, ma si sarebbe occupato di scortare il redivivo erede di Rault il Saggio fino alle Norland, non appena avessero trovato e convinto Siberrin, e per fortuna c'era la sua maga di bordo che poteva farlo.
Nonostante non fosse un addio, si separarono con un'aria malinconica, consapevoli che in quei tempi di guerra il futuro era più che mai incerto.

Lyandria e la ciurma prima di imbarcarsi passarono dalla Dragon Turtle Inn a recuperare le loro cose e trovarono un esausto nano che la notte prima avevano più volte disturbato durante le loro indagini e le loro scorribande negli alloggi del castello.
Il barbuto brontolone stava lamentandosi con un suo cugino dalla barba ramata, armato ed equipaggiato di tutto punto.
Quest'ultimo notò Lyandria e Gelrish, come se li conoscesse, ed un effetti era così. Si presentò come un amico di Arkantos, e tramite lui aveva conosciuto Ploppa e il suo sgangherato equipaggio.
Era giunto fino a li in risposta all'appello del suo cugino di Gundbarg, per dare il suo contributo al conflitto, e stava aspettando Ploppa, che al momento non era ancora riuscito a tornare sull'isola.
Decise così di auto arruolarsi col resto del gruppo per aiutarli, e un nano sulle montagne poteva esser un'ottima risorsa.
Albeggiava ed erano già sui moli, dove il nano, Deuhin, fece in tempo a prendersi una serie di maledizioni dal tedioso prete di Beshaba dopo averlo gettato nelle fredde acque, poi salparono sfruttando una imbarcazione che avrebbe fatto varie tappe a distribuire rinforzi ai vari villaggi vicino alla capitale, diretti a Whirrun, la via più breve per ascendere al Piccoverde e cercare la veggente della pozza.

venerdì 11 agosto 2023

RETURN OF THE STORM MAIDEN (18)

CAPITOLO 18 - COLPI DI SCENA E SUSSURRI

"Le cose veramente intelligenti si dicono in poche parole. I discorsi lunghi sono usati per nascondere la stupidità" (Alina Frustaventi)

Era una sera umida e fredda a Gundbarg, e il gruppetto uscito dalla Dragon Turtle Inn non aveva tempo da perdere. Per questo motivo, nonostante l'ora, si diresse subito al Castello per farsi ricevere dal Re.
Il massiccio barbacane di ingresso, oltre il ponte levatoio, conduceva ad una doppia serie di porte.
Le prime erano ancora aperte ma a guardia delle seconde c'erano delle guardie che li fermarono. L'assenza di Ploppa non li aveva resi immediatamente riconoscibili, ma poi fu Otegard in persona a venirli a ricevere e scortare nel dedalo di corridoi del castello fino alla sala del consiglio che per altro era ancora in corso.

Quando entrarono si stava discutendo di un recente scontro con la nave di Siberrin ma tutti si zittirono quando notarono il variopinto gruppo di avventurieri finalmente tornati.
Tra sbraiti, proclami e consigli di ogni tipo, il Consiglio ascoltò gli aggiornamenti dei nuovi arrivati, che a loro volta scoprirono che la povera Tissaya, l'emissaria di Siberrin mandata li come messaggera, era stata "trattenuta" nelle segrete di Olgrave.
La povera maga fu fatta liberare, con le rassicurazioni da parte degli avventurieri che Siberrin era nemica di Verania e non era da considerare nemica di Gundarlun

Parlarono poi delle creature chiamate Progenie del Profondo, quei mutanti con cui si erano scontrati sulla nave abbandonata alla deriva, e di cui i Cacciatori avevano scoperto i segreti.
Per precauzione, a tutti i presenti fu chiesto di procurarsi un piccolo taglio o ferita per verificare che stillassero sangue umano e non quella strana sostanza nerastra che Ishmael aveva visto nella testa mozzata esibita da Varsha.
Per fortuna nessun membro del Consiglio era un mutato.
Si discusse delle strane tattiche del nemico e anche dell'imminente matrimonio di Re Rault con Verania, un fatto preoccupante che andava fermato.
Richard però voleva prima di tutto scovare la spia, che aveva finora evitato ogni tranello, e lanciò un incantesimo di zona di verità.
Un atto potenzialmente oltraggioso in un simile contesto, ma il Re saggiamente acconsentì e spronò i presenti, se non avevano nulla da nascondere, a lasciarlo fare.
Il consigliere Mikkan, oltraggiato, provò a defilarsi ma venne messo spalle al muro fino a esser smascherato: era lui la gola profonda che comunicava con Verania?
La rabbia e la delusione di Re Olgrave era palpabile, ma riuscì a mantenere la calma ordinando di imprigionare l'uomo, per carpire più informazioni possibili, anziché decapitarlo sul posto.

Questo non fu l'unico colpo di scena di quella concitata serata al Castello e per contrastare il matrimonio di Rault il Saggio, il Re decise di svelare una sua carta segreta: il povero ragazzo ustionato e mutilato che lavorava al porto, soccorso 15 anni prima proprio dal Re e da Ainolf Occhioverde, era il nipote di Rault, scampato all'ultima battaglia prima della sconfitta della Storm Maiden.
Olfsvenn figlio di Olfsgaut figlio dello stesso Rault.
Il legittimo erede maschio di Norland
Se Rault si stava davvero per sposare con Verania per cercare di avere quell'erede maschio che tanto lo ossessionava, questo jolly avrebbe cambiato ogni carta in tavola.
L'uomo fu mandato a prendere e condotto al Consiglio, dove Ainolf in qualche modo con una strano intruglio, insieme al racconto di chi era e come era stato trovato, sbloccò la sua memoria sopita.
Una delle idee emerse era di condurlo direttamente da Rault.
Era una idea che presentava dei rischi perchè, se fosse stato scoperto prima chi era, c'erano poteri all'opera che avrebbero avuto tutto l'interesse ad elmininarlo.
C'era una persona in grato di avvicinare Rault e tornare alle Norland senza destare troppi sospetti: Siberrin la Fiera.
Ma avrebbe collaborato?

In quella lunga notte, si parlò anche del covo di Verania scoperto dalla ciurma di Lyandria, e di un possibile attacco per arrivare proprio a Verania stessa.
Il problema era la maledetta e letale nave fantasma della Storm Maiden, e fu qui che chiesero ad Occhioverde di parlargli dell'eremita Grizhilda e della pozza delle visioni, perché se davvero poteva dare delle risposte, forse potevano scoprire come contrastarla.
Nel frattempo, nel brusio della sala, la mente di Lyandria era presa da altri pensieri: associava la storia del pescatore scoperto mutante al Capitano Grishanik, creduto affondato nella regata e invece ritrovato li a Gundbarg.
Con un brivido pensò che potesse esser un impostore, e con sgomento realizzò che lo stesso poteva dirsi per Alzaonda o lo stesso Capitan Frustaventi, mettendo in pericolo la sua cara amica Alina.

Poco prima che il Re sciogliesse la riunione, dopo una paziente attesa, anche Maran Ventopungente chiese la parola, provando a convincere il sovrano a non trattare con Grabius Lanterzi e la famigerata Banca del Sale.
L'uomo sosteneva che per quanto fosse necessario ogni genere d'aiuto, quel genere d'aiuto era da evitare, e avrebbe piuttosto provveduto lui a trovare qualche altro alleato...

Il Consiglio, sconvolto per tutti quei colpi di scena, si era concluso e nella notte del castello i presenti si allontanarono per aggiornarsi al giorno dopo, mentre Baandulf, che aveva capito ben poco di quanto era stato detto, cominciò ad azzannare qualunque cosa rimasta sulle lunghe tavolate.

Mentre Richard di appartava per parlare in privato con Occhioverde dei suoi recenti cambiamenti e dell'avvicinamento alla natura a discapito dell'oro, Virga, l'attendente di Re Olgrave, che durante il consiglio era rimasta defilata e in attesa di ordini, in maniera discreta contattò gli altri tre avventurieri conducendoli nelle cantine con aria da cospiratrice.
La misteriosa tuttofare del Re si disse sollevata del fatto che avessero smascherato Mikkan, di cui lei stessa sospettava e che aveva anche seguito scoprendo che lasciava strani messaggi indecifrabili in una bacheca di annunci vicino al porto.
Gelrish e Ishmael non avevano certo menti sopraffine per decifrare strani codici o capire che sistema di criptazione poteva nascondersi dietro certe frasi ma ebbero una semplice illuminazione: quelle frasi non sembravano titoli di libri?
Era dunque questo il sistema?
Un complice avrebbe semplicemente annotato in quale libro trovare il vero messaggio, senza così entrare mai in contatto diretto con Mikkan? Era alquanto ingegnoso.
Prima di partire per le montagne in cerca dell'eremita, forse era il caso di dare un occhiata alla libreria.
Tuttavia non era solo questo che voleva rivelare Virga.
Disse di essere in contatto con una organizzazione temuta e segreta, qualcosa che normalmente avrebbero magari evitato e combattuto, ma che in questo caso aveva gli stessi interessi a evitare la guerra e una unificazione dei nordici, e che quindi offriva loro un aiuto.
Virga li invitò a rifletterci, e a rendersi conto, prima di accettare, che non era un aiuto da accettare a cuor leggero e li avrebbe in qualche modo vincolati a dei segreti.

Rivelazioni, smascheramenti, segreti: la notte del settimo giorno della prima decade di Uktar fu una notte davvero lunga... e non era finita.

giovedì 10 agosto 2023

RETURN OF THE STORM MAIDEN (17)

CAPITOLO 17 - VECCHI AMICI E SORPRESE

"Gli uomini a volte devono fare ciò che non gli piace se vogliono essere ricordati." (Vecchio Lupo, capo dei Cacciatori di Streghe)

Una leggera ma fitta pioggerella autunnale li stava accompagnando verso Gundbarg, lungo una via costiera. Da un lato le aspre montagne di Gundarlun, dall'altro le altrettanto aspre scogliere a picco sul mare grigio e cupo.
Tra gli alberi ormai spogli, notarono una costruzione, mentre dall'altro lato del sentiero una sgangherata insegna di legno consumato dall'aria salina recitava "Locanda del Naufrago".

Erano indecisi se fermarsi o proseguire diretti alla capitale quando notarono un gruppo uscire dal cortile della locanda.
Si trattava dei tre Cacciatori di Streghe, dall'aria piuttosto arrabbiata, che parlottavano tra loro lamentandosi evidentemente di un buco nell'acqua.
Ishmael e compagni pensarono che per quanto sgradevoli, quei tizi potessero avere qualche informazione anche sul Vortice o si fossero scontrati con qualche loro adepto, quindi si avvicinarono curiosi sul motivo della loro presenza in quel posto.

Varsha, la Lupa Nera, spiegò loro che erano giunte voci di un bambino dai potenziali poteri infernali (forse un warlock?), poi mostrò fiera uno degli ultimi trofei: una orribile testa umana deformata da tratti marini di una progenie abissale.
I cacciatori spiegarono di aver scoperto che probabilmente quelle creature erano umani mutati da qualche oscuro potere sottomarino, ed erano in grado di mutare forma prendendo le sembianze di chi erano prima. Infatti quel loro trofeo era tornato a casa dalla moglie, spacciandosi per un marinaio disperso, e aveva cercato di fare proseliti proprio per il culto del Vortice.
Una volta smascherato aveva preso la sua vera forma ma contro i tre formidabili Cacciatori non aveva avuto scampo.
Una idea balenò al gruppo: mandare i Cacciatori a Berranzo, nelle miniere abbandonate, per vedere se avessero trovato qualche traccia anche li, e per attirarceli gli raccontarono dei cristalli verdi e dei loro sospetti.
Nonostante un certo timore, alla fine i Cacciatori si convinsero a tentare, non prima però di fare un giro alla spiaggia della recente battaglia per bruciare i cadaveri e controllare che qualcuno non fosse già risorto come affogato errante, un fenomeno che stava succedendo un po' troppo spesso a loro dire.

I quattro avventurieri insieme a Baandulf, una volta salutati i Cacciatori, decisero di fare una sosta in quella locanda, dove Lyandria si esibì mentre Ishmael cercava di provocare qualche tumulto per vedere se usciva allo scoperto qualche potere strano per scoprire se chi cercavano i Cacciatori era davvero li e magari metterlo in salvo.
Tutto quello che ottennero, a causa di un potere inaspettato sfuggito a Lyandria, fu spaventare i superstiziosi e diffidenti northlander, da sempre ostili alla magia, e svuotare quel posto in pochi minuti.
Vista la situazione, ripartirono per Gundbarg e verso l'imbrunire, tra la fitta e fredda pioggia, scorsero il porto e le case ammassate, con il Castello di Re Olgrave che dominava la scena, grigio più che mai.
Ora che quasi tutta la flotta era schierata nel mare antistante, nel porto si notavano perlopiù pescherecci e piccole imbarcazioni, tranne che per un caratteristico vascello da guerra, che nonostante la luce ormai fioca riconobbero per via delle sue vele rosse: La Sibilante Promessa, del Capitano Grishanik detto L'Aspide delle Acque.
Quell'arrogante dunque si era salvato dal disastro della Regata? E dove diamine era stato finora?
Proseguendo sulla via maestra verso il Castello, Richard notò un ragazzetto che dopo averli individuati, pensando di non esser stato visto, sgattaiolò lungo una via laterale.
Accelerando il passo, Richard lo vide entrare alla Dragon Turtle Inn, e decise di deviare in quella locanda.
Non appena entrato vide una porta sul retro che si stava chiudendo, mentre l'Oste, il calimshita Velam Walid, li osservava entrare scrutando lui in particolare con sorpresa.
Il piccolo informatore evidentemente aveva ordine di informare se li avesse rivisti? In fondo era parecchio che erano assenti e probabilmente attesi da tempo.
L'affabile parlata di Velam li accolse, per poi interrogare subito Richard.

Lo stupore dell'Oste derivava dal fatto che non si aspettava di vedere Richard con gli altri, visto che a suo dire era rientrato in anticipo giorni prima da solo, finendo con trascinarsi dietro alcuni di quei loschi figuri che erano giunti a cercarlo.
Richard restò impassibile non senza però una certa soddisfazione interiore per aver ideato quel piano e aver mandato il doppelganger a impersonare se stesso per attirare gli zhentarim lontano da la.
Mentre ordinavano da bere, una corrente fredda annunciò che si erano riaperte le porte, e subito dopo una bella voce femminile che rideva e scherzava con altri due uomini li fece voltare verso l'ingresso. Era Alina.
Doveva aver superato bene il lutto per il povero Frustaventi se parlava così...ma un momento, vicino a lei era inconfondibile la mole di Alzaonda, il Primo Ufficiale sempre al fianco del suo caro padre.
Il terzo individuo invece, un damerino dal cappello a larga tesa e i baffetti ordinati e impomatati, non sapevano chi fosse.
Lyandria fu la prima a partire, abbracciando l'amica che raggiante rivelò subito che suo padre era vivo! Era tornato!
Recuperato in mare da Grishanik, l'Aspide delle Acque, in fuga dalla Storm Maiden dopo che aveva recuperato anche Alzaonda poco tempo prima.
L'altro tizio si presentò, con un accento che poteva essere di Luskan o di Neverwinter, come Maran Ventopungente.
Un "alleato", a suo dire, recuperato a Luskan dall'Aspide delle Acque durante le operazioni di riparazione della Sibilante Promessa.

Per la gioia Lyandria offrì da bere all'intera locanda, poi, mentre si scambiavano racconti come vecchi marinai attorno ad un tavolo, Maran si alzò per parlottare con Velam, ma Ishmael si accorse che era solo una scusa per avvicinarsi e origliare meglio un tizio grasso nel tavolo all'angolo, protetto da almeno due uomini.
Ora che guardava meglio, lo aveva già visto! Era Grabius Lanterzi, della Banca del Sale, già venuto da Re Olgrave per trattare qualche prestito mesi prima, e ora che fiutava la disperazione di Gundarlun, forse tornato per dettare condizioni ben peggiori.
Al tavolo intanto proseguivano pettegolezzi e notizie, e non erano solo buone notizie quelle di Alina, c'erano altri retroscena accaduti nella capitale durante la loro assenza: il povero strambo vecchietto che leggeva le ossa e faceva le sue strane profezie era stato ucciso. Chi mai poteva prendersela con un innocente come lui?

Ishmael fece notare il panzone anche ai suoi compagni e subito presero a pianificare un rapimento o qualcosa di simile, e offrirono abbondante vino al suo tavolo per farlo ubriacare e facilitare le cose.
Notando la situazione però, lo sveglio Maran tornò al loro tavolo sibilando sottovoce di non fare mosse stupide e ammonendoli sulla pericolosità di quell'individuo.
Piuttosto, chiese loro di aiutarlo a convincere il Re a evitare a ricorrere al suo aiuto, visto che si vantavano che sarebbero stati ricevuti nel castello da Olgrave in persona.

Il gruppo placò subito le macchinazioni, godendosi la compagnia di Alina e Alzaonda e l'insperata notizia del sopravvissuto Frustaventi, dando fondo alla birra ordinata, per poi tornare alle incombenze più pressanti: c'era da riferire al Re di Gundarlun.

martedì 1 agosto 2023

RETURN OF THE STORM MAIDEN (16)

CAPITOLO 16 - RIENTRO TRAUMATICO

"L'unica differenza tra guerra e omicidio è il numero di morti" (Ainolf Occhio Verde)


Nessuno di loro si era mai immaginato il teletrasporto tramite gli alberi.
Forse nessuno di loro si era mai immaginato il teletrasporto e basta.
Oltre quella barriera tra spazio e tempo, mentre facevano il passo al di la della corteccia, si immaginavano il buio, la mancanza di gravità probabilmente, e poi di nuovo la luce al di la di un albero completamente diverso.
E più o meno fu così.
Ma la trama era disturbata.
Un potere era all'opera, lentamente, da anni. Un potere crescente, che nell'oblio e nelle vertigini di quell'insolito modo di viaggiare trovò l'appiglio per una interferenza, e per un attimo furono in fondo ad un freddo abisso, schiacciati da una pressione indicibile, sul bordo di un crepaccio marino ancora più buio, mentre sinistre sagome di morti affogati, alcuni con volti familiari, si stringevano verso di loro.

Al successivo battito di ciglia, per fortuna, erano volati ruzzolando, qualcuno con la nausea e altri solo confusi, al di la di un grossa quercia.

Non fu esattamente il tipo di ritorno che si aspettavano a Gundarlun, visto che più dei rumori del bosco, udirono il cupo suono di corni da battaglia e grida umane.
Corsero verso la spiaggia dove videro numerose agili scialuppe scaricare gruppi compatti e organizzati di invasori.
I difensori invece, lontani dalla Capitale, erano assai meno numerosi anche se ben organizzati.
Uomini duri dei piccoli villaggi limitrofi, temprati come tutti dal clima e dal retaggio dei nordici.
Non potevano farcela in campo aperto, ma avevano disseminato la spiaggia di ostacoli e tronchi appuntiti, sfruttando i naturali restringimenti delle rocce che risalivano per difendere pochi punti stretti con pochi uomini.

Un grosso northlander che indossava una pelle d'orso bianco sbraitava coordinando i difensori, quando i nostri avventurieri si unirono subito alla battaglia.
Lyandria scatenò una profonda nebbia mentre dall'altro lato Gelrish si appellò alla sua magia e a Valkur per scatenare una tempesta di fulmini sugli incursori, decimandoli.
Pur nella concitazione della battaglia, tra urla e minacce che come spesso accade quanto più minacciose sono tanto più coprono la reale paura che prende l'uomo di fronte alla morte, il capitano della guarnigione in poche parole spiegò la situazione e le strategie di mordi e fuggi che gli invasori stavano tenendo da qualche tempo: approfittando del fatto che Re Olgrave aveva radunato quasi tutte le sue forze dinnanzi al porto di Gundbarg, gli incursori di Verania e di Ruathym attaccavano villaggi e zone costiere libere, cercando di fare danni e provocare quante più reazioni possibili per poi farsi inseguire in mare aperto e attirare i difensori di Gundarlun lontano dall'isola, per prenderli poi tra due fuochi con flotte nascoste o direttamente con l'arrivo della terribile nave fantasma della Storm Maiden.
Per questo stavano saggiamente tenendo le posizioni, senza cedere alle provocazioni.

Le forze in campo erano però preoccupanti, e il capitano chiese a Richard di prendere i suoi uomini e raggiungere il punto più alto del promontorio dove era stata predisposta una pira di segnalazione.
Altri uomini erano stati mandati ad accenderla, per segnalare alla vicina Gundbarg l'urgente bisogno di rinforzi, ma evidentemente avevano fallito.

Il gruppo avanzò verso la collina finché, trovandosi in un prato in campo aperto, fu bersaglio di un nugolo di frecce. Cercarono di sparpagliarsi e mettersi al coperto.
Gelrish, dopo esser stato ferito, manipolò ancora una volta il tempo, creando una burrasca ventosa che deviava i proiettili disperdendoli in aria, poi Richard sfruttò un cavallo vagante rimasto orfano del proprio cavaliere, una vittima del tentativo precedente di accendere il falò, e sfrecciò lungo la pietrosa salita, portando con se Lyandria.
Ishmael sfruttò le sue capacità di arrampicata per tagliare verso le rovine sulla sommità, da cui erano arrivati gli attacchi.
Sentì salmodiare una preghiera e poco dopo una tempesta di nevischio oscurò l'aria e gelò il terreno in cima al sentiero, pronta ad accogliere i nuovi arrivati.
Lungo la risalita Richard e Lyandria notarono una piccola fattoria assediata da altri barbari, ma non c'era tempo da perdere e dopo qualche dardo in corsa, proseguirono il galoppo.
Il povero cavallo però, tuffandosi alla cieca nella tempesta, scivolò sul terreno ormai completamente gelato volando di lato e spezzandosi una zampa, mentre i due cavalieri volarono in direzioni opposte.
Ishmael nel frattempo aveva scavalcato il muro e assalito il prete, ma il dannato pur ferito riuscì a mantenere ancora attivo l'incantesimo, richiamando due energumeni armati d'ascia a difenderlo.
Gelrish e Baandulf, appiedati, correvano a perdifiato sulle tracce di Richard, e si trovarono davanti invece gli assalitori della fattoria.
Non potevano ignorare la povera gente la dentro, e cambiarono direzione attaccandoli.
Quando finalmente, coperto di ferite, Ishmael riuscì ad abbattere il chierico e toglieri da quello spazio chiuso, la tempesta di nevischio cessò e Lyandria con una palla di fuoco, forse un po' incautamente, colpì la pira.
Nonostante l'esplosione scompose e sparpagliò l'ordinata disposizione di fascine di legno, gran parte del materiale prese fuoco e le alte fiamme fecero finalmente da segnale.
I gruppo piegò le ultime resistenze fino a quando non rimasero che tre uomini che furono costretti ad arrendersi.
Lyandria garantì per loro anche se gli abitanti della fattoria, brandendo ora dei forconi, sembravano più propensi ad un ben altro tipo di giustizia, più rapido e, per loro, soddisfacente.

Tornarono alla spiaggia e dopo una breve discussione decisero di lasciare al presidio i prigionieri, per viaggiare senza intoppi, anche se Lyandria avrebbe voluto convincere gli sconfitti a diventare parte del suo equipaggio.

Erano diretti alla capitale, avevano molto da raccontare al Re, sulle strategie e su quanto scoperto nel loro girovagare, e altrettanto avevano molto da apprendere di tutto ciò che era accaduto in loro assenza.
Ancora non lo sapevano, ma le sorprese erano solo all'inizio...

mercoledì 26 luglio 2023

RETURN OF THE STORM MAIDEN (15)

CAPITOLO 15 - ALBERI, RADICI, VISIONI

"Non è la preghiera che salva l'uomo, ma la speranza in essa" (Verità del Saggio Jamal 20.6)

Le vette dei monti sono belle da guardare. Meno da raggiungere.
Il cammino per il Passo di Prakanhas era sempre più ripido e impervio, e nonostante il mutamento climatico creato da Grinnah si fosse dissolto con la sua morte, ora il freddo naturale li mordeva e li spingeva a muoversi rapidamente, e questo nonostante alcune grosse impronte li avessero messi in guardia.
Giunsero al passo, stretto tra le grigie rocce delle montagne di Ruathym, quando due grossi troll dei ghiacci, dalla pelliccia quasi uguale alle rocce stesse, partirono alla carica pregustando un buon pranzo a base di carne umana.
Quei giganti erano più grandi dei normali troll, ed emanavano un freddo pungente che oltre a coprirne l'odore paralizzava i muscoli degli sprovveduti che finivano a portata dei loro artigli.
Richard tuttavia riuscì a placare la battaglia con un audace raggiro: disse loro che erano anche loro troll, trasformati dalla malefica strega dei ghiacci e condannati in quelle misere forme umane.
Quei mostri erano sicuramente forti, ma altrettanto poco svegli e soprattutto, per fortuna di Richard e dei compagni, conoscevano Grinnah, e dopo aver interrotto l'assalto, dubbiosi, credettero a tale strampalata bugia.

I gruppo guadagnò così la discesa oltre il passo. Sotto di loro potevano ammirare la foresta, ancora avvolta nelle nebbie, e la, da qualche parte, c'era il Figlio di Yggdrasil.

Proseguendo verso valle scoprirono che non c'erano sentieri, o perlomeno, se mai ci fossero stati, erano ormai scomparsi e tornati preda della natura selvaggia. Procedevano dunque seguendo le radure e i tratti più agevoli, fino a seguire un piccolo torrentello.
La natura era stranamente tranquilla rispetto ai territori minacciosi attraversati prima, ma questo li rendeva ancora più inquieti.
Proprio mentre si parlava di fare una sosta e mangiare qualcosa, magari procacciando selvaggina, notarono un'alce che brucava lunghi licheni cadenti da un tronco caduto.
Qualcosa però allertò Ishmael. Nella neve attorno alla bestia non c'erano tracce. Come poteva esser giunta li? Era una trappola? Una illusione? Un'esca? O una prova?
Constatando che gli avventurieri non avrebbero ucciso l'animale, una guardiana del bosco rivelò la sua posizione, in cima ad un albero, e si presentò loro come Aedithas.
Era una mezzelfa, una ranger che sorvegliava la zona, e chiese loro i motivi della loro presenza.
Viste le risposte, acconsentì poi a portarli da Menedhan, l'Arcidruido locale, specificando però che non erano loro i protettori dell'Albero, ma che esso si proteggeva da solo.


Prima di accoglierli, Menedhan raccontò loro una storiella, per testare il modo di ragionare e vedere le cose degli intrusi, e forse la loro saggezza.
Fece loro anche qualche indovinello, forse più per diletto che per metterli ad ulteriore prova, e solo a quel punto acconsentì ad ospitarli e ad ascoltarli.
In una grotta poco profonda ardeva un bel fuoco, e il gruppo fu ospitato li a condividere cibo e racconti coi druidi e i loro seguaci.

Scoprirono che era Ulf, lo sciamano ora al servizio di Vok Dorrg, a detenere le maggiori conoscenze sull'albero, ma l'Arcidruido diede comunque utili informazioni sulla natura di quell'entità, sulle rune iscritte sulla sua corteccia, e sui rituali per scriverle e attingere alle sue benedizioni.
Scoprirono ad esempio che solo l'adamantio era in grado di intaccare quella corteccia, e che era necessario il sangue della stessa stirpe che chiedeva la benedizione.
Gli ultimi a giungere all'albero per sfruttarne i suoi poteri, secondo i racconti di Menedhan, furono una drow, tale Liriel Baenre insieme ad un barbaro della lontana terra del Rashemen, divenuto un hamfriggan, che cercava il potere dell'albero per controllare le sue capacità.
Riguardo al resto, quella comunità era piuttosto isolata e non sapevano nulla del Vortice e degli altri eventi che stavano sconvolgendo il Mare delle Spade.
Gli mostrarono anche lo strano monile in cristallo verde trovato dagli orchi, per vedere se conosceva tale materiale, e secondo l'uomo era lo stesso strano cristallo estratto anni fa a Berranzo, la colonia mineraria del Calimshan su Gundarlun di cui avevano già sentito parlare.
Si diceva persino che fossero pezzi del corpo cristallizzato di una antica divinità di qualche altro mondo o peggio ancora, di uno degli infiniti strati dell'abisso, tanto che la pazzia e i misteriosi episodi che portarono all'abbandono della miniera furono imputati ad essa. 

La mattina successiva, col permesso dei druidi, il gruppo si incamminò per raggiungere l'Albero. Aedithas li scortò per un buon tratto di strada, mettendoli sulla giusta direzione, ma poi non ce ne fu più bisogno, perchè al centro di una depressione tra le rocce, abbarbicato su un cumulo pietroso, lo videro.

Era immenso.
Era qualcosa che toglieva il fiato.
Talmente vecchio che la corteccia sembrava fatta di pietra, e si fondeva col paesaggio.
La base del tronco così segnata dal tempo che presentava scanalature e aperture, una delle quali una vera e propria grotta, e c'era una scaletta scavata nella roccia che saliva proprio verso quell'apertura, e attirò istintivamente gli avventurieri.

Mentre avanzavano, potevano avvertire la natura attorno a loro estremamente viva, come se giganteschi alberi fossero pronti a muoversi e a schiacciarli nel caso avessero manifestato intenzioni ostili.
Giunti dentro l'apertura, inquietanti cumuli di pietre, terra, muschio, pulsarono e si mossero fino ad assumere enormi forme vagamente umanoidi, come immobili e severi guardiani pronti ad agire.
Dentro la fenditura, le radici più fresche e giovani dell'albero, rivolte verso l'interno, sembravano abbeverarsi in una strana vasca circolare, una fontana da cui nasceva un'acqua limpidissima.
Le radici erano piene di rune e scritte incise da tempo immemore ad oggi.
Alcune erano ormai cancellate e riassorbite dal legno, forse eroi del passato non più tra noi, altre più recenti e sorprendenti, come quelle della drow e del rashemi di cui aveva raccontato il druido.

Cercarono fino a trovare la runa protettiva e la benedizione richiesta dalla madre di Hergatha, la Storm Maiden, ma quello che scoprirono li disorientò: sembrava che quella benedizione avesse perso il suo potere.
Avevano dato per scontato che la temibile condottiera fosse tornata in vita grazie a quella benedizione, e alla protezione di Umberlee e Tempus, ma forse c'erano altre forze in gioco?
Nonostante i dubbi, per sicurezza decisero di rimuovere comunque l'incisione, in fondo non potevano aver fatto tutta quella strada per nulla, e grazie al martello in adamantio di Gelrish eliminarono la runa.
Gli elementali della terra erano più vicini e guardinghi, ma l'Albero, spettatore silenzioso, forse approvando, non reagì a quel gesto.

Prima di andare via Richard pensò che una entità così antica come il Figlio di Yggrasil doveva aver visto e vissuto tantissimi ricordi, e attraverso le sue radici cercò di attingere altre informazioni.
Riuscì a vedere figure che incidevano rune, nel passato, e una donna con una neonata, la piccola Hergatha, che chiedeva forza e protezione a Tempus per la figlia.
La storia dirà che chissà come, si intromise anche Umberlee...
Per Richard non era abbastanza.
Guardando la fonte ebbe un'idea: chiese a Ishmael una dose di quella inquietante droga trovata nel covo di Grinnah.

I Vapori Mordayn sono una esperienza che nessun uomo dovrebbe mai fare.
Sono in grado di generare visioni incredibili, bellissime e paradisiache, strane e assurde o anche terribili, proiettando la mente umana lontano da confini che mai andrebbero oltrepassati, lasciando spesso i suoi consumatori preda di gravi crisi di astintenza nel migliore dei casi, o preda di pazzie e fobie, quando non direttamente graziati dalla morte.
I Vapori Mordayn però furono in grado di abbattere quella barriera tra il fisico e lo spirituale, e quando Richard si immerse nella vasca, provando ad attingere a sensazioni e ricordi, nell'acqua avvertì le vibrazioni di una voce che non era voce, ma piuttosto un suono cupo, proveniente dagli abissi marini più profondi. Una voce non fatta di parole ma ugualmente capibile dalla sua mente o forse dal suo cuore.
Un richiamo oscuro a donare la propria anima e unirsi a qualcosa di più grande, qualcosa che sarebbe tornato potente e avrebbe regnato oltre la vita e la morte.
Era Ydaach'Nar. Ne era certo.
E in un vortice di luce verdognola lo attirava nel buio freddo e schiacciante del fondo marino.
Fu strappato dalla visione e forse anche dalla pazzia dai compagni e dalla magia curativa di Lyandria, che tuttavia non attenuava la voglia di una nuova dose di vapori.

Richard pareva scosso e sproloquiava di ciò che aveva visto, tanto che Lyandria temendo (erroneamente) una connessione con la fonte usò un'altra magia per distruggere la polla d'acqua.

Questa volta però, l'Albero e i suoi guardiani non la presero bene...
Minacciosamente gli elementali della terra si strinsero verso il gruppo, che prese a ritirarsi verso l'uscita, ma dall'esterno anche numerosi treant e alberi animati parevano convergere nella loro direzione per bloccarli.
Gli avventurieri si difendevano e combattevano cercando di allontanarsi, tranne Richard che aveva intuito che forse sanare la fonte e ripristinare l'acqua avrebbe portato ad una tregua.
Nel perseguire la sua idea arrivò ad attaccare Lyandria con incantesimi mentali.
La poveretta nel frattempo era già impegnata tra alberi ed elementali, che provavano ad afferrarla.
Palle di fuoco detonarono verso l'esterno, elemento che i lignei difensori dell'Albero parverso soffrire parecchio, avvampando e bruciando così da creare un varco per i fuggitivi.
Gli elementali non erano della stessa idea e ormai li avevano circondati, menando colpi potentissimi.

Ad aggiungere caos al caos, il povero Baandulf che fu colpito talmente forte da venire lanciato contro alcune rocce. Un colpo che avrebbe steso chiunque, ma arrivare così vicino alla morte attivò qualcosa di sopito nel berseker, che si trasformò in un grosso orso infuriato, e il problema era che non distingueva amici o nemici, era solo pura rabbia.

Lyandria cadde, Gelrish era ferito gravemente e con Baandulf pericolosamente vicino, Ishmael non sapeva più chi difendere e da che lato arginare gli attacchi.
Fu allora, con Lyandria a terra morente, che l'Albero fermò i suoi difensori e intimò di curare la fonte, e li avrebbe lasciati andare vivi.
Il gruppo soccorse Lyandria riuscendo a guarirla magicamente prima che finisse nel Piano del Fato, e tramite la magia ripristinarono la fontana asciugata.
Richard cercò di entrare di nuovo in contatto con i ricordi dell'albero ma era troppo stremato, quindi sotto lo sguardo severo dei guardiani lasciarono il luogo.
Il Figlio di Yggdrasil intimò loro di non tornare mai più.

Lungo la via del ritorno, non regnava certo l'armonia. Richard si era fatto arrogante e troppo sicurò di se, bacchettando e minacciando tutti.
Non era più lui, era evidente che non tanto la droga, quanto la follia del suo viaggio sensoriale e del contatto con quell'entità lo aveva reso mezzo pazzo.

Furono trovati lungo i sentieri boscosi dal Menedhan in persona, piuttosto indispettito dal vederli così conciati male e dal rumore delle detonazioni avvertite fin li.
Gli spiegarono il malinteso accaduto rassicurandolo di aver posto rimedio, e lo seguirono al covo dei druidi per le cure e per un bel riposo.
Grazie a Menedhan e ad un incantesimo di ristorazione, venne curata anche la pazzia di Richard, che si scusò e anzi chiese al druido numerosi consigli sulla via della natura. L'uomo aveva capito che il profitto e il denaro non erano tutto e c'era ben di più, intangibile ma più gratificante per l'anima, in questo mondo.

Una volta fatto il punto della situazione, salutarono per ripartire per la costa, dove erano attesi dalla nave di Lyandria.
La prossima tappa sarebbe stata tornare a Gundarlun e a Gundbarg, per fare il punto della situazione con Re Olgrave, cercare la "veggente della pozza magica", e magari qualche indizio anche nelle miniere di Berranzo.
L'Arcidruido però offrì loro una via molto più breve per tornare a Gundarlun: sosteneva di poterli farli entrare in un albero, e farli sbucare in un altro albero a Gundarlun, come una sorta di teletrasporto.
Il più ritroso sembrava Baandulf, che avevano poco prima convinto a seguirli ancora con la scusa di imparare a tenere sotto controllo le sue trasformazioni prima di tornare a Holgerstead e rischiare di esser un pericolo.
Al barbaro, diffidente verso magie e portenti, un simile modo di viaggiare suonava assurdo, ma alla fine si convinse.
Menedhan salmodiò una preghiera per poi toccare con la punta del bastone un enorme faggio. La corteccia si increspò ellitticamente come se fosse una superficie d'acqua verticale, e con un cenno l'Arcidruido fece segno loro di entrare.
Un passo nel buio.
Un passo nell'ignoto.
Un passo verso un nuovo capitolo delle loro avventure...


venerdì 7 luglio 2023

RETURN OF THE STORM MAIDEN (14)

CAPITOLO 14 - LA STREGA DEI GHIACCI

"La mancanza di paura, secondo me, è il vanto dello sciocco. Gli unici uomini senza paura sono morti, o forse moriranno presto. La paura ti insegna cautela e rispetto per il tuo nemico. La paura può farti uscire vivo, e questo è il meglio che chiunque possa sperare da qualsiasi combattimento. Ogni uomo che vale qualcosa prova paura. È l'uso che ne fai che conta.." (Rasimer Grikon, topo mannaro)

Il mese di Uktar era alle porte, e il bosco restituiva questa verità moltiplicata per il fatto di essere a Ruathym, dove l'inverno non scherzava.
Mentre procedevano tra il fogliame residuo, che stava perdendo i bei colori autunnali, seguirono un corso d'acqua a ritroso, per arrivare alla fonte visto che sicuramente era più in alto, verso le montagne che dovevano svalicare.
Proprio li vicino trovarono alcune tracce, stivali, una persona solitaria.
Le tracce seguivano il percorso che avrebbero percorso anche loro, e di tanto in tanto ne scorgevano qualcuna ma diventava più difficile notarle visto che più si saliva di quota e più il suolo era duro e pietroso, mentre il bosco restava alle loro spalle, silente e testimone del loro cammino.
Giunti in prossimità di una collina dalla forma piuttosto pronunciata, sentirono delle urla agghiaccianti, simili al bramito di un cervo ma più acute e alte di frequenza.
Ishmael riuscì a percepire anche urla umane.
Poi li videro: tre creature alate, orrendi ibridi tra un cervo e un'acquila o piuttosto un avvoltoio, solcare l'aria da diverse direzioni mentre inseguivano un barbaro solitario.
Il giovane, forse troppo giovane, sembrava in difficoltà e subito i quattro risalirono il pendio per unirsi alla lotta.

Il ragazzo colpì una di quelle cose, ma la lama della sua ascia sembrava avere poco effetto su quelle bestie magiche, ma non si perse d'animo, anzi a dire il vero lo spaventarono di più gli alleati, con i loro sortilegi e con la creatura alata evocata da Richard.
I peryton, così erano chiamate quelle mostruosità, caddero sotto i colpi dei quattro avventurieri ma il giovane barbaro pareva contrariato per quell'aiuto inaspettato.
Per quanto cruenta infatti, quella ordalia era la sua prova per diventare un vero guerriero adulto ed esser ammesso nelle schiere dei berseker di Wedigar.
Per sua fortuna però fu anche il suo turno di rivendicare una preda, e dopo aver causato una frana che intrappolò l'ultimo Peryton, lo decapitò con un urlo liberatorio.

Nonostante lo scontro fosse finito, Baandulf, questo era il suo nome, restò guardingo e pronto a difendersi anche dai quattro sconosciuti, blaterava qualcosa a proposito del fatto che potessero esser figli o alleati di Grinnah, una fantomatica strega locale, ma le arti oratorie di Richard lo tranquillizzarono tanto che raccontò la sua storia e addirittura fu convinto a far loro da guida in cambio di una gloria ancora maggiore che quella derivante da una testa di Peryton: sarebbe tornato a Holgerstead reclamando l'eliminazione della misteriosa strega blu.

Il viaggio ripartì dunque ancora più difficoltoso e ripido, lungo passi montani e rocce che via via erano più innevate, fino a che, improvvisamente e in modo ben poco naturale, una tempesta di neve prese a infuriare sugli avventurieri costringendoli a trovare riparo tra le conifere dove scorsero le rovine di un piccolo villaggio.
Grati del riparo offerto dalle poche mura ancora intere, si fermarono in attesa che la furia della bufera si attenuasse, e Richard usò un utile incantesimo che creò un riparo in grado di isolarli completamente.
Secondo i racconti del giovane barbaro, quel posto era stato spopolato da Grinnah, la strega Blu, e gli strani cumuli ghiacciati che si vedevano qua e la, erano gli abitanti uccisi dal freddo.
Lyandria allora, incurante del tempo, abbandonò il riparo e prese a benedire quei resti ghiacciati, per dar pace alle anime, ma il vento portava con sè anche una vocina gracchiante e malevola, che improvvisamente esortava "i suoi schiavi" a manifestarsi e a trovare dove erano spariti gli intrusi. E non era suggestione, ma preoccupante realtà, il fatto che adesso figure spettrali emergevano da quei resti sbucando da ogni angolo del povero villaggio abbandonato.
La ragazza saggiamente arretrò subito tornando nel rifugio magico per avvertire i compagni della situazione, ma quelle entità spettrali l'avevano vista e seguita vicino all'ingresso. Ora vagavano, senza tregua, nei dintorni, cercando coloro che al momento non potevano trovare.
Si trovavano dunque bloccati li, al riparo dalla tempesta e dagli spiriti, ma in attesa di cosa?

Richard ruppe gli indugi e ordinò al suo leone alato di uscire come esca, facendosi inseguire. A quel punto, con la via libera, uscirono tutti affrontando la tempesta per seguire quello che sembrava un percorso dove il freddo e le raffiche di nevischio affilate picchiavano meno... una via verso la salvezza, o una trappola per attirarli in una direzione voluta?

Giunsero in una valletta riparata da rocce e alti abeti, la visibilità non era molta con quella bufera ma nei dintorni si vedevano gli strani cumuli di ghiaccio o neve formati da esseri umani o umanoidi forse vittime della strega.
E la strega parlò.
Parole che vagavano nel vento gelido della bufera, senza dare indicazioni di dove provenissero.
Parlò proferendo minacce che fecero tremare le gambe del giovane barbaro che era con loro.
Richard però cercò di contrattare un passaggio sicuro, senza arrivare allo scontro, ma la prima cosa che chiese Grinnah, la temibile strega del ghiaccio, fu il cuore pulsante del barbaro.
A suo dire la natura di quell'umano nascondeva un Hamfriggan, un mutaforma, e il suo cuore neppure gli dei sapevano cosa le sarebbe servito ma era una merce di scambio che i quattro non accettarono.
Richard offrì lo strano monile in cristallo verde trovato dagli orchi, e per quanto la strega fosse abbastanza incuriosita, non lo riteneva ancora abbastanza.
Cadaveri e spettri emersero nel frattempo dai cumuli, obbedendo alla volontà di colei che li aveva resi tali, e portandosi minacciosi tutto attorno alla zona, ma proprio poco dopo che si era trovato un accordo, il gruppo passò all'attacco.
Ne Lyandria, ne Gelrish avrebbero tollerato patti con una creatura che aveva privato quei morti della loro libertà, e i principi morali prevalsero sul buon senso nonostante la pericolosità della situazione.
Anche Baandulf, il giovane berserker, era perplesso dall'accordo visto che l'avevano convinto a seguirli promettendogli la testa della megera, e nonostante la paura per la magia accolse con un ghigno i segnali che l'accordo era già finito.
La strega era pronta a circondarli con un muro di ghiaccio circolare, freddo come la morte, che li avrebbe bloccati mentre i suoi spettri l'avrebbero invece attraversato assalendoli da tutte le direzioni, e a quel punto, avrebbe scatenato una tempesta di ghiaccio.
Tuttavia, tutto questo non avvenne.
Avvenne che Grinnah, nella sua presunzione, commise un solo errore.
Piccolo forse. Apparentemente ininfluente.
Ma fatale.
Perchè Grinnah aveva rivelato il suo nome.
E Richard, mentre i compagni affrontavano spettri e zombie che si stringevano su di loro, richiamò la trama in un incantesimo psichico letale.
Non aveva bisogno di vederla.
Non aveva bisogno di sapere dov'era.
Aveva il suo nome, e tanto bastava.
La sua lancia psichica penetrò nel cervello della megera facendola urlare di dolore e lasciandola diverso tempo inerte, e proprio quando si stava per riprendere, lui aveva di nuovo intessuto le stesse parole dello stesso incantesimo, che si abbatté su di lei con lo stesso effetto.. e così ancora una terza volta, e mentre Lyandria l'aveva individuata e si era fatta strada per affrontarla in corpo a corpo, venendo assalita da malevoli spiriti guardiani rimasti a proteggerla, vide infine Grinnah con gli occhi intrisi di sangue e rivoli di sangue anche dalle orecchie che si accasciava a terra.

Gli avventurieri fecero mozzare la testa a Baandulf, e poi razziarono ogni cosa utile nel covo di Grinnah, una capanna di tronchi ora finalmente del tutto visibile una volta interrotta la tempesta, trovando qualche oggetto magico interessante, qualche gemma e qualche suo intruglio.
Una volta ripulita la zona e dato pace alle vittime intrappolate della megera, il gruppo decise di riposare li.
Richard, con orrore del barbaro, interrogò la testa della malefica creatura per carpire qualche altra informazione sul cristallo di cui aveva parlato, ricavato dalle miniere di Berranzo, a Gundarlun, e del fatto che quello strano materiale fosse sospettato di esser addirittura un frammento di una qualche anticà entità che provocava follia.
Cosa era successo davvero in quella colonia mineraria calimshita? Quali erano stati gli ultimi giorni di attività? C'era un qualche legame col culto del Vortice?
Le beffarde e criptiche risposte di Grinnah erano incomplete, ma avrebbero indagato ancora... prima però, c'era ancora una montagna da valicare per scendere verso il Figlio di Yggdrasil e i misteri che lo circondavano...