martedì 16 giugno 2020

Il Tesoro Dimenticato della Gloria di Ahghairon - Capitolo 7

La strana tomba di Thamas Drewyll

L'intuizione di Alyn si rivelò giusta: nel vecchio cimitero di Blenen si trovava proprio una tomba a nome "Thamas Drewyll".
Quindi tutto liscio e tranquillo direte voi? Nemmeno per sogno.


Seguendo un sentierino inutilizzato da tanto, troppo, tempo arrivarono ai piedi del cimitero, che sorgeva su un altopiano con rocce a strapiombo,
Se Blenen era abbandonato da anni, il cimitero non era da meno, ed era ancora più insidioso...
Una volta inerpicati su per la stretta scaletta tra le rocce notarono subito le inferriate metalliche arrugginite e divelte in più punti, le lapidi che si scorgevano a fatica nell'erba altissima, resti di lapidi divelte o spaccate dal tempo e inquietanti fosse scoperte.
Non era facile distinguere le cose vista la fitta nebbiolina che circondava tutto, come un sudario e rendeva ancora più tetro il paesaggio.
A peggiorare le cose lo strano silenzio, l'assenza dei consueti grilli canterini o i canti dei vari uccelli che popolavano la vegetazione locale.

Iniziarono a battere al tappeto ogni lapide in cerca del nome rinvenuto sull'appunto di Frico, scoprendo che Drewyll sembrava un cognome abbastanza diffuso in passato a Blenen.

Nell'erba alta si celava però un male in agguato, e un gruppo di scheletri e zombie prese d'assalto improvvisamente i nostri avventurieri.

Korlon e compagni dopo un attimo di spavento si occuparono dei nefasti defunti irrequieti e ripresero la ricerca, finchè Thayla trovò la tomba che cercavano: la tomba di Thamas Drewyll.

Forzarono una cripta ancora integra per recuperare alcune pale per scavare, e mentre Korlon e Thayla scavavano gli altri tre, attirati dall'aspetto più curato e raffinato della cripta, presero a cercare qualche tesoro.

Un colpo di vanga dopo l'altro, finalmente si sentì un cupo "TUNF!", quando Korlon colpì qualcosa di vuoto. Un angolo di un coperchio di legno emerse dallo scavo, nemmeno troppo in profondità.

Ma proprio quel rumore, oltre a spezzare il cupo silenzio, attirò altri non-morti. Questa volta però erano veloci e affamati, e dal tocco letale: erano Ghoul.
Gli eroi si riunirono attorno al Alyn che brandendo il simbolo sacro con voce imperiosa invocò il potere di Hoar e tentò di scacciarli.
Il rito funzionò parzialmente, e mentre alcuni fuggivano lontani da lei, altri, resistendo, ingaggiarono in combattimento i 5 avventurieri.

Durante questo teso scontro, qualcuno in subdola attesa entrò in azione, e coperto dall'invisibilità riuscì a sollevare il coperchio messo a nudo da Korlon e Thayla, e a prelevare qualcosa.
A parte quello, la bara era vuota e pulita, come se questo Thamas Drewyll non fosse mai esistito, probabilmente un nome fittizio ma plausibile dove nascondere qualcosa.

Troppo tardi si accorsero di quanto stava accadendo, ma cercando di intercettare alla cieca l'invisibile ladro riuscirono comunque a ferirlo e rallentarlo.
Il misterioso individuo lanciò allora la mappa che aveva preso ad un Imp, che resosi poi invisibile sfrecciò via.
In questa baraonda, anche i ghoul precedentemente in fuga ri-sbucarono dalla fitta vegetazione che circondava i resti del cimitero e impegnarono nuovamente Alyn e compagni in combattimento, facilitando la fuga dell'Imp e di altri complici nascosti più a sud.
Anche il ladro scoperto e tornato visibile, pur ferito, tentò di nuovo la fuga approfittando del panico causato da un ghoul che aveva paralizzato Alyn e stava per ucciderla.
Tutte le attenzioni dei cinque erano sui ghoul che dimenticandosi di farlo prigioniero gli diedero una nuova possibilità di fuga... una fuga che però fu interrotta da una precisa freccia di Thayla e dal successivo attacco dall'alto del famiglio di Arok, che però lo avvelenò, rendendo vano ogni tentativo di salvarlo e interrogarlo.
Il famiglio aveva anche visto fuggire 3 figure dietro i resti del tempio. Non erano degli sprovveduti e si erano preparati evidentemente bene per quella missione perchè secondo la testimonianza del famiglio erano fuggiti di corsa non verso le scale per ridiscendere il ripido pendio, ma direttamente verso il costone roccioso per poi buttarsi nel vuoto, rallentando l'atterraggio con un incantesimo e riprendendo incolumi la fuga.

Non c'era tempo da perdere...nonostante fossero stanchi e feriti, i 5 compagni sfrecciarono a ritroso, superando Blenen e tornando verso la strada della Costa fino alla fattoria dove avevano lasciato i cavalli.
I fuggitivi, passati anch'essi da li, non avevano lasciato nulla al caso e li avevano slegati, per guadagnare tempo.
Grazie ad Arok e a Thayla però, il gruppo riuscì a calmarli e radunarli subito, per poi partire al galoppo verso Nord.

Inseguimento

Passavano le ore. I cavalli erano allo stremo. Le tracce di altri cavalli in corsa nella strada polverosa, davanti a loro, li spronavano a resistere e a non mollare.
I fuggitivi erano diretti a Nord e il sospetto era che fossero diretti a Baldur's Gate. Spie che avevano fiutato la caccia al tesoro e volevano fregarli.
Non poteva essere diversamente, visto che a Beregost non avevano fatto menzione della loro missione, e tutto era nato proprio nella grande città costiera.

La strada correva veloce a fianco a loro, gli alberi erano macchie sfumate di verde, e il polverone alzato dai loro stessi cavalli faceva lacrimare gli occhi.
Dopo tanti sforzi non potevano farsi fregare proprio ora. Li avrebbero raggiunti. Li avrebbero trovati...

Agguato

Era passato già un giorno dall'inizio dell'inseguimento. Avevano rallentato solo per far rifiatare i cavalli quanto bastava e per piccoli riposi, ma temevano di perdere troppo tempo e le tracce dei fuggitivi.
La stanchezza si sa gioca brutti scherzi, e mentre cavalcavano con lo sguardo fisso sulla strada, ormai esausti, una grande ombra offuscò la luce, sorvolandoli.
Nessuno riuscì a reagire in tempo e una creatura planando afferrò Tamira per poi riprendere quota e posarla come un trofeo su una parete rocciosa.
Un volto demoniaco e mostruoso su enorme e possente corpo muscoloso, simile a quello di un leone, con grandi ali membranose e una letale coda irta di aculei che poteva sparare come frecce. Si trattava di una temibile Manticora.

Tamira era in pericolo. Isolata dal resto del gruppo, che come ridestato da un sogno, prese ad agire freneticamente cercando di risalire fino al nido della bestia.
La stregona, approfittando di un momento buono, sfruttò le ultime energie rimaste per un incantesimo che la salvò: invisibilità.
Scomparve da sotto le grinfie della bestia e cercò disperatamente una via di fuga.
Il volto fino alla strada sottostante era alto ma lei saltò per afferrarsi ai rami di un albero. Purtroppo non riuscì a tenersi e la caduta fu quasi letale.

Ferita e impaurita, restò nascosta dall'incantesimo osservando con trepidazione i compagni che lottavano con la Manticora.

Non era facile affrontare un avversario che poteva sfuggirgli alzandosi in volo e colpirli con gli aculei, per poi planare in picchiata e cercare di ghermire un altro di loro.
Toccò ad Arok, che come una biscia si contorse sfuggendo alla presa degli artigli, per poi rispondere con i suoi temibili sortilegi.

Alla fine anche Tamira, ripreso fiato, emerse dalla sua invisibilità per colpire a morte la bestia.
Malconci e feriti, gli avventurieri calmarono i cavalli e lentamente ripresero la strada, notando che qualcun altro era stato vittima dell'imboscata del mostro alato: macchie di sangue umano erano sparse nella vicinanza e si allontanavano verso nord, e sulla Manticora erano conficcate alcune frecce che non avevano certo scagliato loro...

Confortati dal fatto che anche i ladri erano stanchi, feriti e indeboliti, ripresero l'inseguimento...

lunedì 8 giugno 2020

Il Tesoro Dimenticato della Gloria di Ahghairon - Capitolo 6

Un nuovo arrivato

Arok durante la nottata passata a Beregost aveva di nuovo sentito quella voce beffarda dentro di se, che gli aveva comunicato che avrebbe ricevuto un regalo.
Al mattino sulla sua spalla stava un corvo. I suoi compagni erano ancora ignari che non si trattava di un vero corvo, ma di un subdolo Imp in grado di mutare magicamente aspetto...




Blenen

Dopo mezza giornata di cammino, seguendo le indicazioni ricevute, arrivarono a Blenen.
La prima cosa che notarono fu un angolo di una casa e una mezza parete, l'unica parte rimasta in piedi di quella prima abitazione al limitare del villaggio.
Nonostante gli anni e le intemperie, alcune delle pietre mostravano ancora i segni anneriti di un incendio.

Lasciarono i cavalli in un posto sicuro e iniziarono l'esplorazione, superando un traballante ponte di legno marcio che superava uno stretto ma vivace ruscello, e introduceva nel villaggio vero e proprio.. o per meglio dire, ai miseri resti di quello che era stato un villaggio.

L'atmosfera era cupa, silenziosa. La vegetazione si era ripresa lentamente quanto le era stato tolto, e una leggera nebbiolina aleggiava su tutta l'area

Presero ad ispezionare ogni casa e ogni perimetro di pietre che faceva capire che una volta era una abitazione.
Ogni scoperta rivelava qualche piccola traccia di vite che ormai non erano più li, spente da tempo. Ogni ritrovamento, sotto le macerie, raccontava di vite ormai passate.

Arok mandò nel frattempo il suo "corvo" a perlustrare attorno.

In alcuni ruderi trovarono anche la targhetta forse posta all'ingresso della casa, che ne indicava la famiglia. In una cantina del vino nanico, e in quella che era una delle abitazioni più grandi i resti di un orco...e ancora peggio, colui che aveva ucciso l'orco: un enorme ragno che balzò addosso a Korlon per poi sparire nella sorpresa generale.

Era un ragno fase, capace di passare dal loro piano a quello etereo in un battito di ciglia, per poi spostarsi e ricomparire altrove..magari alle loro spalle, e ucciderli col letale veleno.
Più di uno venne ferito e quasi ucciso, ma alla fine il malvagio aracnide si raggomitolò ferito a morte.

Il famiglio di Arok nel frattempo portava altre brutte notizie: orchi accampati nei resti dell'ex-locanda.
I cinque si organizzarono attorno all'edificio e con una illusione attirarono gli orchi, massacrandoli in poco tempo con l'effetto sorpresa, e anche il pericoloso sciamano che li guidava, un Occhio di Gruumsh, venne liquidato insieme ai suoi sortilegi.

Passi avanti?


Su Blenen tornò a regnare il silenzio, e gli avventurieri ripresero a battere al tappeto ogni rudere finchè non trovarono la casa che cercavano. La casa di Frico Midgee.
Non era rimasto molto di utile o di intero, ma non c'erano dubbi sia per la dimensione che per i pezzi di targhetta ritrovati vicino all'ingresso (che rimessi insieme rivelarono la scritta "Famiglia Midgee") che quella fosse la casa dell'halfing naufrago.

La gioia fu breve perchè pur trovando nella cantina un altro piccolo diario, questo si polverizzò non appena toccato da quanto era decrepito, e c'era ben poco di utile che si potesse leggere, ma un biglietto, aggiunto in fondo e scritto su pergamena, era chiaramente intatto e recava soltanto un nome, con sopra una specie di croce scarabocchiata abbastanza male.
Il biglietto diceva "Thamas Drewyll"
Qualcuno suggerì di tornare a Baldur a chiedere aiuto a Kelysius, altri di provare a chiedere a Beregost se quel nome diceva qualcosa, ma Alyn suggerì prima di sprecare di nuovo tempo in altri spostamenti, di provare prima al cimitero..sempre ce ne fosse uno, ma ogni paese solitamente aveva un luogo dove venivano tumulati i morti.
Chissà che non ci fosse qualche lapide con quel nome.. e il paranoico Frico non l'avesse proprio usata per nasconderci qualcosa?
Riposarono nei resti della Locanda e fu una notte parecchio agitata..gli scherzi di Arok avevano creato malumori e incomprensioni, ma una cosa certamente teneva ancora tutti uniti: il miraggio dell'immenso Tesoro della Gloria di Ahghairon.

lunedì 11 maggio 2020

Il Tesoro Dimenticato della Gloria di Ahghairon - Capitolo 5

Agguato!

Mancavano ancora due giorni di viaggio per giungere a Beregost e la strada della Costa proseguiva verso sud, larga e ben segnata anche se ormai non si vedeva anima viva ne avevano incontrato altre carovane o altri viandanti.

Entrarono in una zona boscosa, in lontananza si vedevano i resti di mura da un lato della strada, ormai ridotti a cumuli alti non più di un metro.
C'era molto silenzio e il gruppo non aveva dialogato molto durante quel viaggio, ognuno continuava a stare sulle sue, senza svelare troppo di se, così che, chi più chi meno, avevano rinunciato a far domande ai compagni.

Ci pensarono i Goblin a rompere il silenzio, assalendo improvvisamente gli avventurieri di passaggio, ma grazie a Korlon e Thayla il gruppo non fu preso di sorpresa...

Quegli sgradevoli malefici umanoidi caricarono da due lati, mentre altri, al sicuro usando le macerie come riparo, tiravano con le balestre.
Lontano da tutti, quello che sembrava il comandante, iniziò a eseguire strani rituali, protetto da un sinistro Worg
Era uno sciamano!

Infuriò una dura battaglia, con i 5 che cercavano di liberarsi di quei fastidiosi avversari in fretta per gettarsi sullo sciamano e impedirne gli incantesimi. 
Lo sciamano riuscì però a investirli con più di un sortilegio: Iniziò con sonno che però fece effetto solo su Alyn e per errore anche su alcuni goblin, poi maledisse tutti con un'anatema provando infine ad accecare Korlon che era arrivato più vicino, dopo averli rallentati con una malefica crescita di rampicanti che cercavano di avvinghiarli e bloccarli...
Quando però l'avanguardia goblin cadde, e i balestrieri furono messi in fuga, anche per lo sciamano non restò che la sconfitta.

Il gruppo usò quelle stesse rovine come riparo per una sosta rigenerante per curare le ferite e lenire la stanchezza, poi ripresero il viaggio che terminò senza altri pericoli.

Beregost

Giunsero a Beregost nel tardo pomeriggio, oltrepassando le "mura" che altro non erano che una robusta palizzata di legno.

Individuarono subito una locanda, "il Mago in Fiamme" e entrarono a riposare e cercare informazioni per il sentiero per Blenen.
Nel frattempo furono coinvolti anche in qualche scommessa ad un tavolo in cui si giocava a dadi. Si trattava di "Ossa di Baldur", un gioco molto in voga nei dintorni.
Arok sperperò del denaro, senza fortuna, mentre Tamira fu invece fortunata.

Parlando con un cacciatore locale riuscirono a farsi spiegare anche come trovare Blenen, e dopo un meritato riposo sotto ad un tetto, al mattino presto partirono per il misterioso villaggio abbandonato.

lunedì 4 maggio 2020

Il Tesoro Dimenticato della Gloria di Ahghairon - Capitolo 4

Ulgoth'S Beard

Un breve viaggio senza inconvenienti li portò nei pressi del villaggio di pescatori di Ulgoth's Beard.
Da li, presero a seguire la costa lungo un sentierino che sovrastava la scogliera, fino a giungere nel punto indicato da Occhibianchi: una zona di scogliera era franata rivelando una cavità collassata.
Scesero ed esaminarono i resti di quella che sembrava una vecchia scialuppa di salvataggio.
C'erano parecchie tracce recenti tutto attorno e sicuramente i contrabbandieri, come aveva raccontato il tiefling, avevano ormai spazzolato tutto... l'unico modo per scoprire cosa avevano trovato era trovare il loro covo.

Seguirono le tracce e giunsero in breve ad una costruzione in pietra la cui facciata era integrata nella scogliera, molto ben mimetizzata tra le rocce, e poco distante si poteva notare un pontile in legno per l'approdo di imbarcazioni.

Tamira cambiò forma e fece un giro della zona, studiando eventuali ingressi e notando le sentinelle di guardia fuori, per poi tornare a riferire.

I 5 decisero così di entrare da una finestra, sorprendendo un cuoco e facendone fuori un altro. Poi Tamira ne prese le sembianze e usando una abbondante dose di Sannish drogarono il cibo.
Nel giro di poco, quasi tutti i contrabbandieri presenti nel grande salone da pranzo collassarono, mentre i superstiti, allarmati, si scagliarono sul "cuoco".
In quel momento intervennero gli altri e infuriò una battaglia in quello spazio ristretto.
Il capo dei contrabbandieri con un calcio ribaltò il tavolone usandolo come riparo da frecce e incantesimi, ma Korlon vi balzò sopra facendolo ricadere e menando colpi col suo maglio.
Le sentinelle non presenti al pranzo accorsero prendendo alle spalle gli avventurieri ma ormai l'effetto sorpresa aveva avuto il suo effetto e in breve furono sconfitti.
Un allibito e infuriato capo-contrabbandiere si arrese, imprecando e chiedendo cosa diavolo significava quell'attacco.
Restò ancora più allibito quando scoprì il motivo...visto che per lui, che ancora non aveva idea della reale importanza di quanto trovato attorno alla scialuppa, contava ben poco quel che cercavano.

Lasciarono i malviventi legati e trovarono alcune monete come quella mostrata da Kelysius insieme a poche cose rimaste intere di quella scialuppa, tra cui una specie di diario.
Dopo aver ripulito il covo tornarono dal collezionista a riscquotere la ricompensa e a mostrare i resti del diario.

Il diario di Frico Midgee

Il diario era un ammasso di fogli zuppi e appiccicati, ormai difficilmente consultabili, ma Kelysius insieme al suo esperto amico Delion riuscirono a recuperarne lo stesso importanti informazioni:
era appartenuto ad un naufrago della Gloria di Ahghairon, tale Frico Midgee, nome chiaramente halfing, che dopo un numero imprecisato di anni era riuscito a ritornare fino alla costa e si era schiantato li.
Secondo alcune frasi ancora leggibili, il suo desiderio era raggiungere subito la famiglia a Blenen e, cosa più importante, tracciare una mappa per ricordarsi dov'era il tesoro e un giorno riuscire a tornare a prenderlo.

Kelysius assoldò nuovamente i cinque avventurieri per continuare quindi questa ricerca: la prossima tappa sarebbe stato Blenen, il villaggio di Frico Midgee, per cercare indizi sul tesoro e sulla mappa.
C'era un piccolo dettaglio però: Blenen non esisteva più da molti anni, essendo stato bruciato e distrutto in una razzia di orchi... ma forse tra le sue rovine era ancora possibile trovare la casa dell'halfling...

In viaggio verso Sud

Partirono con i cavalli prestati da Kelysius il mattino dopo.
Il piano era percorrere la Strada della Costa fino a Beregost dove poi avrebbero cercato indicazioni sulle rovine di Blenen.
I campi coltivati a sud di Baldur's Gate lasciarono spazio lentamente ad una zona leggermente collinare, per poi tornare in pianura a costeggiare il famoso Bosco Ammantato.
Di tanto in tanto incontravano carovane o viandanti, e tutto sembrava tranquillo.


A.M.B.R.O.G.I.O IV

Al quarto giorno di viaggio notarono una strana piccola casetta ai lati del sentiero. Un bizzarro gnomo si era appena assordato provando un fischietto che doveva servire a fermare qualcosa.
Era il laboratorio di Glevi Mirabulantis Landolore III

Si avvicinarono allo gnomo borbottante, per capire quale fosse il problema e lo strano inventore promise loro alcune delle sue meraviglie se l'avessero aiutato a recuperare la sua ultima invenzione: A.M.B.R.O.G.I.O. IV
Automa Multifunzione Bipede Retrocaricato Orgogliosamente Gnomico Interagente Omnidirezionale
Si trattava di una sorta di costrutto che gli era però sfuggito, e si raccomandò di cercare di non danneggiarlo.
Visto che le rovine di Blenen erano li da anni e anni e non sarebbero cambiate molto giorno più o giorno meno, decisero di guadagnarsi questa ricompensa extra aiutando lo gnomo.

Grazie a Thayla riuscirono a trovare le tracce dello strano costrutto. Visto il goblin morto che avevano trovato, forse non era neanche così inoffensivo come lo gnomo voleva far credere.
Continuando a inoltrarsi nella boscaglia arrivarono ad una radura mezza bruciacciata da dardi magici individuando al centro proprio Ambrogio che saltellava senza senso, in avaria.
Non fu una impresa facile bloccarlo, ma con l'azione congiunta di tutti, mentre lo distraevano e attiravano i suoi dardi altrove, Korlon da dietro arrivò a bloccarlo e Tamira riuscì ad aprire lo sportello in cima alla "testa" e a togliere il cristallo come aveva spiegato lo gnomo, e il costrutto si disattivò all'istante.

Trainato dai cavalli, fu riportato al suo creatore che donò loro alcune delle sue strane ma non del tutto inutili invenzioni, inoltre diede loro asilo per la notte così che riposarono e ripartirono al mattino.

Beregost era più vicina...

martedì 28 aprile 2020

Il Tesoro Dimenticato della Gloria di Ahghairon - Capitolo 3

Toccata e fuga nel Covo delle Daghe Rosse

Scesero con coraggio tramite quel sinistro montacarichi, incuranti di come sarebbero poi risaliti, per trovarsi in una stanzetta quadrata dove una sentinella, pensando fosse sceso qualche membro della banda, si girò per salutarli ma venne freddata prima che potesse emettere un suono.
E freddata, credetemi, è il termine più appropriato visto il raggio di gelo di Tamira che gli diede il colpo di grazia.

Quel covo sotterraneo, ricavato nel sottosuolo cittadino all'altezza delle fogne, era un dedalo di corridoi e porte.
Cercarono di evitare le zone da cui provenivano voci o si sentiva la presenza umana, ma non avevano la minima idea di come era strutturata la base e di dove andare. La fortuna come spesso accade però aiuta gli audaci, e per puro caso trovarono in una sorta di studio un passaggio segreto dietro una libreria che si apriva in un buio corridoio scavato nella roccia.
A metà del cunicolo, si apriva una stanza riccamente arredata, segno che era destinata a qualche capo, e in un doppiofondo del letto scoprirono ben 8 pacchi di sannish dei 10 sottratti agli Zhentarim... un colpaccio col minimo spargimento di sangue.

Proseguirono lungo il cunicolo, uscendo da un altro passaggio segreto che sbucava su un pontile di legno che si affacciava su uno dei canali fognari. Li di fronte una grande porta...probabilmente la zona d'arrivo delle merci contrabbandate o dei loro loschi traffici.

Si impossessarono di una barca li ormeggiata e fuggirono tramite il sistema fognario, giusto in tempo per vedere irrompere alcuni banditi sul pontile allarmati sicuramente dal ritrovamento di un cadavere... ma era troppo tardi per loro e dopo un breve scambio di frecce i nostri 5 sbucarono di nuovo sui moli, poi sfruttando la nebbia e la notte evitarono alcuni gruppetti sospetti che erano stati sguinzagliati alle loro calcagna, e riuscirono ad arrivare all'Onda Storta per negoziare con "La Voce".


Scambio proficuo.

Il mattino dopo furono ricevuti dalla Voce, e dopo una trattativa movimentata e confusa furono pagati per la merce ritrovata e riuscirono a farsi consegnare il prigioniero.

Come sospettavano, era proprio lui, Occhibianchi.
Ora era più occhiNeri, visto il pestaggio subito e i segni di tortura.
Qualcuno l'aveva incastrato per far ricadere la colpa su di lui per la droga sparita. Lui sospettava che le Daghe Rosse l'avessero rubata non sapendo che era degli Zhentarim, e una volta scoperto l'errore, per evitare guerre e ritorsioni, avessero fatto ricadere la colpa su di lui per uscirne puliti.

L'uomo era stremato e camminava a fatica, ma lo condussero da Kelysius dove riuscirono finalmente a scoprire dove aveva trovato quella moneta:
OcchiBianchi raccontò che stava spiando i traffici di alcuni contrabbandieri nei pressi di Barba di Ulgoth quando il costone roccioso sul mare su cui si era appostato franò, rivelando una grotta che era rimasta mezza ostruita da una precedente frana, e i resti di una scialuppa schiantata sugli
scogli. Notò brillare alcune monete vicino ad una sacca di cuoio marcio mezza affondata e fece appena in tempo ad arraffarne alcune che dovette scappare per l’arrivo dei banditi che arrivavano a controllare cosa era accaduto.

Riferito quanto scoperto anche al collezionista, i cinque avventurieri pattuirono una paga per la nuova missione: sarebbero andati sul luogo del ritrovamento della moneta e se come pensavano i contrabbandieri avevano spazzolato per bene tutto, sarebbero andati a ficcare il naso nel loro nascondiglio sul mare: qualunque cosa rimasta intatta in quella antica scialuppa di salvataggio era un potenziale indizio per scoprire l'antico tesoro.

giovedì 23 aprile 2020

Il Tesoro Dimenticato della Gloria di Ahghairon - Capitolo 2

Fazioni e decisioni

Entrarono all'Onda Storta come semplici clienti. Era una locanda di ben altro livello rispetto al Bacio di Umberlee, e anche se era notte qualche tavolo era ancora frequentato. Mentre presero posto, con la scusa di cercare la latrina, Thayla e Tamira cercarono di sbirciare in giro per capire la disposizione delle stanze, fino a capitare in cucina dove con perizia rubarono una chiave che penzolava dalla cintura di un aiuto cuoco appisolato.

Arok nel frattempo tentò di salire ai piani superiori, dove c'erano le stanze, ma venne fermato da 2 energumeni, e anche il tentativo di prenotare una stanza li non ebbe successo, in quanto, a dire dell'Oste, erano tutte occupate.

Proprio mentre se ne stavano andando, cercando di studiare un altro piano per carpire i segreti di quella locanda o un sistema per intrufolarsi a curiosare e scoprire se Occhibianchi era stato preso da loro e portato li, l'Oste li fermò dicendogli che erano desiderati al piano di sopra.

Sconcertati, salirono, accompagnati dalle due "guardie".
Si presentò loro un uomo dal misterioso fascino oscuro, disse che veniva chiamato semplicemente "la Voce", e che era un tramite degli Zhentarim.
Disse di sapere che erano stati bloccati da un agguato delle Daghe Rosse nei vicoli, e chiese loro se per caso erano nemici di quella banda, proponendo un lavoretto di recupero ai loro danni, senza scomodare in persona gli zhentarim.
Credeva che le Daghe Rosse avessero rubato un carico degli Zhentarim, e aveva anche catturato uno dei loro (Occhibianchi?? pensarono subito sentendo così) ma che non c'era verso di farlo confessare, quindi propose loro di infiltrarsi in un capannone adibito a segheria, dove a suo dire quella banda nascondeva qualcosa, e trovare le prove del loro coinvolgimento: una decina di pacchi di Sannish sottratti agli zhentarim.

La questione si faceva pericolosa...scontri tra bande e carichi di droga, e quel tizio che aveva l'aria di uno che preferisce non sentirsi dire di NO.
Si accordarono dunque accettando la missione, sperando così di poter poi avere accesso al prigioniero e verificare se era proprio lui...

Da che parte stare?

La mattina dopo, come se niente fosse, andarono all'appuntamento con uno degli scagnozzi delle Daghe Rosse al Bacio di Umberlee per scambiare le informazioni su Occhibianchi.

Il tizio disse loro che c'era voce che fosse stato portato nei sotterranei dell'Onda Storta e loro fecero finta di non saperne nulla, poi, per sondare il terreno, chiesero se aveva qualche dose di sannish per pagare un loro informatore... e in effetti il tizio, seguito a distanza da due di loro, mentre gli altri restavano al Bacio in attesa delle dosi, andò proprio al capannone descritto dalla Voce e tornò poco dopo con le dosi.

Nel pomeriggio si appostarono nei pressi del capannone, per studiare il viavai di gente e i possibili passaggi, poi attesero fino a notte fonda quando gran parte dei lavoranti se n'era andata.
Era chiaro però che quel posto nascondeva qualcosa, visto che comunque restavano delle sentinelle davanti e una sul tetto, e qualcuno all'interno lavorava comunque...

Passarono dal tetto, eliminando le sentinelle una ad una per poi attirare con trucchi ed illusioni quelle del piano terra.
Tamira con un incantesimo prese le sembianze di uno dei banditi, per poter muoversi indisturbata.
Una volta messo in sicurezza il piano e perquisito il capannone, trovarono un montacarichi azionato da un enorme mezzorco che scendeva nei sotterranei.
Eliminarono anche il pericoloso mezzorco, senza però tenere conto che forse era meglio ingannarlo (magari grazie a Tamira che era trasformata in bandito) piuttosto che ucciderlo, perchè così qualcuno avrebbe dovuto restare ad azionare la grande ruota del montacarichi manuale..e una volta scesi tutti, nessuno l'avrebbe fatta risalire...

Era tempo però di non indugiare, e scoprire i segreti di quel covo delle Daghe Rosse...

giovedì 16 aprile 2020

Il Tesoro Dimenticato della Gloria di Ahghairon - Capitolo 1

Tutto iniziò così


Devo ammettere, gentili avventori, che questa storia non è avvenuta nella nostra bella Neverwinter, e neanche c'entra la vostra locanda preferita, il Gatto Lercio... ma si svolge a Baldur's Gate, e anche in locande della concorrenza.
Una buona storia è una buona storia, e anche se non conosco personalmente i protagonisti, perchè mi è stata riferita da un mercante di Daggerford, ve la racconterò lo stesso...magari non sarà proprio fedele, ma mi conoscete...


I cinque protagonisti di queste vicende sono:
Arok, un misterioso tiefling dagli strani poteri
Tamira, una bellissima esile elfa della luna che attinge i suoi poteri dalla magia selvaggia
Thayla, una schiva cacciatrice mezzelfa abile con l'arco
Korlon, un barbaro uthgardt strappato alle sue terre per finire a fare il marinaio, e naufragato a Baldur's Gate, unico superstite di una scorreria di pirati.
Alyn, una coriacea sacerdotessa di Hoar, il dio della vendetta. Pronta a dispensare giustizia con le proprie mani laddove la sola provvidenza o le autorità non bastano.

Il vero protagonista però è un tesoro dimenticato di cui neppure io ero a conoscenza, anche se me la cavo con la storia antica.

Si dice che quando fu fondata Baldur's Gate...e intento proprio Baldur's Gate, non all'inizio quando si chiamava porto grigio... ebbene, quando fu ufficializzato il nuovo nome della città, in omaggio e in segno di alleanza, da Waterdeep partì un carico di monete celebrative dell'evento.
Un conio speciale da donare alla nuova città salpò da Waterdeep nella stiva della poderosa "Gloria di Ahghairon"
Ma quel carico, forse per un naufragio o chissà che altro diavolo accadde, non giunse mai a destinazione, e l'aspetto di quelle speciali monete d'oro rimane solo su qualche antico libro o in un registro polveroso di Waterdeep.
Non esistono campioni materiali di quelle monete.

O meglio... non esistevano.
Perchè qualche tempo fa, un eccentrico collezionista, tale Kelysius de Var, contattò proprio i 5 avventurieri di cui vi ho parlato, mostrando loro una di quelle monete.
Era stata usata, insieme ad altre normali monete d'oro, per pagare un suo amico mercante che, incuriosito, gliela portò ad esaminare.
Le implicazioni di una tale scoperta erano chiare: quel carico di monete allora non era perduto per sempre.
Ma da dove veniva quella?
Era questa la missione che Kelysius voleva affidare ai tre (perchè all'inizio a trattare erano in tre): trovare il misterioso pagatore che l'aveva usata.
Tramite lui, forse sarebbero potuti risalire al modo di ritrovare quel carico storico e prezioso.

Occhibianchi

Alyn, Tamira e Thayla, seguite in maniera discreta da Arok, andarono dunque a parlare con tal Delion Kravonos, che aveva una variopinta bancarella piena di oggetti strani nella piazza principale del mercato.

L'uomo ricordava che il tizio che aveva pagato con quella moneta aveva comprato due antichi kukri d'argento con l'elsa fatta ad artiglio. Era vestito di scuro e con un cappuccio calato sulla fronte, strani occhi bianchi e una cicatrice al lato della bocca.
Non c'era molto altro su cui lavorare se non questi indizi, ma un tizio del genere poteva esser forse un frequentatore di quartieri malfamati o portuali, e decisero di provare a indagare in quella direzione.
Fu li che venne loro in aiuto l'enorme barbaro Korlon, che disse loro di conoscere abbastanza bene la zona portuale, e in effetti li guidò fino ad una squallida bettolaccia chiamata Bacio di Umberlee, dove unto a dovere con qualche moneta e qualche moina di Tamira, il burbero mezzorco oste rivelò che c'era un tizio del genere nei paraggi, che veniva chiamato appunto "Occhibianchi", ma che era un po' che non si faceva vivo.
Consigliò comunque di provare al molo 18.
Arok, successivamente, strappò all'oste anche l'informazione che non erano i primi a cercarlo, e che alcuni agenti degli zhentarim erano passati chiedendo di lui.

Nonostante la puzza di piscio, umanità sporca e acqua stagnante, mista agli scarti di una vicina conceria, era impossibile non restare stregati di fronte a quel brulicare di attività e mestieri, sapori, bancarelle, officine e segherie, merci, pesci, pescatori e marinai, pressati nei vicoli e tra le umili costruzioni, uniti tutti in un concerto di rumori, schiamazzi, urla, segnali.

Inseguimento

E mentre passeggiavano attenti in mezzo a quei vicoli, avvicinandosi al molo 18, lo videro.
Era appollaiato su un tetto, e quando si accorse che lo stavano fissando, spaventato si alzò di scatto e fuggì agile come una gazzella.
Perchè una reazione così repentina se neanche li conosceva?

Partirono all'inseguimento ma non era facile in quel quartiere. Per poco non si schiantarono contro un carretto e alcuni cani, agitati e attratti da quegli individui in corsa, cercarono di azzannarli.
Perfino un mendicante si mise in mezzo, spuntando da un angolo e impattando contro Thayla che era riuscita a rimanere abbastanza vicina al fuggitivo...
L'uomo si dileguò senza possibilità di essere a portata di incantesimo, ma riuscirono a vedere che si era infilato in una grata fognaria, e proseguirono inseguendolo la sotto.


In quel dedalo di canali maleodoranti, riuscirono a seguire una pista, forse riguadagnando terreno, ma un grasso vermeiena si mise di mezzo... quei dannati mangiatori di carogne possono essere letali coi loro tentacoli paralizzanti, ma i 5 se la cavarono senza lasciarci le penne, poi scoprirono una porta nascosta e un sistema di scalette che risaliva sulla strada, sbucando in un vicoletto deserto.
Il tombino era rimasto aperto, e poco distante un kukri d'argento giaceva abbandonato a terra, insieme ad alcune macchie di sangue.
Del fuggitivo non restava altro.
Era stato ucciso? Catturato? Rapito? o era solo un depistaggio?

Non trovando altre tracce, decisero di recarsi all'Onda Storta. 
Si trattava di una locanda che stando a quanto rivelato da Rant, il mezzorco del Bacio di Umberlee, era uno dei ritrovi degli zhentarim.

Le Daghe Rosse si presentano

Lungo la strada però, giunti in un dedalo di vicoletti piuttosto deserti, vennero bloccati da alcuni loschi tizi. Potevano avvertire la presenza di altri sgherri anche alle loro spalle, e sul tetto un balestriere.
La situazione era tesa. Bastava poco che fossero sguainate le lame e scorresse del sangue.

Un uomo si fece avanti, dicendo di essere della banda delle "Daghe Rosse" e chiedendo cosa avevano fatto al loro amico e perchè lo stavano cercando.
Quando apparve chiaro che non c'entravano con la sparizione, e che forse non rappresentavano una minaccia, venero lasciati andare, con l'accordo di rivedersi il giorno dopo per condividere quanto i rispettivi gruppi avevano scoperto sulla faccenda.
Dal canto loro, gli avventurieri non menzionarono che forse c'erano di mezzo gli Zhentarim, e proseguirono poi verso l'Onda Storta...