mercoledì 26 luglio 2023

RETURN OF THE STORM MAIDEN (15)

CAPITOLO 15 - ALBERI, RADICI, VISIONI

"Non è la preghiera che salva l'uomo, ma la speranza in essa" (Verità del Saggio Jamal 20.6)

Le vette dei monti sono belle da guardare. Meno da raggiungere.
Il cammino per il Passo di Prakanhas era sempre più ripido e impervio, e nonostante il mutamento climatico creato da Grinnah si fosse dissolto con la sua morte, ora il freddo naturale li mordeva e li spingeva a muoversi rapidamente, e questo nonostante alcune grosse impronte li avessero messi in guardia.
Giunsero al passo, stretto tra le grigie rocce delle montagne di Ruathym, quando due grossi troll dei ghiacci, dalla pelliccia quasi uguale alle rocce stesse, partirono alla carica pregustando un buon pranzo a base di carne umana.
Quei giganti erano più grandi dei normali troll, ed emanavano un freddo pungente che oltre a coprirne l'odore paralizzava i muscoli degli sprovveduti che finivano a portata dei loro artigli.
Richard tuttavia riuscì a placare la battaglia con un audace raggiro: disse loro che erano anche loro troll, trasformati dalla malefica strega dei ghiacci e condannati in quelle misere forme umane.
Quei mostri erano sicuramente forti, ma altrettanto poco svegli e soprattutto, per fortuna di Richard e dei compagni, conoscevano Grinnah, e dopo aver interrotto l'assalto, dubbiosi, credettero a tale strampalata bugia.

I gruppo guadagnò così la discesa oltre il passo. Sotto di loro potevano ammirare la foresta, ancora avvolta nelle nebbie, e la, da qualche parte, c'era il Figlio di Yggdrasil.

Proseguendo verso valle scoprirono che non c'erano sentieri, o perlomeno, se mai ci fossero stati, erano ormai scomparsi e tornati preda della natura selvaggia. Procedevano dunque seguendo le radure e i tratti più agevoli, fino a seguire un piccolo torrentello.
La natura era stranamente tranquilla rispetto ai territori minacciosi attraversati prima, ma questo li rendeva ancora più inquieti.
Proprio mentre si parlava di fare una sosta e mangiare qualcosa, magari procacciando selvaggina, notarono un'alce che brucava lunghi licheni cadenti da un tronco caduto.
Qualcosa però allertò Ishmael. Nella neve attorno alla bestia non c'erano tracce. Come poteva esser giunta li? Era una trappola? Una illusione? Un'esca? O una prova?
Constatando che gli avventurieri non avrebbero ucciso l'animale, una guardiana del bosco rivelò la sua posizione, in cima ad un albero, e si presentò loro come Aedithas.
Era una mezzelfa, una ranger che sorvegliava la zona, e chiese loro i motivi della loro presenza.
Viste le risposte, acconsentì poi a portarli da Menedhan, l'Arcidruido locale, specificando però che non erano loro i protettori dell'Albero, ma che esso si proteggeva da solo.


Prima di accoglierli, Menedhan raccontò loro una storiella, per testare il modo di ragionare e vedere le cose degli intrusi, e forse la loro saggezza.
Fece loro anche qualche indovinello, forse più per diletto che per metterli ad ulteriore prova, e solo a quel punto acconsentì ad ospitarli e ad ascoltarli.
In una grotta poco profonda ardeva un bel fuoco, e il gruppo fu ospitato li a condividere cibo e racconti coi druidi e i loro seguaci.

Scoprirono che era Ulf, lo sciamano ora al servizio di Vok Dorrg, a detenere le maggiori conoscenze sull'albero, ma l'Arcidruido diede comunque utili informazioni sulla natura di quell'entità, sulle rune iscritte sulla sua corteccia, e sui rituali per scriverle e attingere alle sue benedizioni.
Scoprirono ad esempio che solo l'adamantio era in grado di intaccare quella corteccia, e che era necessario il sangue della stessa stirpe che chiedeva la benedizione.
Gli ultimi a giungere all'albero per sfruttarne i suoi poteri, secondo i racconti di Menedhan, furono una drow, tale Liriel Baenre insieme ad un barbaro della lontana terra del Rashemen, divenuto un hamfriggan, che cercava il potere dell'albero per controllare le sue capacità.
Riguardo al resto, quella comunità era piuttosto isolata e non sapevano nulla del Vortice e degli altri eventi che stavano sconvolgendo il Mare delle Spade.
Gli mostrarono anche lo strano monile in cristallo verde trovato dagli orchi, per vedere se conosceva tale materiale, e secondo l'uomo era lo stesso strano cristallo estratto anni fa a Berranzo, la colonia mineraria del Calimshan su Gundarlun di cui avevano già sentito parlare.
Si diceva persino che fossero pezzi del corpo cristallizzato di una antica divinità di qualche altro mondo o peggio ancora, di uno degli infiniti strati dell'abisso, tanto che la pazzia e i misteriosi episodi che portarono all'abbandono della miniera furono imputati ad essa. 

La mattina successiva, col permesso dei druidi, il gruppo si incamminò per raggiungere l'Albero. Aedithas li scortò per un buon tratto di strada, mettendoli sulla giusta direzione, ma poi non ce ne fu più bisogno, perchè al centro di una depressione tra le rocce, abbarbicato su un cumulo pietroso, lo videro.

Era immenso.
Era qualcosa che toglieva il fiato.
Talmente vecchio che la corteccia sembrava fatta di pietra, e si fondeva col paesaggio.
La base del tronco così segnata dal tempo che presentava scanalature e aperture, una delle quali una vera e propria grotta, e c'era una scaletta scavata nella roccia che saliva proprio verso quell'apertura, e attirò istintivamente gli avventurieri.

Mentre avanzavano, potevano avvertire la natura attorno a loro estremamente viva, come se giganteschi alberi fossero pronti a muoversi e a schiacciarli nel caso avessero manifestato intenzioni ostili.
Giunti dentro l'apertura, inquietanti cumuli di pietre, terra, muschio, pulsarono e si mossero fino ad assumere enormi forme vagamente umanoidi, come immobili e severi guardiani pronti ad agire.
Dentro la fenditura, le radici più fresche e giovani dell'albero, rivolte verso l'interno, sembravano abbeverarsi in una strana vasca circolare, una fontana da cui nasceva un'acqua limpidissima.
Le radici erano piene di rune e scritte incise da tempo immemore ad oggi.
Alcune erano ormai cancellate e riassorbite dal legno, forse eroi del passato non più tra noi, altre più recenti e sorprendenti, come quelle della drow e del rashemi di cui aveva raccontato il druido.

Cercarono fino a trovare la runa protettiva e la benedizione richiesta dalla madre di Hergatha, la Storm Maiden, ma quello che scoprirono li disorientò: sembrava che quella benedizione avesse perso il suo potere.
Avevano dato per scontato che la temibile condottiera fosse tornata in vita grazie a quella benedizione, e alla protezione di Umberlee e Tempus, ma forse c'erano altre forze in gioco?
Nonostante i dubbi, per sicurezza decisero di rimuovere comunque l'incisione, in fondo non potevano aver fatto tutta quella strada per nulla, e grazie al martello in adamantio di Gelrish eliminarono la runa.
Gli elementali della terra erano più vicini e guardinghi, ma l'Albero, spettatore silenzioso, forse approvando, non reagì a quel gesto.

Prima di andare via Richard pensò che una entità così antica come il Figlio di Yggrasil doveva aver visto e vissuto tantissimi ricordi, e attraverso le sue radici cercò di attingere altre informazioni.
Riuscì a vedere figure che incidevano rune, nel passato, e una donna con una neonata, la piccola Hergatha, che chiedeva forza e protezione a Tempus per la figlia.
La storia dirà che chissà come, si intromise anche Umberlee...
Per Richard non era abbastanza.
Guardando la fonte ebbe un'idea: chiese a Ishmael una dose di quella inquietante droga trovata nel covo di Grinnah.

I Vapori Mordayn sono una esperienza che nessun uomo dovrebbe mai fare.
Sono in grado di generare visioni incredibili, bellissime e paradisiache, strane e assurde o anche terribili, proiettando la mente umana lontano da confini che mai andrebbero oltrepassati, lasciando spesso i suoi consumatori preda di gravi crisi di astintenza nel migliore dei casi, o preda di pazzie e fobie, quando non direttamente graziati dalla morte.
I Vapori Mordayn però furono in grado di abbattere quella barriera tra il fisico e lo spirituale, e quando Richard si immerse nella vasca, provando ad attingere a sensazioni e ricordi, nell'acqua avvertì le vibrazioni di una voce che non era voce, ma piuttosto un suono cupo, proveniente dagli abissi marini più profondi. Una voce non fatta di parole ma ugualmente capibile dalla sua mente o forse dal suo cuore.
Un richiamo oscuro a donare la propria anima e unirsi a qualcosa di più grande, qualcosa che sarebbe tornato potente e avrebbe regnato oltre la vita e la morte.
Era Ydaach'Nar. Ne era certo.
E in un vortice di luce verdognola lo attirava nel buio freddo e schiacciante del fondo marino.
Fu strappato dalla visione e forse anche dalla pazzia dai compagni e dalla magia curativa di Lyandria, che tuttavia non attenuava la voglia di una nuova dose di vapori.

Richard pareva scosso e sproloquiava di ciò che aveva visto, tanto che Lyandria temendo (erroneamente) una connessione con la fonte usò un'altra magia per distruggere la polla d'acqua.

Questa volta però, l'Albero e i suoi guardiani non la presero bene...
Minacciosamente gli elementali della terra si strinsero verso il gruppo, che prese a ritirarsi verso l'uscita, ma dall'esterno anche numerosi treant e alberi animati parevano convergere nella loro direzione per bloccarli.
Gli avventurieri si difendevano e combattevano cercando di allontanarsi, tranne Richard che aveva intuito che forse sanare la fonte e ripristinare l'acqua avrebbe portato ad una tregua.
Nel perseguire la sua idea arrivò ad attaccare Lyandria con incantesimi mentali.
La poveretta nel frattempo era già impegnata tra alberi ed elementali, che provavano ad afferrarla.
Palle di fuoco detonarono verso l'esterno, elemento che i lignei difensori dell'Albero parverso soffrire parecchio, avvampando e bruciando così da creare un varco per i fuggitivi.
Gli elementali non erano della stessa idea e ormai li avevano circondati, menando colpi potentissimi.

Ad aggiungere caos al caos, il povero Baandulf che fu colpito talmente forte da venire lanciato contro alcune rocce. Un colpo che avrebbe steso chiunque, ma arrivare così vicino alla morte attivò qualcosa di sopito nel berseker, che si trasformò in un grosso orso infuriato, e il problema era che non distingueva amici o nemici, era solo pura rabbia.

Lyandria cadde, Gelrish era ferito gravemente e con Baandulf pericolosamente vicino, Ishmael non sapeva più chi difendere e da che lato arginare gli attacchi.
Fu allora, con Lyandria a terra morente, che l'Albero fermò i suoi difensori e intimò di curare la fonte, e li avrebbe lasciati andare vivi.
Il gruppo soccorse Lyandria riuscendo a guarirla magicamente prima che finisse nel Piano del Fato, e tramite la magia ripristinarono la fontana asciugata.
Richard cercò di entrare di nuovo in contatto con i ricordi dell'albero ma era troppo stremato, quindi sotto lo sguardo severo dei guardiani lasciarono il luogo.
Il Figlio di Yggdrasil intimò loro di non tornare mai più.

Lungo la via del ritorno, non regnava certo l'armonia. Richard si era fatto arrogante e troppo sicurò di se, bacchettando e minacciando tutti.
Non era più lui, era evidente che non tanto la droga, quanto la follia del suo viaggio sensoriale e del contatto con quell'entità lo aveva reso mezzo pazzo.

Furono trovati lungo i sentieri boscosi dal Menedhan in persona, piuttosto indispettito dal vederli così conciati male e dal rumore delle detonazioni avvertite fin li.
Gli spiegarono il malinteso accaduto rassicurandolo di aver posto rimedio, e lo seguirono al covo dei druidi per le cure e per un bel riposo.
Grazie a Menedhan e ad un incantesimo di ristorazione, venne curata anche la pazzia di Richard, che si scusò e anzi chiese al druido numerosi consigli sulla via della natura. L'uomo aveva capito che il profitto e il denaro non erano tutto e c'era ben di più, intangibile ma più gratificante per l'anima, in questo mondo.

Una volta fatto il punto della situazione, salutarono per ripartire per la costa, dove erano attesi dalla nave di Lyandria.
La prossima tappa sarebbe stata tornare a Gundarlun e a Gundbarg, per fare il punto della situazione con Re Olgrave, cercare la "veggente della pozza magica", e magari qualche indizio anche nelle miniere di Berranzo.
L'Arcidruido però offrì loro una via molto più breve per tornare a Gundarlun: sosteneva di poterli farli entrare in un albero, e farli sbucare in un altro albero a Gundarlun, come una sorta di teletrasporto.
Il più ritroso sembrava Baandulf, che avevano poco prima convinto a seguirli ancora con la scusa di imparare a tenere sotto controllo le sue trasformazioni prima di tornare a Holgerstead e rischiare di esser un pericolo.
Al barbaro, diffidente verso magie e portenti, un simile modo di viaggiare suonava assurdo, ma alla fine si convinse.
Menedhan salmodiò una preghiera per poi toccare con la punta del bastone un enorme faggio. La corteccia si increspò ellitticamente come se fosse una superficie d'acqua verticale, e con un cenno l'Arcidruido fece segno loro di entrare.
Un passo nel buio.
Un passo nell'ignoto.
Un passo verso un nuovo capitolo delle loro avventure...


venerdì 7 luglio 2023

RETURN OF THE STORM MAIDEN (14)

CAPITOLO 14 - LA STREGA DEI GHIACCI

"La mancanza di paura, secondo me, è il vanto dello sciocco. Gli unici uomini senza paura sono morti, o forse moriranno presto. La paura ti insegna cautela e rispetto per il tuo nemico. La paura può farti uscire vivo, e questo è il meglio che chiunque possa sperare da qualsiasi combattimento. Ogni uomo che vale qualcosa prova paura. È l'uso che ne fai che conta.." (Rasimer Grikon, topo mannaro)

Il mese di Uktar era alle porte, e il bosco restituiva questa verità moltiplicata per il fatto di essere a Ruathym, dove l'inverno non scherzava.
Mentre procedevano tra il fogliame residuo, che stava perdendo i bei colori autunnali, seguirono un corso d'acqua a ritroso, per arrivare alla fonte visto che sicuramente era più in alto, verso le montagne che dovevano svalicare.
Proprio li vicino trovarono alcune tracce, stivali, una persona solitaria.
Le tracce seguivano il percorso che avrebbero percorso anche loro, e di tanto in tanto ne scorgevano qualcuna ma diventava più difficile notarle visto che più si saliva di quota e più il suolo era duro e pietroso, mentre il bosco restava alle loro spalle, silente e testimone del loro cammino.
Giunti in prossimità di una collina dalla forma piuttosto pronunciata, sentirono delle urla agghiaccianti, simili al bramito di un cervo ma più acute e alte di frequenza.
Ishmael riuscì a percepire anche urla umane.
Poi li videro: tre creature alate, orrendi ibridi tra un cervo e un'acquila o piuttosto un avvoltoio, solcare l'aria da diverse direzioni mentre inseguivano un barbaro solitario.
Il giovane, forse troppo giovane, sembrava in difficoltà e subito i quattro risalirono il pendio per unirsi alla lotta.

Il ragazzo colpì una di quelle cose, ma la lama della sua ascia sembrava avere poco effetto su quelle bestie magiche, ma non si perse d'animo, anzi a dire il vero lo spaventarono di più gli alleati, con i loro sortilegi e con la creatura alata evocata da Richard.
I peryton, così erano chiamate quelle mostruosità, caddero sotto i colpi dei quattro avventurieri ma il giovane barbaro pareva contrariato per quell'aiuto inaspettato.
Per quanto cruenta infatti, quella ordalia era la sua prova per diventare un vero guerriero adulto ed esser ammesso nelle schiere dei berseker di Wedigar.
Per sua fortuna però fu anche il suo turno di rivendicare una preda, e dopo aver causato una frana che intrappolò l'ultimo Peryton, lo decapitò con un urlo liberatorio.

Nonostante lo scontro fosse finito, Baandulf, questo era il suo nome, restò guardingo e pronto a difendersi anche dai quattro sconosciuti, blaterava qualcosa a proposito del fatto che potessero esser figli o alleati di Grinnah, una fantomatica strega locale, ma le arti oratorie di Richard lo tranquillizzarono tanto che raccontò la sua storia e addirittura fu convinto a far loro da guida in cambio di una gloria ancora maggiore che quella derivante da una testa di Peryton: sarebbe tornato a Holgerstead reclamando l'eliminazione della misteriosa strega blu.

Il viaggio ripartì dunque ancora più difficoltoso e ripido, lungo passi montani e rocce che via via erano più innevate, fino a che, improvvisamente e in modo ben poco naturale, una tempesta di neve prese a infuriare sugli avventurieri costringendoli a trovare riparo tra le conifere dove scorsero le rovine di un piccolo villaggio.
Grati del riparo offerto dalle poche mura ancora intere, si fermarono in attesa che la furia della bufera si attenuasse, e Richard usò un utile incantesimo che creò un riparo in grado di isolarli completamente.
Secondo i racconti del giovane barbaro, quel posto era stato spopolato da Grinnah, la strega Blu, e gli strani cumuli ghiacciati che si vedevano qua e la, erano gli abitanti uccisi dal freddo.
Lyandria allora, incurante del tempo, abbandonò il riparo e prese a benedire quei resti ghiacciati, per dar pace alle anime, ma il vento portava con sè anche una vocina gracchiante e malevola, che improvvisamente esortava "i suoi schiavi" a manifestarsi e a trovare dove erano spariti gli intrusi. E non era suggestione, ma preoccupante realtà, il fatto che adesso figure spettrali emergevano da quei resti sbucando da ogni angolo del povero villaggio abbandonato.
La ragazza saggiamente arretrò subito tornando nel rifugio magico per avvertire i compagni della situazione, ma quelle entità spettrali l'avevano vista e seguita vicino all'ingresso. Ora vagavano, senza tregua, nei dintorni, cercando coloro che al momento non potevano trovare.
Si trovavano dunque bloccati li, al riparo dalla tempesta e dagli spiriti, ma in attesa di cosa?

Richard ruppe gli indugi e ordinò al suo leone alato di uscire come esca, facendosi inseguire. A quel punto, con la via libera, uscirono tutti affrontando la tempesta per seguire quello che sembrava un percorso dove il freddo e le raffiche di nevischio affilate picchiavano meno... una via verso la salvezza, o una trappola per attirarli in una direzione voluta?

Giunsero in una valletta riparata da rocce e alti abeti, la visibilità non era molta con quella bufera ma nei dintorni si vedevano gli strani cumuli di ghiaccio o neve formati da esseri umani o umanoidi forse vittime della strega.
E la strega parlò.
Parole che vagavano nel vento gelido della bufera, senza dare indicazioni di dove provenissero.
Parlò proferendo minacce che fecero tremare le gambe del giovane barbaro che era con loro.
Richard però cercò di contrattare un passaggio sicuro, senza arrivare allo scontro, ma la prima cosa che chiese Grinnah, la temibile strega del ghiaccio, fu il cuore pulsante del barbaro.
A suo dire la natura di quell'umano nascondeva un Hamfriggan, un mutaforma, e il suo cuore neppure gli dei sapevano cosa le sarebbe servito ma era una merce di scambio che i quattro non accettarono.
Richard offrì lo strano monile in cristallo verde trovato dagli orchi, e per quanto la strega fosse abbastanza incuriosita, non lo riteneva ancora abbastanza.
Cadaveri e spettri emersero nel frattempo dai cumuli, obbedendo alla volontà di colei che li aveva resi tali, e portandosi minacciosi tutto attorno alla zona, ma proprio poco dopo che si era trovato un accordo, il gruppo passò all'attacco.
Ne Lyandria, ne Gelrish avrebbero tollerato patti con una creatura che aveva privato quei morti della loro libertà, e i principi morali prevalsero sul buon senso nonostante la pericolosità della situazione.
Anche Baandulf, il giovane berserker, era perplesso dall'accordo visto che l'avevano convinto a seguirli promettendogli la testa della megera, e nonostante la paura per la magia accolse con un ghigno i segnali che l'accordo era già finito.
La strega era pronta a circondarli con un muro di ghiaccio circolare, freddo come la morte, che li avrebbe bloccati mentre i suoi spettri l'avrebbero invece attraversato assalendoli da tutte le direzioni, e a quel punto, avrebbe scatenato una tempesta di ghiaccio.
Tuttavia, tutto questo non avvenne.
Avvenne che Grinnah, nella sua presunzione, commise un solo errore.
Piccolo forse. Apparentemente ininfluente.
Ma fatale.
Perchè Grinnah aveva rivelato il suo nome.
E Richard, mentre i compagni affrontavano spettri e zombie che si stringevano su di loro, richiamò la trama in un incantesimo psichico letale.
Non aveva bisogno di vederla.
Non aveva bisogno di sapere dov'era.
Aveva il suo nome, e tanto bastava.
La sua lancia psichica penetrò nel cervello della megera facendola urlare di dolore e lasciandola diverso tempo inerte, e proprio quando si stava per riprendere, lui aveva di nuovo intessuto le stesse parole dello stesso incantesimo, che si abbatté su di lei con lo stesso effetto.. e così ancora una terza volta, e mentre Lyandria l'aveva individuata e si era fatta strada per affrontarla in corpo a corpo, venendo assalita da malevoli spiriti guardiani rimasti a proteggerla, vide infine Grinnah con gli occhi intrisi di sangue e rivoli di sangue anche dalle orecchie che si accasciava a terra.

Gli avventurieri fecero mozzare la testa a Baandulf, e poi razziarono ogni cosa utile nel covo di Grinnah, una capanna di tronchi ora finalmente del tutto visibile una volta interrotta la tempesta, trovando qualche oggetto magico interessante, qualche gemma e qualche suo intruglio.
Una volta ripulita la zona e dato pace alle vittime intrappolate della megera, il gruppo decise di riposare li.
Richard, con orrore del barbaro, interrogò la testa della malefica creatura per carpire qualche altra informazione sul cristallo di cui aveva parlato, ricavato dalle miniere di Berranzo, a Gundarlun, e del fatto che quello strano materiale fosse sospettato di esser addirittura un frammento di una qualche anticà entità che provocava follia.
Cosa era successo davvero in quella colonia mineraria calimshita? Quali erano stati gli ultimi giorni di attività? C'era un qualche legame col culto del Vortice?
Le beffarde e criptiche risposte di Grinnah erano incomplete, ma avrebbero indagato ancora... prima però, c'era ancora una montagna da valicare per scendere verso il Figlio di Yggdrasil e i misteri che lo circondavano...

venerdì 23 giugno 2023

RETURN OF THE STORM MAIDEN (13)

CAPITOLO 13 - CASTAGNE, SOGNI E VELENI

"Al nord si dice: quando hai pochi denti hai tanto coraggio... o tanta sfortuna" (Garrdo il Furente, primo ufficiale di Siberrin)

Un caleidoscopio di colori da rosso a giallo all'arancione al marrone, per passare a tinte più scure o grigie degli alberi ormai spogli, accompagnava i quattro viaggiatori il penultimo giorno di Marphenot, ma guardando verso le montagne, oltre il verde delle conifere, già si vedeva il bianco delle prime nevi. O non erano mai andate via?
Nonostante Ruathym sia un isola sottile e in linea d'aria dalla costa est a quella ovest non ci siano così tante leghe, il terreno sale aspro verso montagne selvagge e pericolose, e la via è più lunga di quel che si pensi, specialmente senza vere strade e sentieri, ma ormai i quattro erano decisi a svalicare e puntare sul Figlio di Yggdrasil, seguendo le indicazioni approssimative di Brando.

Rendendosi conto dello scorrere del tempo, Lyandria ebbe la buona intuizione di far mandare un messaggio magico a Ploppa, suggerendo di tentare nel frattempo di raggiungere e trovare il vero Vok Dorrg prigioniero, visto che con la loro deviazione difficilmente loro avrebbero potuto arrivare in tempo, e visto che ormai la trappola al doppleganger era stata probabilmente scoperta. Che ne sarebbe stato del presunto prigioniero? O forse era già morto da tempo?

Presi da questi e altri discorsi più futili, gli avventurieri giunsero ad un profondo guado dove le vivaci acque di un torrentello sembravano alquanto fredde.
Fu proprio la stessa Lyandria a testare la temperatura quando il vecchio tronco secco usato come ponte si spezzò e la fece piombare giù.
Venne issata prontamente con una corda e pur infreddolita e bagnata non risentì più di tanto della caduta.
Fatta ancora un po' di strada poco più avanti notarono un enorme cinghiale che grufolava tra i ricci e le foglie, ai piedi di due grossi castagni.
Troppo preso dal suo abbuffarsi di castagne, finì per diventare la cena del gruppo, che si accampò li vicino vista l'ora.

Durante i turni di guardia, in piena notte, Gelrish si accorse di un gruppo di cinghiali attirati dalle numerose castagne, e decise di allertare il gruppo.
Una confusa e assonnata Lyandrya, che grazie alla sua vista riusciva a penetrare anche il buio, puntò il suo strano canno-scoppio verso i rumori lasciando deflagrare una palla di fuoco che per un istante illuminò a giorno l'intera foresta.
L'effetto non su esattamente quanto voluto: le coriacee bestie, feriti e col la pelliccia fumante, scapparono in tutte le direzioni e nel punto di impatto le foglie secche stavano dando vita a diversi focolai d'incendio.
Ishmael e Richard capirono subito il rischio e si precipitarono per spegnerli, ma fu Gelrish con una esplosione di ghiaccio a domare del tutto le fiamme, lasciando però una zona devastata.
Senza dire una parola, tutti si augurarono con un vago sgomento che qualche druido o protettore dei boschi non avesse assistito alla scena.
La notte agitata non era ancora finita, perchè Lyandria fece uno strano sogno, trovandosi persa in un abisso marino scuro e desolante, ma venne attirata da una luce e da una voce, sbucando in una spiaggia nascosta tra alte rocce.
Una figura la attendeva, aveva l'aspetto di Garrdo il Furente, il primo ufficiale di Siberrin che le aveva donato l'anello del Grande Nuban.
La fece inginocchiare e giurare, insegnandole i valori e i dogmi del Giuramento del Mare, e per aiutare l'antica entità a fermare quel che di misterioso stava accadendo in quei mari.
Fu proprio l'acqua a svegliare l'agitata ragazza, ma tiratale in faccia da Gelrish, che interruppe quello strano viaggio onirico.
La cosa veramente strana, è che in mano stringeva una iscrizione con il giuramento.
La seconda cosa strana, di cui lì per lì Lyandria non si era resa conto, era il nome con cui nel sogno era stata chiamata: Lyndran

All'alba, con qualche malumore per la strana notte, il gruppo ripartì cercando di tenere per quanto possibile una direzione verso est, puntando le colline e le montagne.
Costeggiarono un altro castagneto e tra alberi e arbusti incolti Richard notò resti di muratura.
Cascine e edifici di un piccolo insediamento, forse usato in antichità per essiccare e lavorare le castagne.

Quel che non notò però fu un insidioso ragno-fase che comparso come dal nulla lo avvelenò quasi a morte.
Tutti accorsero in fretta ma la sfuggente mostruosità era già scomparsa nel piano etereo, pronta a colpire nuovamente.
Ne fece le spese Gelrish, anche lui avvelenato tanto da cadere immobile a terra.
I compagni, con orrore pensarono che fosse morto, per poi accorgersi che quel veleno letale l'aveva ridotto senza forza ma non ucciso, bensì paralizzato, e mentre Richard tentava di trascinarlo via dalla mischia, e un secondo grosso ragno-fase attaccava Ishmael, il primo afferrò il povero dragonide strappandolo dalla presa di Richard per trascinarlo via.
Ishmael nel frattempo riuscì a uccidere il suo avversario, poi entrarono tutti nei resti dell'edificio più grande dietro cui si era ritirato il ragno notando i resti di una scala che scendeva sotto al terreno.
Le tracce di sangue di Gelrish conducevano la sotto.

Appena scesi nel buio, i tre inseguitori si accorsero che non sarebbe stato facile trovare il compagno, perché davanti a loro c'erano diverse gallerie scavate in vecchie catacombe mezze collassate.
Filamenti di ragnatele e ossa dei pasti dei ragni facevano capire in che razza di posto si erano cacciati.
Finalmente Ishmael trovò Gelrish, vivo e paralizzato, bloccato in fondo ad un cunicolo e bloccato nella tela, ma diversi sciami di piccoli ragnetti si riversarono da varie direzioni, mentre il ragno-fase ancora vivo attaccò Lyandria tornando visibile.
La bestia però non fece in tempo a usare la sua strana capacità per sparire nuovamente, perché Lyandria esasperata liberò il suo potere, che si scatenò in maniera fin troppo caotica e incontrollata danneggiando persino i compagni, ma alla fine, seppur malconci tutti riemersero da quelle gallerie.

Viste le condizioni, decisero di riposare e rifiatare almeno un'ora per curare le ferite e dar tempo al veleno di esser smaltito, mentre l'unico non ferito, Ishmael, tornò là sotto a dare un'altra occhiata.
Nonostante la presenza di qualche altro ragnetto che schiacciò facilmente, curiosò tra i cunicoli trovando persino qualche moneta e qualche gemma tra i resti di qualche vittima passata.

Tornato dai compagni, che mestamente discutevano su cosa fosse andato storto e sulla necessità di fare più attenzione, diede il segnale per rimettersi in cammino.
La montagna non aspetta.

martedì 20 giugno 2023

RETURN OF THE STORM MAIDEN (12)

CAPITOLO 12 - SCAVARE NEL PASSATO

"Ogni eroe è il cattivo di qualcuno" (Victarine Redaxe)

Il mese di Marphenot stava finendo, e da quelle parti significava freddo.
Un aspro sentiero si snodava nell'entroterra, verso i monti, attraversando colline di quercie, sorbi, carpini e abeti. Soltanto questi ultimi avevano mantenuto il loro verde, mentre per il resto era un trionfo di giallo-arancione-marrone e foglie cadute.
Lungo il tragitto Lyandria espose una sua idea: aiutare Siberrin a diventare il punto di riferimento per i northlander, l'anello di congiunzione per riunirli nella pace e far cessare tutte le diatribe.
Si chiesero anche se aveva un senso aiutarla magari scrivendo il suo nome sulla corteccia dell'albero leggendario che si trovava proprio li, a Ruathym.
O cosa sarebbe accaduto se avessero cancellato il nome di Hergartha, la Storm Maiden. Avrebbe perso i poteri? Si sarebbe indebolita?
La curiosità su quel misterioso albero ancestrale chiamato il Figlio di Yggdrasil li spinse a pianificare una visita anche li, una volta finita la missione a Vikgaard.
E a proposito di Vikgaard, sul finire della giornata eccolo li, all'orizzonte, il villaggio.
Villaggio era una parola grossa: erano poche case abitate da ancor meno persone, rozzi e robusti nordlander temprati dalla natura del luogo e poco abituati a vedere forestieri.
I 4 avventurieri decisero così di cammuffarsi prima di farsi vedere, e Richard si spacciò per il vecchio padre di Verania tornato a cercarla dopo averla abbandonata.
Parlarono con un contadino, tale Gustav, e vinta la sua diffidenza scoprirono che effettivamente Verania fu affidata anni fa ad un piccolo monastero di Chauntea li vicino, e da bambina era combattiva, intelligente, vivace e dura. Inoltre pare che un tizio venisse ad addestrarla nella scherma 2 volte a decade.
Quando il monastero fu distrutto dagli orchi, proprio le abilità apprese le permisero di salvarsi, ma dopo quell'evento si sentì abbastanza grande da cavarsela e lasciò la zona, rispondendo al crescente richiamo del mare.

Visto che il sole era ormai tramontato, si accamparono in un fienile e la mattina partirono alla ricerca dei resti del monastero, sperando che nei suoi registri, ammesso fossero interi, ci fossero ulteriori indizi sulla temibile guerriera.
Gustav li mise in guardia sui pericoli del bosco e soprattutto sulle misteriose presenze spettrali che a suo dire infestavano quelle rovine.

La giornata era grigia, con una pioggerella fine ma fitta e fredda.
Il sentiero proseguiva serpeggiante seguendo l'ansa di un profondo e agitato torrente.
Sulla sponda opposta i resti di un insediamento di guardia, poche pietre circolari unite da un corpo centrale ricordavano quelle che eranoa stati due torrioni.
Qualcosa calò dall'alto, avvertito troppo tardi da Gelrish, un forte spostamento d'aria e le zampe di una grossa viverna afferrarono alle spalle Lyandria per poi virare verso le rovine e gettarla dentro i resti di una delle torri.
In quell'improvvisato nido, Lyandria, sorpresa e ferita per la caduta, notò subito una seconda viverna.
La prima tornò all'attacco, ferendo gravemente Gelrish, poi ingaggiò Ishmael che assaggiò il terribile veleno della sua coda.
Lyandria si fece invisibile e cercò la fuga attraverso un passaggio sotterraneo che sbucava lungo il corso del torrente.
Gelrish cominciò a concentrare l'energia già carica nell'atmosfera temporalesca scagliando fulmini, mentre Ishmael, morso e ferito, morse a sua volta la creatura, afferrandosi alla sua coda per impedirle di pungerlo ancora.
Il martello magico di Gelrish invocò il potere della terra bloccando al suolo la viverna, ma l'altra non trovando più Lyandria si gettò su di loro.
Richard cautamente restava al riparo degli alberi alternando attacchi e ritirate, poi una delle creature fu avvolta da un terribile buio fatto di freddo, sussurri, tentacoli e altri orrori, evocati da Lyandria, ma volò in alto riuscendo a liberarsi, giusto in tempo per vedere la sua compagna caduta ai piedi di Ishmael.
La viverna superstite calò in picchiata per afferrare la compagna e forse portarla via al nido, non comprendendo che fosse già morta, ma le furono tutti addosso e finirono anche lei.
Dopo aver dato un occhiata ai torrioni per vedere se c'era qualcosa di interessante nel nido, i quattro si leccarono le ferite e ripartirono verso il bosco, individuando il sentiero indicato da Gustav...

Il bosco si faceva più fitto, il sentiero più incolto, e mentre discutevano tra loro, forse troppo distratti, solo Ishmael si accorse di qualcosa che stava arrivando a gran carriera dai cespugli, travolgendo rami e arbusti.
Un grosso cervo emerse in corsa, ignorandoli e proseguendo dritto dalla parte opposta anche se colpito di striscio da un'onda di energia di Lyandria.
Subito a ruota, alcuni lupi emersero dalla boscaglia al suo inseguimento.
Il gruppo, immobile, scelse di non intervenire, poi individuata una zona adatta si fermarono per riprendere le forze ancora fiaccate dalla lotta precedente, discutendo a bassa voce su cosa fare e come comportarsi di fronte a spettri e fantasmi.

Ripartirono e non ci volle molto prima che, tra gli antichi tronchi, adagiate sotto una volta di rami e vegetazione ormai intricata, emergessero le rovine del monastero.
Un luogo molto diverso da come doveva esser stato in passato, che ora stava tornando alla natura, anche se quelle pietre e le ombre tra di esse, forse per via dei racconti del contadino, apparivano assai sinistre.
Qualcuno udì dei sussurri, forse grida lontane, altri videro per qualche istante una figura spettrale sparire dietro un muro, ma nonostante questo si fecero strada tra le macerie in cerca di quanto poteva esser rimasto intero.
Il falco di Richard, dopo una ricognizione aerea, individuò una scala ancora integra che scendeva nei sotterranei e decisero di scendere per veder se gli archivi o quanto ne rimaneva potessero essere la sotto.
Procedendo verso il punto individuato per scendere, tra rovi e sterpaglie sbucarono sciami di centopiedi che fastidiosamente si arrampicavano sui loro corpi con fastidiosi morsi, ed era davvero difficile colpire in modo efficace quelle masse brulicanti di insetti che non fornivano un bersaglio chiaro.
Superato l'intoppo, il gruppo prese a scendere nell'oscurità del sotterraneo, con in testa Richard che lanciò un incanto di luce.
Quando la luce di Richard squarciò quel velo d'oscurità, per un attimo ebbe l'orrenda visione di un fantasma di donna a poca distanza che lo gettò nel panico totale.
L'uomo provò a fuggire per le scale travolgendo i compagni fin quando Ishmael non riuscì a fermarlo.
L'apparizione nel frattempo era scomparsa, ma la paura ormai serpeggiava tra gli avventurieri che esaminarono la sala in cui erano scesi: si trattava di uno stanzone quadrato con diversi scaffali pieni di vecchie scartoffie e pergamene malridotte. C'erano anche tre porte di cui una chiusa bene e stranamente ben conservata, e proprio per questo scassinarono la serratura e puntarono in quella direzione.
Non appena varcarono la soglia, lungo tutta la sala e i corridoi risuonò una terribile minaccia, una voce ultraterrena che gli intimava di fermarsi e non osare andare oltre.
Le sole minacce non bastarono però a intimidire gli eroi ormai a pochi passi da qualche scoperta interessante, finché, spazientita la voce cambiò di tono diventando una vocetta stridula e graffiante.
Da un passaggio segreto emerse una piccola figura, uno gnomo.
Non c'era alcun dannato fantasma, ma quell'astuto gnomo che con le sue illusioni spaventava e teneva lontani i curiosi dai resti dell'archivio.
Si chiamava Brandoban Billandis Arcibinden Febblerius Copperpot ma per brevità si presentò loro come Brando Copperpot e spiegò di aver fatto di quel posto il suo rifugio e che stava trascrivendo tutte le storie e informazioni utili dei registri del monastero ancora leggibili, per preservarle dal tempo.

I quattro chiesero subito di Verania, e tra i registri Brando aveva proprio da poco trascritto l'atto di adozione di Verania di Kismortr nel 1462, e, cosa ancora più interessante, alcuni successive note che indicavano come in realtà fosse stata proprio Hergatha Stromkir a lasciarla al monastero, facendo notare come guardacaso i due cognomi fossero l'anagramma l'uno dell'altro.
Verania era dunque una figlia segreta della Storm Maiden?

Lo gnomo raccontò loro quanto si ricordava della Verania bambina di anni prima, del suo amico Remad, e di quanto successo durante l'attacco di orchi che distrussero il complesso. Per quanto già scaltra e brava a combattere, la ragazza fu aiutata da un misterioso individuo dagli strani poteri, che pareva corrispondere proprio allo stesso visto giorni prima in compagnia della sacerdotessa di Umberlee.
Parlarono anche di Hergatha e della sua nave fantasma, e di come riuscire a rivaleggiare con un'arma intangibile e inafferrabile. Brando non aveva risposte, ma parlò loro di una eremita di Gundarlun, tale Grizhilda, che sapeva leggere una polla magica, come quelle presenti a Gwynneth, l'isola più misteriosa e fatata delle Moonshae: si diceva che la vecchia sapesse trovare risposte a quasi tutte le domande.
Viste le conoscenze dello gnomo, gli chiesero anche informazioni sulla loro prossima meta: il Figlio di Yggdrasil, ma di quello ne sapeva poco, anche se a suo dire non era così semplice raggiungerlo e usarlo.

Raccolte tutte le informazioni disponibili, e con qualche nuova carta da giocarsi sul tavolo degli intrighi e dei conflitti in corso, non restava altro che salutare Brando e ripartire.
Nonostante sapessero ancora troppo poco e non avessero bene le idee chiare sul da farsi con l'albero ancestrale chiamato il Figlio di Yggdrasil, decisero di puntare ugualmente in quella direzione.
Presero la via dei monti, tagliando all'interno dell'isola di Ruathym per guadagnare giorni, anche se l'autunno qui sapeva esser come l'inverno di altri luoghi e le montagne erano selvagge e pericolose... 

mercoledì 7 giugno 2023

RETURN OF THE STORM MAIDEN (11)

CAPITOLO 11 - L'APPARENZA (NON)INGANNA

"La verità è come il sale. Gli uomini vogliono sentirne il gusto, ma troppo fa star male tutti" (Verità del Saggio Jamal 17.8)

Plic - Plac - Plic..il tempo era scandito dalle gocce d'umidità che trasudava dalle celle. Due giorni in uno stato di prigionia, per quanto fosse finta, erano comunque percepiti come lunghissimi.
I quattro prigionieri, anzi cinque con il goblin, finirono così per rompere quei lunghi silenzi aprendosi e parlando un po' di se.
Richard e i guai da cui era sfuggito, solo temporaneamente a quanto pare.
Ishmael e la sua strana infanzia, Gelrish e gli scontri con lo schiavista Hrolf...

Di tanto in tanto ricevevano visite da Alfhilda, approfittandone per scoprire di più su quel clan e sulle storie di Ruathym.
Parlarono dell'iniziale cavalcata trionfale della Storm Maiden, del Figlio di Yggrasil, l'albero su cui la madre avrebbe scritto il suo nome per farla benedire, delle ultime notizie su battaglie finite in modo sanguinoso per entrambi gli schieramenti, e delle misteriose origini di Verania, le cui tracce portavano ad un villaggio li vicino e ad un tempio in cui, da orfana, sarebbe stata lasciata.

Arrivò finalmente il giorno in cui Vok Dorrg, o meglio il suo presunto impostore, rispose alla chiamata e arrivò a Holgerstead con una nutrita guardia personale e il consigliere Gregolf
I nostri avventurieri, con le orecchie tese, cercavano di udire quanto accadeva nelle sale superiori. Attendevano il momento in cui il doppelganger sarebbe sceso a fargli visita e sarebbe stato smascherato.

Ad un certo punto però sentirono urlare, poi diversi tonfi e rumori, e l'inequivocabile voce dell'acciaio e della morte.
Riuscirono a liberarsi e ad accorrere nella sala del trono dove diversi uomini erano a terra, feriti o morti.
Il consigliere Gregolf era in scacco delle guardie personali di Wedigar e lo stesso Wedigar minacciava il forte goliath che aveva accompagnato Vok, e che ora si trovava a terra ferito e disarmato.
Neppure Alfhilda aveva tenuto conto della sleale abilità dei doppelganger: leggere agevolmente i pensieri.
Il finto Vok Dorrg così si era accorto delle intenzioni e della trappola della Prima Ascia di Holgerstead, agendo con letale rapidità, colpendo Alfhilda, spostandosi fulmineamente con incantesimo di passo velato per poi fuggire.
La donna, ferita gravemente e in preda all'ira, era mutata in in un enorme orso sfondando il portone e mettendosi all'inseguimento.
Senza perder tempo, capita la situazione, mentre Richard interrogava e cercava di far ragionare il consigliere catturato, gli altri tre si misero a loro volta all'inseguimento.

Ishmael era riuscito facilmente a seguire le tracce di sangue fino a giungere in una zona di stretti vicoli cittadini dove trovarono Alfhilda che, stremata, era tornata alla sua forma umana.
Cercarono tracce e indizi, scoprendo che qualcuno in fuga, con agilità soprannaturale era salito sopra un tetto.
Si arrampicarono per cercare di vedere la situazione dall'alto ma quel bastardo poteva essersi trasformato in chiunque e non era per nulla facile ritrovarlo.
Proprio quando erano sul punto di abbandonare, notarono dall'alto un po' di trambusto all'ingresso di una locanda, dove un tavolo di giocatori di carte era stato urtato da qualcuno che evidentemente andava di fretta.
Mentre Gelrish e Ishmael entravano a controllare nella Locanda dell'Ascia Spezzata, Lyandria procedeva sul retro tenendo d'occhio una uscita di servizio, finendo per trovarsi faccia a faccia con un cittadino che stava uscendo in maniera piuttosto losca.
La donna fece appello alle sue capacità magiche per bloccarlo ma il sortilegio pareva non aver effetto su quella che evidentemente non era una creatura umana.
Da dentro, gli altri due avevano notato l'uscita dall'altra porta del tizio e corsero a dar man forte a Lyandria.
L'astuto mistificatore mutaforma avrebbe probabilmente preferito fuggire ad uno scontro impari ma circondato e afferrato da Ishmael fu costretto a lottare con tutte le forze, ma ormai per lui era tardi.
Il doppelganger tuttavia non venne ucciso ma catturato vivo e condotto a palazzo al cospetto di Wedigar Ruthmaald

L'infida creatura provò con ogni mezzo a contrattare per la sua vita in cambio di informazioni, in un teso scambio con Richard, grazie al quale alla fine scoprirono che a suo dire Vok Dorrg era ancora vivo e tenuto in un luogo segreto sotto la città di Ruathym.
Scoperti almeno parzialmente i trucchi e le macchinazioni in atto per condurre i northlander alla guerra, i quattro eroi cercarono di far ravvedere il consigliere e di far schierare Wedigar dalla loro parte.
Lyandria chiese alla Prima Ascia anche la libertà per il goblin, e uno scambio con la nave lunga nordica in cambio di qualcosa di più adatto.

Non restava che decidere le prossime mosse, e vista la distanza, il gruppo decise che avrebbe fatto un salto a Vikgaard, in cerca di informazioni su Verania e le sue origini.
Era tempo di lasciare il mare per saggiare l'aspro entroterra dell'isola di Ruathym...

giovedì 1 giugno 2023

RETURN OF THE STORM MAIDEN (10)

CAPITOLO 10 - IMPREVISTI E INTRIGHI

"...Regole? Le regole sono per i bambini. Questa è la guerra, e in guerra l'unico crimine è perdere" (Prima Ascia Vok Dorrg)

Il Nasello Spiaggiato e la nave lunga a remi nordica sequestrata nel covo di Verania avanzavano lentamente, ma nessuno dal fortino li aveva inseguiti.
I reduci dalla battaglia osservarono quanto trafugato, qualche mappa, un registro e qualche oggetto interessante, come cercando di leggervi un indizio sulla loro sorte futura.
Su una mappa pareva segnata una piccola isola di fronte a Ruathym, e pensando che si trattasse di un altro possibile nascondiglio di Verania, decisero di puntare la prua da quella parte, proprio verso grigie nubi temporalesche in via di formazione.
Era passato il mattino quando dal Nasello avvistarono alcuni detriti in acqua..su una scialuppa semiaffondata era rannicchiata una patetica figura umanoide di taglia piccola.
Rallentarono fino e virarono fino ad avvicinarsi, notando con sorpresa che si trattava del grottesco giullare goblin senza braccia che avevano visto nel Salone della Prima Ascia a Ruathym, il giocattolo di Vok Dorrg.
Il povero Goblin, Gigl Glokl detto Gnaghi, fu soccorso e dissetato finchè non riuscì a parlare e spiegare come diamine fosse possibile che l'avessero trovato li, alla deriva, di fronte alle coste di Ruathym, a sud-est di Holgerstead.
Il goblin disse che aveva provato a fuggire dal palazzo per avvertire la Prima Ascia di Holgerstead, tale Wedigar Ruthmald, dei terribili eventi avvenuti nella capitale, Ruathym: secondo il goblin, Vok Dorrg era stato ucciso o forse imprigionato, e al suo posto era stato insediato un assassino mutaforma, probabilmente una marionetta di Verania pronta a tutto per la guerra.
Che ne era della moglie? E i suoi figli? Quando erano stati ricevuti dopo la regata finita male ne avevano conosciuto almeno uno, Uthan Dorrg. Era complice o inconsapevole spettatore?

Gigl Glokl raccontò anche che Wedigar aveva ricevuto il "vero" Vok tempo prima e  aveva rifiutato di fornire navi per la campagna militare in atto.
Nonostante l'importante informazione, prima di aiutare il Goblin e accompagnarlo a Holgerstead, l'equipaggio decise di proseguire comunque verso la minuscola isola segnata sulla mappa. Questo, curiosamente, causò il terrore del Goblin.

Il secondo giorno, in un cielo tinto di grigio e prossimo al tramonto, avvistarono l'isola.
Era poco più di un enorme e spoglio conglomerato di alti scogli, e dalla loro angolazione non vedevano approdi o insediamenti, ma con uno squalo magicamente legato a Richard scoprirono che dall'altro lato c'era qualcosa.
Tre navi facevano da ronda attorno all'isola, e sarebbe stato difficile avvicinarsi oltre, senza contare che non era solo la superficie del mare ad essere insidiosa, ma anche sotto, sul fondale, attendevano orde di sinistri non-morti affogati..immobili eppure sicuramente in grado di animarsi nel momento giusto.
Mentre studiavano la situazione, due delle navi cambiarono rotta. Dalla lunga distanza potevano vedere le vele che puntavano ora su di loro.
Senza perdere tempo virarono per tornare indietro, ma la nave lunga catturata li rallentava. Soltanto grazie ai venti alzati magicamente da Gelrish riuscirono a riguadagnare distanza, proprio mentre il sole tramontava e tra le due navi inseguitrici, annunciata da una bassa nebbia verdognola e sinistra, sbucava anche il profilo decadente della Black Storm..il vascello della Storm Maiden.

Verso ovest, nella luce crepuscolare, emergeva il profilo della lunga isola di Ruathym, come un gigante addormentato. Puntarono verso le luci di Holgerstead, guardandosi le spalle e rabbrividendo per il sudore freddo, fino a che degli inseguitori non si scorgeva più nulla.
Forse avevano desistito.

Approdarono nel borgo fortificato, eretto su una collina a ridosso dell'agitato Mare senza Tracce, guidati dal goblin che pareva conoscere il posto.
Raccontò che fu Wedigar a "donarlo" a Vok, dopo che aveva sterminato tutto il suo clan risparmiando solo lui (ma prendendosi le sue braccia).
Rivelò loro anche qualche retroscena sugli abitanti di Holgerstead, che erano famosi e conosciuti per la loro casta di guerrieri berseker: si diceva che la consorte di Wedigar, Alfhilda, fosse una mutaforma capace di diventare un terribile orso, e questa capacità fosse piuttosto comune anche tra gli altri loro guerrieri.
Non era chiaro se fossero mannari o altro, ma le persone dotate di tale potere erano chiamati in lingua locale "hamfriggan".
Notarono frenetici preparativi attorno alle poche navi da guerra, come se stessero per partire in fretta, e come se altre fossero ormai già partite.

Furono ricevuti al cospetto della Prima Ascia Wedigar e sua moglie Alfhilda.
Quando chiesero lumi sulle navi in partenza, Wedigar disse che aveva ricevuto notizie che gli avevano fatto cambiare idea.
Vok Dorrg gli aveva riferito che a nord c'erano già stati i primi scontri con Gundarlun, e addirittura a sud, colpiti alle spalle, era giunta voce di un assalto ad un fortino di Verania.
Questo fece impallidire i nostri eroi, visto che erano proprio loro i responsabili, e non pensavano che un episodio del genere potesse esser usato come pretesto per la guerra.
Wedigar ascoltò il racconto del goblin e dei quattro emissari di Gundarlun scesi dal Nasello con aria preoccupata.
Richard ammise che l'attacco a sud era stato opera loro, spiegando i motivi e cercando di far capire che non era un atto di guerra, ma che c'erano altre macchinazion in atto.
Proposero a Wedigar di richiamare subito le navi partite e invitare Vok Dorrg li per ridiscutere dell'invio delle sue truppe, per smascherarlo lontano dalla sua città.
La Prima Ascia di Holgerstead acconsentì, ma temendo le spie di Vok, per render più credibile la cosa imprigionò i quattro avventurieri offendo a Vok anche i responsabili dell'attacco all'isola a sud.

La trappola era tesa. Non restava che attendere.

martedì 23 maggio 2023

RETURN OF THE STORM MAIDEN (9)

CAPITOLO 9 - FURTIVI COME SEMPRE

"Ero un'Eroina su questi mari. È così che ti chiamano quando uccidi così tante persone che la parola Assassina non è all'altezza" (Hergatha, la Storm Maiden)

La luce del mattino illuminava lo stretto tra le Norland e Norheim quando sbucarono finalmente in mare aperto dopo quella notte movimentata.
Nessuno li aveva inseguiti e ora dovevano decidere come procedere.

C'era chi voleva approfondire il misterioso Culto del Vortice e della misteriosa entità chiamata Ydaach'Nar, per capire se fosse coinvolto negli intrighi in corso, chi voleva puntare su Ruathym per capire come si stesse organizzando la Prima Ascia Vok Dorrg e chi voleva riorganizzarsi a Gundarlun... e poi c'era la succulenta pista lasciata dall'emissaria di Verania.

Un altro messaggio nel frattempo raggiunse il Nasello Spiaggiato su una possibile missione per cercare fondi: recuperare risorse nell'ormai abbandonata isola di Oman.
Si diceva che venne durante la Piaga Magica ci fu un cataclisma, e in seguito un'orda di giganti Fomoriani emerse dal sottosuolo razziando e distruggendo ciò che restava.
Nessuno da allora aveva più osato tentare di riconquistarla, ma su quei terreni c'erano alcune miniere che aspettavano di essere reclamate.

Richard lesse il messaggio ma tenne per se le informazioni, e alla fine decisero di seguire la pista più fresca per cercare di arrivare a Verania.
La rotta tracciata li portò ad una propaggine meridionale dell'isola di Ruathym, un'isola aspra e rocciosa staccata dall'isola principale.
Osservando con i prodigiosi cannocchiali, sicuramente gnomici, notarono un fortino in legno, con robusti pali alti e ben allineati, che dominava un'alta scogliera.
La cosa strana era che non si scorgeva alcun approdo più in basso, eppure la struttura sembrava viva e illuminata da torce e figure sulle torri e sui camminamenti. Si vedevano persino stendardi e vessilli di Tempus, Umberlee e Talos garrire al vento.
Studiando meglio la conformazione dell'isola, notarono che una profonda insenatura nascondeva una grossa caverna sull'acqua. Era li che si nascondeva l'ormeggio per le imbarcazioni che si rifugiavano li. Probabilmente un sistema di grotte risaliva fin dentro il forte.
Una squadra di quattro incursori: Gelrish, Ishmael, Lyandria e Richard si fece lasciare da Ploppa a distanzia di sicurezza per poi procedere grazie alle loro capacità subacquee e grazie agli incantesimi in modo furtivo a pelo d'acqua nuotando fin dentro l'antro naturale.
All'interno il mare lambiva una spiaggetta e la volta della grande caverna era così ampia da ospitare diverse navi e anche imbarcazioni più piccole tra cui l'agile barca della sacerdotessa.
Con un abile manovra liberarono una delle navi lunghe che prese ad andare alla deriva, attirando le guardie per recuperarla, poi approfittando della distrazione il gruppo si inoltrò alla cieca lungo uno dei tunnel.

Quel posto era un dedalo e non era facile capire dove andare, ma furono fortunati perchè dietro una porta alcune persone stavano discutendo e la voce di una sembrava quella della tizia incrociata arrivando al palazzo di Rault.
Le parole giungevano ovattate e poco chiare, anche a causa del rimbombo del mare nella grotta che si erano lasciati alle spalle, ma sembravano discorsi interessanti, riguardavano il matrimonio di Rault e qualche altra manovra in atto con Vok Dorrg.
Dai discorsi capirono comunque che Verania non era li, e tutto quello a cui potevano ambire era mettere le mani su uno dei suoi sottoposti.
Decisero di fare irruzione per provare a catturarla.
Con un'azione fulminea si fiondarono dentro, trovando 4 persone al tavolo.
A frapporsi tra loro e la preda un agile spadaccino e un più brutale pirata con due grosse scimitarre, mentre a fiano della sacerdotessa stava un emaciato e pallido individuo dagli occhi spenti e una povera veste lunga senza decori e insegne, se non alcuni ninnoli ai polsi e al collo.
Un mago? Uno stregone?
Purtroppo per loro anche peggio..quell'essere attingeva poteri da un qualche strano patrono un po' come Lyandria.
La sacerdotessa urlò una tonante invocazione a Umbrelee, simile ad una maledizione e Ishmael fuggì in maniera incontrollata, mentre gli altri resistettero.

Era chiaro però che quel frastuono sarebbe stato udito in tutte le altre gallerie, attirando tutti i presenti.
Lame e magie cantarono la loro canzone di morte fino a quando per sfuggire alla cattura lo strano arcanista disegnò con una bacchetta di corallo una porta nel nulla, che per un attimo svelò un abisso marino, poi pronunciando "la torre di guardia" agguantò la mano della sacerdotessa di Umberlee e la trascinò dentro con lui, un secondo prima della chiusura della misteriosa porta dimensionale.
Nel frattempo però arrivavano gruppi di combattenti attirati dalla battaglia, e c'era poco tempo per pianificare, ormai era andato tutto a meretrici.
Lyandria diede il segnale di ritirata, cercando di rinculare nella via fatta all'andata, ma Richard si rifiutava di andarsene a mani vuote, voleva cercare di capire dove diavolo si fossero spariti i due fuggitivi.
Ishmael lanciò una nube di nebbia per offuscare la galleria prinipale da cui arrivavano i rinforzi, mentre Gelrish cercò di tenere la posizione.
Le sue tonanti magie fecero persino crollare uno dei passaggi, mentre anche Lyandria, realizzando che non si stavano ritirando, tornò a dar man forte asserragliandosi in quella porzione di terreno, sfruttando le strette gallerie per difendersi in pochi contro molti.

Richard trovò delle scale scavate nella roccia che salivano fino al fortilizio, e individuò la tenda di comando dove si era rifugiata la sacerdotessa.
Sfruttando il suo cappello del cammuffamento, ne approfittò per depistare e diffondere false notizie sullo scontro al livello sottostante, cercando di trovare studiare la situazione e capire come agire, ma vide poi la donna e il tizio incappucciato uscire e tramite uno strano rituale farsi vapore e disperdersi rapidamente nel vento.
Penetrò allora nella tenda cercando di arraffare tutto ciò che poteva essere un indizio per poi tornare nelle gallerie, da cui provenivano inquietanti e sordi rimbombi di esplosioni che squassavano il terreno. I suoi compagni stavano ancora combattendo.
Ritrovandosi alla fine i quattro incursori riuscirono a rinculare fino alla spiaggia dove capovolgendo una scialuppa e usandola come scudo di allontanarono, lasciando dietro di loro una scia di sangue, polvere e cenere...
Non avevano alcun prigioniero utile, ma qualche informazione era stata colta, e Richard aveva arraffato una manciata di scartoffie che forse valeva la pena esaminare.