domenica 21 maggio 2023

RETURN OF THE STORM MAIDEN (7)

CAPITOLO 7 - AMICI, NEMICI O OSPITI?

"I grandi uomini hanno grandi difetti" (Kelysius de Vag)

Una volte pronte, la Valkinaar e la Nasello Spiaggiato ripartirono con cautela verso Rogarsheim, la capitale delle Norland.
La maga di bordo di Siberrin invece fu inviata a Gundarlun, come ambasciatrice, per scagionare Siberrin, cercare di placare gli animi e fermare eventuali conflitti
In due giorni e mezzo, con venti favorevoli, oltrepassarono le insenature e gli stretti tra Norland e isole Norheim, entrando nel Mare delle Moonshae.
Durante il viaggio un gabbiano messaggero, probabilmente al servizio dello sciamano Occhio Verde di Re Olgrave, giunse con alcuni suggerimenti per rallentare l'organizzazione di Ruathym e creargli problemi interni da risolvere: rubare una reliquia dei Giganti del Gelo per farli scatenare sulla città.
Ma i nostri eroi erano al momento presi da altre faccende e in vista di Rogarsheim, sulla costa orientale della grande isola Norland.

C'erano insolitamente poche navi e poca milizia in vista.

A dominare la città, sulla sommità di un colle, una fortezza austera e senza fronzoli, che guardava verso la baia e il porto.
In attesa della convocazione da Re Rault il Saggio, l'equipaggio trovò una locanda decente dove attendere: La Sirena Azzoppata.
Mentre discutevano delle loro prossime mosse una graziosa halfing strimpellava un piccolo banjio cantando una canzone su cataclismi, ondate anomale, terremoti e altre disgrazie. Questo fece riflettere chi aveva prestato ascolto: allora non era un'impressione o dicerie esagerate, stava davvero succedendo qualcosa in quei mari se anche in isole diverse si erano avvertiti certi fenomeni?
Siberrin entrò nella locanda strappandoli dalle loro riflessioni, piuttosto paonazza e alterata: suo zio aveva rifiutato l'udienza immediata perchè era impegnato in un'altra discussione.
Raggruppò Lyandria e compagni e li condusse ugualmente a palazzo, in barba all'etichetta.
Sulla via lastricata davanti al palazzo, notarono una donna dalla faccia affilata e dallo sguardo duro che stava lasciando la dimora.
Un simbolo sacro di Umberlee dondolava fuori dalla giubba di cuoio arso dalla salsedine, attirando lo sguardo di disapprovazione di Gelrish.
Quell'emissaria che evidentemente aveva appena incontrato Re Rault attirò subito dei sospetti e Richard ebbe l'idea di farla seguire, prima dal suo falco, poi da uno squalo legato magicamente a lui per vedere dove faceva rotta.

Re Rault il Saggio accolse la nipote e i suoi ospiti di buon umore e con una bella notizia: aveva trovato una sposa e finalmente avrebbe potuto cercare nuovamente di avere un erede maschio.
La sacerdotessa era una emissaria di Verania, e gli aveva proposto le nozze con la giovane condottiera di Ruathym per creare una salda alleanza.
Inoltre spiegò che era aveva organizzato una flotta che era partita da poco per congiungersi con quella di Ruathym visto che Vok Dorrg aveva riferito che a Gundarlun il Re aveva mandato a chiamare tutte flotte dei villaggi, aveva schierato molte forze navali e si diceva che era pronto a muover guerra.
Un elemento che saltò improvvisamente nei pensieri degli avventurieri, ripensando alle parole usate dal Re su "Olgrave che aveva dato ordine di radunare la flotta" fu che una notizia del genere non poteva esser nota, se non a chi fosse stato presente al Consiglio di Guerra. 
Nel consiglio di Gundbarg c'era dunque una spia che riferiva a Ruathym?
Il disappunto di Siberrin era evidente, come anche quello dei nostri eroi, che in maniera diplomatica e molto ragionata provarono a spiegare le loro teorie su quanto stava accadendo, arrivando anche a suggerire altre possibili nozze e allanze, come l'acuto figlio di Re Olgrave, Otegard, con sua nipote Siberrin.
Il Re ascoltò e discusse con calma ma restando sempre piuttosto imperscrutabile, e disse che avrebbe dovuto riflettere bene su tutte le informazioni avute, invitando i quattro ospiti a pernottare li a palazzo in attesa di decisioni.

Vennero condotti in una ampia stanza, pulita ma spartana, circondati dalle fredde e grigie pietre del palazzo del Re. 
Quando la pesante e robusta porta si chiuse alle loro spalle, capirono che l'ospitalità era piuttosto forzata, e che non avrebbero potuto uscire fino a che il Re non avesse preso decisioni.
Decisioni che non erano per nulla scontate, e non necessariamente favorevoli.
Più che ospiti erano temporaneamente prigionieri.

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